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La prima sentenza del Tribunale Supremo spagnolo in tema di responsabilità giuridica dell’Ente

Il Tribunale Supremo spagnolo interviene per la prima volta in tema di responsabilità giuridica dell’Ente. La Ley 1/2015 ha introdotto tale forma di responsabilità modificando il “codigo penal” all’art. 31-bis, comma 2. La sentenza riguarda un eclatante caso di traffico di stupefacenti (6000 kg di cocaina importati dal Venezuela alla Spagna) e sicuramente non rappresenta, in fatto, un precedente significativo, ma dal punto di vista giuridico contiene numerosi spunti interessanti  in tema di inquadramento dell'autore del reato all'interno della struttura societaria.

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Responsabilità 231 dell’ente per infortunio sul lavoro ed assenza di modello organizzativo

Con la sentenza allegata il Tribunale di Milano ha stabilito che una società deve essere ritenuta responsabile ai sensi dell’art. 25 septies comma 2 Dlvo 231/2001 nel caso di un infortunio sul lavoro della durata di giorni 53, qualora la stessa non abbia adottato alcun modello organizzativo, non siano stati ottemperati gli obblighi del datore di lavoro come impresa affidataria dei lavori all’interno di un capannone di altra società sussistendo tra appaltatore e committente un difetto di coordinamento che abbia causato le lesioni patite dall’infortunato.

Il Giudice ha stabilito altresì che occorre verificare in concreto se la condotta di violazione di norme cautelari sia idonea a costituire un vantaggio per l’ente sotto il profilo del risparmio di spese e di generico contenimento dei costi di gestione nonché di accelerazione del ciclo produttivo.

Il Tribunale ha condannato l’ente, a seguito di giudizio abbreviato, alla sanzione di € 21.500 non ritenendo applicabile la circostanza attenuante della riparazione prevista dall’art. 12 lett.a), sia per l’assenza del Modello anche al momento del giudizio, sia per la mancata riconducibilità del risarcimento del danno all’ente stesso (il risarcimento era stato effettuato dal committente dei lavori).

Tribunale di Milano, sez IX, 15/10/2015 (dep. 28/10/2015)

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D.Lgs 231: le modifiche previste dal DL 93 del 14 agosto 2013

Il 17 agosto scorso è entrato in vigore il D.L. 93/2013, rubricato “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere”. Tale decreto (c.d. Decreto “Femminicidio”, in quanto contenente anche norme con l'obiettivo di prevenire il femminicidio e proteggere le vittime di abusi) ha introdotto una nuova serie di reati presuppostI relativi alla responsabilità amministrativa degli enti ex D.Lgs. 231/2001.


A seguito di tale riforma, l’art. 24-bis, comma 1, del D.Lgs. 231/2001  – delitti informatici e trattamento illecito di dati – è stato integrato come segue (in neretto e sottolineate le nuove ipotesi di reato):
“1. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 615-ter, 617-quater, 617-quinquies, 635-bis, 635-ter,635-quater, 635-quinquies e 640-ter, terzo comma del codice penale nonché dei delitti di cui agli artt. 55, comma 9, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e di cui alla parte III, Titolo III, capo II del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da cento a cinquecento quote.”

Pertanto, le nuove fattispecie di reato riguardano:
- La frode informatica (art. 640-ter, terzo comma, c.p.) che punisce l’alterazione del funzionamento di un sistema informatico o telematico, aggravato se il fatto è commesso con sostituzione dell’identità digitale. Scopo dell'intervento normativo è, infatti, anche quello di implementare la tutela dell'identità digitale al fine di aumentare la fiducia dei cittadini nell'utilizzazione dei servizi on-line e porre un argine al fenomeno delle frodi realizzate (soprattutto nel settore del credito al consumo) mediante il furto di identità. Le nuove norme puniscono, dunque, più gravemente le frodi realizzate mediante l'accesso abusivo al sistema informatico e l'indebito utilizzo dell'identità digitale altrui, prevedendo in tali casi la pena della reclusione da due a sei anni (anziché quella da 6 mesi a 3 anni) e una multa da 600 fino a 3.000 euro.
- L’indebito utilizzo di carte di credito o di pagamento (art. 55, comma 9, del D.Lgs. 231/2007) che punisce chi utilizza indebitamente o falsifica o altera carte di credito o di pagamento o qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante.
- I delitti (ma non le contravvenzioni) in materia di violazione della privacy previsti dal D.Lgs. 196/2003 - artt. 167, 168 e 170) relativi: al trattamento illecito di dati; alla falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante; alle misure di sicurezza dei dati personali oggetti di trattamento; all’inosservanza dei provvedimenti adottati dal Garante. Particolare attenzione dovrà quindi prestarsi ai provvedimenti generali del Garante in tema di trattamento dei dati del lavoratore. A livello pratico, sarà importante prevedere un corretto assetto organizzativo e gestionale in ordine al trattamento dei dati personali, con particolare riferimento alla designazione del responsabile e dell’incaricato del trattamento dati. Conseguentemente, potrebbe essere utile già da ora (ri)prevedere l’obbligo di predisporre ed aggiornare il Documento Programmatico sulla Sicurezza (DPS) – abolito dal decreto legge n. 5 del 9 febbraio 2012 (noto come “Semplifica Italia”) – riorganizzando un Sistema di Gestione per la Sicurezza dei Dati (SGSD).

Da notare che la novità legislativa sopracitata è attualmente al vaglio delle Camere parlamentari, che dovranno pronunciarsi in merito alla conversione del D.L. 93 del 14 agosto 2013 entro la data perentoria del 14 ottobre p.v., pena la decadenza della riforma con efficacia ex tunc.

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