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Paolo Grandi

Paolo Grandi

Avvocato esperto di acquisizioni, finanza straordinaria, diritto commerciale e societario.

Profilo: http://www.replegal.it/it/professionisti/tutti-i-soci/134-paolo-grandi.html

Soci al 50%: diritto di veto e definizione di controllo societario

Un socio che detiene il 50% del capitale di una società ne esercita il controllo? E’ il tema che si è posto il Tribunale di Milano valutando la portata di una clausola di prelazione statutaria prevista per il cambio di controllo della società. La fattispecie è quella che si incontra molto spesso nella prassi: due soci al 50%, entrambi amministratori della società.

La responsabilità degli amministratori di S.p.A. privi di deleghe

I membri del Consiglio di Amministrazione di una società di capitali devono costantemente verificare e monitorare l’attività di gestione e sviluppo del business svolta dall’amministratore delegato. Se non svolgono tale verifica in modo adeguato, in particolare in presenza di operazioni che comportano l’impiego di ingenti risorse, violano il proprio dovere di diligenza e possono essere chiamati a rimborsare i danni subiti dalla società e dai creditori per la gestione non corretta da parte dell’amministratore delegato.

Quando una delibera è nulla per “mancanza assoluta di informazione”?

Con una recente sentenza, il Tribunale di Milano ha confermato l’orientamento ormai costante dei giudici milanesi, secondo il quale il vizio di “mancanza assoluta di informazione”, previsto dal secondo comma dell’art. 2479ter cc per le decisioni dei soci di S.r.l., consiste nella “completa carenza di convocazione dell’assemblea”, applicando alle S.r.l. lo stesso principio previsto per le delibere assembleari delle S.p.A. nel primo comma dell’art.2379 cc in riferimento al caso di “mancata convocazione dell’assemblea”.

La Cina scala la classifica del “Doing Business 2019” pubblicato dalla World Bank

Secondo il report “Doing Business 2019”, pubblicato dalla Word Bank a fine ottobre 2018, la Cina è cresciuta di ben 32 posizioni (dalla 78^ alla 46^ posizione) per qualità del c.d. “business enviroment”.

Questo miglioramento è dovuto alle politiche del governo centrale mirate a ridurre i vincoli burocratici e creare un contesto più attrattivo per gli investimenti e l’avvio di attività imprenditoriali. Ad esempio, le tempistiche medie per costituire una società si sono ridotte da 23 a 9 giorni, con una riduzione delle formalità necessarie e “sportelli unici”.

Il governo cinese approva nuove regole per il mercato finanziario

Il vice premier Liu He, con delega all’economia ed alla finanza, ha annunciato una importante apertura per gli investimenti diretti nel mercato azionario cinese. Le misure saranno finalizzate a contrastare il calo dei mercati azionari cinesi che, secondo le valutazioni del Governo, non hanno motivazioni razionali e sono in contrasto con gli indicatori ed i fondamentali economici.

La Cina riduce i dazi doganali per l’importazione di beni di consumo

Il Consiglio di Stato cinese ha deciso una importante riduzione dei dazi all’importazione di molti beni di consumo. Nella riunione esecutiva del 30 maggio 2018, presieduta dal Premier cinese Li Keqiang, sono state più che dimezzate (con una riduzione dal 15,9% al 7,1%) le tariffe doganali sui prodotti di abbligliamento, calfature, cappelli, utensili da cucina e prodotti sportivi.

Corte Costituzionale: le Regioni non possono imporre l’obbligo di chiusura dei negozi a Natale, Capodanno e Pasqua

La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri contro la legge regionale del Friuli-Venezia Giulia che disponeva l’obbligo di chiusura dei negozi a Natale, Capodanno, Pasqua ed in altri giorni festivi.

Tale normativa viola la riserva costituzionale a favore dello Stato in materia di tutela della concorrenza, stabilito dall’articolo 117 della Costituzione, ed è stata dichiarata illegittima. La sentenza, depositata il 10 maggio 2017, richiama al riguardo la normativa statale espressa dal D.L. n. 201/2011 che stabilisce che le attività commerciali si svolgano “senza limiti e prescrizioni concernenti, tra gli altri, il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, l’obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio”. La Corte ha ribadito che tale liberalizzazione favorisce la creazione di un mercato più dinamico e più aperto all’ingresso di nuovi operatori e amplia la possibilità di scelta del consumatore.

L’assemblea della S.r.l. non può obbligare i soci a ripianare le perdite di esercizio

L’autonomia patrimoniale delle società di capitali è un principio cardine del diritto societario. Corollario di tale principio è quello secondo il quale l’assemblea dei soci non ha alcun potere di imporre ai soci il ripianamento dell’esposizione debitoria della società, potendo esclusivamente deliberare una riduzione del capitale ed il suo contestuale aumento: aumento che poi verrà offerto in opzione ai soci, i quali saranno liberi di decidere se sottoscriverlo o meno. Tale potere non potrebbe neanche derivare da eventuali patti parasociali, i quali possono produrre esclusivamente effetti obbligatori nei confronti dei soci che li hanno sottoscritti, ma non nei confronti della società. Lo ha recentemente ribadito il Tribunale di Roma dichiarando l’invalidità di una delibera – impugnata dal socio di minoranza - che aveva stabilito di porre le perdite di bilancio a carico dei soci.

Il Tribunale di Milano introduce il concetto di “parti professionalmente ben attrezzate” per valutare l’interpretazione di un accordo tra soci

Se i soci hanno requisiti professionali tali da non poter sottovalutare la portata di un accordo parasociale, volto a disciplinare – tra gli altri aspetti – la reciproca restituzione di finanziamenti, tale accordo deve essere interpretato secondo il suo tenore letterale. In tale contesto, il Tribunale ha disatteso la richiesta di uno dei soci di interpretare l’accordo secondo i canoni della buona fede ritenendo che – nel caso concreto - non fosse consentita alcuna operazione ermeneutica tenuto conto in particolare della qualità delle parti stipulanti, ciascuna delle quali era “professionalmente ben attrezzata per comprendere la portata delle clausole e della loro successione nel testo negoziale”.

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