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Letizia Catalano

Letizia Catalano

Svolge la sua attività nel settore del diritto penale, con particolare riferimento ai reati contro il patrimonio e della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ex D. Lgs. 231/2001.

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Infortunio sul lavoro: esclusa la responsabilità dell’ente per carenza del requisito dell’interesse e vantaggio

Il Tribunale di Fermo ha assolto l’ente imputato in un processo penale per l’infortunio occorso ad un lavoratore mentre era intento a lavorare presso un macchinario non munito di protezioni adeguate.

Il Tribunale, pur ritenendo sussistente la penale responsabilità del datore di lavoro, ha invece escluso la responsabilità amministrativa dell’ente affermando, da un lato, che la sola mancata adozione del Modello ex D. Lgs. 231/2001 non basta a fondare la responsabilità dell’ente e, dall’altro, che è necessaria la prova che il reato sia stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente stesso, intesi quale risparmio di spesa o aumento della produttività. Nel caso sottoposto al giudizio del Tribunale, la condotta rappresentava invece il risultato di una semplice sottovalutazione dei rischi o comunque di una cattiva considerazione delle misure di prevenzione necessarie.

Niente più obblighi di comunicazione antiriciclaggio per l’Organismo di Vigilanza

Il D. Lgs. 25 maggio 2017, n. 90, entrato in vigore lo scorso 4 luglio, ha eliminato l’obbligo di comunicazione antiriciclaggio posto a carico dell’Organismo di Vigilanza ex D. Lgs. 231/2001. Di conseguenza i suoi componenti non sono più assoggettabili alle sanzioni penali della reclusione fino ad un anno e della multa da 100 a 1.000 euro previste dalla precedente normativa.

Il nuovo art. 46 del D. Lgs. 231/2007, infatti, pone a carico del Collegio Sindacale, del Consiglio di Sorveglianza e del Comitato per il controllo sulla gestione l’obbligo di comunicazione, eliminando di fatto ogni riferimento all’Organismo di Vigilanza che, nel testo previgente, era inserito nell’art. 52 del Decreto tra i destinatari dell’obbligo di comunicazione.

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Mancata svalutazione di crediti inesigibili e falso in bilancio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.  29885/2017 del 9 maggio 2017 (dep. 15 giugno 2017), ha ribadito l’importanza dei principi contabili nella predisposizione del bilancio di una società. Tali principi, infatti, secondo la Suprema Corte, rappresentano dei criteri tecnici generalmente accettati che consentono una corretta appostazione e lettura delle voci del bilancio. Da essi è possibile discostarsi solo fornendo una adeguata informazione e giustificazione. Nel caso sottoposto al vaglio della Corte di Cassazione un credito inesigibile dal 2007 non era stato svalutato del 90% nel bilancio della società, come invece stabilito dai principi contabili, determinando così una lesione degli interessi dei creditori, dei soci e, in generale, dei terzi.

Elusione fraudolenta del Modello e composizione dell’Organismo di Vigilanza: nuova pronuncia della Corte di Cassazione

La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 52316 del 9 dicembre 2016, si è pronunciata ancora una volta sul concetto di “elusione fraudolenta” del Modello e sulla composizione e attività dell’Organismo di Vigilanza.

In primo luogo, riprendendo la nota sentenza del caso Impregilo,  ha affermato che il concetto di frode deve consistere in una condotta ingannevole, falsificatrice, obliqua, subdola, ovvero di aggiramento di una norma imperativa non essendo sufficiente, invece, la semplice violazione della stessa. In secondo luogo, la Corte ha affermato l’inidoneità di un Organismo di Vigilanza  non in grado di garantire indipendenza e autonomia (nel caso di specie era composto da un amministratore appartenente al medesimo gruppo societario, da un commercialista di “fiducia” della proprietà e da un soggetto apicale della Società). 

 

Responsabilità ex D. Lgs. 231/2001 e caporalato

La Legge n. 199/2016, recante “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro in nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”, entrata in vigore il 4.11.2016, ha modificato il reato di “Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” previsto dall’art. 603 bis c.p. Il reato, che punisce sia gli intermediari che i datori di lavoro, è stato inserito, inoltre, nell’art. 25 quinquies, comma 1, lett. a) del D. Lgs. 231/2001, ampliando la categoria dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti. L’illecito dell’ente viene punito con la sanzione pecuniaria da 400 a 1.000 quote, nonché con le sanzioni interdittive previste dall’art. 9, comma 2, D. Lgs. 231/2001 (es. l’interdizione dall’esercizio dell’attività).

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Interesse e vantaggio dell’ente condannato per un infortunio sul lavoro

La Corte di Cassazione, Sezione IV penale, con la sentenza n. 24697 del 20 aprile 2016 (dep. 14 giugno), è tornata ad occuparsi della responsabilità di una società in caso di infortunio sul lavoro, affermando la sussistenza di un interesse o di un vantaggio a favore dell’ente, pur trattandosi di delitto colposo.

In particolare, secondo la Suprema Corte di Cassazione, “interesse” e “vantaggio” esprimono due concetti diversi e alternativi: il primo consiste in una valutazione ex ante e si realizza allorché la persona fisica, pur non volendo il verificarsi dell’evento, ha consapevolmente agito allo scopo di conseguire un’utilità per l’ente; il secondo, invece, si concretizza quando la persona fisica, ha violato sistematicamente le norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro perseguendo una riduzione dei costi ed un contenimento della spesa, con conseguente massimizzazione del profitto.

Depositate le motivazioni della sentenza delle Sezioni Unite sulle false comunicazioni sociali e sul “falso valutativo”

Dopo l’informazione provvisoria, già pubblicata dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione il 31 marzo scorso, sono state depositate le motivazioni della sentenza n. 22474 sulla rilevanza penale del “falso valutativo”.

La Suprema Corte, risolvendo il contrasto giurisprudenziale sorto in seno alla Quinta Sezione Penale, ha affermato il seguente principio di diritto: “sussiste il delitto di false comunicazioni sociali, con riguardo alla esposizione o alla omissione di fatti oggetto di valutazione se, in presenza di criteri di valutazione normativamente fissati o di criteri tecnici generalmente accettati, l’agente da tali criteri si discosti consapevolmente e senza darne adeguata informazione giustificativa, in modo concretamente idoneo ad indurre in errore i destinatari delle comunicazioni”.

La Corte di Cassazione si pronuncia sulla presunta responsabilità dei membri dell’Organismo di Vigilanza

Esclusa la responsabilità penale dell’Organismo di Vigilanza ex D. Lgs. 231/2001 per non aver portato a conoscenza del Consiglio di Amministrazione le asserite manchevolezze in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro nell’ambito di alcuni cantieri navali.

Secondo la Sezione I penale della Corte di Cassazione, infatti, sarebbe difficile ipotizzare una responsabilità in capo ai componenti dell’O.d.V. per non aver adottato le cautele che le situazioni di pericolo avrebbero richiesto nel caso oggetto del suo esame.

In questo modo la Suprema Corte ha aderito alla dottrina prevalente che esclude la configurabilità di un obbligo giuridico di impedire il reato altrui da parte dell’O.d.V., quale organo preposto alla valutazione dell’architettura astratta dei presidi e dei controlli adottati dalla Società.

Responsabilità 231 per il reato commesso dalla società incorporata

La sesta Sezione della Corte di Cassazione - chiamata a pronunciarsi sul riscorso presentato dalla Società Saipem S.p.a., condannata per il reato di corruzione internazionale commesso dalla Società incorporata Snamprogetti S.p.a., prima della incorporazione - ha ribadito che il fenomeno della fusione non produce l’estinzione delle società fuse o incorporate che continuano ad esistere come soggetti unificati con il soggetto risultante dalla fusione o incorporazione. Conseguentemente, quest’ultimo risponde dei reati dei quali erano responsabili gli enti partecipanti alla fusione. Del resto, le operazioni di due diligence offrono alla società incorporante le garanzie per essere consapevole dei rischi nell’acquisire una società “attinta da illeciti amministrativi”.

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Istituita una commissione per la riforma del D. Lgs. 231/2001

A quindici anni dall’entrata in vigore del D. Lgs. 231/2001, il Ministro della Giustizia e il Ministro dell’Economia e delle finanze hanno costituito una Commissione per la modifica del Decreto recante la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”.

La Commissione ha il compito di rilanciare le politiche di prevenzione e di formulare proposte per la modifica della normativa, con l’obiettivo di contrastare la criminalità economica.

Al contempo, l’associazione dei componenti degli Organismi di Vigilanza (“AODV”) ha pubblicato una “Proposta di riforma del D. Lgs. 8 giugno 2001 n. 231” elaborata all’esito di un percorso di studio e ricerca che ha coinvolto professionisti operanti in diversi ambiti di attività.

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