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Registrazioni di opere musicali prodotte ante 2004

autore:

Francesca Florio

Ai fini della determinazione della base imponibile su cui calcolare i contributi ENPALS (ora, INPS), dovuti per le prestazioni rese dagli artisti nelle sale di registrazione per la realizzazione delle registrazioni di opere musicali prodotte negli anni antecedenti al 2004, deve essere tenuto in considerazione anche quanto pagato a titolo di royalty agli artisti stessi.
Corte d’Appello Milano.pdf

Commento
Abbiamo ritenuto opportuno commentare questa sentenza, seppur emanata nel mese di dicembre del 2011, non solo perché, sino ad ora, la decisione in questione non era stata oggetto di attenzione persino da parte degli esperti della materia, ma anche in quanto, qualora il principio in essa sancito fosse accolto dalla giurisprudenza, si verificherebbero diverse dirompenti conseguenze, anche di natura economica, per l’industria discografica.

1. Il principio sancito dalla sentenza in oggetto.
La sentenza in oggetto, come descritto nella massima sopra riportata, ha stabilito che le somme liquidate agli artisti a titolo di royalty sulla commercializzazione delle registrazioni prodotte prima dell’anno 2004 facciano parte della base di calcolo per la determinazione dei contributi ENPALS (l’attuale INPS) relativi alle attività espletate dagli artisti medesimi in sala di registrazione.

Il principio che sembra emergere dalla predetta sentenza non è proprio del tutto nuovo nella nostra giurisprudenza, benché esistano precedenti anche di Cassazione che lo negano. Già nel passaggio finale di una sentenza del Tribunale di Milano del 13 giugno 2011, i nostri Giudici avevano enunciato qualcosa di velatamente simile, respingendo, però, la richiesta dell’ente per una questione processuale di mancato adempimento dell’onere della prova gravante su quest’ultimo in relazione alle diverse tipologie di compensi spettanti agli artisti anche in considerazione dell’annosa questione del calcolo che deve tenere conto delle “giornate lavorative” in sala di incisione.

Ciò detto, riteniamo doveroso evidenziare che, in applicazione del predetto principio, si determinerebbe:

(i) un doppio binario contributivo: un primo, forfetario, in relazione alle registrazioni dal 2004 in avanti, secondo quanto stabilito dal D.M. 29 dicembre 2003, ed un secondo, da calcolarsi tenuto conto anche delle royalty, per le registrazioni prodotte ante 2004;

(ii) una nuova base di calcolo ricomprendente le somme liquidate agli artisti a titolo di royalty. Sul punto, desideriamo, però, evidenziare che, anche laddove venisse acclarata l’assoggettabilità contributiva di quanto versato a titolo di royalty, il relativo onere sarebbe limitato al 60% dell’importo riconosciuto all’artista. Ciò detto in quanto, come è noto, l’imponibile su cui calcolare i contributi ENPALS deve riguardare solo il 60% di quanto in realtà versato agli artisti, rimanendo il residuo 40% forfetariamente considerato a titolo di compenso per la cessione dei diritti oggetto del contratto discografico.

2. Prescrizione degli oneri contributivi
Sulla base di una recentissima circolare dell’INPS, risulta ormai accertato il principio secondo cui l’obbligo di contribuzione soggiace ad un termine prescrizionale quinquennale.
In considerazione di quanto sopra, un ente previdenziale non potrà, pertanto, chiedere il versamento di un onere contributivo dovuto oltre il quinquennio precedente al giorno della richiesta.
Questa notazione ci sembra di grande importanza, perché limita fortemente le conseguenze negative economiche a carico delle aziende coinvolte anche qualora fosse applicato il predetto principio.
Se, infatti, trova applicazione una prescrizione quinquennale e poiché stiamo parlando di registrazioni ante 2004, nella peggiore delle ipotesi, la richiesta di versamento di contribuzione ipoteticamente avanzata dall’INPS potrà riguardare solo le royalty pagate dal 2007 ad oggi e, quindi, dopo che le registrazioni in questione abbiano già avuto almeno quattro anni di sfruttamento.
(F.F.)

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Cambiano gli indirizzi internet: i domini personalizzati

autore:

Alberto Fogola

Da un po’ di mesi si parla, sempre con maggiore insistenza, di una novità di particolare interesse per quelle imprese (perlopiù medio-grandi) che vedono nel web un importante canale attraverso cui veicolare il proprio business: si tratta dei c.d. domini personalizzati che consentiranno di raggiungere un sito internet attraverso indirizzi differenti rispetto a quelli a noi familiari.
Fino ad oggi, infatti, c’è sempre stata una chiara distinzione tra domini di primo livello (i c.d. Top Level Domain: TLD) e domini di secondo livello: gli uni assegnati dalle varie Registration Authority (pensiamo a quelli generici quali .com, .info, .net; ovvero a quelli “nazionali” come .it, .uk, .eu; i c.d. country code Top Level Domain: ccTLD); gli altri scelti dal titolare del sito e rappresentanti il principale segno attraverso cui quest’ultimo vuole essere raggiunto attraverso il web.

La novità in atto riguarda la possibilità per il titolare di un sito internet (e, naturalmente, per chi vuole crearne uno) di scegliere, e dunque “personalizzare”, anche quella parte dell’indirizzo che si trova oltre il “punto” e che, fino ad oggi, è stata sempre “imposta” dalle Registration Authority.
La registrabilità di nuovi TLD non conosce preclusioni particolari e, quindi, possono essere registrati come tali tanto marchi (come, ad esempio,.google e .facebook) quanto indicazioni descrittive e generiche di un servizio o di un prodotto (pensiamo ad esempio a .video, .news, .cloud ecc.).
Tale novità, come tutte le innovazioni in un ambito in buona parte ancora deregolarizzato quale quello on line, presenta degli elementi certamente positivi insieme ad alcune criticità a cui l’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers; ente californiano che ha, tra le sue competenze, anche l’assegnazione dei nuovi domini personalizzati) sta cercando di porre rimedio visto il notevole numero di richieste già ricevute.

Senz’altro i domini personalizzati consentono alle imprese di promuovere in modo più diretto ed immediato il proprio business grazie alla creazione di indirizzi internet aventi una maggiore capacità distintiva rispetto ai comuni domini di primo livello o, comunque, una maggiore presa sul pubblico (basti pensare che il TLD .com, oggi maggiormente utilizzato e nato come abbreviazione di “company”, è assolutamente privo di qualsiasi capacità individualizzante).
La prima criticità che consegue all’introduzione dei domini personalizzati è rappresentata da ipotesi di domain grabbing sostanzialmente analoghe a quelle che si sono già verificati in passato per i domini di secondo livello. In altre parole potrebbe accadere che qualcuno richieda la registrazione di un TLD composto da un noto marchio di titolarità di un terzo, per il solo fine di rivenderlo. Si tratta tuttavia di un rischio prevalentemente teorico, temperato dagli elevati costi di registrazione e, soprattutto, dal fatto che chi chiede l’assegnazione di un TLD deve fornire all’ICANN i dettagli della propria organizzazione, nonché le modalità d’uso del dominio.

Accanto alle ipotesi di domain grabbing vi è poi un’altra criticità che dipende anch’essa dalla regola “first come, first served” che contraddistingue da sempre la registrazione dei domain name. Si fa riferimento all’ipotesi in cui due soggetti siano entrambi interessati al medesimo dominio di primo livello, magari perché titolari di marchi identici utilizzati da sempre in settori merceologici differenti (pensiamo al marchio FERRARI che, al tempo stesso, contraddistingue la celebre casa automobilistica e uno spumante; oppure al marchio MARIE-CLAIRE che è sia un segno distintivo di titolarità di l’Oréal che il titolo di una rivista). Anche per questa criticità è comunque previsto un temperamento, in quanto, qualora ci siano due o più soggetti interessati al medesimo dominio, l’ICANN effettuerà tutte le verifiche del caso e, laddove necessario, istituirà un’asta assegnando il dominio al miglior offerente.
Come detto l’ente che provvede all’assegnazione dei domini personalizzati è l’ICANN e il costo per tale registrazione si aggira intorno ai 180.000 dollari. Nonostante il costo non certo trascurabile della registrazione tra il 12 gennaio e il 30 maggio 2012 (periodo in cui era possibile presentare domande di assegnazione), l’ICANN ha ricevuto complessivamente circa 2.000 richieste.
Dall’elenco di domande presentate, reso pubblico dallo stesso ICANN, si può notare come le principali società attive sul web abbiano dato vita ad una vera e propria corsa ad alcuni TLD personalizzati; basti pensare che Google (per il tramite della società Charleston Road Registry, Inc) ha richiesto 101 domini e Amazon 76. Numerose sono le sovrapposizioni di richieste per alcune denominazioni che, vista la forte presa sul pubblico, risultano particolarmente ambite; si tratta di domini quali: .blog, .book, .cloud, .free, .game, .mail, .movie, .music, .news, .web.

I nuovi domini non sono ancora stati assegnati e, presumibilmente tale assegnazione non avverrà prima del 2013; sarà certamente interessante vedere le modalità attraverso cui l’ICANN accoglierà o meno le varie comande e, soprattutto, a favore di chi saranno risolte le sovrapposizioni sulle denominazioni su cui si è maggiormente soffermata l’attenzione delle società richiedenti, nonché se queste ultime concederanno l’utilizzo di alcuni TLD personalizzati anche a terzi.
 (A.F.) 
ICANN – TLD personalizzati_elenco application.pdf

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