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Editoriale R&P Magazine, Gennaio 2014

Due anni! Due anni e 11 numeri di RepMag. Chi l'avrebbe mai detto? Sinceramente non ci speravamo. L'obbiettivo era quello di durare nel tempo ma il rischio era ...di non farcela! Proprio nell'impegno sulla continuità. Esaurito l'entusiasmo iniziale, lo sappiamo, la tensione emotiva cala e la voglia di sacrificare parte del nostro tempo nelle ricerche e nella stesura degli articoli...scema. Ha prevalso invece la passione e la voglia di continuare, investendo sempre in qualità e novità degli scritti. Anche grazie a voi, ai nostri lettori che, con i loro consigli, le loro critiche, i loro giudizi ci hanno sempre spronato ad andare avanti. Un grazie se lo meritano anche il nostro primo direttore Lorenzo Attolico, il promotore dell'iniziativa, e gli attuali co-direttori Luca Egitto, Allegra Bonomo e Chiara Araldi.
Ora ci accingiamo ad apportare qualche novità nel format grafico. La sostanza rimarrà la stessa.
Alle soglie di un nuovo anno di calendario, che ci vuole davvero poco a pensare che possa essere migliore di quello appena mandato in archivio senza tanti rimpianti, ci consentiamo una pausa di riflessione. Dobbiamo fare in modo tutti, ciascuno nel suo particolare, di uscire dall'incubo di questa depressione che incrosta i nostri cuori e i nostri cervelli. Dobbiamo provare a girare pagina soprattutto psicologicamente affrontando la crisi piuttosto che subendola. E allora condividiamo alcune notizie di attualità che hanno caratterizzato gli ultimi mesi di questo 2013 da dimenticare. Alcuni avvenimenti che ci fanno ben sperare per il futuro più prossimo.

TORNARE COMPETITIVI: "sarebbe bello ma ormai....." E’ il ritornello che ci gira per le orecchie andando in giro per le città italiane. Invece....invece ci sono segnali di stampo opposto che vale la pena cogliere. Sentite questa. Proprio a metà dicembre, a Roma, nel corso di una delle periodiche riunioni dell'Aspen Institute, il più famoso Think Tank italo americano, è emersa una novità, quasi provocatoria per noi italiani ....depressi. Gli specialisti americani del commercio elettronico, infatti, in una seduta della commissione che si occupa del futuro della Rete, hanno segnalato che è in corso una rivisitazione del modello di business di questo straordinario strumento commerciale, in grande espansione in tutto il mondo. Finora si era sempre detto e pensato che la delivery, e cioè la consegna dei prodotti entro le 24 ore della promessa pubblicitaria, fosse il punto cruciale della competizione tra i players del settore. E’ su questo snodo logistico, si diceva, che ci si gioca la reputazione, dando esecuzione con puntualità ed efficienza all'ordine inoltrato dal cliente on-line. Invece, da recenti studi, emerge uno scenario diverso, straordinario per l'opportunità che potrebbe aprire al nostro zoppicante Paese. Perché - sostengono gli esperti americani - invece di investire soltanto sui tempi di consegna non mettiamo il focus anche sull'ultimo miglio della filiera produttiva creando valore aggiunto anche in questo segmento? Proviamo a spacchettare il processo di fabbricazione di prodotti tipo quelli del design o della moda o della gioielleria (tutte eccellenze tipicamente italiane) come se fossimo di fronte ad una attualizzazione del famoso gioco del Lego: tanti piccoli mattoncini colorati che, se montati con cura e arte, possono dare vita ad oggetti di grande valore estetico e funzionale. Bene, sostengono i guru del commercio elettronico mondiale, una pezzo della produzione potrà continuare ad essere fatta in paesi a basso costo di lavorazione ma "l'ultimo miglio" no, quello deve essere affidato ad artigiani che conoscono bene il loro mestiere e che possono completare i semi lavorati con competenza ed esperienza, creando un valore aggiunto finale decisivo per la competitività dell'oggetto. Chi meglio degli italiani è capace di garantire tale qualità e competenza? Nessuno! Dunque attrezzatevi perché stiamo studiando il vostro modello di sviluppo delle PMI e dei vostri distretti industriali a vocazione unica. Sarebbe il colmo dover rispondere che la nostra miopia ci ha fatto svuotare, negli ultimi anni, i distretti, perdendo molte delle eccellenze artigianali tipiche di tutte le regioni italiane. Il segnale è autorevole e affidabile. Meditiamoci sopra e potremo cogliere davvero una opportunità insperata.
LA SICUREZZA NELLA RETE: il recente scandalo americano ha angosciato molti paesi europei e diversi strati della popolazione. Ma come - ci si è detti - il Paese che si proclama da sempre come portatore dei principi più alti, sani e virtuosi della democrazia moderna, nella realtà con l'alibi della nostra difesa e sicurezza, ci spia volgarmente, controllandoci in ogni nostro movimento o in ogni dialogo con terzi. Altroché tutela della privacy, siamo di fronte ad una dolosa e ripetuta violazione dei più elementari diritti della persona umana. Che fare? Accettare tutto all'insegna della ragion di Stato oppure cercare di porre rimedio ad una situazione generale inaccettabile e per questo, potenzialmente idonea a dar vita a conflitti, se non militari, comunque economici e sociali?
Gli stessi americani, protagonisti delle gaglioffate commesse in questi ultimi anni, si sono posti il quesito e hanno promosso un grande summit mondiale a Vancouver, in Canada, a novembre in occasione della ottantesima riunione della IETF, l'associazione internazionale che raggruppa tutti gli ingegneri di Internet. Oltre 1100 specialisti si sono ritrovati per discutere un tema così sintetizzabile: "ci hanno rotto Internet, dobbiamo ripararlo!". Come ci ha raccontato Riccardo Luna sulle colonne di Repubblica, gli ingegneri internauti sono tutti volontari, si autofinanziano e lavorano tutto l'anno divisi in commissioni. Deliberano secondo una procedura condivisa, il RFC (Request for Comments) che da modo poi a tutti i membri di confrontarsi apportando alle delibere originarie modifiche e aggiornamenti. Alla fine del percorso transnazionale ci vuole un largo consenso per addivenire ad una decisione formalmente vincolante per tutti i membri. Il grande protagonista di Vancouver è stato uno studioso newyorkese, Bruce Schneider, che, alla fine dei lavori, ha dichiarato: "Siamo nel mezzo di una battaglia epica per il controllo del cyberspazio. Da una parte ci sono governi e multinazionali dall'altra le persone, i movimenti dal basso, i dissidenti, gli hacker e i criminali. "All'inizio - ha continuato Schneider - hanno prevalso i secondi ma ora le grandi istituzioni hanno reagito e stanno vincendo alla grande. Da come finirà questa battaglia dipenderà il futuro della Rete e del mondo".
La domanda che circolava tra i partecipanti del forum canadese era sempre la solita: è possibile usare la Rete per scoprire i criminali senza con questo limitare i diritti alla privacy dei cittadini? Secondo alcuni studiosi americani la privacy non esiste e ci si stupisce come molti possano pensare che esista davvero. "Io prima dello scandalo della NSA americana pensavo - ha scritto Chris Anderson, uno dei maggiori esperti e conoscitori della Rete nel mondo - che questi spioni fossero cattivi e inefficienti. Ora so che sono sempre cattivi ma almeno sono efficienti e mi proteggono. "Una sana e franca dichiarazione di cinismo che rispecchia però in modo chiaro una filosofia della privacy tipica di molti circoli statunitensi.
Da tenere in conto un ultimo aspetto prima di immergersi nelle discussioni su quale possa essere il modello di convivenza più accettabile per tutti noi cittadini del mondo: le attività spionistiche americane e inglesi hanno aperto dei "buchi" gravissimi nella Rete che oggi tutti possono utilizzare dando origine a scenari apocalittici. A Vancouver per cercare di ovviare a questi rischi si è deliberato di procedere alla riscrittura di molti standard della Rete al fine di renderli più sicuri. Se passasse il principio della necessarietà di cifrare tutte le trasmissioni dei dati circolanti su Internet-questo é uno degli obiettivi enunciati in Canada - i giganti della Rete sarebbero costretti a rivedere il loro modello di business. Qualche segnale in tal senso è già emerso nel momento in cui un colosso come Facebook sta facendo shopping di società specializzate nella trasmissione di dati e fotografie che poi spariscono automaticamente dopo essere state ricevute dal destinatario. Come diceva Schneider siamo in piena guerra per il controllo del cyberspazio e ne vedremo ancora delle belle.
INTERNET E LA CARTA STAMPATA: un'altra guerra economica è in corso tra gli editori tradizionali e quelli del web. In gioco c'è la sopravvivenza del sistema off-line che perde copie giorno dopo giorno a favore dei quotidiani on-line. "La diffusione del web - ha scritto qualche mese orsono sul settimanale Sette del gruppo Rizzoli, Pier Luigi Vercesi - ha spostato in massa capitali e capacità di moltiplicarsi da molti settori dell'economia e della società verso i produttori di tecnologie e i venditori di connessione......per i tecnocrati meno illuminati tutto ciò, vale a dire l'obiettivo finale a cui la tecnologia dovrebbe facilitare l'accesso, è definito "contenuti", generici figli di un dio minore che non meritano remunerazione: i "contenuti" si trovano e si rubano in Rete, quindi sono gratis. Perché la ricchezza deve rimanere tutta a chi produce tecnologie e le innova con i tempi decisi dall'ufficio marketing. Ne consegue l'illusione momentanea, che pagheremo cara, che la professionalità, la cura, la dedizione, l'invenzione e la creatività sono argomenti fasulli messi in campo dalle diverse caste che mirato a tutelare i loro privilegi......la religione del click-tivism, l'attivismo digitale, ci fa sentire grandi senza aver dedicato un giorno a imparare qualcosa.....se Internet è il nostro futuro dobbiamo educarlo ed educarci ad una nuova e complessa forma di convivenza....per questo mi chiedo: è davvero assurdo immaginare che le multinazionali si facciano carico di un acculturamento della Rete che tanto li arricchisce?"
Abbiamo deciso di riportare ampi stralci della nota di Vercesi in quanto solleva una serie di tematiche scottanti sulla Rete e sul suo futuro. Soprattutto con riferimento alla carta stampata e alla sua possibile o improbabile convivenza con il web. Anche su questo argomento però, noi riteniamo che esistano, come succede già in Germania e proprio negli Stati Uniti, forme di coesistenza tra prodotti editoriali tradizionali e quelli on-line. Gli esperimenti portati avanti dal New York Times vanno in questa direzione: investimenti mirati ad rendere possibile un affiancamento tra prodotti cartacei e prodotti digitali con una suddivisione strategica dei compiti e un'offerta di servizi e news differenziata in modo tale da evitare sovrapposizioni e competitività non virtuose. Il business non è, a nostro parere, solo sul web, come i fondamentalisti della Rete sostengono da tempo. C'è spazio sul mercato sia per l'informazione istantanea, tamburellante a rischio però di diventare sincopata come il cinguettio di Twitter; sia per l'approfondimento, per l'analisi più meditata, più approfondita. Bisognerebbe riuscire a leggere questi fenomeni con il cannocchiale del presente senza però rottamare le esperienze passate. Insomma con quel buon senso che costituisce, ahinoi, un valore sempre più raro da trovare.
Buon 2014 a tutti.
Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto è il Senior Partner di R&P Legal. Ha svolto la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale, specializzandosi in materia di diritto industriale, societario e commerciale.

Sito web: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/130-riccardo-rossotto.html

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