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Decreto Semplificazione: un’agevolazione agli aumenti di capitale sociale?

di Fabrizio Iliceto e Alfredo Della Bella

In data 16 luglio 2020, il Governo ha approvato il decreto-legge n. 76 (il “Decreto Semplificazioni”), al fine di introdurre misure urgenti per la semplificazione e per l’innovazione digitale.

Fra le misure più rilevanti per le imprese spicca l’art. 44 (rubricato Misure a favore degli aumenti di capitale), che introduce una serie di misure, transitorie e definitive, volte a incentivare l’autofinanziamento delle imprese stesse.

Più nello specifico, l’art. 44 del Decreto Semplificazioni prevede due tipologie di intervento:

  1. uno di carattere transitorio, volto a snellire la procedura assembleare di aumento di capitale; e
  2. l’altro, di carattere definitivo, finalizzato alla modifica dell’articolo 2441, commi 2, 3 e 4 del codice civile in materia di diritto di opzione.

1) Le misure transitorie a favore delle società quotate e con capitale diffuso tra il pubblico

Come anticipato, le misure transitorie previste dall’art. 44 del Decreto Semplificazioni mirano a favorire le deliberazioni di aumento di capitale sociale e le relative esecuzioni nelle società. Tali misure trovano tuttavia applicazione solo sino al 30 aprile 2021 ed esclusivamente nei confronti di società che fanno ricorso al capitale di rischio. Conseguentemente, queste potranno pertanto essere adottate unicamente dalle cd. società aperte, che (i) emettono strumenti finanziari diffusi tra il pubblico in misura rilevante; e (ii) hanno più di 500 azionisti - diversi dai soci di controllo - che detengano complessivamente almeno il 5% del capitale e il cui bilancio superi almeno due dei tre seguenti parametri:

  1. totale dell'attivo dello stato patrimoniale: 4.400.000 euro;
  2. ricavi delle vendite e delle prestazioni: 8.800.000 euro;
  3. dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 50 unità.

La prima disposizione rilevante concerne la riduzione del cd. quorum deliberativo per le assemblee straordinarie da 2/3 dei presenti alla maggioranza dei presenti, in caso di delibere relative a:

  1. aumenti di capitale sociale da liberare mediante nuovi conferimenti di beni in natura e crediti;
  2. inserimento di una clausola statutaria che permetta di escludere il diritto di opzione nelle società quotate nei limiti del 10% del capitale sociale preesistente o, in caso di azioni prive di valore nominale, nei limiti del 10% del numero di azioni preesistenti;
  3. delega agli amministratori ad aumentare uno o più volte il capitale, fino ad un periodo determinato e per un periodo massimo di 5 anni dalla deliberazione.

Fra le misure temporanee, è altresì prevista la possibilità per le società quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione di convocare l’assemblea - anche in assenza di specifica previsione statutaria e con termini di convocazione dimezzati – per:

  • deliberare aumenti del capitale sociale a pagamento, con esclusione del diritto di opzione sulle azioni di nuova emissione nella misura massima del 20% del capitale sociale preesistente, invece del 10% attualmente previsto dalla legge.

2) Le misure definitive: il nuovo articolo 2441 commi 2, 3 e 4 del codice civile in materia di diritto di opzione:

A differenza dei primi tre commi dell’art. 44 del Decreto Semplificazioni, il comma 4 ha sicuramente una portata più ampia, in quanto apporta delle modifiche “definitive” all’art. 2441 cod. civ. commi 2, 3 e 4, applicabile a tutte le società per azioni.

Al riguardo, le novità introdotte dall’articolo 44 del Decreto Semplificazioni prevedono:

  1. l’obbligo di deposito dell’offerta di opzione per l’iscrizione presso l’ufficio del registro delle imprese e di renderla nota attraverso un avviso pubblicato sul sito internet della società, secondo modalità che garantiscano la sicurezza del sito stesso, l’autenticità dei documenti e la certezza della data di pubblicazione ovvero, in mancanza di tali garanzie, mediante deposito presso la sede sociale (art. 2441 cod. civ., nuovo comma 2);
  2. la riduzione del termine per l’esercizio del diritto di opzione da 15 a 14 giorni, con decorrenza del termine dalla pubblicazione dell’offerta sul sito internet della società ovvero, in mancanza delle garanzie indicate sub lettera a), dal deposito presso la sede sociale (art. 2441 cod. civ., nuovo comma 2);
  3. la possibilità per le società con azioni quotate in mercati regolamentati o negoziate in sistemi multilaterali di negoziazione di prevedere che il diritto di prelazione sulle azioni inoptate debba essere esercitato direttamente in sede di esercizio del diritto di opzione, con indicazione del numero massimo di azioni sottoscritte (art. 2441 cod. civ., nuovo comma 3);
  4. se lo statuto lo prevede, la facoltà per le società quotate e per le società con azioni negoziate in un sistema multilaterale di negoziazione di escludere il diritto di opzione nei limiti del 10% del capitale sociale preesistente, ovvero nei limiti del 10% del numero delle azioni preesistenti in caso di azioni prive di valore nominale, purché:
  • il prezzo di emissione sia pari al valore di mercato delle azioni;
  • tale prezzo sia confermato in apposita relazione da un revisore legale o da una società di revisione legale; e
  • le ragioni dell’esclusione o della limitazione risultino da una relazione degli amministratori, depositata presso la sede sociale e pubblicata sul sito della società entro il termine della convocazione dell’assemblea (art. 2441 cod. civ., nuovo comma 4).

***

Le misure previste dall’art. 44 del Decreto Semplificazioni si pongono l’obiettivo di snellire le operazioni di aumento di capitale sociale nelle imprese.

Tuttavia, non comprendiamo la scelta (o forse l’errore) dell’estensore della norma in commento, che sembra limitare la previsione di una riduzione del quorum deliberativo al solo caso di delibera di aumento di capitale da liberarsi mediante conferimenti in natura o di crediti (art. 2440 cod. civ.) senza estendere tale “facilitazione” anche agli aumenti di capitale liberati mediante conferimenti in denaro.

Tale passaggio riteniamo dovrebbe essere chiarito in sede di conversione in legge del Decreto Semplificazioni, poiché altrimenti l’applicazione pratica di questa norma sarà destinata a rimanere fortemente limitata.

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Decreto Rilancio e procedure di trasferimento d’azienda: sempre più strategico il raggiungimento di un accordo con i Sindacati

di Roberto Testa e Mario Enrico Gatti

Il 18 luglio 2020 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge n. 77 di conversione, con modificazioni, del c.d. Decreto Rilancio (D.L. 34/2020) recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Fra queste è stato inserito il comma 1bis all’art. 80, norma che a propria volta contiene modifiche all'articolo 46 del D.L. 18/2020, convertito con Legge n.27/2020, che prevede un vero e proprio “divieto” di licenziamento nelle ipotesi di giustificato motivo oggettivo e di sospensione delle procedure di licenziamento collettivo.

Il predetto comma 1-bis interviene sulla procedura di cui all’art 47 co. 2 Legge 428/1990, che disciplina le ipotesi di trasferimento d’azienda o di un suo ramo, ai sensi dell’art. 2112 c.c.

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Recupero crediti e patrimonio incapiente: quale tutela se il debitore cede i suoi beni a un acquirente che poi fallisce?

Nel corso dei rapporti commerciali, soggetti privati, imprenditori o società che attraversano condizioni di temporanea difficoltà potrebbero decidere di trasferire i propri beni per procurarsi nuova liquidità.

Tale scenario, già ricorrente, sembra destinato a verificarsi sempre più spesso a causa dell’impatto della pandemia da Covid-19 sull’economia mondiale e della crisi di liquidità globale.

Le alienazioni di beni, però, rischiano di provocare una diminuzione del patrimonio dell’alienante, con potenziale pregiudizio alle ragioni dei suoi creditori. Non è raro, infatti, che una volta venduta la casa di proprietà o ceduti i beni aziendali del debitore, la possibilità di effettivo realizzo dei crediti si riduca drasticamente.

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R&P Legal con il Gruppo Iren per l’acquisto delle partecipazioni Nord Ovest Servizi S.p.A. ed Asti Energia e Calore S.p.A.

Il Gruppo Iren ha concluso per il tramite di Ireti S.p.A. e Amiat S.p.A. l’acquisizione della partecipazione pari al 50% della società Nord Ovest Servizi S.p.A (NOS) e per il tramite di Iren Energia S.p.A, l’acquisizione del 28% delle quote azionarie di Asti Energia e Calore S.p.A. (AEC), entrambe detenute da ASTA S.p.A., società del Gruppo C.I.E. (Compagnia Italiana Energia), controllata dal Gruppo Gavio. A valle dell’acquisizione il Gruppo Iren è venuto a detenere una partecipazione complessiva pari al 75% del capitale sociale di NOS (le restanti quote di partecipazione sono detenute rispettivamente da Smat S.p.A. con il 10% e da GTT S.p.A. con il 15%). La società NOS detiene una partecipazione pari al 45% del capitale sociale di Asti Servizi Pubblici S.p.A (ASP), società che opera nel ciclo idrico integrato, nel settore ambiente ed in quello dei trasporti in Provincia di Asti. Il restante 55% di ASP è di proprietà del Comune di Asti. Iren Energia è venuta a detenere a sua volta una partecipazione pari al 62% del capitale sociale di AEC mentre il restante 38% è di proprietà di ASP.

R&P Legal ha assistito il gruppo IREN con un team guidato dal Senior Partner Riccardo Rossotto, con l’avv. Marco Gardino per gli aspetti corporate ed il partner Lorenzo Lamberti per gli aspetti di diritto amministrativo.

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Le garanzie internazionali nel settore dei macchinari e degli impianti industriali

Nella prassi internazionale la fornitura di macchinari e impianti è spesso accompagnata dall’apertura di garanzie a tutela delle parti nel caso di mancata (o ritardata) esecuzione degli impegni previsti dal contratto.

L’articolo fa il punto sulle recenti tendenze di settore, individuando le tipologie di garanzie più utilizzate ed offrendo suggerimenti pratici per la predisposizione dei testi contrattuali.

Particolare attenzione è poi dedicata alle ultime decisioni italiane in materia di escussione abusiva ed ai mezzi di tutela a livello processuale.

L’articolo analizza infine le Norme Uniformi per le Garanzie a Prima Richiesta della Camera di Commercio Internazionale, strumento senz’altro utile nel contesto internazionale, di cui tuttavia è opportuno conoscere contenuto e limiti operativi. 

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Le misure sul trasporto aereo passeggeri introdotte dal Decreto Rilancio

di Anna Masutti e Francesco Mascolo

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge n. 77/2020 sono divenute definitive le misure introdotte nel settore del trasporto aereo dagli artt. 198, 202 e 203 del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020 (c.d. Decreto Rilancio).

Nel dettaglio, l’art. 198 prevede l’istituzione di un Fondo di 130 milioni di euro in favore delle compagnie nazionali, titolari di licenza per il trasporto aereo passeggeri rilasciata dall’ENAC, che impiegano aeromobili con una capacità superiore a 19 posti.

Il Fondo è dedicato ai vettori aerei con sede in Italia, con conseguente esclusione di tutte le compagnie estere che operano sul territorio nazionale.

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Confindustria Moda presenta la nuova pubblicazione sui contratti internazionali nella moda

di Paolo Grandi e Paola Iacovino

Confindustria Moda, insieme allo studio legale R&P Legal e Beijing DHH Law Firm, ha presentato la nuova pubblicazione sui contratti internazionali nel mondo della moda.

La pubblicazione, composta da una parte generale esplicativa delle clausole contrattuali fondamentali, comprende altresì una parte speciale dedicata ai contratti di compravendita internazionale delle merci, distribuzione e licenza. La parte speciale è dedicata alle check list di ogni tipologia contrattuale e contiene una bozza di contratto in inglese dei principali contratti utilizzati nel settore.

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La business judgment rule in fase di startup

Il Tribunale di Roma con la sentenza del 6 aprile 2020 è intervenuto sulla questione della business judgement rule con particolare riferimento alle scelte organizzative della società. Nel caso di specie, sono stati contestati all’amministratore delegato ed al direttore generale di una società, la cui attività non era ancora iniziata, alcune scelte organizzative, tra cui l’assunzione di diverse persone con contratti a tempo indeterminato, che hanno portato la società medesima ad un esborso economico rilevante.

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