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Giovani, start up e innovazione: stimoli e speranze

Reduce da una stimolante trasferta a Lecce per partecipare ad un seminario promosso dalla Regione Puglia e da Arti (Agenzia regionale per la tecnologia e Innovazione) e organizzato dai Laboratori dal Basso e Arti, sul tema start-up innovative, vorrei socializzare ai lettori di RepMag alcune riflessioni maturate nel corso dei lavori. I nostri giovani, soprattutto quelli che studiano o iniziano ad affacciarsi nel mondo del lavoro, o meglio del …“non” lavoro, in certi territori del nostro bizzarro Paese, hanno bisogno di speranze. Dobbiamo, e qui sta la nostra responsabilità, metterli in condizione di avere la possibilità di confrontarsi con percorsi professionali o imprenditoriali possibili, realizzabili, non velleitari. La cultura del “posto fisso” è probabilmente datata, superata: bisogna affrontare il mondo del lavoro con approcci diversi, più imprenditoriali, più competitivi, più confacenti con le regole di un villaggio globale stimolante, ma estremamente cinico e meritocratico. Competenza, serietà e impegno sono sicuramente i fattori fondamentali per provare “a giocare”, ciascuno nel suo settore, la propria partita. Ma non sono più sufficienti di per sé. Bisogna essere in grado di crearsi un percorso che, tenuto conto dei bisogni attuali o prospettici del mercato, realizzi un progetto, diventando quindi impresa, in grado di rispondere adeguatamente alla domanda del mercato. Il seminario di Lecce ha messo a confronto, con riferimento all’industria digitale ma non solo, rappresentanti delle istituzioni, dei fondi di venture capital, dei “mestieri” e delle professioni utili, ad aiutare i giovani talentuosi start-upper nella loro difficile intrapresa. Ne è emerso un quadro per certi versi stimolante per altri preoccupante. Paradossalmente la materia prima “denaro”, da coinvolgere sulle start-up davvero innovative e non velleitarie, esiste e anzi alla disperata ricerca di investimenti virtuosi. Il quadro normativo, anche fiscale, è molto migliorato offrendo opportunità e incentivi finalmente interessanti e competitivi. E allora qual’è o, meglio, dov’è il problema? L’esiguità di candidati, pronti, soprattutto culturalmente, ad affrontare questo tipo di sfida imprenditoriale. Abbiamo tutti, chi più chi meno, allevato le nuove generazioni con un approccio vecchio e superato, poco collegato alle rivoluzioni in atto in tutto il mondo. I partecipanti al seminario ci hanno dimostrato (gridandoci il loro bisogno di aiuto, di supporto, di sentirsi meno soli!) che, con un po’ di sforzo e voglia di innovare davvero, possiamo recuperare il gap di questi ultimi 30 anni di pigrizia. Il materiale umano esiste e prima di arrendersi ed emigrare all’estero è pronto ad investire tempo e speranze pur di riuscire a rimanere nell’ex “bel paese”, contribuendo a migliorarne cultura e competitività. Qui sta la nostra responsabilità pubblica e privata per non sperperare l’ennesima opportunità che ci passa di fronte. Come?
Provo a mettere in fila alcuni punti.

1. Occupandoci di più di “loro”, ascoltandoli e stimolandoli a “fare” delle cose, a curiosare nel mercato globale, per capirne bisogni e opportunità.

2. Rafforzando, o formando ex novo, la loro cultura imprenditoriale, la “chiave” per non abdicare alla speranza di trovare un lavoro e conseguentemente un reddito dignitoso.

3. Supportandoli nel processo di fare Rete, di abituarsi a pensare e realizzare progetti di co-working, creando valore proprio dalla complementarietà dei contributi. Basta con le duplicazioni delle stesse idee, basta con lo stillicidio di incentivi dati a pioggia a prescindere dalla sostenibilità e della dimensione del impresa.

4. Aiutandoli a impostare i loro progetti con il metodo della fattibilità coniugato con la sostenibilità. Solo così le imprese nascono, crescono e creano valore anche occupazionale.

5. Il nostro bistrattato sud potrebbe essere una miniera di innovazioni, banalmente partendo dal turismo associato a storia, cultura, enogastronomia e paesaggio. Il mondo digitale rappresenta uno strumento di veicolazione dell’Italian Beauty straordinario: bisogna riempirlo di contenuti mirati all’afflusso turistico e di business.

Mi fermo qui. Ma il team dell’ing. Salvatore Modeo, il promotore del seminario leccese, rappresenta un esempio di come valga ancora la pena di combattere, lottare e sconfiggere la depressione dilagante, attraverso la valorizzazione di giovani che, con grande fatica, coraggio e speranza, si aspettano da noi un aiuto concreto per rimanere cittadini, residenti e operativi in Italia. Il caso che vi ho raccontato è attinente all’oggetto di RepMag? Non lo so, forse, formalmente, no! Ma credo fermamente che, anche nel mondo di internet e dintorni, l’uomo e il pensiero dell’uomo, inteso come genere umano, debba tornare centrale in tutti i nostri progetti. La tecnologia è importante ma non può diventare sostitutiva del pensiero umano. Allora investiamo tempo, interessi e capacità di ascolto, verso quei giovani talentuosi e desiderosi di confrontarsi con il mondo, che non aspettano altro che la nostra attenzione e il nostro supporto. Questo, a mio parere, significa ridare concrete speranze ai nostri discendenti. Buone meditazioni

Riccardo Rossotto

 

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto è il Senior Partner di R&P Legal. Ha svolto la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale, specializzandosi in materia di diritto industriale, societario e commerciale.

Sito web: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/130-riccardo-rossotto.html

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