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Disciplina contrassegno supporti SIAE

autore:

Francesca Florio

Il Consiglio di Stato, con sentenza del 2 febbraio 2012, ha deciso sull’impugnazione proposta dalla società Edizioni Master S.p.A. contro la sentenza del TAR Lazio n. 11590/2009, con la quale quest’ultimo aveva respinto il ricorso presentato dalla predetta società avverso il DPCM n. 31 del 23  febbraio 2009, che aveva disposto la reintroduzione dell’obbligo di apposizione del “bollino” SIAE, dichiarato illegittimo dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea con la sentenza dell’8 novembre 2007. In particolare, il Consiglio di Stato, sebbene confermando la validità del predetto DPCM nel suo complesso, ha dichiarato illegittimo l’art. 6, comma 8, del decreto stesso, secondo il quale “sono fatti salvi in ogni caso gli atti e i rapporti intervenuti tra la Siae ed i soggetti indicati dall’art. 181bis della legge 22 aprile 1941 n. 633, a seguito dell’entrata in vigore della legge 18 agosto 2000”. A tal proposito, il Consiglio di Stato si è limitato a rilevare che i provvedimenti amministrativi (tra cui rientra anche il DPCM) non possono avere carattere retroattivo e, conseguentemente, disciplinare i rapporti patrimoniali pregressi, la cui definizione spetta al Giudice.
Consiglio di Stato 2 febbraio 2012.pdf

Commento
La sentenza in oggetto stabilisce l’illegittimità dei contrassegni SIAE acquistati ed apposti su supporti nel periodo anteriore al mese di febbraio 2009. Il testo alquanto essenziale della predetta sentenza comporta, però, due dubbi interpretativi. Il primo riguarda la tipologia di supporti interessati: potrebbe, infatti, essere sostenuto che la disposizione del DPCM dichiarata illegittima è, invero, inserita in un articolo avente ad oggetto la disciplina della cd. “dichiarazione identificativa sostitutiva del contrassegno”, di cui godono esclusivamente i programmi per elaboratore (software). Sulla base, appunto, della collocazione della norma in questione, potrebbe sembrare, prima facie, che l’illegittimità del contrassegno SIAE riguardi soltanto quei “bollini” apposti, nel periodo antecedente al mese di febbraio del 2009, sui programmi per elaboratore e non quelli utilizzati per tutte le altre tipologie di supporti previsti dall’art. 181-bis della legge 633/1941.
Secondo, invece, un’interpretazione più estensiva e, a nostro avviso, più corretta, si può verosimilmente sostenere che la predetta illegittimità coinvolga tutti i tipi di supporti, col conseguente diritto di chiedere il rimborso di tutte le somme pagate per l’acquisto dei “bollini” per il periodo temporale anteriore al mese di febbraio del 2009.
 Altra possibile questione nasce dal fatto che, secondo la SIAE le annualità potenzialmente oggetto di rimborso sono solo quelle relative al periodo temporale compreso tra l’anno 2007 ed il mese di febbraio 2009.
Secondo una diversa interpretazione, invece, ciò che si potrebbe sostenere al riguardo è la durata decennale del termine prescrizionale, durata questa prevista per l’azione di ripetizione di indebito.
Adottando tale interpretazione, si potrebbe, pertanto, richiedere la restituzione delle somme spese per l’acquisto dei contrassegni SIAE dall’anno 2002 al mese di febbraio 2009. (F.F.)

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Bollettini SIAE

autore:

Roberta Avarello

Il Tribunale di Bologna, con sentenza emessa in data 28 febbraio 2012, ha stabilito che i bollettini SIAE, qualora rechino la sottoscrizione dell’autore e dell’editore, siano idonei ad integrare la prova scritta richiesta dall’art. 110 legge 22 aprile 1941 n. 633 dell’avvenuta trasmissione dei soli diritti di sfruttamento fonomeccanico e pubblica esecuzione dell’opera musicale dichiarata oggetto del mandato conferito alla SIAE, implicando essi indefettibilmente l’esistenza di un contratto di edizione.
Tribunale Bologna 28 febbraio 2012.pdf

Commento
Con la sentenza in oggetto, il Tribunale di Bologna ha affrontato un tema molto discusso in giurisprudenza ovvero la legittimità del bollettino di dichiarazione SIAE ad essere considerato quale prova della cessione dei diritti di utilizzazione economica dell’opera musicale oggetto di mandato. Ciò che rende degna di nota la predetta sentenza è l’aver specificato che il bollettino SIAE integra la prova scritta ex art. 110 Legge 22 aprile 1941 n. 633 esclusivamente della cessione dei diritti di sfruttamento fonomeccanico e di pubblica esecuzione dell’opera musicale, diritti che, come è noto, sono gestiti dalla SIAE stessa. Ne consegue che la cessione tutti gli altri diritti di utilizzazione economica (sincronizzazione e stampa) deve essere provata attraverso un atto scritto diverso dal bollettino in questione. (R.A.)

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Stati membri e “prelievo per copia privata”

autore:

Roberta Avarello

Secondo la sentenza emessa dal TAR del Lazio in data 2 marzo 2012, l'equo compenso per copia privata di opere tutelate dal diritto di autore deve essere necessariamente calcolato sulla base del criterio del pregiudizio causato agli autori delle opere protette per effetto dell'introduzione dell'eccezione per copia privata. 
Il TAR ha fatto proprio, altresì, il principio secondo cui gli Stati membri possono istituire, ai fini del finanziamento dell’equo compenso, “un prelievo per copia privata” a carico non dei soggetti privati interessati, bensì di coloro che dispongono di apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione digitale e che, conseguentemente, di diritto o di fatto, mettono tali apparecchia a disposizione dei soggetti privati ovvero rendono loro un servizio di riproduzione. Nell'ambito di un siffatto sistema, il versamento del canone per le copie private incombe, dunque, su tali soggetti che, tuttavia, possono ripercuotere l'importo del prelievo sul prezzo della messa a disposizione di tali apparecchiature, ovvero sul prezzo del servizio di riproduzione da essi reso. Ciò premesso, l'utente privato a favore del quale vengano messi a disposizione i predetti dispositivi deve essere considerato, in realtà, quale "debitore indiretto" dell'equo compenso. Tra l'altro, per l'assoggettamento al compenso in questione non occorre che i dispositivi vengano in concreto utilizzati per la riproduzione delle opere dell'ingegno, essendo sufficiente la loro possibile utilizzazione a tale scopo.
TAR Lazio 2 marzo 2012.pdf

Commento
La sentenza in commento rappresenta il primo punto fermo - immaginiamo di una lunga serie di future decisioni - rispetto all’interpretazione della regolamentazione relativa al pagamento dell’equo compenso per copia privata. La decisione risulta essere molto lunga ed articolata. Tra i tanti temi affrontati dai Giudici, riteniamo maggiormente degno di nota quello relativo al cd. criterio della “prevalenza”. In altri termini, il TAR, come ricordato nella massima, ha considerato irrilevante, al fine del pagamento dell’equo compenso, il fatto che un determinato apparecchio abbia oggettivamente un uso principale diverso da quello di riproduzione di contenuti protetti. Auspichiamo che questo punto possa essere rivisto nel futuro. Se, invero, un apparecchio viene posto in commercio e viene di fatto utilizzato per usi diversi da quello che rileva ai fini del pagamento del compenso, riteniamo che sia troppo rigido il principio secondo cui anche in tal caso debba essere riconosciuto l’equo compenso per copia privata come se si trattasse di un apparecchio che, invece, per definizione, viene realizzato al principale scopo di consentire la riproduzione di contenuti protetti. (R.A.)

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Tutela giuridica delle banche dati

La Corte di giustizia dell’Unione Europea, con una recentissima sentenza emessa il 1° marzo 2012, ha stabilito che l’art. 3, par. 1, della Direttiva n. 96/9/CE, relativa alla tutela giuridica delle banche di dati, deve essere interpretato nel senso che una «banca di dati», ai sensi dell'art. 1, par. 2, di tale direttiva, è protetta dal diritto d'autore previsto dalla direttiva stessa a condizione che la scelta o la disposizione dei dati in essa contenuti costituisca un'espressione originale della libertà creativa del suo autore, valutazione, questa, che spetta al giudice nazionale. Di conseguenza, l'impegno intellettuale e il know-how destinati alla creazione di detti dati, laddove non esprimano alcuna originalità, non possono, di per sè, giustificare siffatta tutela.

Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-604/10

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Diffusione di musica all’interno di un albergo e di uno studio dentistico

autore:

Francesca Florio

La Corte di giustizia dell’Unione Europea, con due recentissime sentenze, pubblicate il 15 marzo 2012, ha stabilito, da una parte, che il gestore di un albergo, il quale mette a disposizione nelle camere dei clienti apparecchi televisivi e/o radio, cui invia un segnale di trasmissione, è tenuto al versamento di un’equa remunerazione in forza dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 2006/115, per la riproduzione del fonogramma, in aggiunta a quella versata dall’emittente radiofonica.
La Corte ha infatti affermato il principio secondo il quale il predetto soggetto albergatore debba considerarsi un «utente» che effettua un atto di «comunicazione al pubblico» di un fonogramma radiodiffuso, ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 2006/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale. 

Dall'altra parte, la Corte ha invece stabilito che la diffusione gratuita di fonogrammi effettuata all’interno di uno studio odontoiatrico privato non dà diritto alla percezione di un compenso in favore dei produttori fonografici.Secondo la Corte, invero, la nozione di «comunicazione al pubblico», ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 92/100, deve essere interpretata nel senso che essa non comprende la diffusione gratuita di fonogrammi effettuata all’interno di uno studio odontoiatrico privato, come quello di cui alla controversia principale, esercente attività economica di tipo libero-professionale, a beneficio della relativa clientela e da questa fruita indipendentemente da un proprio atto di volontà. Siffatta diffusione non dà pertanto diritto alla percezione di un compenso in favore dei produttori fonografici.
Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-162/10
Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-135/10
 

 

Commento
La sentenza in commento ha il pregio, al di là delle singole fattispecie esaminate, di offrire la nozione di “comunicazione al pubblico”, ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 92/100, precisando che rientra in tale ambito esclusivamente l’uso propriamente pubblico, con esclusione dei luoghi in cui si svolge un’attività tecnico-professionale.
Esprimiamo qualche perplessità sulla soluzione offerta perché la stessa sembra essere troppo legata all’individuazione del luogo di trasmissione e dell’attività svolta all’interno dello stesso, individuazione che appare non sempre riconducibile a criteri oggettivi. (F.F.)

 

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Liberalizzazione della materia relativa alla gestione dei diritti connessi al diritto d’autore

Si segnala la recente approvazione della legge di conversione del Decreto Legge liberalizzazioni, nella quale all’art. 39, comma 2 e 3, al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori, è stata, appunto, liberalizzata l’attività di amministrazione ed intermediazione dei diritti connessi.

 

Attraverso detta norma, quindi, potranno essere costituiti nuovi organismi, in concorrenza con l’attuale “Nuova IMAIE”, che possano svolgere tale attività.
Decreto Legge 24 gennaio 2012, n.1.pdf

 

Coordinatori:
Avv. Lorenzo Attolico
Avv. Francesca Florio

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Rispetto dei principi di pertinenza e non eccedenza del trattamento dei dati personali

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2034 emessa in data 13 febbraio 2012, ha ribadito la necessità che il trattamento dei dati personali avvenga nel rigoroso rispetto dei principi di pertinenza e non eccedenza sanciti nell’articolo 11 del Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. n. 196 del 2003) riconoscendo come illecito il trattamento effettuato da una P.A. di un dato che risulti eccedente le finalità pubbliche da soddisfare. In particolare, la Corte di Cassazione ha ritenuto che non occorre riportare i dati sensibili nelle valutazioni, negli atti amministrativi, o comunque in determinazioni del datore di lavoro da rendere pubbliche e da diffondere tra più soggetti, qualora la loro menzione specifica non sia necessaria per il fine dell'atto posto in essere. Di talché, è ravvisabile un trattamento dei citati dati eccedente la funzione pubblica, allorché la stessa si sarebbe potuta comunque ottenere con l'adozione di precauzioni, quali l'uso di omissis, onde non pregiudicare la riservatezza altrui.

Cass. Civ. Sez. I, 13 febbraio 2012, n. 2034.pdf

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Il diritto d’autore e gli altri diritti fondamentali

La Corte di giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza emessa il 16 febbraio 2012, ha ribadito, tra l’altro, il principio in forza del quale il provvedimento giudiziale che ordini ad un hosting provider (nel caso di specie la piattaforma di social network Netlog) di adottare un sistema di filtraggio e di blocco delle comunicazioni elettroniche per tutelare i diritti di proprietà intellettuale, non può essere accolto nel momento in cui leda, in linea di principio, i diritti fondamentali. In particolare, il sistema di controllo richiesto avrebbe avuto delle conseguenze sulla tutela dei dati personali di tutti gli utenti che effettuano l’invio di file sulla rete in quanto implicante un’attività sistematica e di elaborazione di tutte le informazioni relative ai profili creati sulla rete sociale dagli utenti stessi, informazioni, queste, che costituiscono dati personali protetti, in quanto consentono, in linea di principio, di identificare i suddetti utenti.

Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-360/10

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