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Relazioni extraconiugali via internet: addebito della separazione

Secondo la Corte di Cassazione (ordinanza n. 9384 del 16.4.2018), l'interesse del marito alla ricerca di compagnia femminile extraconiugale sul web è una circostanza ‘oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l'insorgere della crisi matrimoniale all'origine della separazione’. Per tale ragione, alla violazione del dovere di fedeltà coniugale e alla conseguente crisi causata, deve fare seguito l'addebito della separazione al marito. A nulla rileva il fatto che la moglie, dopo la scoperta dei comportamenti del coniuge, abbia abbandonato il tetto coniugale, essendo tale comportamento giustificato proprio dalla violazione dell’obbligo di fedeltà perpetrata dal marito e, pertanto, non sanzionabile.

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Il padre può tenere la figlia ‘quando vuole’: provvedimento vuoto e troppo generico

In sede di giudizio di separazione, il Presidente del Tribunale di Roma aveva riconosciuto al padre il diritto di fare visita ‘quando vuole’ alla figlia presso l’abitazione della madre. La prescrizione contenuta nel provvedimento era vaga e generica e aveva alimentato la conflittualità tra i coniugi: il padre della bambina, infatti, comunicava a proprio piacimento quando si sarebbe recato presso l’abitazione della madre, senza nessun preventivo accordo. Secondo la Corte di Cassazione, poiché il provvedimento del Presidente del Tribunale era ‘vuoto e generico’, la madre si era trovata di fronte all’irragionevole scelta di essere a disposizione dell’arbitrio del marito senza potersi mai allontanare da casa per il timore di sottrarsi alla richiesta incondizionata del padre di vedere la figlia o rendersi inadempiente rispetto al provvedimento del Giudice. Secondo la Suprema Corte, non può essere condivisa, e deve, quindi, essere annullata, la sentenza della Corte d’Appello che aveva ritenuto colpevole la madre del reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del Giudice ai sensi dell’art. 388, II comma, c.p..

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Non rileva l’astratta capacità lavorativa della moglie priva di redditi adeguati

Nella separazione personale, i "redditi adeguati" a cui va rapportato l'assegno di mantenimento sono quelli necessari al coniuge 'debole' a mantenere il medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Nel caso in esame, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28938 del 4.12.2017, ha riconosciuto che, a fronte di una sproporzione reddituale e patrimoniale tra i coniugi, il marito, professionista affermato e proprietario di numerosi immobili, è tenuto a corrispondere il contributo al mantenimento alla moglie, priva di fonti di reddito e che non aveva lavorato durante il matrimonio per dedicarsi alla famiglia.

Non rileva l'astratta capacità lavorativa della moglie poiché l'attitudine del coniuge al lavoro assume importanza solo in caso di effettiva sopravvenuta possibilità di svolgimento di un'attività lavorativa retribuita (Cass. civ. 25697/17).

Rileva invece il permanente dovere di assistenza materiale nei confronti della moglie.

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Accesso abusivo alla casella di posta elettronica dell’ex coniuge

Integra il reato di cui all’art. 615-ter, c.p., la condotta di colui che accede abusivamente all’altrui casella di posta elettronica, trattandosi di uno spazio di memoria, protetto da una password personalizzata, di un sistema informatico destinato alla memorizzazione di messaggi, o di informazioni di altra natura, nell’esclusiva disponibilità del suo titolare, identificato da un account registrato presso il provider del servizio”. La Suprema Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 52572, del 17.11,2017, ha ravvisato la sussistenza di tale reato nel caso dell’ex moglie che, a conoscenza della password di accesso alla casella di posta elettronica dell’ex marito, effettuava due accessi, cambiando la password ed impostando una nuova domanda di recupero, con inserimento, peraltro, di una frase ingiuriosa (si veda pag. 4 della sentenza). L’ex moglie imputata, così facendo, superava i limiti connessi alla conoscenza della password (ottenuta con il consenso dell’ex marito) poiché ne faceva un utilizzo indebito che provocava l’impossibilità, per il titolare, di accedere alla casella elettronica.

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Autosufficienza e benessere economico: no all’assegno divorzile nel caso Berlusconi/Lario

Nella separazione il dovere di assistenza materiale conserva la sua efficacia in quanto costituisce uno dei cardini del matrimonio e giustifica la corresponsione dell’assegno di mantenimento. Non può affermarsi lo stesso quanto alla solidarietà postconiugale alla luce della recente sentenza della Corte di Cassazione n. 11504/2017 che ha sancito il passaggio dal parametro del ‘tenore di vita durante il matrimonio’ a quello dell’ ‘indipendenza o autosufficienza economica’, desunta dal possesso di: 1) redditi di qualsiasi specie; 2) cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari; 2) capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età, al sesso e al mercato del lavoro ); 4) stabile disponibilità di una casa di abitazione. Occorre, quindi, svolgere un preliminare concreto giudizio, ai sensi dell’art. 5 L.898/1970, sulla sussistenza o meno di mezzi adeguati o dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive da parte del coniuge richiedente l’assegno divorzile.

La Corte d’Appello di Milano, nel caso affrontato, ha revocato l’assegno divorzile alla luce dell’autosufficienza e del benessere economico goduto dalla ex moglie, facendo decorrere la revoca dell’assegno dal mese successivo alla pubblicazione della sentenza di scioglimento del matrimonio, quindi da un periodo di gran lunga precedente la pubblicazione della sentenza di secondo grado.

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Assegnazione parziale della casa coniugale

La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in tema di assegnazione parziale della casa coniugale in corso di separazione, ribadendo l’importanza fondamentale dell’accertamento sulla conflittualità tra i coniugi. Nel caso in cui sia stata verificata la permanenza di elevata conflittualità tra i genitori di figli minori, la co-assegnazione della casa familiare deve essere esclusa. Secondo l’art. 337 sexies c.c., infatti, ‘il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli’, che sarebbe compromesso in caso di forti contrasti tra i genitori. Non ha rilevanza, in tal caso, nemmeno la comoda divisibilità dell’immobile coniugale mediante la realizzazione di opere edilizie di suddivisione dell’abitazione, neppure se poco costose.

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Nessun mantenimento all’ex coniuge che rifiuta un impiego

Con l’ordinanza n. 25697/2017 la Corte di Cassazione ha affrontato il caso della corresponsione del mantenimento a favore della ex moglie in caso di inerzia nella ricerca di un impiego e di rifiuto di una concreta opportunità lavorativa. Secondo la Suprema Corte “deve trovare adeguata considerazione, nella decisione del giudice del merito, l’attitudine a procurarsi un reddito da lavoro (insieme ad ogni altra situazione suscettibile di valutazione economica) da parte del coniuge che pretenda l’assegno di mantenimento a carico dell’altro, tenendo quindi conto della effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita”. Dovrà, quindi, essere disposta la riduzione o la soppressione dell’assegno di mantenimento, ove l’ex coniuge abbia rifiutato concrete occasioni di lavoro presentatesi.

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