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Accordo Acta

 

Cos’è l’accordo ACTA?
ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) è un enforcement treaty, ovvero un accordo diretto a disciplinare l’applicazione e l’esecuzione dei diritti di proprietà intellettuale all’interno ed alle frontiere delle parti aderenti. ACTA si concentra essenzialmente sulle violazioni del diritto d’autore e sulla contraffazione dei marchi. Tra gli obiettivi dichiarati dell’accordo vi è quello di arginare le violazioni attuate in ambito digitale cercando un equilibrio tra i diritti e gli interessi dei titolari, quelli dei fornitori di servizi e quelli degli utenti.

L’origine dell’accordo
Gli Stati Uniti hanno spinto per la conclusione di ACTA per colmare presunte lacune ed inadeguatezze dell’accordo TRIPs (Accordo sui diritti di Proprietà Intellettuale relativi al commercio) in materia di enforcement dei diritti di proprietà intellettuale. I negoziati ACTA sono stati portati avanti indipendentemente dai negoziati WTO del ciclo di Doha e senza la partecipazione formale della WIPO (curiosamente posto che l‘obiettivo principale di questa organizzazione è proprio quello di promuovere la protezione globale della proprietà intellettuale attraverso la cooperazione tra Stati). Tuttavia, in tali sedi (WTO e WIPO), gli Stati Uniti hanno visto ridimensionata la loro capacità negoziale a vantaggio dei paesi emergenti e non sono riusciti ad affermare una politica di protezione “forte” della IP. Di qui il tentativo americano di introdurre una protezione più forte di quella dell’accordo TRIPs (c.d. TRIPs-Plus) con la sottoscrizione di accordi commerciali bilaterali (FTAs). ACTA riproduce sostanzialmente la protezione TRIPs-Plus ottenuta dagli USA attraverso gli accordi bilaterali con l’idea di elevarla a sistema generale.

I membri dell’accordo ed i tempi previstiper l’entrata in vigore
La membership attuale si compone di 30 parti contraenti tra cui 22 Stati membri dell’Unione Europea (non hanno firmato l’accordo Cipro, Estonia, Germania, Paesi Bassi e Slovacchia ed 8 stati extraeuropei (Australia, Canada, Giappone, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud e Stati Uniti). L’accordo deve essere ratificato dagli Stati membri dell’Unione Europea in quanto investe anche materie di loro specifica competenza (materia penale) e deve essere poi approvato dal Parlamento Europeo (senza possibilità di emendamenti). I tempi previsti per l’entrata in vigore dell’accordo non sono brevi e non mancano rischi di ulteriori defezioni. Una volta in vigore ACTA sarà aperto all’adesione da parte di ogni Stato membro WTO.

Le critiche di cui è stato oggetto l’accordo ACTA
Le critiche discendono in larga parte dalla matrice americana e dalle modalità, strettamente confidenziali, con cui sono stati condotti i negoziati. Questa pratica negoziale rappresenta la regola per il governo statunitense ma è certamente inconsueta in ambito europeo, suscitando sospetti tanto nell’opinione pubblica quanto nel mondo accademico e nelle istituzioni comunitarie. 

Le prospettive ed i vantaggi economici legati all’adozione di ACTA
Il successo dell’accordo ACTA è legato alla capacità di estensione della membership con il coinvolgimento di paesi quali la Cina (principale fonte della contraffazione e pirateria globale). Trattandosi di un enforcement treaty destinato a migliorare l’applicazione dei diritti IP all’interno ed alle frontiere delle parti contraenti, in termini economici i benefici dipenderanno dalle effettive modalità attraverso le quali l’accordo verrà implementato. Quanto ai contenuti, l’omologazione internazionale della tutela prestata ai diritti IP è un fattore positivo per lo sviluppo concorrenziale dei paesi UE. Resta tuttavia aperta la sfida circa il modello sul quale deve fondarsi tale omologazione, in particolare se su quello americano o su quello europeo che sono, per molti aspetti, divergenti. Non è un caso che l’Italia abbia opposto forti resistenze per la mancata inclusione nell’accordo ACTA della tutela delle Indicazioni Geografiche (cioè di diritti non tutelati negli USA).

Le presunte limitazioni dei diritti fondamentali ed il parere della Corte di giustizia
Le dimensioni della protesta contro la conclusione di ACTA hanno costretto la Commissione Europea a chiedere un parere della Corte di giustizia per rassicurare i cittadini europei che ACTA non viola i loro diritti. Secondo la Commissione ACTA non modifica la legislazione vigente dell'UE. Non crea nuovi diritti di proprietà intellettuale, ma verte su procedure e misure volte a far rispettare i diritti esistenti e ad agire contro le violazioni su grande scala. In generale, l’accordo non sembrerebbe avere effetti così incisivi da limitare diritti fondamentali. Al riguardo è comunque necessario precisare che ACTA non prevede l’istituzione di un sistema di dispute settlement al suo interno: ciò significa che la sua applicazione ed interpretazione sarà soggetta, per ciò che concerne l’UE, alla Corte di giustizia ed alle giurisdizioni nazionali. Tale circostanza dovrebbe costituire una garanzia circa il rispetto delle libertà fondamentali.
Le principali critiche rivolte ad ACTA in relazione al rispetto delle libertà fondamentali riguardano la presunta criminalizzazione del peer-to-peer file sharing, il controllo alle frontiere di dispositivi personali (PC, i-Pod, etc.), l’autorizzazione, se non l’imposizione, agli internet service providers (ISPs) di monitorare le comunicazioni dei propri utenti e l’introduzione della c.d. “three strikes rule” in base alla quale i providers internet sarebbero obbligati a tagliare il servizio di connessione ai propri utenti sorpresi per tre volte a scaricare illegalmente contenuti protetti dal diritto d’autore (norma in vigore nella legislazione francese). Non sfugge, tuttavia, che le critiche hanno una matrice anche politica e difensiva rispetto a quelle che appaiono come ingerenze provenienti dal sistema americano.

Il contenuto dell’accordo
ACTA esige la predisposizione, da parte degli Stati aderenti, di procedure di esecuzione che consentano un'azione efficace contro qualsiasi violazione dei diritti di IP e di strumenti che costituiscano un deterrente contro ulteriori violazioni. ACTA precisa in modo dettagliato il contenuto minimo di tali misure. 

In ambito civile l’accordo ACTA impone l’introduzione, accanto a strumenti già presenti a livello italiano e comunitario (ingiunzioni, ordinanze, indennità in caso di violazione di un diritto, misure provvisorie e sequestro di materiale contraffatto), di misure estranee a tali sistemi: al riguardo si segnala la previsione, per le violazioni dei diritti d’autore, di un risarcimento supplementare del danno subito secondo un criterio proprio della legislazione americana.

ACTA prevede un’ampia possibilità per le autorità doganali di trattenere merci sospette, di propria iniziativa o su domanda del titolare del diritto che fornisca prove sufficienti circa la violazione di un diritto IP. Laddove le autorità competenti determinino che le merci sospette costituiscono violazione di un diritto IP potranno ordinare la distruzione delle stesse o imporre sanzioni, fatta salva in ogni caso la normativa delle parti in materia di privacy o riservatezza delle informazioni.

ACTA stabilisce che gli Stati aderenti prevedano procedimenti e sanzioni penali per i casi di contraffazione di marchi e di usurpazione del diritto d'autore effettuate su scala commerciale, precisando che tra le attività svolte su scala commerciale rientrano quanto meno quelle effettuate con l'intento di ottenere vantaggi economici o commerciali, diretti o indiretti. La reale portata degli obblighi derivanti da ACTA in materia penale sembra dunque dipendere in larga misura dall’interpretazione che verrà data alla locuzione “su scala commerciale”: qualora venga accolta una definizione ampia, e dunque comprensiva anche delle violazioni non dirette ad ottenere un vantaggio economico, rientrerà tra i potenziali comportamenti da sottoporre a sanzione penale anche il semplice download individuale di contenuti protetti, sebbene effettuato senza alcuna aspettativa di profitto. 

 ACTA impone agli Stati aderenti di prevedere misure efficaci contro la violazione dei diritti di proprietà intellettuale nell'ambiente digitale. Gli Stati aderenti possono stabilire la facoltà, delle proprie autorità competenti, di ordinare ad un fornitore di servizi on-line di comunicare l’identità di un utente il cui conto sarebbe stato utilizzato per una presunta violazione, purché tale titolare abbia già denunciato la violazione di un marchio, di diritti d'autore o di diritti simili e le informazioni in questione siano utili per tutelare tali diritti. Queste misure devono essere applicate in modo tale da evitare la creazione di ostacoli per il commercio elettronico e per principi fondamentali quali la libertà di espressione, l’equo trattamento e la privacy, conformemente alla normativa degli Stati aderenti. (G.M.)
Accordo ACTA.pdf

 

 

Coordinatore:
Avv. Gianluca Morretta

Gianluca Morretta

Avvocato esperto nella tutela della proprietà intellettuale ed industriale, nella consulenza strategica volta al l’avvio e allo sviluppo di specifici progetti scientifici ed alla migliore valorizzazione dei risultati della ricerca.

Sito web: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/139-gianluca-morretta.html

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