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Stati membri e “prelievo per copia privata”

autore:

Roberta Avarello

Secondo la sentenza emessa dal TAR del Lazio in data 2 marzo 2012, l'equo compenso per copia privata di opere tutelate dal diritto di autore deve essere necessariamente calcolato sulla base del criterio del pregiudizio causato agli autori delle opere protette per effetto dell'introduzione dell'eccezione per copia privata. 
Il TAR ha fatto proprio, altresì, il principio secondo cui gli Stati membri possono istituire, ai fini del finanziamento dell’equo compenso, “un prelievo per copia privata” a carico non dei soggetti privati interessati, bensì di coloro che dispongono di apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione digitale e che, conseguentemente, di diritto o di fatto, mettono tali apparecchia a disposizione dei soggetti privati ovvero rendono loro un servizio di riproduzione. Nell'ambito di un siffatto sistema, il versamento del canone per le copie private incombe, dunque, su tali soggetti che, tuttavia, possono ripercuotere l'importo del prelievo sul prezzo della messa a disposizione di tali apparecchiature, ovvero sul prezzo del servizio di riproduzione da essi reso. Ciò premesso, l'utente privato a favore del quale vengano messi a disposizione i predetti dispositivi deve essere considerato, in realtà, quale "debitore indiretto" dell'equo compenso. Tra l'altro, per l'assoggettamento al compenso in questione non occorre che i dispositivi vengano in concreto utilizzati per la riproduzione delle opere dell'ingegno, essendo sufficiente la loro possibile utilizzazione a tale scopo.
TAR Lazio 2 marzo 2012.pdf

Commento
La sentenza in commento rappresenta il primo punto fermo - immaginiamo di una lunga serie di future decisioni - rispetto all’interpretazione della regolamentazione relativa al pagamento dell’equo compenso per copia privata. La decisione risulta essere molto lunga ed articolata. Tra i tanti temi affrontati dai Giudici, riteniamo maggiormente degno di nota quello relativo al cd. criterio della “prevalenza”. In altri termini, il TAR, come ricordato nella massima, ha considerato irrilevante, al fine del pagamento dell’equo compenso, il fatto che un determinato apparecchio abbia oggettivamente un uso principale diverso da quello di riproduzione di contenuti protetti. Auspichiamo che questo punto possa essere rivisto nel futuro. Se, invero, un apparecchio viene posto in commercio e viene di fatto utilizzato per usi diversi da quello che rileva ai fini del pagamento del compenso, riteniamo che sia troppo rigido il principio secondo cui anche in tal caso debba essere riconosciuto l’equo compenso per copia privata come se si trattasse di un apparecchio che, invece, per definizione, viene realizzato al principale scopo di consentire la riproduzione di contenuti protetti. (R.A.)

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