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Cogliamo l’occasione: la scelta di Apple

Nei nostri editoriali abbiamo sempre trattato questioni attinenti la Rete, le sue problematiche giuridiche, economiche e sociali. Abbiamo sviluppato in questi anni temi che riguardano il futuro della nostra società, sempre più digitalizzata, cercando di capirne i risvolti, analizzarne le sfaccettature, gridarne i pericoli, anticipandone, talvolta, le criticità.

All'inizio del nostro quarto anno di diffusione, ci permettiamo una divagazione strategica. All'inizio del 2015 scrivevamo che la lotta tra i Big Players della Rete si sarebbe accentuata, che la competizione si sarebbe resa più dura, più cinica nella conquista di quel mercato straordinario degli internauti di tutto il mondo. Lo sviluppo dei Big Data e le incredibili potenzialità connesse a tale sfruttamento avrebbero aperto nuove frontiere nella competizione tra i quattro/cinque grandi protagonisti americani di questo mondo con tutte le virtuosità ma anche con tutte le criticità inerenti. Lo scrivevamo da abitanti di un Paese ai margini di tale settore, relegato agli ultimi posti nella classifica delle nazioni sulla via della digitalizzazione dei lori sistemi nazionali. Un Paese, l'Italia, ancora legato, salvo qualche rara eccellenza, ad un sistema "vecchio", basato su regole del gioco superate e su una modernizzazione tutta da sognare e mai realizzata nonostante le promesse della politica. Un Paese a rischio di declino non solo economico ma culturale: pigro, chiuso in se stesso, egoista e non reattivo alle provocazioni della scienza e della tecnologia, come annualmente lo registra e fotografa lucidamente il Censis. Un Paese senza un futuro reale per i nostri giovani, destinato a diventare un grande pensionato per le generazioni dei "diritti quesiti" e un deserto di speranze per le nuove. Un Paese avviluppato su se stesso incapace di affrontare le sfide della modernizzazione mondiale, nonostante una storia, una cultura, un territorio, un ecosistema generale insomma, unico al mondo.

Uno strazio prospettico insomma sorprendente e incomprensibile per quella moltitudine di stranieri che continuano ad indicarlo come la meta favorita dei loro sogni vacanzieri e non solo.

Ebbene in questo contesto funereo, proprio in questi giorni di inizio 2016, si è verificato un evento, a nostro avviso, di portata strategica fondamentale che non sappiamo quanto sia stato recepito da tutti noi nella sua essenza prospettica: una straordinaria opportunità per girare pagina, tirarci su le maniche, smetterla di fare i Tafazzi e guardare all'oggi e al domani con una spirito nuovo e con una nuova visione del nostro futuro. Proprio in un settore che impatta sulla Rete e sul nostro futuro digitale.

Ci riferiamo alla decisione della Apple di investire nel nostro Paese, a Napoli, in quel meridione di Italia cioè tanto bistrattato e oggetto più di cronaca nera che di altro, per realizzare una scuola che formi 600 sviluppatori di App ogni anno. Una notizia ovviamente riportata da tutti i giornali che, sempre a nostro avviso, va però ben al di là del progetto specifico deciso dal capo azienda della Apple Tim Cook. Tocca alcuni temi prospettici che potrebbero davvero permetterci, se sapremo cogliere questa opportunità (forse l'ultima che ci viene concessa?), di invertire la rotta della sfiducia e del pessimismo, rilanciandoci proprio attraverso lo sviluppo e l’ottimizzazione di quei valori che hanno spinto uno dei quattro grandi giocatori del mercato mondiale della Rete di sceglierci per un investimento importante e strategico mirato alla innovazione del suo futuro.

Abbiamo provato a rileggere nei dettagli le dichiarazioni rilasciate alla stampa da Tim Cook, durante la sua visita in Italia, ricostruendone il pensiero e le prospettive, certo per la Apple, ma anche per noi italiani.

Eccovi quindi una rilettura, soggettiva ma non troppo, del pensiero strategico che ha determinato la scelta della Apple di privilegiare l'Italia rispetto a centinaia di opzioni alternative offerte da altri Paesi, magari, di per sé, più interessanti dal punto di vista finanziario e fiscale.

Un’utile e stimolante lista di punti che, lo ripetiamo, se non saremo così miopi da non tesaurizzare, potrebbe offrirci lo spunto per una grande ripartenza nazionale sia industriale, sia psicologica, sia culturale del nostro tanto e giustamente bistrattato Paese.

Andiamo con ordine.

Un Paese meraviglioso: proprio con queste parole, sorprendenti se riferite allo stato dell’arte italiano, Tim Cook ha iniziato la spiegazione dei “perché” Apple abbia scelto l’Italia “Quando vado a Bruxelles respiro pesantezza, burocrazia, difficoltà, mentre qui in Italia c’è una meravigliosa area di cambiamento, ottimismo, opportunità; qui sento che “The sky is the limit”, che tutto è davvero possibile”. Sembra incredibile, ma nonostante il nostro imperante, cinico “tafazismo” un grande imprenditore americano vede nell’Italia, a differenza dell’Europa, un Paese fertile per una fondamentale voglia di cambiamento, di innovazione. Dobbiamo rifletterci sopra e adattare i nostri comportamenti a tale lettura che viene data del nostro Paese. Non è vero allora che siamo a rischio di declino, basta solo invertire una inerziale attitudine a parlare male di noi stessi, a sottostimarci, a ritenerci cinicamente ormai “perduti”. Con un po’ di passione, un po’ di determinazione e nuove voglie di serietà e virtuosità possiamo veramente ripartire confortati dal giudizio estremamente positivo di una delle più grandi multinazionali esistenti nel villaggio globale.

Un modello per l’Europa: ma Tim Cook è andato oltre. Nel complesso articolato e conflittuale dibattito esistenti fra i paesi membri dell’Unione Europea, l’Amministratore Delegato di Apple ci socializza una riflessione addirittura sorprendente: “Credo – ha dichiarato Cook – che l’Europa avrebbe bisogno di più Italia in questo momento cioè di credere che il futuro sarà migliore del presente. Sarebbe un vero peccato non farlo”. Anche su questa affermazione varrebbe la pena di soffermarci un attimo a riflettere. La creatività e flessibilità italiana potrebbe davvero rappresentare una svolta per rifondare l’Unione Europea, richiamando magari i valori originari del trattato di Roma.

Un incredibile spirito imprenditoriale: Cook ha ribadito quanto già detto all’apertura dell’Anno Accademico della Bocconi due mesi fa. Parole forti che sottendono una  grande stima nei confronti del nostro DNA imprenditoriale: “Amo lo spirito dell’Italia. Abbiamo, noi americani, molto in comune con voi italiani. Apple è sempre stata concentrata sul fare “the best not the most”, le cose migliori piuttosto che tante cose buone. E l’Italia ha lo stesso talento. Nella mia esperienza milanese ho avvertito un incredibile spirito imprenditoriale e un gusto per il design che altrove non esiste. Per questo abbiamo ritenuto che questo è esattamente il paese dove Apple voleva stare e questo è il momento ideale per farlo. Sappiatelo, stiamo arrivando con moltissimo entusiasmo”. Pur nella nostra visione pessimistica ed eccessivamente portata all’autocriminalizzazione, esiste sempre in noi la consapevolezza di aver sviluppato un DNA imprenditoriale (la miriade di PMI di successo, che hanno superato brillantemente la crisi degli ultimi anni, ne è la dimostrazione migliore) assolutamente peculiare e competitivo nel  mondo del business. L’endorsement di Cook dovrebbe darci una spinta per valorizzarlo ancora di più, farlo diventare sistema (piccolo non è bello!), consolidandolo e sviluppandolo in tutto il mondo.

Il meridione d’Italia è una opportunità di business: proprio una parte del Paese che per alcuni di noi è perduta e ormai in mano alla malavita, costituisce per gli stranieri, naturalmente a certe condizioni di presidio del territorio da parte dello stato di diritto, una opportunità di investimento: “Quando parlai a Renzi della nostra intenzione di aprire una scuola per sviluppatori di App lui mi chiese di immaginare una linea che divide l’Italia in due. A nord ci sono dei dati demografici ed economici più alti dei paesi più ricchi d’Europa; a sud siamo ai livelli della Grecia. Questo discorso mi ha molto colpito ed è per questo che abbiamo deciso di andare al sud scegliendo Napoli che ci è sembrata la scelta più logica. Speriamo di poter partire prima dell’estate e già dalla prossima settimana un nostro team di lavoro sarà nel capoluogo campano per valutare le numerose opzioni sul tavolo con l’obiettivo di fare presto e bene”. Anche questa scelta della Apple è estremamente significativa. La contaminazione positiva di un insediamento della multinazionale americana a Napoli deve rappresentare l’inizio di un’onda lunga virtuosa che permetta anche al nostro meridione di eliminare la gramigna e di invertire il trend, valorizzando le qualità positive della stragrande maggioranza degli abitanti di quelle regioni. L’esempio della Apple deve rappresentare, con l’aiuto dello Stato italiano che deve garantire sicurezza e legalità, l’inizio di un effetto emulativo positivo che riduca le aree infestate dal malaffare e riapra speranze per le nuove generazioni di quei territori.

La App economy: una grande opportunità di creazione di posti di lavoro. L’industria delle App fornisce in tutto il mondo esempi di forte impatto sul PIL nazionale e quindi sulla creazione di nuovi posti di lavoro. Cook su questo aspetto è stato molto preciso e fermo: “Questo è ormai un importante segmento del mondo del lavoro – ha detto a Roma durante la presentazione del progetto Napoli – siamo all’inizio dell’era delle App: in pratica si verifica lo stesso fenomeno che c’è stato durante la Prima Rivoluzione Industriale. Guardate i numeri: in Europa 1,4  milioni di persone lavorano solo sulle nostre App e questo numero è una frazione di quello che vedremo nei prossimi anni. Avete mai pensato a quante cose si possono fare con una App? Non ci sono limiti praticamente”. Questa autorevole testimonianza del capo azienda della Apple ci consente di poter immaginare uno scenario industriale estremamente positivo per tutto il nostro Paese. Infatti intorno alla scuola di formazione di Napoli potrà iniziare  a sorgere un indotto di ricerca e sviluppo con, a cascata, la nascita di un vero e proprio distretto industriale specializzato nella ideazione, studio e realizzazione di quelle App che costituiranno il cuore dell’innovazione nel mondo del web. Avendo ormai abdicato ad essere un paese strategico nella produzione di hardware, possiamo riacquistare una posizione di grande autorevolezza competitiva internazionale nel settore dei software.

La necessità di un cambio culturale: per fare tutto ciò, secondo Cook, ma non solo secondo lui, è necessario che tutto il mondo e quindi anche l’Italia, si convinca della necessità di operare uno scarto culturale rispetto alle pregresse categorie concettuali con le quali abbiamo convissuto nell’ultimo secolo. L’innovazione tecnologica portata da internet ci costringe a  modificare il nostro pensiero, le nostre abitudini, il nostro metodo di lavoro: “E’ un immenso cambio culturale quello che abbiamo di fronte, ma voi italiani siete pronti per farlo. L’ho capito proprio alla Bocconi guardando le facce dei giovani in sala quando dissi “Alzatevi e cambiate il mondo, ora potete farlo!”. I cinque sviluppatori di App incontrati da Cook a Roma e cioè Stefano Porcu (DoveConviene); Alessandra Petazzi (Musement); Roberto Macina (Qurami); Filippo Veronese (Cuokky) e Francesco Marino (Ganizza) ne sono i testimoni viventi: “L’ho capito anche dall’entusiasmo e dalla passione – ha sottolineato Cook – dei cinque sviluppatori che oggi stanno vivendo il loro sogno: non c’è ragione perché quel numero non possa moltiplicarsi per 100 o per 1000”.

La responsabilità sociale: Cook ha voluto poi lasciare un messaggio relativo agli obiettivi che si pone la Apple nel suo progetto strategico di sviluppo: “Noi vogliamo essere una forza che contribuisce al bene del mondo, é questo il nostro vero obiettivo. Non ci misuriamo soltanto sui profitti e sui fatturati ma vogliamo cambiare il mondo in meglio”. Un’altra grande sfida dunque quella dell’etica nel mondo degli affari, un altro grande cantiere nel quale il nostro Paese deve entrare valorizzando la generosità istintiva degli italiani e coniugandola con un maggior senso dell’etica nella conduzione del business.

Questi i macro temi affrontati da Cook nel suo dialogo con la stampa italiana e con i vari stakeholder del territorio. Una serie di affermazioni sorprendentemente positive e beneauguranti sul futuro del nostro Paese. Certo, qualcuno potrà dire che Cook si è portato a casa comunque un accordo sulle tasse pregresse non pagate molto favorevole. Dunque cosa gli costava parlar bene dell’Italia dove per anni ha pagato poche imposte e oggi a saldo e stralcio ha chiuso una transazione molto vantaggiosa! Noi crediamo che questo sarebbe un approccio cinico e molto miope. Infatti la transazione appena conclusa dalla Apple con la nostra Agenzia delle Entrate sta costituendo un benchmark per gli altri paesi europei che si stanno confrontando con i big del mondo digitale per risolvere il tema della fiscalità pregressa non accertata od elusa. L’Inghilterra ha chiuso proprio in queste ore un accordo analogo a quello italiano a cifre inferiori rispetto a quelle ottenute dalla nostra Agenzia delle Entrate. Dunque, per una volta, pensiamo positivo, non facciamo della facile dietrologia e meditiamo invece sulla straordinaria opportunità che ci potrebbe derivare da una lucida metabolizzazione dei concetti espressi da Cook sulle potenzialità del nostro Paese.

P.S.: nell’ultimo Editoriale su R&P Mag avevamo approfondito le tematiche scaturenti dalla decisione della Corte di Giustizia Europea del 6.10.2015 che aveva dichiarato non valido e legittimo il Safe Harbor. Avevamo auspicato che alla luce di tale decisione della giustizia europea si arrivasse presto ad un nuovo accordo tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti per la regolamentazione dei dati personali degli europei da parte delle multinazionali americane. Serve un accordo ha gridato il nostro Garante della privacy Antonello Soro: il vecchio sistema non è più legale ma il nuovo non esiste. Ai primi di febbraio ci dovrebbe essere una importante riunione tra la task force europea e quella americana per addivenire ad una piattaforma condivisa delle nuove regole del gioco.  In caso contrario il far west continuerà a danno della privacy dei cittadini europei e a vantaggio dei big players americani. Stiamo a vedere!

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto è il Senior Partner di R&P Legal. Ha svolto la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale, specializzandosi in materia di diritto industriale, societario e commerciale.

Sito web: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/130-riccardo-rossotto.html

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