Il commento, tagliente, quasi severo, mi lasciò esterrefatto.

Mi colpì e mi lasciò impreparato.

Presuntuosamente “saputo” e in realtà ignorante.

Con i suoi grandi e buoni occhi azzurri, il Don mi aveva dato una delle tante lezioni di vita che poi negli anni si sarebbero ripetute.

“Il pietismo non porta da nessuna parte … anzi, può diventare negativo”.

“Il modo migliore per stare con i miei ragazzi, quello che loro, magari inconsciamente, sognano, è un confronto normale. Da pari. Non viziato da pietismo”.

Riarrotolai la mia “cassetta” personale e capì perché il commento del Don mi aveva colpito come un pugno.

In fondo il pietismo è un’arma che noi “presunti” normali adottiamo nei confronti di una persona meno fortunata. Che ci fa pena. Che ci squarcia dei sensi di colpa dettati da una differenza fisica o psicologica.

Di qui si scatenano condotte apparentemente dolci, comprensive, pazienti, arrendevoli che ammantano il nostro senso di colpa e lo riducono.

Cerchiamo di aiutare il meno fortunato socializzandogli dosi di pietismo, anche virtuoso e in buona fede.

In realtà non facciamo altro che peggiorare la situazione di squilibrio. Ad evidenziare al nostro interlocutore che lo consideriamo diverso, meno fortunato, bisognoso di comprensione e attenzioni particolari.

Innestiamo anche una spinosa cultura dell’alibi che non aiuta il protagonista nel suo faticoso cammino di riscatto.

Normalità – predica Don Andrea – normalità che vuol dire trattamento alla pari senza sconti, senza zone franche psicologiche”.

I suoi ragazzi crescono così. Giocano a calcio, a pallavolo, a rugby, mischiandosi con i loro coetanei e vincendo, perdendo e arrabbiandosi come tutti: quando sono sostituiti durante la partita o richiamati bruscamente dalla “panchina” se sbagliano o sono distratti o indolenti.

Questa in sintesi è la formula straordinaria che Don Andrea applica per i suoi giovani ragazzi.

Una peculiarità formativa che ci ha fatto scattare, a noi di R&P, la voglia di dargli una mano, di partecipare ad un progetto che possa essere utile all’educazione e alla vita di questi ragazzi meno fortunati di noi.

Non possiamo non esserci, di fianco a voi” abbiamo detto e proposto a Don Andrea e così è nata la sponsorizzazione alla Giu.Co, l’associazione sportiva sociale Onlus che racchiude i tesserati nelle varie discipline sportive che impegnano quotidianamente i vari ragazzi del Don, della Scuola del Cottolengo.

Una grande lezione di vita, come dicevo all’inizio, di cui dobbiamo essere grati a Loro per averci accettati come sponsor.

D’ora in avanti in questa finestra del nostro sito pubblicheremo le foto delle varie squadre sponsorizzate impegnate sui vari fronti sportivi.

Chi vuole aiutare Giu.Co, può farlo inviando una donazione a questo conto corrente:

BANCA INTESA SANPAOLO

SEDE TORINO

IBAN        IT05O0306909606100000155489

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