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Il passeggero trasportato che ha subito danni per un sinistro stradale può invocare la responsabilità dell’assicurazione del vettore anche se l’altra auto rimane ignota

Con sentenza n. 16477 del 5 luglio 2017, la III sezione della Corte di Cassazione ha stabilito che la persona trasportata su un veicolo a motore, che abbia subito danni in conseguenza di un sinistro stradale, può invocare la responsabilità dell’assicuratore del vettore anche se il sinistro sia determinato da uno scontro in cui sia rimasto coinvolto un veicolo non assicurato o non identificato.

Secondo la Suprema Corte, il nuovo Codice delle Assicurazioni (in particolare l’art. 141) – che ha introdotto l’azione diretta del terzo trasportato danneggiato a seguito di sinistro – deve trovare applicazione qualunque sia il titolo in base al quale è effettuato il trasporto e a prescindere dall’esistenza di due veicoli entrambi dotati di regolare assicurazione privata.

 

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Il criterio di liquidazione equitativa del danno biologico previsto dal codice delle assicurazioni non si applica ai risarcimenti derivanti da aggressioni fisiche

Con ordinanza n. 12787 del 22.5.2017, la Corte di Cassazione ha stabilito che i criteri di liquidazione del danno biologico previsti dall’art. 139 del codice delle assicurazioni, per il caso di danni derivanti da sinistro stradale, costituiscono oggetto di una previsione eccezionale, e come tale del tutto insuscettibile di applicazione analogica nel caso di danni non derivanti da sinistri stradali.

Pertanto, non si potrà far riferimento al criterio di liquidazione equitativa, previsto appunto nel codice delle assicurazioni, per il risarcimento dei danni derivanti ad un soggetto che ha subito un’aggressione fisica. Bisognerà, in tale caso, procedere a una “personalizzazione” di tutti i profili del danno non patrimoniale subito.

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Il ristoro del danno parentale è congruo se rientra nelle tabelle milanesi al momento della liquidazione, mentre sono irrilevanti successivi criteri più favorevoli

La Corte di Cassazione, III sezione civile, con la sentenza n. 5013 del 28 febbraio 2017, ha stabilito che, in tema di risarcimento danni per equivalente, tra i quali vi è il danno parentale scaturito da un sinistro stradale, la determinazione del pregiudizio da ristorare va operato sulla base dei criteri praticati al momento della liquidazione in qualsivoglia maniera compiuta, ovverosia secondo i parametri vigenti alla data della pattuizione convenzionale stipulata tra le parti, del pagamento spontaneamente effettuato dal soggetto obbligato o della pronuncia (anche non definitiva) resa sulla domanda risarcitoria in sede giudiziale.

Resta, pertanto, preclusa l’applicazione di criteri di liquidazione (ancorché più favorevoli al danneggiato), elaborati tuttavia in epoca successiva.

 

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Cartello di “stop” non installato: il Comune non risarcisce per intero il conducente danneggiato se l’intersezione poteva comunque essere ben apprezzata

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1289 del 19.01.2017, ha stabilito che il Comune non è tenuto a risarcire il danno per intero ai congiunti di un motociclista deceduto a seguito di un sinistro stradale con un’altra autovettura, benché non fosse installato il cartello di “stop” all’intersezione tra le due strade ove si è verificato l’incidente. Secondo la Suprema Corte, infatti, l’Amministrazione è certamente tenuta all’installazione del relativo segnale di “stop” soltanto quando il pericolo in atto non sia visibile; nel caso di specie, invece, la presenza dell’incrocio poteva ben essere apprezzata dal motociclista anche in mancanza del segnale. Diventa, pertanto, definitivo il risarcimento al 50% liquidato ai congiunti del deceduto.

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Se la Polizza Rc è scaduta, la copertura assicurativa resta nel caso in cui il sinistro avvenga nei successivi 15 giorni di tolleranza, indipendentemente dal fatto che il premio venga pagato in quel lasso di tempo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26104 del 19.12.2016, ha stabilito che il mancato pagamento di un premio successivo al primo determina la sospensione della garanzia assicurativa non immediatamente, ma solo dopo il decorso del periodo di tolleranza, cioè di 15 giorni dalla scadenza del premio medesimo. Tale principio, secondo la Suprema Corte, opera indipendentemente dal verificarsi del pagamento entro l’indicato periodo e anche nel caso in cui si protragga l’inadempienza dell’assicurato. In base all’art. 1901 c.c., infatti, l’effetto retroattivo della risoluzione del contratto di assicurazione si produce solo alla spirare del periodo di tolleranza e non alla scadenza del premio.

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Un ostacolo sulla carreggiata non esclude il concorso di colpa del conducente imprudente nella causazione del sinistro

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22605 del 8 novembre 2016, ha stabilito che non può attribuirsi la responsabilità del sinistro stradale unicamente alla presenza sulla carreggiata di un oggetto anomalo, allorquando anche il conducente del veicolo abbia commesso un’imprudenza durante la guida.

Nel caso di specie, il conducente del veicolo guidava a velocità eccessiva ed aveva ‘tagliato’ una curva a visuale non libera, trovandosi così all’improvviso davanti ad una grossa sponda metallica che non è stato in grado di evitare, perdendo il controllo della vettura e finendo per capovolgersi. Secondo la Suprema Corte, pertanto, è impossibile negare ogni rilevanza al comportamento del conducente, che integra un concorso causale, il cui riparto percentuale va affidato alla decisione del giudice di merito.

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L’assicurazione deve risarcire anche i nipoti non conviventi dopo la morte del nonno in un sinistro stradale

La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la sentenza n. 21230 del 20 ottobre 2016, ha evidenziato come il nostro ordinamento non solo riconosce tra nonni e nipoti uno stretto vincolo di parentela, ma prevede, nei confronti dei discendenti e viceversa, una serie di diritti e doveri, da cui risulta l’innegabile rilevanza giuridica di tale rapporto.

Pertanto, nel caso di un sinistro stradale dal quale consegue la morte del nonno, anche i nipoti possono avere diritto ad ottenere il risarcimento del danno, se riusciranno a dare prova di avere subito quelle sofferenze morali che solitamente si accompagnano alla morte di una persona cara.

A tal fine, sarà necessario dimostrare che, ancorché non vi fosse la convivenza con il nonno, sussisteva comunque un vincolo affettivo particolarmente intenso.

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Il gestore della rete autostradale è responsabile per il sinistro causato da un oggetto presente sulla carreggiata

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 10893 del 26.5.2016, ha stabilito che il gestore della rete autostradale è responsabile del sinistro causato da un oggetto (nel caso di specie, una carcassa di uno pneumatico) presente sulla carreggiata.

Secondo la Suprema Corte, a carico dei proprietari o dei concessionari delle autostrade, per loro natura destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, è configurabile la responsabilità ex art. 2051 c.c. per cose in custodia, essendo ravvisabile un’effettiva possibilità di controllo sulla situazione della circolazione.

Per sottrarsi a tale responsabilità, il gestore è tenuto a dimostrare il caso fortuito, che si configura solo allorquando l’evento si sia verificato prima della possibilità di rimuovere l’imprevedibile situazione di pericolo creatasi.

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L’assicurazione copre il sinistro anche se il disabile guidava un’auto non modificata ad hoc

Le Corte di Cassazione, con sentenza n. 6403 del 1.4.2016, ha stabilito che l’assicurazione copre l’incidente del disabile anche se il veicolo sul quale egli viaggiava è privo degli adattamenti previsti.

Secondo la Suprema Corte, infatti, in tema di assicurazione della responsabilità civile, derivante dalla circolazione di veicoli a motore, la previsione di una clausola di esclusione della garanzia per i danni cagionati dal conducente “non abilitato alla guida” è idonea ad escludere l’operatività della polizza solo in caso di assoluto difetto di patente.

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L’ANAS non risarcisce il sinistro causato dal ghiaccio se la ‘gelata’ non era prevedibile.

Le Corte di Cassazione, con sentenza n. 5695 del 23.3.2016, ha stabilito che l’ANAS non è responsabile per un incidente avvenuto in autostrada a causa del fondo stradale ghiacciato, qualora esso trae origine da un fenomeno atmosferico imprevedibile che non rende possibile la tempestiva adozione di misure adeguate.

Secondo la Suprema Corte, infatti, la responsabilità per danni cagionati da cose in custodia, valido anche per la P.A. in relazione ai beni demaniali, va esclusa in presenza di eventi non conoscibili né eliminabili con immediatezza.

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