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Start-up innovative: un nuovo modello societario

autore:

Matteo Gragnani

Alla fine dell’anno appena trascorso la recentissima disciplina prevista agli artt. 25 e seg. del D.L. 18 ottobre 2012, n.179 in tema di “start-up innovative” (o Sti) è stata convertita con L. 17 dicembre 2012, n.221. Con essa il legislatore introduce un nuovo modello societario disegnato ad hoc per tali società. Parole chiave sono nuova imprenditorialità, innovazione, occupazione giovanile, attrazione di talenti e capitali esteri.

I requisiti
L’art. 25 del D.L. 179/2012 descrive quali sono i requisiti per potere qualificare una società come “start-up innovativa”.  Come elemento essenziale, questa deve essere una società di capitali (ovvero una societas europae) le cui quote o azioni non sono quotate in mercati regolamentati. I restanti requisiti si possono raggruppare in tre sotto-categorie:
- requisiti dei soci:    per almeno 24 mesi dalla costituzione il capitale/azioni ed i diritti di voto devono essere in maggioranza detenuti da persone fisiche;
- requisiti operativi:    (i) la società non deve essere stata costituita o svolgere attività di impresa da più di 48 mesi (ii) deve avere la “sede principale dei propri affari e interessi in Italia”, (iii) il totale del valore della produzione annua a partire dal secondo anno di attività della Sti non deve essere superiore a 5 milioni di euro, (iv) la società non distribuisce e non ha distribuito utili;
- requisiti di innovatività: l’oggetto sociale esclusivo o prevalente deve essere lo sviluppo, produzione e commercializzazione di “prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”. Inoltre, tale società deve possedere almeno uno (ossia, alternativamente) dei seguenti requisiti: (i) spese in ricerca e sviluppo uguali o superiori al 20 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa. Il legislatore ha specificato, nella legge di conversione, quali siano le spese che rientrano in tale definizione rispetto a quanto previsto dai principi contabili (Cfr. Art. 25 comma 2 lett. h) n.1 del D.L.); (ii) almeno un terzo della forza lavoro impiegata come dipendente o ad altro titolo in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che stia svolgendo un dottorato di ricerca presso un'università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all'estero; (iii) la società sia titolare, depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all'oggetto sociale e all'attività di impresa.
Le società già costituite possono richiedere di rientrare nell’ambito di applicazione della presente normativa, entro il termine di 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, presentando domanda all’Ufficio del registro delle imprese.
Le società qualificate come “start-up innovative” sono iscritte in un apposito albo presso il registro delle imprese. L’iscrizione avviene sulla base di una semplice autocertificazione del legale rappresentante della stessa in merito al possesso dei requisiti sopra citati. L’albo speciale del Registro è improntato ad un principio di massima trasparenza verso i terzi riguardo all’operatività di queste società (cfr. art. 25 commi 11 e 12 del D.L.).

La specialità del tipo societario
La legge di conversione non ha modificato le disposizioni previste dal D.L. 179/2012 in tema di diritto societario relativo alle start-up innovative. Rimane quindi l’impianto previsto dal decreto, che introduceva più che una disciplina organica del nuovo tipo societario, una serie di misure derogatorie delle tipologie “classiche” dell’ordinamento. Una sorta, quindi, di adattamento dei modelli di società di capitali esistenti alle esigenze delle start-up, non un nuovo tipo societario tout- court.  
Unico intervento di rilievo generalizzato a tutte le tipologie societarie è stata la deroga alle norme sulla capitalizzazione in caso di riduzione del capitale sociale, sia ai sensi degli articoli 2446 e 2482-bis (riduzione del capitale per perdite di oltre un terzo) sia degli articoli 2447 e 2482-ter (riduzione del capitale al di sotto del limite legale). In entrambe le ipotesi il legislatore ha concesso un tempo maggiore alla società per la copertura delle perdite e per la ricostituzione del capitale sociale. Deroghe per tutte le società sono inoltre introdotte rispetto alla normativa sulle società di comodo (cfr. art. 26 comma 5).
Le innovazioni proposte dal legislatore hanno per lo più riguardato, ovviamente, le start-up innovative costituite in forma di società a responsabilità limitata, strumento di gran lunga più utilizzato dalle imprese nella fase iniziale di sviluppo. In quest’ottica, varie misure sono state introdotte:
(i)    possibilità di derogare all’art. 2468, creando categorie di quote fornite di diritti diversi con la determinazione del contenuto delle singole categorie; si possono prevedere, in particolare, in deroga all’art. 2479 comma 5, quote “che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono al socio diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione da questi detenuta, ovvero diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative”;
(ii)    le quote della società possono essere, in deroga all’art 2468 comma 1, oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso strumenti di crowdfunding online;
(iii)    non opera il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni previsto dall’art. 2474 c.c., se in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l'assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell'organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali (es piani di stock options);
(iv)    possibilità di emettere strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o amministrativi, a fronte dell’apporto da parte di terzi d’opera o di servizi.
Una ulteriore misura peculiare per le società qualificate come start-up innovative concerne le situazioni di crisi d’impresa: la Sti è esclusa dalle procedure concorsuali e sottoposta esclusivamente al procedimento di gestione della crisi da sovra-indebitamento prevista dal capo II L. 27 gennaio 2012, n.3.

Altri incentivi
Al fine di incentivare le start-up innovative, il legislatore ha poi previsto una serie di agevolazioni dal punto di vista fiscale e gius-lavoristico, che si possono così sintetizzare:
(i)    regime fiscale di favore per gli strumenti finanziari concessi in attuazione di piani di incentivazione a favore di dipendenti, dirigenti e collaboratori continuativi della società: il reddito da essi derivante, a condizione che tali strumenti non siano riacquistati dalla società, non concorre alla formazione della base imponibile;
(ii)    agevolazione nell’ottenimento del credito d’imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato;
(iii)    da un punto di vista gius-lavoristico, maggiore flessibilità nelle forme contrattuali utilizzabili per l’assunzione del personale dipendente(cfr. art. 28 del D.L.);
(iv)    incentivi fiscali a favore dei soggetti che investono nel capitale sociale delle start-up innovative, con possibilità di detrarre: (a) per le persone fisiche, fino al periodo di imposta 2015, il 19 per cento dell’imposta lorda sulle somme investite,  fino ad un massimo per periodo d’imposta pari a Euro 500.000 (b) per le persone giuridiche (diverse dalle start-up innovative), deduzione dal reddito della società del 20 per cento della somma investita nel capitale sociale delle start-up innovative, fino ad un massimo di Euro 1.800.000 per esercizio. In entrambi i casi i meccanismi si applicano anche se l’investimento avviene tramite organismi di investimento collettivo (gli organismi di investimento collettivo sono però esclusi dai benefici). Le partecipazioni devono essere detenute per almeno due anni, pena la perdita del beneficio. Si attende l’emanazione, entro 60 giorni, di un decreto attuativo che individui le modalità di attuazione di tale misura;
(v)    le società potranno usufruire dell’intervento del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese gratuitamente; inoltre, le Sti potranno usufruire dei servizi messi a disposizione dall’Agenzia ICE per il sostegno all’internazionalizzazione.


Il decreto, come risultante dalla legge di conversione, ha previsto un meccanismo di monitoraggio affidato all’ISTAT per verificare l’impatto delle misure adottate. Si spera che i risultati da questo raccolti indichino un importante apporto del nuovo strumento come veicolo di sviluppo e crescita dell’economia italiana.
(M.G.)

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