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La galleria d’arte è responsabile in solido per la vendita di un’opera plagiaria

Con sentenza n. 2039 del 26 gennaio 2018, la Corte di Cassazione ha stabilito che “in ipotesi di violazione dei diritti morali e patrimoniali d’autore, sono solidalmente responsabili tra loro tutti i soggetti che hanno dato un contributo rilevante all’illecito, ai sensi dell’art. 2055 cod. civ., ivi compreso […] il soggetto che abbia commercializzato le opere nell’ambito della propria attività imprenditoriale: nella specie, la galleria d’arte, che le abbia esposte e vendute, sia in via diretta, sia mediante il veicolo della cd. televendita”.

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Design industriale, tutela autorale e opera derivata

Dopo aver ricordato che possono accedere alla tutela autorale solo le opere di design industriale di alta gamma che posseggano valore artistico, tra cui quelle oggetto di causa, il Tribunale di Milano (sent. n. 11942 del 28/11/2017) ha affermato che la presenza di un solo elemento di somiglianza – per quanto caratterizzante – non sia sufficiente per integrare una violazione del diritto d’autore laddove vi siano caratteri ulteriori “in grado di esprimere e riassumere in sé il nucleo creativo dell’opera”.

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Uso di beni contraffatti come arredamento interno: per l’illecito serve il fine commerciale

“Sebbene non possa escludersi la responsabilità nei casi di utilizzazione di beni contraffatti per finalità anche latu sensu commerciali [deve] pur sempre sussistere un nesso funzionale con l’attività imprenditoriale in concreto esercitata, quale può risultare, ad esempio, da un modello utilizzato per scopi promozionali in un esercizio commerciale di vendita di beni. Nel caso di specie le poltrone […] sono state fornite per l’arredamento interno […] e non per lo svolgimento di attività professionali aventi un nesso funzionale con il suo oggetto sociale”.

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Estrazione di immagini digitali da un database: non opera l’esaurimento del diritto

Con sentenza resa il 06/12/2017, il Tribunale di Milano – Sezione Specializzata Imprese, ha chiarito che “l’esaurimento del diritto non opera, di regola, con riguardo a diritti di utilizzazione diversi dal diritto esclusivo di riproduzione e persino in tale ipotesi, legislativamente prevista, è escluso che l’esaurimento si verifichi rispetto a copie legittimamente realizzate ‘scaricando’ opere messe a disposizione del pubblico via internet (art. 17.3 LA)”.

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La trasposizione teatrale di un’opera letteraria non è sovrapponibile alla riduzione cinematografica

Con sentenza resa il 19/01/2018, la Corte d’Appello di Genova ha stabilito che l’art. 50 LDA – che impone al produttore cinematografico di completare e proiettare l’opera in termini precisi – è “norma espressamente dettata per la riproduzione cinematografica dell’opera […] ed ha l’evidente scopo di tutelare l’autore (o suoi aventi causa) per evitare che il produttore dell’opera imponga al cedente tempi di realizzazione inusitatamente lunghi”.

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Tribunale di Milano: un metodo di allenamento sportivo non è tutelabile dal diritto d’autore

Nel decidere sull’azione promossa da un preparatore atletico – autore di un libro contenente tabelle e metodi di allenamento podistici di sua originale ideazione – avverso un suo allievo che aveva lanciato un sito internet caratterizzato da programmi di allenamento simili e talvolta copiati a quelli elaborati dall’attore, il Tribunale di Milano (sentenza n. 9423 del 20 settembre 2017) ha avuto modo di ribadire il noto principio secondo cui un metodo di allenamento non possa essere protetto ex se, poiché oggetto della tutela autorale è l’estrinsecazione dell’idea originale e creativa.

Pur non potendo attribuire una tutela ai metodi di allenamento in sé, il Tribunale ha comunque accertato l’illecita riproduzione di numerosi testi originali dell’attore, in violazione dei suoi diritti morali e di utilizzazione economica, ed ha quindi condannato il convenuto al risarcimento del danno ed all’inibitoria di ogni ulteriore utilizzazione dei testi protetti.

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Concorrenza sleale parassitaria: l’attore ha l’onere di indicare nel dettaglio le attività sistematicamente plagiate

Ai fini della configurabilità della concorrenza parassitaria “consistente in un continuo e sistematico operare sulle orme dell’imprenditore concorrente attraverso l’imitazione […] di rilevanti iniziative imprenditoriali di quest’ultimo, […] debbono essere indicate le attività del concorrente sistematicamente e durevolmente plagiate, con l’adozione e lo sfruttamento, più o meno integrale ed immediato, di ogni sua iniziativa, studio o ricerca, contrari alle regole della correttezza professionale”.

In applicazione di tale principio di diritto, la Corte di Cassazione, con ordinanza n. 658 del 12/01/2018, ha rigettato il ricorso di una società che lamentava atti di concorrenza sleale in suo danno da parte della convenuta che avrebbe copiato un’intera collezione di statuine da presepe. La Suprema Corte, dopo aver negato la tutela autorale, incompatibile con la produzione seriale di massa, ha sottolineato che il parassitismo postula il ricorso a mezzi diversi rispetto ai casi tipici dei nn. 1-2 dell’art. 2598 c.c., che devono essere specificamente indicati dall’attore.

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Cassazione Civile: il trattenimento del negativo da parte del fotografo non comporta alcuna presunzione

Con ordinanza n. 26949 del 14/11/2017, la Corte di Cassazione ha affermato che, in tema di cessione dei diritti d’autore sulle fotografie, la previsione di cui all’art. 89, LDA, secondo cui la cessione del negativo comprende, salvo patto contrario, anche la cessione dei diritti di cui all’art. 88, LDA, “non regola affatto il caso opposto, ossia quello nel quale l’autore delle fotografie abbia trattenuto il negativo […] limitandosi a cedere all’editore una copia stampata di esso, atteso che in tal caso l’esistenza del patto di unica riproduzione deve essere provata attraverso gli ordinari mezzi, non potendo risultare da una inesistente presunzione di legge”.

Sulla base di tale principio di diritto, il fotografo non potrà quindi fondare una domanda sulla presunzione che la cessione della copia di una fotografia implichi il diritto dell’editore di riprodurla una sola volta, avendo l’onere di provare un simile patto attraverso le modalità ordinarie.

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