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Il Garante per la protezione dei dati personali chiarisce il contenuto delle comunicazioni da inviare agli interessati in caso di data breach

Il Garante per la protezione dei dati personali (di seguito, “Garante Privacy”), con provvedimento n. 106 del 30 aprile 2019, adottato nell’ambito di un procedimento avviato a seguito della notifica di data breach trasmessa da una società operante nel settore delle telecomunicazioni, ha chiarito che le comunicazioni agli utenti dei data breach non devono essere generiche e devono fornire precise indicazioni su come proteggersi da usi illeciti dei propri dati, primo fra tutti il furto di identità.

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In vigore il regolamento n. 1/2019, concernente le procedure interne che disciplinano compiti e poteri demandati al Garante per la protezione dei dati personali

Obiettivo del regolamento n. 1/2019 è fissare termini e procedure in caso di ricezione di segnalazioni o reclami, per le attività ispettive e per l’approvazione di regole deontologiche e codici di condotta.

Con la delibera n. 98 del 4 aprile 2019, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 106 dell'8 maggio 2019, il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato il regolamento n. 1/2019, concernente le procedure interne aventi rilevanza esterna, finalizzate allo svolgimento dei compiti e all'esercizio dei poteri demandati al Garante stesso, nonché all'adozione di provvedimenti correttivi e sanzionatori (di seguito, “Regolamento”).

Tale Regolamento, che giunge a quasi un anno di distanza dall’entrata in vigore del regolamento europeo n. 2016/679 (GDPR), rappresenta un passaggio fondamentale per completare il quadro normativo nazionale relativo alla materia in oggetto.

Procedendo con la disamina del contenuto del testo, vediamo che all’interno dei primi articoli del Regolamento, dedicati alle disposizioni generali, si stabilisce che nell’effettuare il controllo sulla liceità e correttezza dei trattamenti, il Garante si dovrà ispirare ai princìpi di trasparenza, ragionevolezza, proporzionalità e non discriminazione ed inoltre, nel corso delle istruttorie avviate, dovrà necessariamente tenere conto della natura e della gravità degli illeciti, valutando gli effetti e l’entità del pregiudizio che essi possono comportare per uno o più interessati, le probabilità di comprovarne la sussistenza e le risorse disponibili. 

Con riferimento alle procedure da seguire in caso di ricezione di un reclamo o di una segnalazione, a cui è dedicato il Capo II del Regolamento, si chiarisce che la presentazione di un reclamo o di una segnalazione non comporterà necessariamente l'adozione di un provvedimento del Collegio. Infatti, in prima battuta, dovrà essere effettuata un’istruttoria preliminare condotta dal dipartimento, servizio o unità organizzativa a cui verrà assegnato il reclamo / segnalazione, volta a verificare la sussistenza di idonei elementi in ordine alle presunte violazioni e alle misure richieste dall’istante.

Per quanto concerne le procedure riguardanti le attività di controllo ed ispettive, disciplinate nel Capo III, si prevede che il Garante potrà avviare tali attività anche d’ufficio tramite un’istruttoria preliminare finalizzata a verificare la sussistenza di idonei elementi in ordine a possibili violazioni della disciplina rilevante in materia di protezione dei dati personali. Nel corso dell’attività ispettiva, della quale potrà essere dato preavviso al titolare del trattamento, il Garante avrà facoltà di:

  • controllare, estrarre ed acquisire copia dei documenti, anche in formato elettronico;
  • richiedere informazioni e spiegazioni;
  • accedere alle banche dati ed agli archivi;
  • acquisire copia delle banche dati e degli archivi su supporto informatico.

Il Regolamento disciplina, inoltre, il procedimento riguardante l’adozione di regole deontologiche ai sensi dell’art. 2-quater del Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003, così come modificato dal D.Lgs. 101/2018), la cui idoneità dovrà essere valutata preliminarmente dal Garante considerando:

  • l'appartenenza alle categorie interessate degli organismi che intendono adottare regole deontologiche in qualità di soggetti rappresentativi, nonché la sussistenza del presupposto della rappresentatività anche in relazione ai settori determinati nei quali le stesse dovrebbe operare;
  • la sussistenza di un interesse qualificato in capo ai soggetti interessati.

Infine, il V Capo si sofferma brevemente sui codici di condotta la cui approvazione segue, per quanto applicabile, il procedimento previsto per l’approvazione delle regole deontologiche, il VI Capo analizza gli altri provvedimenti adottabili dal Garante quali pareri e autorizzazioni, mentre il VII Capo è dedicato alle disposizioni finali.

A seguito dell’approvazione di tali procedure interne, non ci resterà che aspettare di valutarne le applicazioni ai casi concreti i quali, man mano, formeranno una casistica che aiuterà tutti i soggetti coinvolti ad indirizzare la propria attività.

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Una recente sentenza chiarisce le condizioni di accesso da parte del datore di lavoro all’account di posta aziendale del dipendente

In data 26 marzo 2019, il Tribunale di Roma, dopo aver ripercorso l’orientamento giurisprudenziale prevalente  italiano e quello della Corte Europea dei diritti dell’uomo, si è espresso in merito alla liceità e alle condizioni di accesso ai messaggi di posta elettronica  presenti nell’account di posta elettronica aziendale di un dipendente da parte del datore di lavoro e, conseguentemente, ha indicato a che condizioni i documenti tratti dalla corrispondenza via e-mail intercorsa sull’indirizzo aziendale in uso al dipendente e inoltrata/ricevuta dalla postazione d’ufficio sono utilizzabili dal datore di lavoro, sia ai fini della contestazione disciplinare che della prova in giudizio.  

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Il diritto di accesso dei dipendenti ai propri dati valutativi

di Chiara Agostini e Giacomo Pataracchia

Il fatto

Con l’ordinanza n. 32533 del 14 dicembre 2018 la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto da una banca che aveva impedito ad un proprio dipendente, soggetto a sanzione disciplinare, di visionare gli atti antecedenti propedeutici alla sanzione nei quali erano incluse le valutazioni che lo riguardavano.

La banca, in particolare, giustificava il rifiuto all’accesso a tali documenti invocando, a propria difesa, la tutela della riservatezza aziendale e dei dati afferenti a terzi.

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Servizio televisivo, tutela dei dati personali e diritto all’immagine: il punto della Cassazione

Con ordinanza n. 16358 del 21 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di merito che aveva condannato l’editore di una rete televisiva al risarcimento del danno non patrimoniale in favore di un soggetto che, avvicinato da una complice della trasmissione, era stato ripreso nell’autovettura di quest’ultima dove era stato interpellato su comportamenti e opinioni attinenti alla sfera sessuale e, in assenza di un valido consenso al trattamento dei dati personali, aveva visto mandare in onda il relativo servizio.

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Il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri annuncia l’approvazione, in esame preliminare, di un decreto legislativo che porterà all’armonizzazione della normativa italiana rispetto alle disposizioni del Regolamento UE 2016/679 (“GDPR”)

Il Consiglio dei Ministri tramite il proprio comunicato stampa del 21 marzo 2018 ha annunciato l’approvazione, in esame preliminare, di un decreto legislativo che, in attuazione dell’art. 13 della legge di delegazione europea 2016-2017 (legge 25 ottobre 2017, n. 163), introduce disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento europeo 679/2016 (cd.  “GDPR”).

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