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Maria Grazia Passerini

Maria Grazia Passerini

Si occupa prevalentemente di diritto civile, in particolare, di diritto di famiglia e recupero crediti.

Profilo: http://www.replegal.it/it/professionisti/tutti-i-collaboratori/207-maria-grazia-passerini.html

Nessun addebito della separazione se il tradimento è stato accettato dalla moglie per anni

Il Tribunale di Pesaro ha respinto la richiesta di addebito della separazione al marito ritenendo che non fosse stata fornita la prova dell'esistenza di plurime e pubbliche relazioni extraconiugali e che non fosse neppure stato dimostrato che proprio tali relazioni avevano causato la fine dell'unione coniugale.

Quando il figlio maggiorenne si considera economicamente autosufficiente?

Secondo la Corte d’appello di Firenze, la capacità di mantenersi del figlio maggiorenne deve ritenersi presunta oltre i trent’anni.

Ad avviso della Corte territoriale, infatti, a questa età ‘una persona normale deve presumersi autosufficiente da ogni punto di vista, anche economico, salvi comprovati deficit, come avviene in tutte le parti del mondo, ma meno in Italia; né la mancanza congiunturale del lavoro, in dati momenti storici, equivale ad incapacità di mantenersi, potendo essa riguardare anche persone più avanti con l’età (..), senza che ciò faccia sopravvivere l’obbligo parentale di mantenimento, il quale altrimenti si trasformerebbe in una copertura assicurativa.’

Il caso riguarda il figlio di 33 anni che ha da tempo concluso gli studi e lavora come insegnante supplente di musica, con redditi modesti e un posto di lavoro precario.

Fine convivenza di fatto: quali somme vanno restituite all’ex?

Il caso deciso dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 11303/2020 riguarda un uomo e una donna, conviventi di fatto per oltre trent’anni, che insieme avevano avuto anche un figlio.

L’uomo, nel corso della relazione, aveva ricevuto centinaia di migliaia di euro dalla compagna, somme non compatibili con la normale conduzione del ménage famigliare.

Letti e vacanze separate: è davvero esclusa la riconciliazione tra coniugi?

Due coniugi si separano nel 2003, ma il Tribunale di primo grado non pronuncia il divorzio accogliendo la tesi dell’avvenuta riconciliazione tra i coniugi.

La Corte d'appello di Milano si pronuncia in maniera analoga al Tribunale e il caso arriva al vaglio della Cassazione.

Il Tribunale aveva rilevato che, affinché vi sia riconciliazione tra i coniugi a seguito della pronuncia di separazione, deve sussistere ‘la ricomposizione della comunione coniugale di vita, ossia la ripresa di relazione reciproche, oggettivamente rilevanti, che si siano concretizzate in un comportamento inequivoco, incompatibile con lo stato di separazione’.

Abbandono del tetto coniugale: nessun addebito se la convivenza era già intollerabile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12241/2020, si è nuovamente pronunciata in merito all’addebito della separazione, in particolare nel caso di abbandono della casa coniugale da parte di un coniuge.

Se l’abbandono della casa familiare avviene in un momento in cui la prosecuzione della convivenza è già divenuta intollerabile a causa del comportamento di entrambi i coniugi, l’allontanamento di uno dei due non può essere considerato motivo di addebito.

Il padre risarcisce il figlio per non essersi mai interessato a lui

Con l’ordinanza n. 11097/2020, la Corte di Cassazione affronta il caso di un figlio che all’età di 43 ha convenuto in giudizio il padre chiedendogli il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali derivati dalla violazione degli obblighi genitoriali.

La Corte di Cassazione, con una narrazione e motivazione approfondita, ripercorre gli arresti giurisprudenziali in tema di danno endofamiliare e di prescrizione.

Divide concettualmente il danno endofamiliare in due diverse tipologie: il danno relativo al rapporto di coniugio o di unione e il danno relativo al rapporto genitori e figli.

Maternità surrogata e riconoscimento del genitore intenzionale nell’atto di nascita: deciderà la Corte Costituzionale

L’ufficiale dello stato civile del Comune di Verona si rifiuta di trascrivere l’atto di nascita del minore, nato in Canada con maternità surrogata.

I ricorrenti chiedevano che sull’atto di nascita venissero indicati entrambi i nomi dei due padri, cioè sia del genitore biologico, sia del c.d. genitore intenzionale.

Il bambino, infatti, era nato tramite fecondazione avvenuta tra un ovocita di donatrice anonima e i gameti di uno solo dei due ricorrenti; l’embrione era poi stato impiantato nell’utero di una diversa donna, non anonima, che aveva partorito il bambino.

Coronavirus e coppie in crisi: quando ci si potrà separare?

Il Consiglio Nazionale Forense, lo scorso 24.4.2020, ha comunicato ai Presidenti dei consigli dell’Ordine degli avvocati e delle Unioni regionali forensi le linee giuda per lo svolgimento dei procedimenti in materia di diritto di famiglia nella fase di emergenza Covid-19.

Nei prossimi mesi di maggio e giugno sarà ancora necessario evitare assembramenti e contatti ravvicinati tra le persone, ciò anche negli Uffici Giudiziari.

Coronavirus: i genitori separati e divorziati possono continuare a vedere i figli

Secondo il provvedimento del 3.4.2020, emesso dal Tribunale di Busto Arsizio, non è corretta la sospensione degli incontri tra il padre e i figli, che secondo i Servizi Sociali dovrebbero essere sostituiti da videochiamate, a causa della diffusione del coronavirus.

Il Servizio tutela minori deve conformarsi alle prescrizioni adottate in sede presidenziale sull’esercizio di visita. Il Giudice del Tribunale di Busto Arsizio è molto chiaro: il Servizio non può sospendere i rapporti tra padre e figli in forza di valutazioni di ‘opportunità’, ma solo ove ci fossero specifiche preclusioni normative.

Diritto di visita del figlio minore in periodo di COVID-19

Il Tribunale di Bari si esprime in senso contrario alle visite tra padre e figlio minore, collocato presso la madre, che risiedono in Comuni diversi.

Secondo il Tribunale, gli incontri tra padre e figlio non realizzano le condizioni di sicurezza e prudenza richiamate dai plurimi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e, da ultimo, dal D.P.C.M. 22.3.2020.

Non sarebbe rispettato, infatti, lo scopo primario della normativa, volto ad una universale limitazione dei movimenti sul territorio, comprendendo anche gli spostamenti dei minori.

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