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Corte di Cassazione Penale: legge sulla stampa e testate on line

autore:

Alberto Fogola

La Corte di Cassazione penale si è recentemente pronunciata sulla questione relativa all’applicabilità della legge sulla stampa (legge n. 47/1946) alle c.d. “testate telematiche”, ossia i siti internet (blog e giornali on line) che diffondono notizie sul web.
Tale decisione, che comunque non ha messo la parola fine a tale problematica, ha stabilito che l’obbligo di registrazione della testata telematica presso la cancelleria del Tribunale sussiste solo nell’ipotesi in cui il titolare voglia beneficiare delle provvidenze economiche previste per l’editoria.

Cass. Pen. 10 maggio 2012 n. 23230. pdf

Commento
La Corte di Cassazione ha recentemente concluso un lungo contenzioso sorto nell’ambito di un procedimento nei confronti del titolare di un sito internet che, non avendo registrato presso la cancellaria del tribunale il proprio giornale di informazione diffuso sul web, era stato condannato per il reato di stampa clandestina di cui all’art. 16 della legge sulla stampa.
Sia in primo grado sia in appello i giudici di merito avevano ravvisato la violazione della normativa sulla stampa sul presupposto che la stessa troverebbe applicazione nel mondo dell’on-line e, quindi, anche nei confronti delle testate telematiche.
I giudici di legittimità, invece, sono giunti ad una conclusione differente sulla base, tra l’altro, di due ragioni. La prima deriva dal fatto che una testata telematica non soddisfa i due requisiti essenziali affinché si possa parlare di stampa, ossia: (i) l’attività di riproduzione tipografica e (ii) la destinazione alla pubblicazione dei risultati di tale attività. La seconda, invece, si basa su un dato normativo: tanto la legge 62/2001 (disciplina sull’editoria), quanto il decreto legislativo 70/2003 (commercio elettronico) prevedono che la registrazione delle testate telematiche abbia finalità esclusivamente amministrative e sia dovuta solo nell’ipotesi in cui il titolare voglia avvalersi della possibilità di usufruire delle provvidenze economiche previste per l’editoria.
Da ciò si ricava che il titolare di un sito internet di informazione (sia esso un blog o un giornale on line), che non voglia usufruire dei benefici riconosciuti dalla legge agli editori, non è tenuto a registrare la propria testata presso la cancelleria del Tribunale con la conseguenza che nei suoi confronti non troverà applicazione alcuna previsione della legge sulla stampa del 1946.
Come anticipato questa decisione della Corte di Cassazione, per quanto autorevole, non sembra aver risolto la problematica in via definitiva. Il legislatore (successivamente alla sentenza in commento), infatti, sembra andare in una direzione diversa che ridimensiona la “libertà” riconosciuta dalla Suprema Corte.
La nuova legge di riordino dei contributi alle imprese editrici del 16 luglio 2012, infatti, prevede che: “Le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero on line, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 Euro, non sono soggetti agli obblighi stabiliti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 […]”. Secondo il Parlamento, dunque, l’obbligo di registrazione sembrerebbe sussistere per tutti  le testate on line i cui editori conseguano ricavi annui superiori ai 100.000 Euro.
A distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, la Corte di Cassazione ed il Parlamento hanno affrontato la medesima problematica, giungendo a soluzioni, almeno apparentemente, differenti, salvo non si ritenga che anche il Parlamento abbia voluto far riferimento a quella stessa finalità meramente amministrativa richiamata dalla Suprema Corte.
Il contrasto tra la recente pronuncia della Corte di Cassazione e l’ultima novella normativa confermano, una volta di più che la battaglia a favore della libertà di informazione sul web, sostenuta da più parti, sia ancora lunga e dall’esito incerto.

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