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Inammissibile l’azione revocatoria nei confronti del fallimento

La Corte di Cassazione, con la sentenza a Sezioni Unite n. 30416 del 23.11.2018, ha affermato come, posta l’indiscussa natura costitutiva dell’azione revocatoria, non è ammissibile il suo esercizio nei confronti del fallimento, stante l’applicazione, in sede concorsuale, della regola della cristallizzazione della massa passiva alla data della dichiarazione dello stato di insolvenza.

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Sempre prededucibili i crediti sorti in funzione di una procedura concorsuale

La Suprema Corte, con ordinanza n. 12017 del 16.5.2018, ha definitivamente confermato l’orientamento secondo il quale i crediti sorti in funzione di una procedura concorsuale (nella fattispecie, per la redazione della relazione ex art. 161, c. 3 L.F.) sono riconosciuti in prededuzione proprio per la loro intrinseca strumentalità alla procedura, a tal fine non rilevando in alcun modo la concreta utilità che ne possa derivare per la massa dei creditori.

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Domanda di concordato non ammessa e successivo fallimento: i criteri per la consecuzione tra procedure concorsuali

La Cassazione, con l’ordinanza n. 9290 del 16.4.2018, ha affermato che la sola proposizione della domanda di concordato preventivo, anche se non ammesso, costituisce elemento sufficiente per consentire che, in caso di successivo fallimento, sia ipotizzabile la consecuzione tra procedure, con la specificazione che occorre sempre tenere in considerazione la continuità dello stato di crisi patrimoniale e l’effettiva consistenza della finestra temporale tra le due procedure, cosicché se questa risulta eccessivamente ampia, non potrà riscontrarsi la predetta consecuzione sostanziale.

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La sentenza dichiarativa di fallimento è condizione obiettiva di punibilità

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza c.d. “Santoro” n. 13910 del 2017, di cui sono state depositate le motivazioni il 22 marzo 2017, ha affermato che la sentenza dichiarativa di fallimento, nei reati di bancarotta prefallimentare, è da considerarsi come condizione obiettiva di punibilità ex art. 44 c.p. e non come elemento costitutivo del reato in quanto si tratta di un evento estraneo alla sfera volitiva dell’agente e che non aggrava l’offesa cagionata ai creditori. Viene quindi ristretta l’area del penalmente rilevante ai soli casi in cui alle condotte che offendono gli interessi dei creditori, segua la dichiarazione di fallimento. Ne derivano conseguenze rilevanti, in particolare per quanto riguarda il termine di prescrizione che decorre quindi dalla data della sentenza dichiarativa di fallimento e per quanto riguarda la competenza territoriale, che appartiene al giudice del luogo nel quale si è verificata la condizione.

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Bancarotta e amministratore di fatto

Il Tribunale di Varese, II sezione penale, con sentenza depositata il 18 gennaio 2017, ha assolto un imputato di bancarotta fraudolenta, accusato di aver prelevato indebitamente denaro dai conti correnti della società e di altre distrazioni commesse nella qualità di amministratore di fatto, in quanto è stato provato che lo stesso non svolgesse alcun incarico amministrativo o di gestione della società. L'imputato non partecipava alle riunioni strategiche convocate, né aveva deleghe bancarie. Inoltre i compensi ottenuti – anch’essi contestati quali distrazioni - erano giustificati dall'attività commerciale svolta in virtù di un regolare contratto a progetto e non erano abnormi.

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Il socio di società di persone non fallita può accedere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento

Il Tribunale di Prato, con la sentenza del 16 novembre 2016, ha stabilito che è consentito al socio illimitatamente responsabile di una società di persone non fallita ricorrere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento (nel caso di specie mediante la liquidazione dei beni ai sensi dell’art. 14 – ter della L. 27 gennaio 2012, n. 3), non integrando la fallibilità del socio per estensione ai sensi dell’art. 147 L.F. un’ipotesi preclusiva di accesso alla procedura, essendo comunque consentito al curatore in tale eventualità acquisire l’attivo nel frattempo conservato a tutela dei creditori.

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Spetta ai creditori sociali dimostrare la “non coincidenza” tra sede legale ed effettivo centro di interessi della società

La Corte di Cassazione a sezioni unite, con la sentenza 26 maggio 2016 n. 10925, ha stabilito che, in caso di trasferimento della sede legale all’estero, è onere dei creditori che hanno presentato istanza di fallimento provare i fatti idonei a vincere la presunzione di coincidenza tra sede statutaria ed effettivo centro di interessi della società, non essendo possibile attribuire alla medesima l’onere di provare il reale trasferimento della sede sociale.

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La chiusura della procedura fallimentare in presenza di cause pendenti

Il Tribunale di Bergamo, con sentenza del 14 gennaio 2016, ha stabilito, ai sensi del novellato art. 118, comma 1, n. 3 L.F., che la pendenza di cause attive, il cui esito favorevole comporti l’acquisizione di ulteriori risorse monetarie, non preclude la chiusura del Fallimento e autorizza il curatore a non cancellare la società dal Registro delle Imprese e a mantenere aperti il conto corrente e la partita IVA intestati alla procedura.

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