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L’esito scontato della conferenza di Dubai

Dai resoconti giornalistici e dalle chiacchierate fatte con alcuni dei protagonisti presenti, la conferenza di Dubai non poteva che finire così. Chiamiamolo fallimento o stallo, cambia poco. Già alla vigilia si sapeva ( gli sherpa delle varie delegazioni non erano infatti riusciti a superare le criticità esistenti)che una parte del mondo ,con Russia e Cina in testa, avrebbe voluto intervenire ,per alcuni “pesantemente”, sulle regole del gioco di Internet, chiedendo maggiori possibilità di controlli locali da parte dei singoli governi. Che l’altra parte del mondo, capitanata dagli gli Stati Uniti e dall’Europa, non avrebbe accettato questa impostazione. Che ,come ha scritto il professor Juan Carlos Martin del Politecnico di Torino “ Gli Stati Uniti hanno scelto di far capire a tutti che l’attuale sistema di governo di Internet non si tocca!”. Ma non solo per ragioni legate all’alto e condivisibile tema della libertà di espressione di tutti ,soprattutto di quei cittadini che vivono in paesi con un notevole deficit di democrazia, ma banalmente perché l’attuale governance di Internet ha un fortissimo DNA americano che il governo di Obama e i grandi operatori  a stelle e strisce non vogliono assolutamente mollare, fino a quando sarà possibile! Ci riferiamo agli organismi come Icann, Letf e Internet Society che svolgono un ottimo lavoro ma sono ovviamente molto americano-dipendenti. Fin qui nulla di nuovo sotto il sole. Proposte di modifica bloccate, maggioranze non raggiunte, stallo…fallimento della conferenza! Ma sotto e dentro questa cornice macro ardono dei carboni accessi molto insidiosi per il  futuro della Rete  e della sua operatività commerciale. A Dubai infatti, nelle segrete stanze dei negoziatori, si è svolto anche un altro durissimo scontro, meno alto nei contenuti, ma più pragmatico nelle prospettazioni. I grandi operatori telefonici ,a cui sono richiesti dai vari governi rilevanti investimenti tecnologici per rendere ancora più efficiente il traffico su Internet, hanno introdotto una proposta-variante non da poco per i ricchi conti economici dei vari Google, Facebook etc : l’applicazione di una tariffa a pagamento per l’uso delle reti. Usate le nostre reti…pagateci un canone, un biglietto ,come in autostrada. Naturalmente si è scatenato un braccio di ferro senza vinti né vincitori ma sintomatico del perché gli americani ,sul tavolo della eventuale rivisitazione della governance di Internet ,non mollano: finchè la stessa rimarrà saldamente nelle loro mani e ,quindi ,in quelle delle lobbies dell’industria dei contenuti, il cambiamento non avverrà. Ma anche su questo argomento non ci si deve sorprendere: siamo di fronte ad una classica guerra di potere economico dove le due parti in campo cercano di prevalere influenzando i legislatori nazionali o sovrannazionali. Quello che mi è parso strano e che spero, nell’immediato futuro, di capire con l’aiuto degli addetti ai lavori è stato il ruolo dell’Europa in questa disfida.  Perchè si è appiattita, direi quasi bovinamente ,sulla posizione americana, avendo ,semmai ,da tutelare la propria industria nazionale composta più da gestori di reti che non di contenuti? Mistero. Altro punto controverso: perché ,stante lo stallo ideologico e anche, come detto, economico-sostanziale, l’Unione Europea non ha assunto una posizione autonoma, provando a stendere una prima piattaforma di proposte di regolamentazione della Rete che, a mio avviso, se non vengono condivise,  entro breve, rischiano di condizionare negativamente e quindi compromettere lo sviluppo del grande mercato del commercio elettronico. Mi riferisco a Privacy, Copyright, sicurezza nei pagamenti etc, solo per citare i più importanti titoli delle questioni aperte e non risolte. Questa è stata una vera occasione persa: questo, a mio avviso, deve diventare il contenuto di una Agenda dei lavori di coloro che hanno a cuore uno sviluppo, certo libero ma regolamentato in maniera virtuosa, anche nell’enforcement  delle decisioni, nel rutilante mondo della Rete. Ma su questo argomento ci ritorneremo presto, potete giurarci!


Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto è il Senior Partner di R&P Legal. Ha svolto la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale, specializzandosi in materia di diritto industriale, societario e commerciale.

Sito web: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/130-riccardo-rossotto.html

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