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Garante linee guida su attività promozionali e contrasto spam

Il Garante per la Privacy, dopo dieci anni dal primo intervento di carattere generale in materia di spamming e marketing diretto, ha varato le nuove “Linee guida in materia di attività promozionale e contrasto allo spam”  con le quali, da un lato, ribadisce alcuni principi già consolidati nella giurisprudenza in materia, dall’altro, interviene, regolamentandolo, sul marketing virale ed il cosiddetto “social spam” che rappresentano la nuova forma di diffusione pubblicitaria attuata tramite piattaforme tecnologiche quali Skype, Viber, WhatsApp, Facebook, Twitter ecc.


Per esigenze di sintesi, ci limitiamo ad evidenziare gli aspetti di novità e di maggiore interesse evidenziati dal Garante.
In primis, con riferimento alla comunicazione a terzi per finalità di marketing, l’Autorità ha chiarito che il titolare che intenda procedere alla comunicazione (o cessione) di dati personali a terzi deve fornire all’interessato un’informativa che “individui, oltre agli elementi indicati nella norma, anche ciascuno dei terzi o, in alternativa, indichi le categorie (economiche o merceologiche) di appartenenza degli stessi” e consentire all’interessato stesso di esprimere o meno uno specifico consenso alla comunicazione a terzi per la finalità promozionale distinto da quello per la medesima finalità del titolare comunicante. In tal caso, chiarisce il Garante, i “soggetti terzi potranno effettuare nei suoi confronti attività promozionale … senza dover acquisire un nuovo consenso per la finalità promozionale”. Qualora, inoltre, i terzi siano stati individuati singolarmente ed il titolare “comunicante” abbia fornito nell’informativa gli elementi di cui all’art. 13 del Codice privacy relativi ai suddetti terzi, questi ultimi non dovranno rilasciare agli interessati un’ulteriore informativa.

Con riferimento alle comunicazioni promozionali effettuate via fax da società straniere che offrono tale servizio di invio a utenti italiani, l’Autorità ha chiarito che ad esse si applica la disciplina del Codice Privacy in forza dell’art. 5 che stabilisce che la normativa italiana si applica a qualsiasi soggetto che “impiega, per il trattamento, strumenti situati nel territorio dello Stato anche diversi da quelli elettronici, salvo che essi siano utilizzati solo ai fini di transito nel territorio dell’Unione Europea”. In tali casi è comunque sempre necessario individuare il titolare del trattamento analizzando i ruoli che in concreto vengono svolti dai vari soggetti coinvolti nell’operazione promozionale.
Con specifico riferimento all’invio di comunicazioni promozionali via email o sms a più destinatari, il Garante prescrive l’obbligo di mantenere riservati, magari utilizzando la funzione “ccn” gli indirizzi di posta utilizzati per l’invio della promozione; diversamente, infatti, i destinatari della promozione possono venire a conoscenza di dati di terzi ed eventualmente utilizzare i loro indirizzi per proprie finalità.
Viene, altresì, chiarito che l’interessato che esprime il proprio consenso, sulla base dell’art. 130, commi 1 e 2 del Codice relativamente al trattamento svolto per le precipue finalità indicate dalla norma e con le specifiche modalità automatizzate ivi richiamate, acconsente anche alla ricezione di comunicazioni a carattere promozionale inviate attraverso modalità tradizionali di contatto meno invasive, come la posta cartacea e le chiamate telefoniche con operatore.

Infine il Garante interviene sulla pubblicità sui social network e sui servizi di messaggistica, da un lato, per regolamentare i nuovi veicoli di comunicazione pubblicitaria e, dall’altro, per evitare che tali piattaforme diventino il mezzo attraverso il quale i fenomeni di spamming assumano dimensioni incontrollabili in un mondo dove la consapevolezza degli utenti dei rischi della diffusione dei propri dati personali è molto bassa.
Come primo provvedimento il Garante “censura” la consolidata prassi della veicolazione di messaggi pubblicitari delle aziende mediante la pubblicazione degli stessi in privato o nella bacheca di un utente di un social network e, in linea con le disposizioni di carattere generale del Codice Privacy, stabilisce che un’impresa non può legittimamente inviare comunicazioni promozionali agli utenti dei social network in privato, in bacheca o all’indirizzo di posta elettronica se l’azienda mittente ha tratto i dati personali del destinatario dal profilo del social network, salvo che l’azienda non fornisca la prova di avere preventivamente  acquisito un consenso specifico, libero e documentato all’invio delle suddette comunicazioni. La circostanza, infatti, che l’azienda che intenda promuovere un proprio prodotto o servizio possa agevolmente reperire i dati del destinatario su internet, non legittima l’azienda stessa a trattare quei dati per proprie finalità promozionali, senza adempiere alla normativa privacy.

Maggiore apertura l’Autorità, però, mostra in relazione alle comunicazioni promozionali inviate da un’impresa agli utenti dei social network che abbiano scelto di diventare “fan” della pagina di tale  impresa o che si siano iscritti ad un gruppo di “follower” di uno specifico marchio, personaggio, prodotto o servizio “(decidendo così di "seguirne" le relative vicende, novità o commenti” se, dal contesto o dalle modalità di funzionamento del social network, anche sulla base delle informazioni fornite, può evincersi in modo inequivocabile che l'interessato abbia in tal modo voluto manifestare anche la volontà di fornire il proprio consenso alla ricezione di messaggi promozionali da parte di quella determinata impresa”.
Non un’autorizzazione generale alle imprese titolari di una pagina dedicata sui social network, dunque, ma una possibilità di semplificazione per tali imprese nell’acquisizione del consenso che, sembrerebbe, poter essere anche dedotto (e non espresso), purché inequivocabilmente rivolto alla ricezione di comunicazioni promozionali da parte di quella determinata impresa. A questo punto ci chiediamo se, ad esempio, per l’Autorità, nel contesto di facebook e delle condizioni di utilizzo di tale piattaforma, sia sufficiente che l’utente clicchi su “mi piace” per concludere, senza tema di errore, che quell’utente ha espresso il consenso a ricevere messaggi promozionali dall’impresa titolare del marchio prodotto o servizio oggetto dell’apprezzamento dell’utente, o se, invece, sia comunque necessario che l’impresa fornisca non appena possibile le informazioni idonee a far comprendere all’utente che compiendo l’azione di cliccare su “mi piace” riceverà comunicazioni promozionali. Le condizioni d’uso di facebook infatti prevedono che cliccando su “mi piace” si “crei una connessione. Una notizia sulle tue preferenze apparirà nella tua bacheca e potrà apparire anche nella sezione Notizie. ..Potresti vedere gli aggiornamenti delle Pagine che ti piacciono nelle tua sezione notizie e in quelle dei tuoi amici. Potresti anche ricevere messaggi”; ciò dovrebbe condurre a ritenere che l’interessato, informato della funzionalità del “mi piace”, selezionandola abbia acconsentito a ricevere messaggi dall’impresa da esso scelta.

Sarà, tuttavia, necessario capire come rispettare la prescrizione del Garante nel caso in cui il contesto o le modalità di funzionamento del social network non comprendano tali “estese” informazioni.  A nostro parere bisognerà attendere ulteriori interventi del Garante che consentano di comprendere l’applicazione in concreto dello sforzo operato dall’Autorità per bilanciare gli interessi delle imprese e dei soggetti cui i dati trattati riferiscono.
L’Autorità, infine, pone sotto la propria attenzione il marketing virale ossia a quella forma di pubblicità con la quale l’azienda promotrice “sfrutta” il normale passaparola per propagare la propria campagna promozionale in modo veloce, capillare e ad un moltitudine di contatti.

Il Garante considera lecita tale attività qualora il passaparola sia effettuato spontaneamente dall’utente che, “a titolo personale”, consiglia il prodotto ai propri contatti, mentre può sanzionarla come spamming qualora il “soggetto promotore offre un incentivo o un bonus o altro bene economico ai destinatari delle comunicazioni che a loro volta, in cambio, si offrano di inoltrare o comunque far conoscere a terzi la comunicazione promozionale ricevuta” ed il trattamento, svolto con modalità automatizzate e per finalità di marketing, non rispetta principi e norme del Codice Privacy.

Allegra Bonomo

Esperta nel settore dell’Information and Communication Technology.

Sito web: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/161-allegra-bonomo.html

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