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Matteo Visigalli

Matteo Visigalli

Svolge la propria attività nel dipartimento di Litigation, occupandosi di contenzioso giudiziale nazionale e prestando assistenza su questioni relative alla responsabilità contrattuale e extracontrattuale.

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Il locatore non può rifiutare la restituzione dell’immobile se il danno deriva dal normale uso

Il Tribunale di Taranto, con sentenza n. 1493/2016, ha stabilito che il locatore non può rifiutare di essere reimmesso nel possesso dell’immobile, per via della presenza di danni, qualora siano riconducibili all’uso del bene e rientrino tra le opere di manutenzione ordinaria, come tali spettanti al proprietario.

Secondo il Tribunale, infatti, il rifiuto della locatrice alla riconsegna delle chiavi è legittimo solo in caso di riscontro di danni determinati da innovazioni o da gravi violazioni imputabili al conduttore, fermo restando il suo diritto ad agire in giudizio per ottenere il ristoro dei danni che ritiene di aver subito.

I movimenti sul conto corrente non sono opponibili alla banca in caso di mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto

Con sentenza n. 4113 del 2.3.2016 la Cassazione ha sancito che i movimenti sul conto corrente contenuti nell’estratto conto ricevuto dal cliente, in difetto di tempestiva contestazione, si presumono leciti.

A fronte della contestazione, mossa all’istituto di credito, di avere permesso ad un soggetto senza delega di operare sul conto di una società, la Corte ha chiarito che l’approvazione (sia pur tacita) dell’estratto implica il riconoscimento della “regolarità e la riferibilità a sé delle operazioni suddette, sostanzialmente ratificandole per quanto eseguite da un soggetto non indicato tra i legittimati”.

Gli estratti conto non contestati si presumono quindi conformi alle disposizioni impartite dal correntista, gravando su quest’ultimo l’onere di provare l’esistenza di fatti contrari al loro contenuto.

Risarcimento quadruplo se l’assicurazione non liquida subito il sinistro

Nel caso in cui le compagnie assicurative decidano di resistere in giudizio anche se, in base alla loro competenza in materia, è evidente l’obbligo di corrispondere il risarcimento dovuto, il Giudice può condannarle ad versare al danneggiato, oltre alla liquidazione del sinistro, anche un’ulteriore somma a titolo di danno punitivo pari sino a 4 volte l’ammontare delle spese di lite.

Il principio, che emerge dalla sentenza del Tribunale di Tivoli n. 2428/2015, punisce l’atteggiamento delle Compagnie Assicuratrici le quali, secondo quanto ritenuto dal Giudice “hanno interesse ad allungare i tempi della liquidazione resistendo in giudizio, nel palese tentativo di indurre le parti ad accettare le somme inferiori al dovuto in tempi brevi o, al contrario, a sottostare ai lunghi tempi della giustizia”.

Tale condotta, secondo il Tribunale, qualora tollerata “si tradurrebbe, inevitabilmente, in un vantaggio economico che, in un’ottica imprenditoriale, è destinato sempre e comunque ad alimentare il contenzioso, stante gli evidenti vantaggi che per l’impresa assicurativa ne derivano”.

Al proprietario dell’immobile occupato spetta il risarcimento anche in caso di locazione nulla

Il Tribunale di Taranto, con sentenza del 12.11.2015, ha stabilito che anche in caso di locazione nulla (nel caso, per mancata registrazione del contratto) il proprietario può ottenere il risarcimento per indebita occupazione.
Secondo la Corte, l’obbligo risarcitorio trova fondamento nell’art. 1571 c.c., secondo cui il proprietario ha diritto ad ottenere la “restituzione del godimento del bene concesso” , che si concretizza nella “restituzione del suo equivalente monetario”.
Di conseguenza, dalla nullità sorge il diritto in capo al proprietario, che pure ha concorso a determinarla, ad ottenere la restituzione del valore economico del godimento del bene concesso all’altra parte, ossia una indennità di occupazione.

L’onere di attivare la mediazione obbligatoria grava sul solo opponente

E’ il principio recentemente stabilito dalla Corte di Cassazione (Sentenza n. 24629/2015), che ha composto il conflitto esistente tra le Corti di merito in relazione alle conseguenze della mancata attivazione della procedura di mediazione obbligatoria nell’ambito dei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo.
La Cassazione ha stabilito che, nel caso in cui il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo venga rinviato per consentire alle parti di introdurre il tentativo obbligatorio di mediazione ex D.Lgs. 28/2010, il relativo onere grava sul solo Opponente.
Di conseguenza, l’effetto della mancata introduzione è l’improcedibilità del solo giudizio di opposizione e il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo opposto, che diviene quindi definitivo.

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