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Acquisto banche dati: ne risponde anche l’acquirente

Una società, operante attività di marketing, non è esente da responsabilità con riferimento al trattamento dei dati contenuti in una lista anagrafica generata da una diversa società, nel caso in cui tali dati siano stati acquisiti senza un valido consenso informato dell’interessato. L’acquirente, anche se non raccoglie i dati personali e non effettua materialmente invio di comunicazioni promozionali, deve considerarsi titolare del trattamento.

http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1885765

Commento
Con provvedimento del 5 aprile 2012, il Garante per la protezione dei dati personali si è pronunciato sul trattamento dei dati personali tratti da un questionario compilato on-line, su segnalazione di un utente, che aveva denunciato la ricezione di numerose chiamate (indesiderate) a carattere promozionale da parte di una importante società che opera nel settore dell’energia, nonostante l’intestatario avesse iscritto il numero nel Registro pubblico delle opposizioni.
Nel corso del procedimento, è emerso che la società che aveva effettuato la chiamata promozionale non aveva estratto i dati dagli elenchi telefonici, ma li aveva acquisiti da una nota azienda “che si occupa di generazione di anagrafiche con consenso per il marketing diretto”. Durante l’istruttoria il Garante ha accertato che la società cedente i dati non aveva acquisito un valido consenso informato dall’interessato e ha ordinato il blocco dei dati trattati in violazione di legge.
Il Garante, inoltre, ha analizzato la posizione della società acquirente e ne ha affermato la responsabilità nonostante quest’ultima, per espresso accordo con la società cedente, non aveva alcun accesso ai dati personali degli utenti ma si limitava “a dettare i criteri di individuazione dei nominativi da contattare senza alcuna ingerenza nel trattamento dei relativi dati”.  Nonostante tale circostanza, infatti, l’Autorità ha ritenuto che la società acquirente “deve essere considerata titolare del trattamento delle informazioni personali dei destinatari delle iniziative commerciali adottate in suo nome e per suo conto. A questa società competono, infatti, le decisioni di cui all’art. 4, comma 1, lett. F) del Codice”. D'altro canto diversamente argomentando, continua il Garante, “anche avuto riguardo ad un punto di vista squisitamente contrattuale, ci si troverebbe di fronte ad una pattuizione - il richiamato accordo … - nella quale il sinallagma proprio del negozio giuridico posto in essere (e cioè la fornitura, verso corrispettivo, delle liste di dati personali di interessati che hanno acconsentito alla ricezione di iniziative di carattere commerciale) risulterebbe di fatto alterato, dal momento che quei dati sarebbero destinati, nella formale volontà dei contraenti, a permanere nella sfera giuridica del soggetto fornitore. Questi, infatti, si limiterebbe a riversarli ai propri responsabili, senza possibilità alcuna per l'acquirente di poterne disporre, nonostante il pagamento del relativo prezzo; con l'innegabile vantaggio di tenere indenne la società acquirente  da oneri, obblighi e responsabilità connessi all'esercizio della titolarità.”
In conclusione, secondo il Garante, l'oggetto stesso del contratto risulterebbe illecito poiché si realizzerebbe in tal modo un indiretto risultato elusivo delle norme imperative del Codice che disciplinano, appunto, obblighi, oneri e responsabilità del titolare del trattamento di quelle informazioni.
(A.B.)

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Banche dati online: EXPO GUIDE sanzionata

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato le pratiche commerciali scorrette poste in essere da Expo Guide.

La società in questione ha, infatti, registrato nel suo data base i dati relativi a 247.000 società italiane che avevano partecipato ad eventi fieristici, senza alcuna preventiva autorizzazione da parte delle stesse all’utilizzo dei propri dati.

La società Expo Guide inviava poi alle società in questione una comunicazione commerciale in cui si richiedeva di verificare, ed eventualmente rettificare, i dati unilateralmente inseriti nel data base telematico presente sul sito www.expo-guide.com denominato “Guida per fiere ed espositori”.

Ciò, in verità, al solo fine di promuovere la sottoscrizione presso la società contattata di un oneroso abbonamento pluriennale ad un servizio di annunci pubblicitari a pagamento, ottenuta mediante un indebito condizionamento del processo decisionale del destinatario, influenzato dai toni  fortemente intimidatori della comunicazione. Nella richiamata comunicazione si paventava, infatti, alla società contattata  che, in difetto di riscontro e di compilazione del modulo allegato, essa sarebbe stata cancellata dall’evento fieristico prescelto. La minaccia risultava ancora più credibile posto che detta comunicazione risultava inserita in una busta con il logo della manifestazione fieristica a cui la società risultava effettivamente iscritta. E, come evidenziato dall’Autorità, “tanto la mancata partecipazione all’esposizione, quanto la cancellazione dei propri dati aziendali dall’almanacco digitale della fiera o dagli archivi dell’ente organizzatore, anche successivamente all’evento stesso, costituiscono per le microimprese un mancato guadagno, nonché la frustrazione delle aspettative di migliore e più diffusa pubblicizzazione dei propri prodotti e servizi e di aumento della clientela”.

Tale elemento, unitamente alla constatazione dell’erroneità ed incompletezza dei dati riportati nel modulo, induceva il destinatario della comunicazione a rettificare i dati ivi riportati ed a inoltrarli alla Expo Guide. Nel periodo compreso tra gennaio 2012 e giugno 2013, ben 3185 società hanno riscontrato la comunicazione commerciale Expo Guide all’esito della pratica commerciale scorretta sopra descritta.

La richiesta di pagamento della prima rata dei corrispettivi dovuti veniva poi inviata successivamente alla scadenza del termine di esercizio del diritti di ripensamento, onde evitare l’esercizio tempestivo di tale diritto da parte della società che aveva dato riscontro alla precedente comunicazione.

A questo punto scattava una pressante procedura di recupero del credito che si articolava in ripetute diffide, inviate anche tramite società di recupero del credito, con minaccia di ricorso ad azioni giudiziarie.

Tale pratica commerciale è stata giudicata dall’AGCM in violazione degli articoli 20, 24, 25, comma 1, lett. d) ed e), nonché 26, comma 1, lett. f) del Codice del Consumo. A parere dell’Autorità “sia l’espediente della pre-iscrizione non richiesta, che le modalità ed i termini adoperati per veicolare la comunicazione commerciale relativa all’offerta del servizio a pagamento, costituiscono elementi necessari per esercitare un’indebita pressione sul processo decisionale delle microimprese, facendolo sfociare nell’acquisto di un servizio non richiesto di annunci pubblicitari a pagamento”.

Parimenti aggressiva è stata giudicata la pratica di ripetuti invii di solleciti di pagamento ad opera di un apposito ufficio denominato “Reparto legale” e della società di diritto cipriota International Credit Assesment Agency, con richiesta di somme, di volta in volta, incrementate per “Interessi e spese di mora” e con la minaccia di agire giudizialmente per il recupero coattivo del credito con ancora maggiori esborsi.

A fronte di dette pratiche è stata irrogata ad Expo Guide S.C. una sanzione amministrativa pecuniaria di euro 500.000,00. 

Per una lettura integrale della decisione si rinvia al link http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/4097-ps9026-provv-19-feb-2014.html .  

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