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Nel concetto di profitto da reato tributario rientrano anche le sanzioni amministrative

Secondo la Cassazione (sez. III, 267/2018), nei reati tributari il profitto coincide con qualsiasi vantaggio patrimoniale direttamente connesso alla consumazione del reato: imposta evasa, quindi, ma anche interessi e sanzioni dovuti a seguito dell’accertamento tributario. Il principio è stato elaborato dalle Sezioni Unite con riguardo al caso di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 D.Lgs. 74/2000, caratterizzato dal compimento di atti tesi a non pagare il debito tributario già maturato, compresi interessi e sanzioni), e successivamente ripreso da qualche decisione anche per i reati dichiarativi o, come nel caso della sentenza in commento, ai reati di omesso versamento IVA, ove la condotta è finalizzata esclusivamente ad evadere o a non versare l’imposta, a prescindere dagli eventuali interessi e sanzioni. Tale principio, tuttavia, rischia di raddoppiare l’importo dei sequestri disposti in sede penale per effetto della duplicazione delle sanzioni amministrative. E’ auspicabile dunque un intervento chiarificatore della Corte di Legittimità.

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Il committente che sospende il pagamento per inadempimento dell’appaltatore non è tenuto al pagamento degli interessi di mora

La II Sezione Civile della Corte di Cassazione, con ordinanza n. 21315 del 14 settembre 2017, ha stabilito che il contraente che si avvale legittimamente del diritto di sospendere l’adempimento della propria obbligazione pecuniaria a causa dell’inadempimento dell’altro contraente (nel caso di specie, l’appaltatore) non può essere considerato in mora e non è tenuto, pertanto, al pagamento degli interessi moratori, non essendo applicabile l’art. 1224 c.c., se non nei limiti in cui detta eccezione è proporzionata all’adempimento della controparte.

Nei contratti sinallagmatici, come quello di appalto, la valutazione della proporzionalità è rimessa all’apprezzamento del Giudice di merito e va effettuata in termini oggettivi, vale a dire con riferimento all’intero equilibrio del contratto e alla buona fede.

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Contratti bancari, approvata la delibera CICR in tema di anatocismo

In data 3 agosto 2016 il Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio ha approvato la delibera n. 343 che detta le disposizioni applicative del secondo comma dell’art. 120 del Testo Unico Bancario in materia di anatocismo.

Tra i contratti interessati dalla delibera rientrano, in generale, le operazioni di raccolta del risparmio e di esercizio del credito tra intermediari bancari e clienti disciplinate ai sensi del titolo VI del TUB.

 Queste, in sintesi, le principali novità:

  • nelle operazioni di raccolta del risparmio ed esercizio del credito, compresi i finanziamenti a valere su carte di credito, gli interessi debitori maturati non possono produrre interessi, salvo quelli di mora;
  • nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento, gli intermediari devono:
    • assicurare ai clienti la stessa periodicità, comunque non inferiore a un anno, nel conteggio degli interessi debitori e creditori;
    • effettuare il conteggio degli interessi al 31 dicembre di ciascun anno, anche per l’ipotesi in cui il contratto sia stipulato con il cliente nel corso dell’anno, e, comunque, al termine del rapporto per il quale sono dovuti;
  • quanto agli interessi maturati in relazione alle aperture di credito regolate in conto corrente e conto di pagamento, agli sconfinamenti e alle anticipazioni su crediti e documenti, la delibera dispone che:
    • gli interessi sono contabilizzati separatamente rispetto alla sorte capitale;
    • il saldo periodico della sorte capitale produce interessi;
    • gli interessi debitori divengono esigibili il 1° marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati;
    • al cliente, prima che gli interessi divengano esigibili, deve essere assicurato un periodo di trenta giorni dal ricevimento delle comunicazioni previste dall’art. 119 o 126-quater, co. 1, lett. b), del TUB, salvo il contratto preveda un termine diverso e più favorevole per il cliente;
    • la banca può procedere all’addebito degli interessi sul conto non appena divenuti esigibili purché sia stata autorizzata dal cliente, anche preventivamente, secondo quanto previsto dall’art. 117, co. 1, TUB. In questo caso la somma addebitata è considerata sorte capitale. Il cliente può revocare il consenso in qualsiasi momento, purché prima che l’addebito abbia avuto luogo;
    • è possibile prevedere contrattualmente che il debito da interessi, una volta divenuto esigibile, possa essere estinto dall’intermediario mediante l’utilizzo dei fondi accreditati sul conto e destinati ad affluire sul conto del cliente sul quale è regolato il finanziamento.

 

Le disposizioni dettate dalla delibera dovranno essere applicate dagli intermediari, al più tardi, agli interessi maturati a partire dal primo ottobre 2016 e i contratti in corso con la clientela dovranno essere adeguati ai sensi degli articoli 118 e 126 – sexies del TUB. Per i contratti che non prevedono l’applicazione degli articoli 118 e 126 - sexies TUB, la proposta di adeguamento del contratto dovrà essere trasmessa alla clientela entro il 30 settembre 2016.

Avv. Maria Cristina Breida

Avv. Dario Cerbone

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