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Cristiano Principe

Cristiano Principe

Svolge la propria attività nell’ambito del diritto civile giudiziale e stragiudiziale.

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Il medico risponde quando in fase di travaglio è interrotto il monitoraggio Ctg (cardiotocografico)

La Suprema Corte, con sentenza 5.4.2017, n. 8664, ha cassato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Roma, che aveva escluso – per mancanza di prova circa il nesso di causalità – la risarcibilità del danno patito dal neonato per lesioni cerebrali da ipossia, pur in presenza di un accertato comportamento omissivo del medico, quale l’interruzione del monitoraggio Ctg.

La S.C., ribadendo i principi ormai consolidati in tema di onere della prova, precisa che il dubbio circa il nesso di causalità tra condotta omissiva del medico ed evento non può andare a vantaggio del sanitario, che deve fornire la prova positiva che il proprio inadempimento non ha causato il lamentato danno.

Il medico risponde anche quando causa l’anticipazione del danno alla salute che si sarebbe comunque verificato

La Suprema Corte, con sentenza 7.2.2017, n. 3136, ha cassato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello, che aveva escluso la risarcibilità del danno patito dal paziente, in quanto si sarebbe comunque verificato, stante la patologia di cui era affetto il soggetto.

La Suprema Corte ha ribadito, invece, che il nesso di causalità può esistere anche tra il fatto e l’accelerazione dell’evento e non solo tra il fatto e l’evento dannoso (tale principio era già stato espresso in tema di evento morte, con sentenza 27.11.2012 n. 20996).

Pertanto, è necessario che il Giudice valuti che il fatto non abbia “minimamente accelerato” l’evento dannoso.

Il gestore autostradale non è tenuto a risarcire i danni per la presenza di ostacoli sulla carreggiata

La S.C., sentenza 3.10.2016 n. 19648, ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Roma, che aveva negato il risarcimento richiesto da un’automobilista, che aveva urtato un ostacolo metallico presente sulla carreggiata autostradale. Ciò, in quanto l’ente autostradale aveva correttamente dimostrato di aver espletato “con la diligenza adeguata alla natura e alla funzione della cosa, in considerazione delle circostanze del caso concreto, tutte le attività di controllo, di vigilanza e di manutenzione”. In particolare, era stata ritenuta l’imprevedibilità della presenza dell’ostacolo, con conseguente impossibilità di addebitare una qualsivoglia responsabilità all’ente autostradale.

Non c’è prova del nesso di causalità tra la vaccinazione e l’autismo

La S.C., sentenza 21.6.2016 n. 12821, ha posto la parola fine all’annoso dibattito sorto in merito alla riconducibilità dei disturbi dello spettro autistico alle vaccinazioni per morbillo, parotite e rosolia.

La Cassazione ha confermato la decisione della C.d.A. de L’Aquila, con cui era stata respinta la richiesta di indennizzo ex L. 210/1992, per un duplice ordine di motivi: la non obbligatorietà della vaccinazione (principio ancora valido al momento della sentenza di merito oggetto di impugnazione, ma oramai non più a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 107/2012, che ha dichiarato incostituzionale l’art. 1 c. 1 della l. 210/1992, ritenendo indennizzabili anche i danni da vaccinazioni non obbligatorie) e la mancanza di nesso di causalità tra le vaccinazioni e il sorgere dell’autismo.

La mancanza del consenso informato dà luogo ad un danno autonomamente risarcibile

La Corte di Cassazione, con sentenza 20.5.2016 n. 10414, ha ribadito che l’omessa acquisizione del consenso informato, da parte del medico chirurgo, comporta un risarcimento del danno ulteriore ed autonomo, rispetto al risarcimento del danno biologico dovuto per l’errato intervento chirurgico.

Tale autonomia è dovuta al fatto che l’obbligo di informazione è posto a tutela del diritto all’autodeterminazione delle scelte terapeutiche, mentre la corretta esecuzione dell’intervento chirurgico tutela il diverso diritto all’integrità psicofisica.

Vietata la duplicazione risarcitoria mediante liquidazione del danno morale

La Corte di Cassazione 10.5.2016 n. 9371, ha statuito che “in armonia con il principio di liquidazione unitaria ed omnicomprensiva del danno non patrimoniale”, non è possibile liquidare autonomamente il danno morale, ma occorre applicare le Tabelle di Milano, con adeguata personalizzazione (che tenga conto delle sofferenze subite), nei limiti delle percentuali indicate nelle tabelle stesse.

La Suprema Corte, quindi, ribadisce quanto già esposto dalle Sezioni Unite 11.11.2008, n. 26972, che avevano precisato che il risarcimento del danno liquidato alla vittima di un fatto illecito deve comprendere tutti i pregiudizi non patrimoniali, tra cui anche il danno morale, del quale “non ne è consentita una autonoma liquidazione”.

Nel caso di eccessiva lentezza del processo, l’erede del fallito non ha diritto iure proprio al risarcimento dei danni

La Corte di Cassazione 29.4.2016 n. 8505, ha statuito che l’erede del fallito non ha alcun diritto iure proprio al risarcimento del danno, a causa della lunghezza del processo.

Ciò, in quanto la normativa posta a tutela della parte del giudizio avente eccessiva durata non è volta a sanzionare lo Stato, ma a risarcire chi ha subito un effettivo danno per la lunghezza del giudizio.

Pertanto, nel giudizio di cognizione, l’erede ha diritto all’indennizzo iure proprio solo per l’irragionevole durata del giudizio successiva alla sua costituzione.

Mentre, nel caso di fallimento, è necessario che l’erede abbia partecipato al procedimento, rivolgendo istanze o risultando destinatario di atti.

E’ legittima la liquidazione del danno morale in misura maggiore rispetto al conteggio come mera frazione del danno biologico

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 5691 del 23.3.2016, ha statuito che, stante la necessità di personalizzare il danno, il giudice di merito può discostarsi, nella liquidazione del danno morale, dalla quantificazione in base ad una frazione del danno biologico.

Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto corretta la sentenza della Corte d’Appello che aveva confermato la liquidazione del danno morale in misura maggiore rispetto alla frazione del danno biologico, in base a precisi elementi, indicati in motivazione, quali la giovane età del danneggiato (all’epoca del sinistro, minorenne), la particolarità della lesione (asportazione di un testicolo) ed il grado di sofferenza, anche futura, per le probabili ripercussioni sulla vita sessuale.

La responsabilità della struttura medica per mancanza delle idonee attrezzature

La Corte di Cassazione, con sentenza del 8.3.2016, ha ribadito il principio già espresso da Cass., 13 luglio 2011, n. 15386, specificando che il medico che effettua un’ecografia ha l’obbligo di informare la paziente circa la possibilità di farsi esaminare da una struttura meglio attrezzata, “ma soltanto ove le apparecchiature tecniche [presenti nella struttura] non siano adeguate allo scopo”.

Ciò sta a significare che se il medico è conscio del fatto che i macchinari disponibili non sono “tali da fornire una risposta corretta e completa in ordine alla diagnosi morfologica del feto” è obbligato ad indirizzare la paziente presso una diversa struttura, meglio equipaggiata. Ma se le attrezzature sono sufficienti per effettuare una corretta diagnosi, non vi è tale obbligo.

I rapporti tra il vettore e l’handler nel contratto di trasporto aereo

La Corte di Cassazione, con ordinanza del 19.2.2016, ha rimesso gli atti al Primo Presidente, ai fini di sollecitare una decisione delle Sezioni Unite, in merito alla figura dell’handler.

In particolare, la S.C., in contrasto con il prevalente orientamento, ha statuito che l’handler è un ausiliare del vettore.

In tale veste, l’handler, in caso di smarrimento della merce, risponde in solido con il vettore, ma, in caso di applicazione della Convenzione di Montreal, beneficia delle stesse limitazioni di responsabilità previste per il vettore (salvo che la merce non sia stata sottratta dai dipendenti dell’handler stesso).

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