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Una nuova proposta di legge a tutela della dignità in internet

E’ ancora una bozza ad uno stadio embrionale il progetto di legge presentato dai deputati del Pd Alessandra Moretti e Francesco Sanna. Tuttavia siamo certi che, stante l’attualità degli argomenti che si prefiggono di affrontare – rinnovando trasversalmente l’impianto normativo di codice penale, legge sulla stampa e codice della privacy –  le nuove disposizioni faranno parlare di sé, e non soltanto gli addetti ai lavori.

Quattro articoli che intervengono sulla «tutela dell’identità personale in Internet» (art. 1), in particolare per i minori, sul «diritto all’oblio, aggiornamento e rettificazione dei dati personali» (art. 2) e infine altre «disposizioni in materia di diffamazione e ingiuria» (art. 3 e 4), con in particolare una revisione della disciplina relativa alla diffamazione a mezzo stampa. Di seguito proviamo ad introdurre e presentare il testo così come apparso in rete e sulla stampa di settore, seppur con una eloquente etichetta riportante l’avviso “Bozza non corretta”, che ci ricorda che l’iter parlamentare non è ancora iniziato e che quindi l’eventuale approvazione è ancora molto lontana.

Con l’art. 1 il DDL aggiunge un art. 131-bis al D.Lgs. 196/2003, meglio conosciuto come “Codice della Privacy”. Tale norma – rubricata Tutela dei minori – introduce la possibilità per i genitori di un minore (ovviamente di anni 18) che abbia registrato mediante falsa dichiarazione di maggiore età i propri dati su un sito web”, di inoltrare anche singolarmente una richiesta (non è indicato a chi debba essere inoltrata, tuttavia si potrebbe supporre che si faccia riferimento al fornitore di servizi di comunicazione elettronica”, ossia al soggetto indicato dal secondo comma lett. e) dell’art. 4 del D.Lgs. 196/2003) per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore.

Ma non saranno solo i genitori a potersi rivolgere al Garante in caso di richiesta di intervento in tema di aggiornamento e rettifica dei dati personali. Si introducono, infatti, gli artt. 137-bis e 137-ter (sempre nel Codice della Privacy) in base ai quali l’interessato ha diritto di ottenere l’aggiornamento e l’integrazione dei propri dati personali pubblicati in emeroteche telematiche, secondo gli sviluppi che la notizia abbia avuto,  così come diventa un diritto codificato la deindicizzazione degli articoli pregiudizievoli dai risultati offerti tramite i motori di ricerca. Come già accaduto con il neonato regolamento AGCOM, dunque, l’Autorità amministrativa verrebbe chiamata a svolgere compiti fino ad oggi riservati all’Autorità giudiziaria.

Proseguendo nell’analisi della proposta di legge, e passando all’argomento stampa e diffamazione, con l’art. 3 del DDL si vorrebbero apportare ampie e consistenti novità alla L. 47/1948. Si introduce, innanzitutto, un secondo comma all’art. 1 della legge-stampa, prevedendo l’applicabilità delle norme precedentemente previste anche alle testate giornalistiche on line registrate”. Tale norma parrebbe voler “riequilibrare” quella situazione che – a seguito di numerose sentenze di legittimità (tra tutte Cass. Pen. 35511/2010) e di merito – aveva escluso per le testate online l’applicabilità, in ambito penale, di una serie di norme (tra cui, ad esempio, l’aggravante di cui all’art. 13 L.S. o il reato di cui all’art. 57 c.p.) in quanto confliggenti con il divieto di interpretazione analogica in malam partem della norma penale e, più in generale, confliggente con l’art. 25 Cost.

Una modifica più sostanziosa viene riservata, sempre dall’art. 3 del DDL, all’art. 8 della Legge Stampa in tema di risposte e rettifiche”. Si prevede l’estensione anche alla testata giornalistica online registrata l’obbligo per il direttore – o responsabile – di pubblicare gratuitamente e senza commento, la rettifica, oltretutto non oltre due giorni dalla ricezione della richiesta. Ebbene, così facendo, si eliminerebbe dunque l’attuale situazione di “disparità” tra stampa tradizionale e stampa online rendendo, di fatto, applicabili le sanzioni penali a situazioni prima non disciplinate.

E’ previsto poi che, qualora la rettifica venga pubblicata in ritardo o non venga pubblicata affatto entro i suddetti termini, il richiedente potrà rivolgersi anche in questo caso al Garante della Privacy. Ciò a differenza di quanto avviene oggi  tramite richiesta avanzata al Giudice in composizione monocratica nelle forme del procedimento cautelare civile di cui all’art. 700 c.p.c. Non è chiaro tuttavia se, anche innanzi all’Autorità amministrativa il “richiedente” (o meglio il ricorrente) debba esporre anche il fumus, ossia le ragioni di fondo che giustificano la richiesta di rettifica (e, quindi, anche il fumus in merito alla sussistenza dell’eventuale lesione della dignità personale).

Sempre in tema di diffamazione a mezzo stampa, dopo aver previsto l’abrogazione dell’art. 12 L.S., il DDL Sanna-Moretti si prefigge il compito di riformulare ex novo l’art. 13 della Legge Stampa. Ed è qui si trova la più importante novità della proposta di legge. L’attuale articolo 13, infatti, prevede che nel caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa, consistente nell’attribuzione di un fatto determinato, si applica la pena della reclusione da uno a sei anni e della multa non inferiore a lire 500.000”. Questo articolo rappresenta, attualmente, un’aggravante per il solo reato di diffamazione (non anche per il reato di omesso controllo di cui all’art. 57 c.p.) che eleva la pena detentiva sino al massimo edittale di 6 anni, e comporta, in base all’art. 550 c.p.p., che per il reato di diffamazione a mezzo stampa (secondo l’accezione delimitata dalla Cassazione) consistente nell’attribuzione di un fatto determinato, sia prevista la celebrazione dell’udienza preliminare.

Il nuovo primo comma dell’art. 13, invece, così come disegnato dal DDL, stravolge completamente questa impostazione, introducendo una fattispecie autonoma e speciale rispetto a quella prevista dall’art. 595 c.p. e creando, quindi, una sorta di disparità di trattamento tra i casi di diffamazione “a mezzo stampa” (secondo la nuova definizione dell’art. 1 della L.S. introdotta dal DDL) e gli altri casi di diffamazione. Bisogna, però, evidenziare che l’aggravante ad effetto speciale che si vorrebbe introdurre in base all’ultimo periodo del primo comma del novellato art. 13 prevede l’aggravante del solo fatto determinato falso la cui diffusione sia avvenuta con la consapevolezza della sua falsità. A parte i profili problematici legati alla prova della sussistenza di tale elemento del fatto tipico descritto si crea un discrimine tra la diffamazione dell’art. 13 L.S. e la diffamazione dell’art. 595 c.p. dove, in quest’ultimo caso, non si prevede che il fatto determinato debba anche essere falso. Alla condanna per la diffamazione dell’art. 13 L.S. consegue la pena accessoria della pubblicazione della sentenza e, in caso di recidiva per reato della stessa indole, la pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da uno a sei mesi.

Il progetto di legge vorrebbe introdurre poi un nuovo reato che richiama le pene previste dal primo comma dell’art. 13 per il direttore o vicedirettore responsabile del quotidiano, del periodico o della testata giornalistica, radiofonica o televisiva o della testata giornalistica online registrata che abbia rifiutato di pubblicare le dichiarazioni o le rettifiche previste ex art. 8, prevedendo una sanzione amministrativa pecuniaria da € 8.000 ad € 16.000, nonchè una sanzione penale per il caso di rifiuto.

Sempre in tema di diffamazione, si introdurrebbe una deroga alle norme sulla competenza, probabilmente tenendo a mente, ma disponendo a contrario, le recenti pronunce della Cassazione in tema di competenza territoriale per i casi di diffamazione online (ultimo “nuovo” comma dell’art. 21 L.S.).

Poche le modifiche al reato di ingiuria ex art 594 c.p.: giusto quelle suggerite dalla CEDU nel caso Belpietro contro Italia (ricorso n. 42612/10), ossia la eliminazione della sanzione detentiva, seppur con un sostanzioso incremento della sanzione pecuniaria.

Anche all’art. 595 c.p. (diffamazione) vengono apportate modifiche esigue, e nello stesso senso di quelle previste dall’art. 594, seppur con una – forse ridondante – precisazione e distinzione: l’inserimento, nel terzo comma, dell’inciso “in via telematica”. Checché se ne possa pensare, infatti, l’attuale formulazione del terzo comma dell’art. 595 c.p. (“qualsiasi altro mezzo di pubblicità”) ricomprende già i casi di diffamazione a mezzo internet o, se si preferisce, “in via telematica”.

Destinando eventuali commenti approfonditi all’esito dell’esame del testo eventualmente approvato in Parlamento, non ci rimane che attendere che l’assemblea si confronti sulle tante innovazioni proposte. Data la velocità con cui muta la materia di riferimento, speriamo prima che sia troppo tardi.

Marco Tullio Giordano

Esperto nel settore del diritto penale delle nuove tecnologie.

Sito web: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/189-marco-tullio-giordano.html

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