Call Us +39 011 55.84.111

Piero Magri

Piero Magri

Avvocato esperto in diritto penale dell’impresa, con esperienza nell’ambito dei reati aziendali, reati societari e fallimentari, reati contro la Pubblica Amministrazione nonché a tutela della reputazione.

Profilo: http://www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/138-piero-magri.html

Pene accessorie nella Bancarotta: possono essere inferiori alla pena principale

Con sentenza del 28 febbraio le Sezioni Unite hanno statuito che le pene accessorie previste per la bancarotta (come la sospensione dalle cariche direttive delle persone giuridiche) non solo non devono essere più automaticamente di durata decennale, alla luce della recente sentenza n. 222 del 5 dicembre 2018 della Corte Costituzionale, ma possono essere determinate in concreto dal giudice in base ai criteri della discrezionalità di cui all’art. 133 c.p.

Nuove norme Anticorruzione

La Camera dei Deputati ha approvato il 19 dicembre in via definitiva il cd. DDL Anticorruzione – A.C.1189.

Tra le novità introdotte, oltre alla parziale riforma dell’istituto della prescrizione, che entrerà in vigore il primo gennaio del 2020, salvo auspicabili ulteriori novità invocate dall’Accademia e per le quali si è appena tenuta l’astensione delle Camere Penali, si debbono segnalare:

Validità del Trust e condotta ingannatoria per il reato di sottrazione fraudolenta

Il Tribunale di Roma, in una importante sentenza depositata il 16 ottobre 2018 relativa alla gestione di un Trust statunitense creato da un noto artista americano, ha statuito che non sussiste il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ex art. 11 D.lvo 74/2000 contestato ai trustee, in assenza di condotta artificiosa o uno strategemma tendente a sottrarre le garanzie patrimoniali all’esecuzione del Fisco.

Sicurezza sul lavoro e responsabilità dell’ente ex dlgs 231 : interesse e risparmio di costi

Il GIP di Vicenza ha emesso lo scorso 3 ottobre 2018 decreto di archiviazione nei confronti di un ente indagato ai sensi del Dlgs 231/01 per un infortunio sul lavoro occorso nel suo stabilimento ad un dipendente di una cooperativa terza per un problema di attrezzature sul lavoro di proprietà dell'ente.

La normativa antiriciclaggio e la clausola di non trasferibilità sull’assegno: sanzioni sproporzionate?

di Piero Magri e Benedetta Guastoni

 

Limiti e condizioni all’utilizzo di assegni bancari e postali ed assegni circolari

Il D.lgs. 231/07 prevede, fin dalla sua entrata in vigore, che i moduli di assegni bancari e postali debbano essere rilasciati dalle banche e da Poste Italiane S.p.a. già muniti della clausola di non trasferibilità (art. 49 comma 4 d.lgs. 231/07) e che solo su espressa richiesta del cliente, dietro pagamento di un’imposta di bollo, possano essere forniti carnet di assegni “in forma libera”.[1]

Con il D.L. 201/2011 è stata inserita la soglia di 1.000 euro, oltre alla quale, nel caso in cui l’assegno risulti privo della clausola di non trasferibilità, vengono comminate le sanzioni pecuniarie, notevolmente inasprite dal D.lgs. 90/2017, di recepimento della IV Direttiva Antiriciclaggio.

Nello specifico, dall’entrata in vigore del Decreto, quindi dal 4 luglio 2017, per il trasferimento di assegni privi della clausola di non trasferibilità e/o dell’indicazione del beneficiario, è stabilita una sanzione pecuniaria amministrativa di importo compreso tra i 3.000 e i 50.000 euro.

Si tratta di una disciplina ben più severa della precedente che, ricordiamo, calcolava l’ammontare della sanzione sulla base dell’importo trasferito con l’assegno, all’interno di un range compreso tra l’1 e il 40 per cento dello stesso.

La ratio della norma è chiara: la mancata apposizione del nome del beneficiario o della clausola di non trasferibilità non assicurano la piena tracciabilità della transazione, con il conseguente sospetto che la stessa sia stata disposta per finalità di riciclaggio del denaro.

I soggetti destinatari

Grazie ad una norma interpretativa - inserita nel corpo dell’art. 27 del D.lgs. 141/2010 (comma 1 ter primo periodo) dall’art. 18 comma 2 del D.lgs. 169/2012 - si ritiene che costituiscano violazione l’emissione, il trasferimento e la presentazione all’incasso di assegni privi della clausola di non trasferibilità o del nome o della ragione sociale del beneficiario.

I soggetti obbligati, quindi tutti i soggetti indicati all’art. 3 del D.lgs. 231/07, devono inviare entro trenta giorni una comunicazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze dando atto dell’infrazione o dell’irregolarità riscontrata (art. 51 D.lgs. 231/07).

Il procedimento sanzionatorio e l’oblazione

A seguito della segnalazione inviata da parte del soggetto obbligato, ad esempio da parte dell’istituto bancario presso il quale è stato versato l’assegno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, invia una formale contestazione dell’infrazione al responsabile.

A questo punto, per colui che riceve la contestazione, si aprono due strade: il pagamento dell’oblazione, con conseguente immediata chiusura del procedimento, o l’inizio di un procedimento amministrativo, che si concluderà con l’emissione di un decreto da parte del MEF.

La prima strada è molto semplice e quasi automatica.

L’art. 65 comma 9 del D.lgs. 231/2007 conferma l’applicabilità, alla violazione in questione, del pagamento in forma ridotta e quindi dell’oblazione, di cui all’art. 16 della Legge 689/1981.

Pertanto, viene inserita all’interno della contestazione l’indicazione dell’ammontare dell’importo dell’oblazione che consente di estinguere la sanzione mediante il pagamento della stessa entro sessanta giorni dalla notifica.

L’importo viene calcolato sulla base del maggior vantaggio per il soggetto incolpato e può quindi alternativamente essere pari ad un terzo del massimo della sanzione, oppure al doppio del minimo, oltre le spese del procedimento.

Ciò tuttavia a condizione che la violazione non riguardi un importo superiore a 250.000 euro e che il soggetto non si sia già avvalso della medesima facoltà per analoga violazione, il cui atto di contestazione sia stato ricevuto nei 365 giorni precedenti alla notifica.

In presenza dei presupposti sopra richiamati, sarà dunque sufficiente procedere al pagamento dell’importo ridotto per concludere la procedura.

Nel caso in cui invece si decida di non aderire all’oblazione, è possibile inviare deduzioni difensive entro trenta giorni dalla notifica della contestazione.

Si attiverà a questo punto un procedimento amministrativo nel corso del quale è prevista la facoltà di chiedere l’audizione personale, di produrre documenti ed inviare osservazioni alla Ragioneria Territoriale dello Stato e quindi, sostanzialmente di dimostrare la propria buona fede, fornendo valide giustificazioni a quanto accaduto.

L’iter amministrativo potrà concludersi, laddove ne ricorrano gli estremi, con un provvedimento di proscioglimento totale o con l’irrogazione di una sanzione inferiore all’importo dell’oblazione, ma anche, in caso negativo, con una sanzione molto più elevata - sempre entro il limite di 50.000 euro stabilito dalla disciplina.

Va inoltre tenuto presente che, nel caso in cui al termine del procedimento venga irrogata una sanzione, permane la possibilità di chiedere la riduzione di un terzo.

Ne deriva che la sanzione minima concretamente applicabile, è pari ad € 2.000, cifra in molti casi inferiore a quella calcolata per l’oblazione.

Avverso il decreto emesso dal MEF potrà inoltre essere proposto ricorso, anche personalmente, al Tribunale del luogo di commissione della violazione, entro trenta giorni dalla notifica.

Le critiche e le raccomandazioni

I casi recentemente messi in luce dalla cronaca hanno evidenziato che nella maggioranza delle ipotesi, più che di tentativi di riciclare denaro si tratta di mere disattenzioni commesse in buona fede da cittadini ancora in possesso di assegni emessi in epoca antecedente al 2008.

Per questo motivo, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in linea con le osservazioni contenute nel parere della Commissione Finanze, sta valutando la possibilità di modificare l’apparato sanzionatorio riconducendolo ad un regime maggiormente ispirato a ragionevolezza e proporzionalità tra l'importo trasferito e la sanzione.

Dall’indagine condotta dal MEF per analizzare la consistenza del fenomeno è emerso che, a fronte di circa 1700 assegni contestati, nessuna sanzione è ancora irrogata ai sensi della nuova normativa e gli incolpati hanno scelto in poco più di cento casi, di pagare l’oblazione.

Appare quindi possibile, che la normativa attualmente in vigore venga nuovamente modificata, con un ritorno alla precedente sanzione compresa tra l’1 e il 40 per cento dell’importo trasferito o con una riduzione dei limiti edittali e quindi dell’importo minimo di 3.000 euro e dell’importo massimo, pari a 50.000 euro.

Merita inoltre di essere considerato che si è ancora in attesa delle indicazioni del MEF circa i criteri generali per la valutazione dei cosiddetti comportamenti “sospetti”, dai quali sia possibile dedurre o ipotizzare che la transazione abbia finalità di riciclaggio e dei decreti ministeriali che consentiranno di comprendere i parametri per la quantificazione delle sanzioni concretamente irrogabili.


Nota

[1] Chiunque invece possegga libretti di assegni antecedenti al 2008, avrà l’onere di indicare per iscritto, all’atto di emissione dell’assegno, la dicitura “non trasferibile” ed il nominativo del beneficiario.

 


 

Licenziamenti e mobbing con rilevanza penale

Con sentenza depositata il 23 febbraio 2018 il Tribunale di Busto Arsizio ha ritenuto non sussistente il reato di lesione colpose, pur in presenza di una malattia psichica accertata (sindrome ansiosa depressiva) e nonostante tre licenziamenti ritenuti illegittimi. Ciò in quanto il mobbing può avere rilevanza penale solo laddove siano provate reiterate vessazioni e denigrazioni nei confronti del lavoratore che abbiano un nesso eziologico con la malattia riscontrata. Nel caso di specie non solo non sono state provate tali condotte ma non è emerso neppure alcun intento persecutorio da parte del datore di lavoro.

Ingiusta detenzione e risarcimento del danno

Nel 2017 sono stati sempre di più i casi di ingiusta detenzione, cittadini che sono sottoposti a misura cautelare in carcere e che poi vengono assolti o scagionati con una archiviazione. Da 989 casi nel 2016 si è passati a 1013 casi lo scorso anno.

La procedura permette di chiedere un indennizzo allo Stato per i danni subiti che sono stabiliti in misura forfettaria per i giorni di carcere o di detenzione domiciliare (rispettivamente euro 235,82 e 177,91 ) presentando alla Corte di Appello competente una istanza di riparazione per l’ingiusta detenzione ai sensi degli articoli 314 e 315 c.p.p. La somma può essere integrata per altri voci di danno (esistenziali o alla salute) ma non può superare l’importo di 516.456 euro.   

Link alla fonte

magri
Socio
MilanoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
vaciago
Of Counsel
MilanoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
catalano
Collaboratore
MilanoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
giovine
Collaboratore
TorinoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
guastoni
Collaboratore
MilanoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
pigozzi
Collaboratore
MilanoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
racano2
Collaboratore
MilanoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
valentini-valeria
Collaboratore
MilanoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Torino
R&P Legal
Via Amedeo Avogadro, 26
10121, Torino - Italy
Milano
R&P Legal
Piazzale Luigi Cadorna, 4
20123, Milano - Italy
Roma
R&P Legal
Via Emilia, 86/90
00187, Roma - Italy
Busto Arsizio
R&P Legal
Via Goito, 14
21052, Busto Arsizio (VA) - Italy
Aosta
R&P Legal
Via Croce di Città, 44
11100, Aosta - Italy
Bergamo
R&P Legal
Viale Vittorio Emanuele II, 12
24121, Bergamo - Italy