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Sempre prededucibili i crediti sorti in funzione di una procedura concorsuale

La Suprema Corte, con ordinanza n. 12017 del 16.5.2018, ha definitivamente confermato l’orientamento secondo il quale i crediti sorti in funzione di una procedura concorsuale (nella fattispecie, per la redazione della relazione ex art. 161, c. 3 L.F.) sono riconosciuti in prededuzione proprio per la loro intrinseca strumentalità alla procedura, a tal fine non rilevando in alcun modo la concreta utilità che ne possa derivare per la massa dei creditori.

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Domanda di concordato non ammessa e successivo fallimento: i criteri per la consecuzione tra procedure concorsuali

La Cassazione, con l’ordinanza n. 9290 del 16.4.2018, ha affermato che la sola proposizione della domanda di concordato preventivo, anche se non ammesso, costituisce elemento sufficiente per consentire che, in caso di successivo fallimento, sia ipotizzabile la consecuzione tra procedure, con la specificazione che occorre sempre tenere in considerazione la continuità dello stato di crisi patrimoniale e l’effettiva consistenza della finestra temporale tra le due procedure, cosicché se questa risulta eccessivamente ampia, non potrà riscontrarsi la predetta consecuzione sostanziale.

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La sentenza dichiarativa di fallimento è condizione obiettiva di punibilità

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza c.d. “Santoro” n. 13910 del 2017, di cui sono state depositate le motivazioni il 22 marzo 2017, ha affermato che la sentenza dichiarativa di fallimento, nei reati di bancarotta prefallimentare, è da considerarsi come condizione obiettiva di punibilità ex art. 44 c.p. e non come elemento costitutivo del reato in quanto si tratta di un evento estraneo alla sfera volitiva dell’agente e che non aggrava l’offesa cagionata ai creditori. Viene quindi ristretta l’area del penalmente rilevante ai soli casi in cui alle condotte che offendono gli interessi dei creditori, segua la dichiarazione di fallimento. Ne derivano conseguenze rilevanti, in particolare per quanto riguarda il termine di prescrizione che decorre quindi dalla data della sentenza dichiarativa di fallimento e per quanto riguarda la competenza territoriale, che appartiene al giudice del luogo nel quale si è verificata la condizione.

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Bancarotta e amministratore di fatto

Il Tribunale di Varese, II sezione penale, con sentenza depositata il 18 gennaio 2017, ha assolto un imputato di bancarotta fraudolenta, accusato di aver prelevato indebitamente denaro dai conti correnti della società e di altre distrazioni commesse nella qualità di amministratore di fatto, in quanto è stato provato che lo stesso non svolgesse alcun incarico amministrativo o di gestione della società. L'imputato non partecipava alle riunioni strategiche convocate, né aveva deleghe bancarie. Inoltre i compensi ottenuti – anch’essi contestati quali distrazioni - erano giustificati dall'attività commerciale svolta in virtù di un regolare contratto a progetto e non erano abnormi.

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Il socio di società di persone non fallita può accedere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento

Il Tribunale di Prato, con la sentenza del 16 novembre 2016, ha stabilito che è consentito al socio illimitatamente responsabile di una società di persone non fallita ricorrere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento (nel caso di specie mediante la liquidazione dei beni ai sensi dell’art. 14 – ter della L. 27 gennaio 2012, n. 3), non integrando la fallibilità del socio per estensione ai sensi dell’art. 147 L.F. un’ipotesi preclusiva di accesso alla procedura, essendo comunque consentito al curatore in tale eventualità acquisire l’attivo nel frattempo conservato a tutela dei creditori.

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Spetta ai creditori sociali dimostrare la “non coincidenza” tra sede legale ed effettivo centro di interessi della società

La Corte di Cassazione a sezioni unite, con la sentenza 26 maggio 2016 n. 10925, ha stabilito che, in caso di trasferimento della sede legale all’estero, è onere dei creditori che hanno presentato istanza di fallimento provare i fatti idonei a vincere la presunzione di coincidenza tra sede statutaria ed effettivo centro di interessi della società, non essendo possibile attribuire alla medesima l’onere di provare il reale trasferimento della sede sociale.

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La chiusura della procedura fallimentare in presenza di cause pendenti

Il Tribunale di Bergamo, con sentenza del 14 gennaio 2016, ha stabilito, ai sensi del novellato art. 118, comma 1, n. 3 L.F., che la pendenza di cause attive, il cui esito favorevole comporti l’acquisizione di ulteriori risorse monetarie, non preclude la chiusura del Fallimento e autorizza il curatore a non cancellare la società dal Registro delle Imprese e a mantenere aperti il conto corrente e la partita IVA intestati alla procedura.

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La Commissione Rordorf ha chiuso i lavori per la riforma delle procedure concorsuali

In data 29 Dicembre 2015, la Commissione (presieduta da Renato Rordorf), istituita al fine di elaborare proposte di interventi di riforma, ricognizione e riordino della disciplina delle procedure concorsuali, ha completato i propri lavori, trasmettendo al Governo uno schema di legge delega, accompagnato da una Relazione esplicativa, in cui si delineano i contorni di una proposta di riforma organica  delle procedure concorsuali.

Le proposte della Commissione sono provvisorie e destinate ad essere elaborate. Lo scopo della riforma, ad ogni modo, è quello di giungere all’abrogazione della legge fallimentare vigente (R.D. 267 del 16 marzo 1942) e della copiosa normativa successivamente emanata in tema di crisi d’impresa, nell’ottica di una gestione unitaria del fenomeno dell’insolvenza.

Le principali proposte possono essere così brevemente riassunte:

  • sostituzione del termine “fallimento”, con il termine “liquidazione giudiziale”, in conformità alla tendenza manifestatasi nell’ambito dei principali Paesi di civil law,  al fine di eliminare la connotazione negativa che tale fenomeno tende ad assumere. Secondo il progetto della Commissione, peraltro, tale liquidazione giudiziale dovrebbe consistere in una procedura più snella rispetto al fallimento, pur senza stravolgerne i caratteri fondamentali. Le novità che si vorrebbero introdurre riguardano, tra le altre:
  • - la fase di liquidazione dell’attivo tramite procedure volte a consentire, con l’ausilio delle moderne tecnologie telematiche, migliori prospettive di soddisfazione delle ragioni dei creditori;- i poteri del curatore, destinati ad essere ampliati;- l’istituto dell’attuale concordato fallimentare, destinato ad essere incentivato ove il debitore non abbia fatto ricorso alla procedura di concordato preventivo e apporti risorse che incrementino in modo apprezzabile l’attivo;
  • la fase di liquidazione dell’attivo tramite procedure volte a consentire, con l’ausilio delle moderne tecnologie telematiche, migliori prospettive di soddisfazione delle ragioni dei creditori;
  • i poteri del curatore, destinati ad essere ampliati;
  • l’istituto dell’attuale concordato fallimentare, destinato ad essere incentivato ove il debitore non abbia fatto ricorso alla procedura di concordato preventivo e apporti risorse che incrementino in modo apprezzabile l’attivo;
  • modifiche alle ordinarie norme di competenza dell’autorità giudiziaria, tenuto conto dell’evidente necessità di specializzazione dei magistrati dedicati, con assegnazione delle procedure d’insolvenza di maggiore rilevanza in capo alle sezioni specializzate in materia di impresa e la ripartizione delle rimanenti procedure tra un numero ridotto di Tribunali, in possesso di un adeguato organico. Conseguentemente, solo le procedure di sovraindebitamento rimarrebbero di competenza del tribunale individuato secondo le regole ordinarie;
  • semplificazione delle regole processuali tramite la creazione di unico procedimento per l’accertamento giudiziale della crisi (intesa come pericolo di futura insolvenza) e dello stato di insolvenza dell’impresa;
  • introduzione ed incentivazione di una fase preventiva ed extragiudiziale di allerta - la cui gestione viene prospettata in capo ad un’apposita sezione degli Organismi di composizione della crisi, già oggi contemplati dalla normativa in materia di sovraindebitamento - finalizzata all’adozione di misure di riorganizzazione ed all’eventuale composizione negoziale assistita della crisi in sede stragiudiziale, al fine di pervenire ad una precoce ristrutturazione di imprese sane in difficoltà e di evitare la degenerazione della crisi in stato d’insolvenza;
  • con riferimento all’istituto del concordato preventivo, la Commissione ha ribadito il favore per il cd. concordato in continuità, mantenendo, in ogni caso, la possibilità di ricorrere al concordato liquidatorio qualora gli apporti di terzi consentano di soddisfare le ragioni dei creditori in misura maggiore rispetto alla liquidazione giudiziale;
  • possibilità per i terzi di domandare l’ammissione alla procedura di concordato non solo tramite proposte concorrenti, ma tramite proposizione della stessa domanda di concordato;
  • modifica della disciplina dei piani attestati di risanamento e degli accordi di ristrutturazione. A titolo esemplificativo, si segnala la proposta di eliminazione della soglia del 60% dei crediti di cui all’art. 182bis L.F., purché sia attestata l’idoneità dell’accordo alla soddisfazione integrale e tempestiva dei creditori estranei;
  • incentivazione dell’esdebitazione, ad esempio consentendone l’operatività di diritto nei casi di insolvenze di portata limitata;
  • riordino della disciplina del sovraindebitamento e armonizzazione con le altre discipline dell’insolvenza;
  • limitazione della procedura di liquidazione coatta amministrativa a casi eccezionali, in cui la necessità di liquidare la società discenda, più che dallo stato di insolvenza, da procedimenti amministrativi volti a sanzionare gravi irregolarità nella gestione della medesima;
  • contenimento degli oneri di prededuzione;
  • riduzione del numero dei privilegi ed introduzione dell’istituto della garanzia mobiliare non possessoria;
  • maggiore specificità della disciplina delle procedure concorsuali in casi di gruppi di società, colmandone gli attuali vuoti normativi;
  • riordino della disciplina dell’amministrazione straordinaria, con particolare focus in ordine alle finalità conservative del patrimonio produttivo, riservata ad imprese riferibili come “strategiche” sugli assetti economici ed occupazionali di intere aree.

 

Si attendono, pertanto, gli ulteriori sviluppi dell’iter legislativo dello schema di legge delega appena esposto.

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Riconoscimento all'avvocato del privilegio ex art. 2751 bis c.c. - Biennio anteriore

Il Tribunale di Monza con sentenza del 27 ottobre 2015 ha stabilito che, stante l’impossibilità di segmentare la prestazione professionale dell’avvocato in più fasi e l’imprescindibilità, nella determinazione del compenso, di una valutazione globale dell’attività svolta, per il riconoscimento ai crediti dell'avvocato del privilegio ex art. 2751-bis c.c. è irrilevante il limite del biennio anteriore.

 

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