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Il termine di un anno per l’azione di garanzia contro l’appaltatore scatta dal momento in cui il venditore conosce i difetti e le loro cause

La seconda sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 594 del 14 gennaio 2019, ha stabilito che il termine di un anno per la denunzia dei gravi difetti della costruzione di un immobile, a pena di decadenza dall’azione di responsabilità contro l’appaltatore, decorre dal giorno in cui il committente consegua una sicura conoscenza dei difetti e delle loro cause, e che, pertanto, tale termine può essere postergato all’esito degli accertamenti tecnici necessari a comprendere la gravità dei vizi medesimi.

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Se i lavori vengono ridotti, l’appaltatore ha diritto all’equo compenso

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 15584 del 15 giugno 2018, ha stabilito che deve ritenersi dovuto l’equo compenso per le variazioni in diminuzione che eccedono il quinto delle quantità originarie ordinate dalla stazione appaltante nella realizzazione dell’opera pubblica, dovendosi ritenere che in tal caso si presuma il grave pregiudizio economico per l’appaltatore.

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Il committente non è tenuto al risarcimento nei confronti del dipendente dell’appaltatore

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 29582/2017, ha stabilito che la responsabilità per la violazione dell’obbligo di adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro si estende al committente, solo ove lo stesso si sia reso garante della vigilanza relativa alla misura da adottare in concreto e si sia riservato i poteri tecnico organizzativi dell’opera da eseguire. Non è configurabile, quindi, una responsabilità del committente in re ipsa e cioè per il solo fatto di avere affidato in appalto determinati lavori ovvero un servizio. Va esclusa, pertanto, un’applicazione automatica del principio secondo cui il dovere di sicurezza è riferibile, oltre che al datore di lavoro (di regola, l’appaltatore), anche al committente.

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Il committente che sospende il pagamento per inadempimento dell’appaltatore non è tenuto al pagamento degli interessi di mora

La II Sezione Civile della Corte di Cassazione, con ordinanza n. 21315 del 14 settembre 2017, ha stabilito che il contraente che si avvale legittimamente del diritto di sospendere l’adempimento della propria obbligazione pecuniaria a causa dell’inadempimento dell’altro contraente (nel caso di specie, l’appaltatore) non può essere considerato in mora e non è tenuto, pertanto, al pagamento degli interessi moratori, non essendo applicabile l’art. 1224 c.c., se non nei limiti in cui detta eccezione è proporzionata all’adempimento della controparte.

Nei contratti sinallagmatici, come quello di appalto, la valutazione della proporzionalità è rimessa all’apprezzamento del Giudice di merito e va effettuata in termini oggettivi, vale a dire con riferimento all’intero equilibrio del contratto e alla buona fede.

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Se i ladri entrano in un’abitazione utilizzando i ponteggi montati dall’appaltatore, il condominio non risponde dei danni

La III Sezione Civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 15176 del 20 giugno 2017, ha escluso che, in caso di furto reso possibile dall’omessa adozione delle necessarie misure di sicurezza in relazione all’impalcatura di proprietà e/o installata, come nel caso in oggetto, dall’appaltatore per effettuare lavori nello stabile condominiale, possa automaticamente sussistere a carico del condominio committente una responsabilità, oggettiva o presunta, da ‘custodia’ della struttura, se il condominio ha semplicemente consentito l’installazione dell’impalcatura.

Potrà casomai sussistere a carico del condominio, se provata, una responsabilità ordinaria per colpa, in concorso con quella dell’appaltatore, per omissione degli obblighi di vigilanza sull’attività di quest’ultimo.

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Il proprietario/venditore risponde dei vizi dell’edificio condominiale anche se viene citato dall’amministratore senza la delibera dei condomini e se ha appaltato i lavori a una ditta terza

Con ordinanza n. 9911 del 19.4.2017, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’amministratore è legittimato a citare in giudizio il costruttore ai sensi dell’art. 1669 c.c. per ottenere l’eliminazione dei difetti di costruzione, che possano mettere in pericolo la sicurezza dell’edificio, anche senza una preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea. Inoltre, a rispondere nei confronti del condominio è l’originario proprietario del terreno, nonché venditore delle unità immobiliari, ancorché egli avesse materialmente appaltato ad un terzo i lavori edilizi. Ciò poiché l’azione di responsabilità ex art. 1669 c.c. può essere esercitata non solo dal committente contro l’appaltatore ma anche dall’acquirente contro il venditore.

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L’appaltatore risarcisce i condomini anche se la rovina dell’edificio deriva da lavori di mera ristrutturazione

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 7756 del 27 marzo 2017, hanno stabilito che l’art. 1669 c.c., in forza del quale l’appaltatore è responsabile per dieci anni nei confronti del committente in caso di rovina o gravi difetti degli edifici, si deve applicare anche alle opere di ristrutturazione edilizia ed agli interventi manutentivi e modificativi di lunga durata su immobili preesistenti, e non solo alle opere di nuova costruzione.

Ciò in ragione del fatto che la nozione di “gravi difetti”, presente nell’art. 1669 c.c, sposta il baricentro della tutela dall’incolumità dei terzi alla compromissione del normale godimento del bene. La disciplina, quindi, può essere applicata a tutti gli interventi di ampio respiro edilizio.

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L’appaltatore non ha diritto al risarcimento se la sua riserva non è iscritta dopo il blocco dei lavori

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 11647 del 7 giugno 2016, ha stabilito che, in tema di appalto di opera pubblica,  l’appaltatore non ha diritto ad ottenere alcun risarcimento se non ha formulato la sua riserva contro la sospensione dei lavori appena si è reso contro che tale sospensione avrebbe potuto danneggiarlo.

Quando i lavori sono bloccati per una ragione che l’impresa ritiene insussistente, in quanto non prevista né dalla legge né dall’accordo contrattuale, l’appaltatore non può provvedere solo alla ripresa dei lavori ma deve eccepirlo immediatamente, inserendo la sua riserva nel verbale di sospensione e iscrivendo regolare domanda nel registro di contabilità, altrimenti finisce per aggravare il compenso complessivo a carico della stazione appaltante.

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