Call Us +39 011 55.84.111

Daniele Merighetti

Daniele Merighetti

Svolge prevalentemente attività di assistenza stragiudiziale e giudiziale nell’ambito delle materie di diritto civile, con particolare riferimento alla responsabilità contrattuale, alle locazioni ed alla tutela del consumatore.

Profilo: http://www.replegal.it/it/professionisti/cerca-i-professionisti/206-daniele-merighetti.html

Va annullata per conflitto di interessi la compravendita immobiliare se il rappresentante riceve assegni in bianco

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 22981/2017, ha stabilito che la compravendita di un immobile va annullata per conflitto di interessi se il rappresentante – avendo fretta di concludere il contratto – trasferisce il bene ricevendo solo assegni in bianco. Nel caso di specie, la fretta di concludere l’accordo senza stipulare alcun preliminare e procedere ai preventivi frazionamenti o indagini catastali, e la dilazione di pagamento accordata dietro la consegna di assegni in bianco e senza garanzia di adeguata provvista presso la banca, sono indice di un conflitto di interessi del rappresentato. Viceversa, la procura conferita dal venditore non può essere annullata per incapacità della persona che l’ha conferita solo per il fatto che il prezzo di vendita è sproporzionato rispetto al valore di mercato del cespite.

 

Non si può chiedere la nullità della compravendita immobiliare solo perché non è compreso anche il box auto

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 22364 del 26 settembre 2017, ha stabilito che l’acquirente di un appartamento non può ottenere la declaratoria di nullità della compravendita immobiliare per il solo fatto che nell’atto di cessione non sia compreso anche un box.

La pretesa di entrare in possesso di un determinato garage è infondata, infatti, quando la legge prevede solo un vincolo di destinazione a parcheggio di alcune aree.

Il vincolo di destinazione comporta l’obbligo non già di trasferire la proprietà dell’area destinata a parcheggio insieme alla costruzione, ma quello di non eliminare il vincolo esistente, sicché esso crea in capo all’acquirente dell’appartamento un diritto reale d’uso sull’area e non già un diritto al trasferimento della proprietà.

Il committente che sospende il pagamento per inadempimento dell’appaltatore non è tenuto al pagamento degli interessi di mora

La II Sezione Civile della Corte di Cassazione, con ordinanza n. 21315 del 14 settembre 2017, ha stabilito che il contraente che si avvale legittimamente del diritto di sospendere l’adempimento della propria obbligazione pecuniaria a causa dell’inadempimento dell’altro contraente (nel caso di specie, l’appaltatore) non può essere considerato in mora e non è tenuto, pertanto, al pagamento degli interessi moratori, non essendo applicabile l’art. 1224 c.c., se non nei limiti in cui detta eccezione è proporzionata all’adempimento della controparte.

Nei contratti sinallagmatici, come quello di appalto, la valutazione della proporzionalità è rimessa all’apprezzamento del Giudice di merito e va effettuata in termini oggettivi, vale a dire con riferimento all’intero equilibrio del contratto e alla buona fede.

E’ nullo il contratto di sale and lease back se ha la funzione di garantire di più la società finanziaria con la proprietà dell’immobile

Con sentenza n. 16646 del 6 luglio 2017, la III sezione della Corte di Cassazione ha stabilito che deve ritenersi nullo per illiceità della causa il contratto di sale and lease back quando ha la funzione di garantire di più la finanziaria con la proprietà dell’immobile, poiché siffatta fattispecie viola il divieto di patto commissorio previsto dall’art. 2744 c.c.

La natura fraudolenta di tale contratto può essere desunta dalla presenza di una situazione di credito e debito tra la società finanziaria e l’impresa venditrice utilizzatrice, dalla situazione di difficoltà economica del venditore legittimante il sospetto di relativo approfittamento e dalla sproporzione tra il valore del bene e l’entità del prezzo versato.

Il passeggero trasportato che ha subito danni per un sinistro stradale può invocare la responsabilità dell’assicurazione del vettore anche se l’altra auto rimane ignota

Con sentenza n. 16477 del 5 luglio 2017, la III sezione della Corte di Cassazione ha stabilito che la persona trasportata su un veicolo a motore, che abbia subito danni in conseguenza di un sinistro stradale, può invocare la responsabilità dell’assicuratore del vettore anche se il sinistro sia determinato da uno scontro in cui sia rimasto coinvolto un veicolo non assicurato o non identificato.

Secondo la Suprema Corte, il nuovo Codice delle Assicurazioni (in particolare l’art. 141) – che ha introdotto l’azione diretta del terzo trasportato danneggiato a seguito di sinistro – deve trovare applicazione qualunque sia il titolo in base al quale è effettuato il trasporto e a prescindere dall’esistenza di due veicoli entrambi dotati di regolare assicurazione privata.

 

Anche gli ex soci di una snc rispondono dei canoni di locazione non pagati dall’acquirente

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 15348 del 21.6.2017, ha stabilito che, in tema di locazione ad uso non abitativo, l’art. 36 della legge n. 392/1978 – che prevede la responsabilità sussidiaria del cedente dell’azienda, in caso di inadempimento del cessionario – si applica in via analogica anche al caso in cui il contratto di locazione venga trasferito, anziché mediante cessione o affitto di azienda, mediante la vendita integrale delle quote di una società di persone. Da ciò discende che gli ex soci cedenti restano obbligati nei confronti del locatore anche per i canoni maturati dopo la cessione. Ricorre, infatti, la necessità di assicurare al locatore, che non può opporsi al mutamento soggettivo del contratto, la conservazione della garanzia patrimoniale offerta dall’originaria controparte contrattuale.

Se i ladri entrano in un’abitazione utilizzando i ponteggi montati dall’appaltatore, il condominio non risponde dei danni

La III Sezione Civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 15176 del 20 giugno 2017, ha escluso che, in caso di furto reso possibile dall’omessa adozione delle necessarie misure di sicurezza in relazione all’impalcatura di proprietà e/o installata, come nel caso in oggetto, dall’appaltatore per effettuare lavori nello stabile condominiale, possa automaticamente sussistere a carico del condominio committente una responsabilità, oggettiva o presunta, da ‘custodia’ della struttura, se il condominio ha semplicemente consentito l’installazione dell’impalcatura.

Potrà casomai sussistere a carico del condominio, se provata, una responsabilità ordinaria per colpa, in concorso con quella dell’appaltatore, per omissione degli obblighi di vigilanza sull’attività di quest’ultimo.

Spetta al venditore (e non al Notaio) l’obbligo di risarcire l’acquirente se l’immobile risulta non abitabile

La III Sezione Civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 14618 del 13 giugno 2017, ha stabilito che deve escludersi la responsabilità del Notaio rogante della compravendita laddove l’immobile si riveli privo dell’abitabilità. Secondo la Suprema Corte, il dovere di consiglio, relativamente alle scelte tecnico giuridiche proprie della professione notarile, è certamente rilevante, ma non a tal punto da poter ipotizzare che il Notaio si possa sostituire ad un tecnico, con competenze ingegneristiche, per valutare autonomamente se l’immobile sia o meno abitabile. Va escluso, pertanto, che il Notaio abbia l’obbligo di accertare la veridicità di una qualità del bene non incidente sulla relativa commerciabilità. A rispondere del danno sarà unicamente il venditore.

Il Professionista risponde del danno cagionato all’azienda che non ha potuto incassare un finanziamento europeo per un suo errore

La III Sezione Civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 14266 del 8 giugno 2017, ha stabilito che il professionista è tenuto a risarcire l’azienda sua cliente che, a causa di una comunicazione inoltrata con ritardo da parte del professionista medesimo, ha perso il diritto di incassare un finanziamento comunitario.

Secondo la Suprema Corte, avendo il professionista presentato, ancorché tardivamente, la domanda di ampliamento, egli era senz’altro consapevole dell’esistenza dei requisiti di legge per ottenere il beneficio.

Non può liquidarsi il danno da fermo tecnico del veicolo se non vi è prova del danno emergente o del lucro cessante

Con sentenza n. 13718 del 31 maggio 2017, la III sezione della Corte di Cassazione, con un repentino cambio del precedente orientamento, ha stabilito che il danno derivante dall’indisponibilità di un veicolo durante il tempo necessario per la riparazione, deve essere dimostrato da chi ne invoca il risarcimento, il quale deve provare la perdita subita dal suo patrimonio in conseguenza della spesa sostenuta per ottenere un mezzo sostitutivo (danno emergente) oppure il mancato guadagno derivante dalla rinuncia forzata ai proventi che avrebbe conseguito con l’uso del veicolo (lucro cessante).

La nozione di danno in re ipsa, precedentemente applicabile al danno da fermo tecnico secondo l’orientamento più risalente, deve considerarsi estranea al nostro ordinamento.

Torino
R&P Legal
Via Amedeo Avogadro, 26
10121, Torino - Italy
Milano
R&P Legal
Piazzale Luigi Cadorna, 4
20123, Milano - Italy
Roma
R&P Legal
Via Emilia, 86/90
00187, Roma - Italy
Busto Arsizio
R&P Legal
Via Goito, 14
21052, Busto Arsizio (VA) - Italy
Aosta
R&P Legal
Via Croce di Città, 44
11100, Aosta - Italy
Bergamo
R&P Legal
Viale Vittorio Emanuele II, 12
24121, Bergamo - Italy