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Regolamento UE: maggiori controlli sul dominio .eu

 

Regolamento UE 26 N. 2015/516 in modifica al regolamento CE n. 874/2004, che stabilisce le disposizioni applicabili alla messa in opera e alle funzioni del dominio di primo livello .eu e i principi relativi alla registrazione, pubblicato in gazzetta ufficiale il 27 marzo scorso.

Il 16 aprile 2015 entreranno in vigore le modifiche apportate dal regolamento UE 26 N. 2015/516, pubblicato in gazzetta ufficiale il 27 marzo scorso, che stabilisce le nuove disposizioni applicabili alla messa in opera e alle funzioni del dominio di primo livello .eu oltre ai principi relativi alla registrazione dello stesso, ed è volto altresì a garantire una maggiore sicurezza dei domini .eu, aumentando i controlli sugli abusi. Rispetto alla normativa precedente, il registro potrà effettuare la verifica sulla validità delle richieste di registrazione anche anteriormente e non soltanto, come avveniva fino ad ora, successivamente alla registrazione.
In particolare, le modifiche apportate al regolamento CE n. 874/2004, mirano, da un lato a rafforzare le misure orientate a contrastare gli abusi in fase di registrazione e dall’altro a prevenire possibili rischi di confusione tra nomi a dominio. Tali maggiori controlli, saranno effettuati o, come anticipato, su iniziativa del registro, oppure in seguito all’instaurazione di una controversia riguardante la registrazione di un identico o presunto tale, nome a dominio, diminuendo pertanto i possibili rischi di confusione.
L’introduzione degli IDN, nomi a dominio internazionalizzati, ha infatti aumentato notevolmente la percentuale di confusione tra i nomi a dominio registrati, che creano spesso errori visivi a causa della somiglianza dei diversi caratteri presenti all’interno degli alfabeti delle lingue esistenti sulla terra. Il regolamento permetterà quindi, come auspicato, di ridurre tali rischi mediante l’esecuzione di controlli tecnici in seguito ai quali ai nomi a dominio in questione, potrebbe essere negata la registrazione. In seguito ai maggiori controlli, sarà altresì autorizzato l’utilizzo di taluni caratteri come «ς» (la sigma finale dell’alfabeto greco) il cui uso fino ad oggi non era permesso data la specialità degli stessi. In seguito a consultazioni degli stati membri dell'Unione, dei paesi candidati e degli stati membri dello Spazio Economico Europeo, l'allegato del regolamento CE n. 874/2004 è stato aggiornato al fine di inserirvi nomi a dominio che contengano questi nuovi caratteri.
Importante inoltre notare come la Croazia, paese entrato a far parte dell’Unione Europea nel luglio 2013, ai sensi della modifica dell'art. 8 del regolamento CE n. 874/2004, abbia diritto alla registrazione dei nomi di dominio a lei riservati. Altri stati dei balcani, quali Serbia, Montenegro e Macedonia in quanto paesi candidati ad entrare a far parte dell’ Unione, dovranno, pur non potendo conoscere allo stato l’esito positivo o negativo della propria candidatura, riservare nomi generalmente riconosciuti in modo da eventualmente poterli registrare in seguito. Sarà pertanto necessario, allo scopo di garantire la certezza del diritto negli Stati membri e nei futuri Stati membri, aggiornare altresì gli elenchi figuranti nell'allegato del regolamento CE n. 874/2004 relativamente, tra gli altri, ai concetti geografici e/o geopolitici che interessano l’organizzazione politica o territoriale di tali stati, tenendo conto dei nomi contenenti caratteri che prima non erano disponibili, dei nomi che possono essere riservati e dei nomi che possono essere registrati.
In ultimo, poiché anche all’interno dell’accordo sullo Spazio Economico Europeo saranno recepite le modifiche alla precedente regolamentazione, sarà pertanto consentita la registrazione dei nomi a dominio di primo livello .eu alle imprese che hanno la sede legale, l’amministrazione centrale o il principale centro di attività in Islanda, in Norvegia e nel Liechtenstein, alle organizzazioni stabilite in Islanda, in Norvegia e nel Liechtenstein e ai residenti in Islanda, in Norvegia e nel Liechtenstein.  

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Nuovi top level domains: marchi e Trademark ClearingHouse

Dal 26 marzo 2013 è operativa la Trademark ClearingHouse[1]  (“TMCH”), un database di marchi gestito dall’ICANN al fine di tutelare i titolari di registrazioni di marchio alla luce della liberalizzazione dei domini di primo livello generici. I titolari di una registrazione di marchio possono inserire uno o più marchi nel sistema TMCH al fine di beneficiare di due diversi servizi: il primo (Sunrise Service), permette al titolare di un marchio di registrare nuovi gTLD (generic top level domains) in anticipo usufruendo di una sorta di prelazione per un periodo di 30 giorni (il c.d. “Sunrise Period”), mentre il secondo (Trademark Claims Service) mette al corrente i soggetti interessati alla registrazione di un nuovo gTLD dell’esistenza di dei diritti anteriori sui marchi registrati nella TMCH e avvisa i titolare di marchi registrati nella TMCH dell’intenzione di terzi di registrare un dominio coincidente con tali marchi. 


Il Sunrise Service agevola il titolare del marchio risparmiando allo stesso l’onere di sorvegliare la concessione di nomi a dominio interferenti con le proprie registrazioni poiché tale attività, in caso di adesione al servizio, è delegata all’ente concessionario del gTLD, che è obbligato a notificare a tutti i soggetti registrati presso la TMCH dell’imminente lancio di un nuovo dominio e del connesso periodo di Sunrise. In tale modo il titolare di un marchio accreditato nella TMCH (di cui dev’esser data prova dell’uso) ha possibilità di registrare il dominio prima che lo stesso sia reso disponibile al pubblico.
Il servizio ha un costo per singolo record inserito nel database della TMCH e il che, ad una attenta analisi, evidenzia forse una eventuale problema di tipo economico per chi intende farne un uso ad ampio spettro: i domini generici “liberalizzati” potrebbero essere numerosissimi e volersi assicurare una priorità in molti di questi mediante la TMCH potrebbe avere un costo piuttosto elevato.
Il secondo servizio anticipato, il Trademark Claims Service, consente a coloro che registrano nella TMCH i propri marchi di essere prontamente avvisati qualora un soggetto terzo richieda la registrazione di un nuovo nome a dominio generico gTLD identico a uno dei loro marchi accreditati nella TMCH. Infatti, al richiedente la registrazione del dominio generico è segnalata l’esistenza all’interno del TMCH di un marchio registrato identico al gTLD di cui chiede la registrazione, mettendolo così al corrente del rischio di contestazioni che potrebbe ricevere proseguendo con la registrazione, lasciando tuttavia in capo al soggetto richiedente libertà di scelta (il sistema infatti non blocca in automatico l’iter di registrazione).

Nel caso in cui richiedente prosegua nel richiedere la registrazione del nome a dominio, il titolare del marchio anteriore registrato nel TMCH potrà intervenire instaurando una procedura UDRP o URS (Unified Rapid Suspension[2], una procedura creata unitamente al progetto della TMCH). Gli operatori concessionari dei gTLD sono però obbligati a garantire il claim service solo per i  primi 90 giorni successivi al lancio del gTLD e il che rappresenta probabilmente il maggior limite del servizio.
Tuttavia, va anche tenuto presente un aspetto positivo: l’ICANN consente di registrare nella TMCH non solo la denominazione corrispondente al marchio registrato ma altresì il nome a dominio non completamente identico che il titolare del marchio ha ottenuto in riassegnazione dopo una procedura UDRP (ad esempio “starrbucks” o “niike”), così da evitare il ripetersi del medesimo caso di cybersquatting in relazione al nuovo gTLD.
(Marco Boggetto)

Nota 1: http://newgtlds.icann.org/en/about/trademark-clearinghouse
Nota 2: http://newgtlds.icann.org/en/applicants/urs

 

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Trade descriptions ordinance – unfair trade practices

La pubblicità è sostanzialmente un ponte fra il prodotto e il consumatore, tuttavia, il consumatore si imbatte spesso in messaggi promozionali che "promettono e non mantengono", portando lo stesso a trovarsi in una posizione debole, meritevole di una tutela normativa efficace.

La pubblicità è ingannevole o sleale nei casi in cui la sua presentazione induce in errore o può indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge. A causa del proprio carattere ingannevole e sleale, può pregiudicare il comportamento economico di coloro a cui è rivolta, ledendo o potendo ledere per questo motivo un concorrente. Prendendo spunto dalla relazione “Trade Descriptions Ordinance – Unfair Trade Practices”, esposta a Chicago nel corso del recente meeting AdLaw 2013 dall’ avvocato Charmaine Koo dello studio Deacons di Hong Kong, saranno di seguito descritte le novità normative introdotte nel corso del 2013 nel paese asiatico, volte a tutelare il consumatore da attività pubblicitarie illecite. Nel corso dell’intervento sono stati inoltre descritti interessanti casi pratici che permettono di meglio comprendere le diverse fattispecie da contrastare.
Come anticipato, nel luglio del 2013 è entrato in vigore ad Hong Kong una legge che regola le pratiche commerciali sleali e che, più nello specifico, contrasta le seguenti attività pubblicitarie illecite:

1. descrizioni false;
2. omissioni ingannevoli;
3. pubblicità “esca”;
4. pratiche commerciali aggressive;
5. offerte commerciali fuorvianti;
6. offerta di buoni e voucher inutilizzabili.

Ai sensi della legge appena introdotta un operatore commerciale incorrerà in un illecito qualora, in qualsiasi forma pubblicitaria, descriva beni o servizi in modo falso o fuorviante (ossia quando le descrizioni dei prodotti/servizi non corrispondono alla reale natura dei beni o servizi offerti quanto al metodo di fabbricazione, alla composizione, all'idoneità allo scopo, al prezzo, allo sconto, ai benefici o ai rischi derivanti dall’uso del prodotto, all'identità del venditore, al luogo e data di fabbricazione del prodotto, ecc.)
Delle attività sopra descritte quelle che maggiormente portano il consumatore a ritenere appetibili alcuni prodotti rispetto ad altri, anche alla luce della crisi economica attuale che ha senza dubbio diminuito il potere d’acquisto del consumatore medio, sono quelle relative ai prezzi.
Gli operatori pubblicitari devono fornire le informazioni relative al prezzo di vendita, agli sconti operanti e ai prezzi originali o ridotti in modo tale da non ingannare i consumatori, assicurandosi pertanto che le informazioni rese pubbliche siano congrue e complete. Laddove, per esempio, il prezzo originale assegnato ad un prodotto sia citato insieme al prezzo ridotto, tale prezzo originale, affinché si possa ritenere lecita la diminuzione del costo del prodotto, deve essere un prezzo applicato dal commerciante per un periodo di tempo non limitato.

Per citare un esempio: all’interno di un noto centro commerciale di Hong Kong è stato indicato uno sconto del 90% sul prezzo originale relativamente ad una gamma limitata di bevande appena poste in vendita. Successivamente la pubblicità è stata ritenuta illecita poiché è risultato che il prezzo originale di riferimento non era stato applicato per un sufficiente periodo di tempo e su un congruo numero di prodotti (la gamma di prodotti interessati era infatti inferiore al 10% del totale offerto al pubblico).
Per quanto riguarda l’effettiva disponibilità e veridicità dei prodotti o servizi offerti, la disponibilità descritta mediante i mezzi pubblicitari deve essere garantita indicando in modo preciso le quantità disponibili, le certificazioni ottenute o le eventuali edizioni limitate. Ogni riferimento alle prestazioni e ogni risultato finale relativo all’uso del prodotto in questione dovrà essere provato ed appositamente certificato senza tralasciare alcuna possibile controindicazione.
Un caso specifico portato ad esempio, è stato quello relativo ad un negozio nel quale si certificava la qualità dei servizi offerti all’esterno dello stesso, mediante l’apposizione del logo (QTS) Quality Tourism Service administered by the Hong Kong Tourism Board, ostentando tale riconoscimento per indurre il consumatore a ritenere affidabili i servizi offerti, quando in realtà l’operatore non aveva mai ricevuto la suddetta certificazione.


Una pratica pubblicitaria comune a molti operatori pubblicitari o imprese, è quella relativa alla presentazione di affermazioni esagerate e non veritiere simili a “il miglior dopobarba sul mercato”, “il libro più venduto nel 2011”. Nonostante il consumatore sia normalmente restio a credere in maniera assoluta a tali dichiarazioni, applicando autonomamente una sorta di “filtro personale”, queste dovranno in ogni caso essere garantite ed appositamente provate dagli operatori commerciali affinché possano essere diffuse lecitamente.
Ad oggi, a livello globale, le misure normative come la riforma appena citata non possono considerarsi completamente efficaci, non scongiurando totalmente tentativi di illeciti pubblicitari da parte di operatori o imprese. Nella UE è stata introdotta ormai da qualche anno la Direttiva 2005/29/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno oltre alla Direttiva 2006/114/CE del 12 dicembre 2006 concernente la pubblicità ingannevole e comparativa. Tali Direttive sono state state introdotte in seguito ad un ampio processo di consultazione, prefiggendosi l’obbiettivo di sostituire l’elevato numero di norme nazionali e di decisioni giudiziarie esistenti con un’unica serie di disposizioni comuni. L’uniformità e la trasparenza che queste direttive hanno portato all’interno dell’UE consentono di rassicurare sempre di più i consumatori nei loro acquisti chiarendo i diritti degli stessi e rendendo più semplici gli scambi commerciali transfrontalieri.
Ciò detto in merito ai messaggi ingannevoli, occorre ricordare come spesso gli illeciti posti in essere utilizzino una tecnica pubblicitaria di opposto segno, riconducibile non ad informazioni non veritiere ma bensì ad informazioni omesse o fornite in modo incompleto.
Si parla infatti di omissione ingannevole nei casi in cui un operatore pubblicitario o un impresa omettano o nascondano informazioni rilevanti di un prodotto o servizio oppure forniscano informazioni in modo incomprensibile o ambiguo, impedendo al consumatore di formare in modo libero e completo il proprio convincimento. Tale mancanza di chiarezza informativa relativamente all’oggetto della pubblicità genera nel consumatore idee o convinzioni distorte, che potrebbero portarlo a decisioni di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso in considerazione.
Un caso citato ad esempio dal relatore riguarda un rivenditore di orologi di Hong Kong, che nell’insegna esterna al negozio offriva garanzie genericamente riferibili ad ogni prodotto venduto. Successivamente però, una volta acquistato un prodotto, il compratore veniva a conoscenza che la garanzia era prevista soltanto per i prodotti Casio e non anche per gli altri prodotti offerti dal negozio in questione.

In linea generale quanto più un prodotto sarà semplice meno informazioni di base dovranno essere fornite, mentre per quanto concerne prodotti maggiormente sofisticati come telefoni cellulari o Tv saranno necessarie informazioni più dettagliate relative alla capacità di memoria, alle spese di spedizione, alla possibilità di recedere oltre ovviamente alle informazioni base fornite per ogni prodotto riguardanti il prezzo, le dimensioni ed i materiali utilizzati. Tali informazioni, imprescindibili, dovranno essere fornite in modo chiaro, comprensibile ed inequivocabile; eventuali scritte riportate a caratteri minuscoli saranno infatti considerate ingannevoli e pertanto punibili.
Le informazioni sul servizio o sul bene offerto devono essere portate a conoscenza del consumatore, come ovvio, precedentemente all’acquisto del bene o alla fruizione del servizio, in modo tale che la scelta del consumatore stesso sia conscia e ponderata.
Affinché gli operatori pubblicitari e le imprese possano introdurre nel mercato un annuncio pubblicitario o qualsiasi forma di pubblicità rispettando i dettami delle suddette norme in vigore ad Hong Kong e descritte dall’avvocato Charmaine Koo, gli stessi dovranno garantire che le informazioni diffuse siano complete, fugando ogni dubbio in merito ad eventuali criticità, fornendo inoltre un numero telefonico o indirizzo web che permetta ai consumatori di verificare tali informazioni ed eventualmente richiedere chiarimenti in merito alle stesse.
Ci si troverà invece di fronte ad attività fortemente sleali e pertanto da sanzionare qualora gli operatori influenzino la libertà di scelta o di comportamento del possibile cliente, attraverso l'uso di pratiche ingannevoli, vessatorie o aggressive, persuadendo in maniera fraudolenta i consumatori mediante il rifiuto di mostrare i prodotti offerti o di prendere l'ordine nelle quantità richieste.
Qualora siano ravvisati illeciti, i soggetti potenzialmente responsabili saranno tutti coloro che si trovavano nella posizione di impedire i suddetti illeciti, in particolare dipendenti, agenti amministratori, funzionari e dirigenti delle società che svolgono attività pubblicitaria.
Le sanzioni previste dalla norma appena discussa, laddove siano state esperite azioni legali, possono giungere fino ad un massimo di 5 anni di reclusione con un’ammenda pari a USD 65, 000.

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