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Applicabilità della disciplina delle S.p.A. alle S.r.l: la lettura del Tribunale di Milano

Il Tribunale di Milano – Sezione specializzata in materia di impresa – pronunciandosi sulla validità della delibera assembleare di S.r.l. adottata in assenza del voto di un socio astenutosi per conflitto d’interessi, ha affermato la inapplicabilità alle S.r.l. dell’art. 2368, co. 3, c.c., dettato in materia di S.p.A.

Con sentenza n. 11289/2017, il Tribunale ha, invero, ritenuto di escludere l’applicazione analogica della suddetta norma alle S.r.l., sottolineando la piena autonomia e le diverse logiche sottese alla disciplina dei due modelli societari.

A seguito della riforma societaria del 2003, l’applicazione analogica delle diverse discipline appare possibile solo nel caso di esistenza di una lacuna legis e di successiva verifica di una identità di ratio delle discipline oggetto di interesse.

Con particolare riguardo al funzionamento dell’organo assembleare, il Legislatore, in tema di S.p.A, ha disposto una disciplina di carattere imperativo, che prevede limitate ipotesi di deroga statutaria. Per le S.r.l., invece, sono previste disposizioni costruite su un generale rinvio alla autonomia statutaria. Inoltre, non è contemplato alcun rinvio alla disciplina della S.p.A., salvo quanto previsto dall’art 2479-ter, ultimo comma, c.c..

Alla luce di quanto sopra, ad opinione del Tribunale di Milano, l’autonomia statutaria tipica della disciplina delle S.r.l. e il mancato rinvio alla disciplina delle S.p.A. non sembrano consentire un’applicazione analogica della disciplina delle S.p.A.

Il Tribunale di Milano sulla natura della responsabilità da abuso di dipendenza economica

La sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano, con sentenza del 6 dicembre 2017, delinea un confronto tra la responsabilità da abuso di posizione dominante e quella da abuso di dipendenza economica.

Nella lettura offerta dal Tribunale, peraltro in linea con la più recente giurisprudenza di legittimità, il primo titolo di responsabilità attiene alle “disposizioni dirette a tutelare il processo concorrenziale in relazione all’assetto di mercato”, mentre il secondo è regola sussumibile all’interno della “disciplina dei rapporti contrattuali tra le parti, con finalità che possono prescindere dalla loro incidenza sui meccanismi concorrenziali”.

Come sottolineato da molti Commentatori, tale qualificazione della natura della responsabilità da abuso di dipendenza economica comporta una “estensione” della responsabilità contrattuale, con particolare riferimento ai casi in cui la dipendenza derivi da eventi estranei alla sfera di controllo del soggetto responsabile.

La sentenza ribadisce, poi, che il divieto di abuso di dipendenza economica si applica alla generalità delle tipologie contrattuali, nonostante la sedes materiae prescelta dal Legislatore (Legge 18 giugno 1998, n. 192, disciplina della subfornitura).

I danni punitivi nuovamente al vaglio della Cassazione

Con la sentenza n. 16601 del 5 luglio 2017 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, chiamate a pronunciarsi sulla riconoscibilità di una sentenza straniera contenente la condanna al risarcimento di danni ultracompensatori, sono tornate sul tema della compatibilità con il nostro ordinamento dei c.d. punitive damages.  

In passato la Suprema Corte aveva ripudiato il concetto di danni punitivi sancendone l’estraneità rispetto al nostro sistema risarcitorio e affermando il carattere monofunzionale della responsabilità civile, che avrebbe il solo fine di restaurare la sfera patrimoniale del soggetto danneggiato. Con la pronuncia in commento le Sezioni Unite hanno superato questa analisi.

In particolare, i giudici di legittimità evidenziano come l’istituto della responsabilità civile abbia subito, nel corso degli ultimi anni, una profonda evoluzione, che ha comportato l’emersione, accanto alla preponderante e primaria funzione compensativo-riparatoria tradizionale, di ulteriori funzioni, tra cui quella deterrente, o dissuasiva, e quella sanzionatorio-punitiva. Da ciò deriva la possibilità di riconoscere la sentenza straniera che condanni il soggetto danneggiante al risarcimento di danni puntivi.

L’impatto del principio enunciato  non deve, tuttavia, essere sopravvalutato, in quanto la stessa Corte precisa che la finalità sanzionatoria, pur astrattamente compatibile con l’ordinamento italiano, non consente ai giudici “di imprimere soggettive accentuazioni ai risarcimenti che vengono liquidati” senza preventiva intermediazione legislativa.

Pubblicità comparativa tra negozi con caratteristiche diverse: i limiti delineati dalla Corte di Giustizia

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è recentemente pronunciata in merito alla legittimità della pubblicità comparativa avente ad oggetto i prezzi praticati fra punti vendita di dimensioni diverse.  Nel  caso di specie la campagna pubblicitaria di Carrefour poneva a confronto i prezzi praticati nei propri ipermercati confrontati con quelli applicati nei supermercati della concorrente Intermarché. Sul punto la Corte ha ricordato che, in forza della direttiva 2006/14, la pubblicità comparativa deve confrontare obiettivamente i prezzi e non risultare ingannevole per il consumatore: pertanto dovrà censurarsi la pubblicità qualora, nel confrontare operatori che possiedono punti vendita di dimensioni e tipologie diverse, la comparazione non sia riferita a negozi appartenenti alla medesima tipologia e aventi le stesse dimensioni e tale diversità non sia propriamente portata all’attenzione del consumatore.

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La tutela risarcitoria in materia di diritto della concorrenza: pubblicato il Decreto Legislativo n. 3/2017

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 3/2017 che, in attuazione della direttiva 2014/104/UE, disciplina sotto il profilo sostanziale e processuale la tutela risarcitoria per le violazioni in materia di diritto della concorrenza.

Il risarcimento può essere domandato per qualunque danno subito a seguito della violazione delle disposizioni di diritto della concorrenza, nel quale rientrano le disposizioni degli artt. 101 e 102 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea e degli artt. 2, 3 e 4 della legge 287/1990 e qualunque altra disposizione, nazionale od europea, volta a perseguire le medesime finalità di tali disposizioni.

Particolarmente rilevante risulta la previsione dell'art. 18 del Decreto, che prevede la competenza funzionale  inderogabile dei tre uffici giudiziari di Milano (per il Nord Italia), Roma (per il Centro) e Napoli (per il Sud).

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