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Ultime notizie

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Sanzione di Euro 150.000,00 dell’Autorità di vigilanza greca (HDPA) per errata i…

Ludovica Ceretto - avatar Ludovica Ceretto - 21-08-2019 - Privacy & Data Protection

L’HDPA ha condotto un’indagine circa la corretta individuazione della base legale del trattamento dei dati personali dei dipendenti di Pricewaterhousecoopers Business Solutions SA (PWC BS). Nella decisione n. 26/2019 l’Autorità ellenica ha ribadito come, affinché il trattamento dei dati personali possa dirsi lecito, e dunque conforme ai requisiti imposti dal...

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End of waste: in corso l’indagine conoscitiva avviata dalla Commissione ambiente…

Maria Cristina Breida - avatar Maria Cristina Breida - 19-08-2019 - Ambiente & Energia

E’ in corso l’indagine conoscitiva avviata dalla Commissione ambiente della Camera dei deputati sulla normativa concernente la cessazione della qualifica di rifiuto (“end of waste”), uno degli snodi fondamentali per lo sviluppo dell’economia circolare.

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R&P Legal nel passaggio di Pool Service a Bluegem

La Redazione - avatar La Redazione - 30-07-2019 - News

Bluegem Capital Partners ha annunciato oggi di aver raggiunto un accordo per l’acquisizione dell’intero capitale sociale di Pool Service, gruppo varesino specializzato in trattamenti tricologici professionali e proprietario del brand Medavita, da Accord Management e dalla famiglia Cattaneo.

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R&P Legal nomina quattro nuovi soci

La Redazione - avatar La Redazione - 26-07-2019 - News

R&P Legal ha nominato quattro nuovi soci: gli avvocati Nicola Carù, esperto di corporate ed M&A, Pasquale Morra, esperto di diritto amministrativo, Alessandro Racano, penalista, Giuseppe Taffari, esperto di Charity & Social Enterprises. Nicola Carù e Giuseppe Taffari sono crescite interne dello Studio, con cui collaborano dall’inizio della loro ...

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Spiare le mail del proprio capo integra il reato di accesso abusivo

Piero Magri - avatar Piero Magri - 23-07-2019 - Criminal Law

In una recente sentenza, il Tribunale di Milano ha stabilito che, nonostante il rapporto privilegiato tra dipendente e amministratore delegato e la consegna della password di accesso al servizio mail, la condotta dell’operatore che, pur essendo abilitato, acceda o si mantenga all’interno del sistema per ragioni estranee rispetto a quelle per le quali la faco...

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International Negotiation Competition in Tokyo – Great result for the University…

La Redazione - avatar La Redazione - 23-07-2019 - News

The University of Trento team – Law Faculty, composed by students Marco Baio, Luca De Rosa and Martina Lucin, and coordinated by Prof. Silvana dalla Bontà, achieved an exceptional result at the International Negotiation Competition recently held in Tokyo. The team was awarded the 7th place (1° European team not speaking English as first language).

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International Negotiation Competition di Tokyo – Ottimo risultato per il Team de…

La Redazione - avatar La Redazione - 22-07-2019 - News

Il team di degli studenti dell’Università di Trento – Facoltà di Giurisprudenza, composto da Marco Baio, Luca De Rosa e Martina Lucin, e coordinato dalla Prof.ssa Silvana dalla Bontà, si è eccezionalmente distinto nella International Negotiation Competition da poco conclusasi a Tokyo, conquistando la 7a postazione (1° team europeo non madrelingua).

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Olanda: multa da 460mila euro all’Haga Hospital per violazione del GDPR

Chiara Agostini - avatar Chiara Agostini - 22-07-2019 - Privacy & Data Protection

L’Haga Hospital, situato a L’Aia, ha ricevuto una sanzione pari a 460 mila euro dal Garante per la protezione dei dati personali olandese (di seguito, “Garante”), a causa dell’insufficienza delle misure di sicurezza poste a tutela dei file dei pazienti, emersa a seguito del ricovero di una star di un reality televisivo, le cui cartelle cliniche erano state v...

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Esenzione dall'imposta in caso di donazione contestuale e congiunta di quote soc…

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 19-07-2019 - Wealth Management & Private Client

di Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo Mediante la risposta all’istanza di interpello n. 257 del 17/07 u.s. sono stati forniti ulteriori chiarimenti in merito alle condizioni per l’applicazione dell’esenzione da imposta di donazione nelle ipotesi configurate dall’articolo 3, comma 4-ter, D.Lgs. 346/1990.

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Limiti al sequestro preventivo di denaro

Valeria Valentini - avatar Valeria Valentini - 18-07-2019 - Criminal Law

La Cassazione (sent. n. 30414/2019, depositata il 10 luglio scorso) torna a delimitare il perimetro dei beni confiscabili, introducendo dei limiti al noto orientamento giurisprudenziale teso ad estendere l’ambito di applicazione della confisca e il novero dei soggetti (persone fisiche e giuridiche) destinatari del vincolo. La vicenda riguarda un sequestro pr...

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R&P Legal assiste Design Group Italia nell’ingresso nel gruppo Alkemy

La Redazione - avatar La Redazione - 17-07-2019 - Corporate M&A

Design Group Italia, leader nel settore della design innovation consultancy, ha sottoscritto l’accordo con il quale darà accesso nel proprio capitale sociale ad Alkemy S.p.A., società quotata sul mercato AIM Italia e specializzata nell’innovazione dei modelli di business.

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La mancata indicazione dell’autore di un’opera riprodotta sul volume di un’encic…

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 13-07-2019 - Intellectual Property

“È contrario alla lettera ed alla ratio legis affermare che l’inadempimento all’obbligo di menzionare il nome dell’autore – allorquando sia stata positivamente accertata la circostanza di fatto che l’opera sia stata pubblicata come anonima, pur senza l’attribuzione ad altri – rispetti il diritto morale d’autore. Il diritto a vedersi attribuita la paternità d...

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Pubblicato l’aggiornamento del Volume “Guida di diritto sanitario” a cura di Lor…

La Redazione - avatar La Redazione - 11-07-2019 - News

La Guida, pubblicata da Wolters Kluver  e curata dai legali del dipartimento interdisciplinare sanità di R&PLegal unitamente ad altri professionisti del settore (avv. Mario Araneo, Prof. Luigi Recchioni), è l'aggiornamento dell’edizione  pubblicata nel 2012 e riporta le numerose e rilevanti modifiche legislative intervenute nel settore, con particolare r...

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L'invito a seguire un percorso psicoterapico di sostegno alla genitorialità è un…

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 11-07-2019 - Famiglia e Successioni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18222/2019, ha valutato come non corretta la decisione con cui la Corte d'Appello di Perugia aveva confermato l’invito giudiziale rivolto ai coniugi dal Tribunale a seguire con urgenza un percorso psicoterapico al fine di superare le problematiche riscontrate in merito all'esercizio della responsabilità genitoriale ...

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Condanna del genitore inadempiente al rimborso delle spese di mantenimento del f…

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 11-07-2019 - Famiglia e Successioni

Il Tribunale di Tivoli condanna un padre naturale a corrispondere euro 60.000,00 alla madre del loro figlio minore, di cui euro 10.000,00 a titolo di rimborso delle spese di mantenimento sostenute dalla sola madre sin dalla nascita del figlio ed euro 50.000,00 a titolo di risarcimento dei danni arrecati al figlio dal padre.

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Passo indietro sulle quote europee nell’audiovisivo italiano con il D.L. 59/2019

Elena Forzano - avatar Elena Forzano - 09-07-2019 - TMT - Media Entertainment

Con il Decreto Legge n. 59/2019, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 giugno 2019, è stata introdotta una revisione delle quote obbligatorie di programmazione e investimento da destinare a opere audiovisive italiane ed europee, da parte di emittenti televisive e piattaforme on demand.

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Cassazione: l’atto di dotazione del trust non è un fatto imponibile

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 09-07-2019 - Wealth Management & Private Client

di Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo Con la sentenza n. 16701, depositata il 21 Giugno u.s., la Cassazione ha chiarito, forse definitivamente, come l’atto di dotazione del trust, che comporti il temporaneo trasferimento dei beni al trustee in funzione della realizzazione degli obiettivi prefissati dal disponente, non costituisca un fatto imponibile, me...

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Gli esiti dell’accertamento penale influenzano il giudizio tributario

Valeria Valentini - avatar Valeria Valentini - 09-07-2019 - Tax

Con la sentenza n. 1230/2019, la Sezione XXII della CTR di Lecce ha ribadito il principio secondo cui, pur non potendosi attribuire valore di prova legale al risultato dell’accertamento effettuato in sede penale, al giudice tributario, nelle proprie valutazioni, non è preclusa la possibilità di utilizzare i risultati di tale accertamento nell’ambito del dive...

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La durata delle pene accessorie della bancarotta fraudolenta

Elisa Pigozzi - avatar Elisa Pigozzi - 09-07-2019 - Criminal Law

Sono state depositate lo scorso 3 luglio 2019 le motivazioni della sentenza n. 28910 con la quale le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con riferimento alle pene accessorie previste dall’art. 216, ultimo comma, legge fall. per il reato di bancarotta fraudolenta, hanno affermato il principio per cui “Le pene accessorie per le quali la legge indica un te...

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A rischio riciclaggio il finto preliminare di compravendita di un immobile

Valeria Valentini - avatar Valeria Valentini - 03-07-2019 - Criminal Law

La vicenda esaminata dalla Corte di Cassazione nella sentenza in commento (n. 27848 depositata il 24.6.2019) è la seguente: Tizia, in qualità di legale rappresentante di una S.R.L. legata ad altra Società da un contratto per fornitura di servizi di pulizia, sottoscrive un contratto preliminare di vendita di un immobile per il quale riceve da detta Società la...

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Riforma del Terzo settore: più tempo per gli adeguamenti statutari

Giuseppe Taffari - avatar Giuseppe Taffari - 03-07-2019 - Charities & Social Enterprises

Con l’approvazione del cd. “Decreto Crescita”, Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi, è stato prorogato il termine per la modifica degli statuti di Onlus, Odv, Aps, bande musicali ed imprese sociali.

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Appalti RAI e procedure di evidenza pubblica

Pasquale Morra - avatar Pasquale Morra - 27-06-2019 - Enti Pubblici & Appalti

Con la recente sentenza del 26 giugno 2019 n. 8341, il TAR LAZIO – ROMA, SEZ. III – ha affermato che la RAI S.p.A. è tenuta all’osservanza delle procedure di evidenza pubblica nell’affidamento di appalti di lavori, servizi e forniture, salve le relative specifiche deroghe ed eccezioni (cfr. Cass. civ., Sez. Un., ord. 22.12.2009, n. 27092; TAR Lazio, Roma, Se...

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Nuovamente modificate le soglie per l’obbligo di nomina dell’organo di controllo…

Marco Gardino - avatar Marco Gardino - 27-06-2019 - Corporate M&A

Il legislatore è intervenuto, modificando per l’ennesima volta in pochi mesi, le soglie oltrepassate le quali scatta per la società a responsabilità limitata l’obbligo di nomina dell’organo di controllo, previsto all’art. 2477 c.c.

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Influencer marketing: nessuna sanzione dall’AGCM grazie agli impegni assunti da …

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 21-06-2019 - Intellectual Property

Il caso Si è concluso senza sanzioni il procedimento avviato dall’AGCM nei confronti di Alitalia S.p.A., Aeffe S.p.A. (società riconducibile ad Alberta Ferretti) e vari influencer (tra i più noti, Martina Colombari, Alessia Marcuzzi, Chiara Biasi ed Elena Santarelli), relativo ad una potenziale fattispecie di pubblicità occulta in danno ai consumatori...

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L’acquisto dell’immobile cade in revocatoria se il terzo è consapevole della les…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 21-06-2019 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16287 del 18 giugno 2019, ha stabilito che l’acquisto di un immobile cade in revocatoria, qualora il terzo sia consapevole della lesività dell’atto già dal contratto preliminare di compravendita.

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Condhotel between hotel and residential function, the example of Emilia-Romagna …

Vincenzo D'Antoni - avatar Vincenzo D'Antoni - 19-06-2019 - Real Estate

di Laura Demelas e Vincenzo D'Antoni Condhotels are "facilities ... providing accommodation, ancillary service and possibly meal, by rooms intended both for tourism and, in an integrated and complementary way, for residential use ...". The distinctive element therefore is the coexistence of hotel and residential function.

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Anticorruzione: convegno IBA a Parigi

La Redazione - avatar La Redazione - 18-06-2019 - News

L’avv. Piero Magri parteciperà alla conferenza internazionale in materia di anticorruzione che l’anticorruption committee di IBA organizza il 25-26 giugno a Parigi. Nello stesso contesto sarà presentata la newsletter semestrale del comitato che conterrà un contributo dell’avv. Magri sulla “new anticorruption Law in Italy”. Link alla fonte

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Gli studi nell’ingresso di MSC nel gruppo Messina

La Redazione - avatar La Redazione - 18-06-2019 - News

Il Gruppo MSC, tra i colossi mondiali del trasporto container, ha concluso un accordo vincolante con Gruppo Messina S.p.A. e Ignazio Messina & C. S.p.A. per l’ingresso nel capitale della compagnia di navigazione genovese specializzata nella fornitura di servizi nel settore dello shipping a livello internazionale. 

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CTR Lazio: il trust autodichiarato determina mera segregazione priva di effetti…

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 18-06-2019 - Wealth Management & Private Client

di Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo L’istituzione di un trust autodichiarato sconta l’imposizione in misura fissa non realizzandosi alcuna ipotesi traslativa dal momento che i beni restano nella sfera giuridica del disponente.

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Adeguamento statuti: possibile ulteriore proroga del termine

Beatrice Gragnoli - avatar Beatrice Gragnoli - 18-06-2019 - Charities & Social Enterprises

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la Circolare n.13 del 31.05.2019 fornisce chiarimenti in merito agli adeguamenti statutari degli Enti del Terzo Settore. La Circolare tenta, in particolare, di risolvere le incertezze relative al decorso del termine di 24 mesi per gli adeguamenti statutari nonché di fornire chiarimenti sulla tempistica de...

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Il Garante per la protezione dei dati personali chiarisce il contenuto delle com…

Chiara Agostini - avatar Chiara Agostini - 18-06-2019 - Privacy & Data Protection

Il Garante per la protezione dei dati personali (di seguito, “Garante Privacy”), con provvedimento n. 106 del 30 aprile 2019, adottato nell’ambito di un procedimento avviato a seguito della notifica di data breach trasmessa da una società operante nel settore delle telecomunicazioni, ha chiarito che le comunicazioni agli utenti dei data breach non devono ess...

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Andrea E. M. Eliseo docente del corso di preparazione per l'ottenimento della qu…

La Redazione - avatar La Redazione - 18-06-2019 - News

I giorni 20 e 21 Giugno, presso la Mediolanum Corporate University, il Dottor Andrea E. M. Eliseo – Of Counsel dello Studio R&P Legal – interverrà in veste di docente del Corso di preparazione per l’ottenimento della​ certificazione di European Financial Planner (EFP) per l’anno 2019.

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Doppia verifica se il reato presupposto del riciclaggio è commesso all’estero

Valeria Valentini - avatar Valeria Valentini - 18-06-2019 - Criminal Law

Nei casi in cui il reato di riciclaggio abbia ad oggetto somme di denaro provento di condotte realizzate all’estero, è necessario verificare che tali condotte rivestano rilevanza penale secondo l’ordinamento straniero; una volta superata positivamente tale verifica, è inoltre necessario verificare la contestuale rilevanza penale del medesimo fatto secondo l’...

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Il condhotel tra funzione alberghiera e residenziale, l’esempio della Regione Em…

Vincenzo D'Antoni - avatar Vincenzo D'Antoni - 17-06-2019 - Real Estate

di Laura Demelas e Vincenzo D'Antoni I condhotel sono “esercizi alberghieri … che forniscono alloggio, servizi accessori ed eventualmente vitto, in camere destinate alla ricettività e, in forma integrata e complementare, in unità abitative a destinazione residenziale …”. L’elemento distintivo è quindi la convivenza tra funzione alberghiera e residenziale...

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XI sessione plenaria del Comitato europeo per la protezione dei dati: adottate l…

Ludovica Ceretto - avatar Ludovica Ceretto - 17-06-2019 - Privacy & Data Protection

Durante l’undicesima sessione plenaria del 4 giugno scorso l’EDPB ha adottato la versione definitiva delle Linee guida sui codici di condotta, volte a fornire un supporto pratico ed interpretativo degli articoli 40 e 41 GDPR. Obiettivo è quello di chiarire le procedure e le norme relative alla presentazione, all'approvazione e alla pubblicazione dei codici d...

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Il creditore della società cancellata non ha diritto al risarcimento dagli ex am…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 13-06-2019 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 15822 del 12 giugno 2019, ha stabilito che il creditore della società cancellata non ha diritto ad incassare i danni dagli ex amministratori, a meno che non riesca a fornire la prova del fatto illecito, del dolo o della colpa degli ex manager.

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Inaugura lunedì 24 giugno 2019 presso R&P Legal: ETTORE MOSCHETTI, Quando ch…

La Redazione - avatar La Redazione - 13-06-2019 - News

Lo Studio R&P legal prosegue il suo percorso nell’arte ospitando l’opera di Ettore Moschetti. I dipinti cromaticamente avvolgenti di Moschetti abiteranno le sale riunioni di R&P Legal dal 24 giugno al 22 settembre 2019.

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D.L. 34/2019: approvate le misure di contrasto all’Italian Sounding

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 11-06-2019 - Intellectual Property

L’art. 32 del D.L. 34/2019 ha introdotto una serie di misure volte a proteggere il Made in Italy e a favorirne la promozione sui mercati esteri.

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Commissione europea e finanza sostenibile: piccoli passi avanti

Beatrice Gragnoli - avatar Beatrice Gragnoli - 05-06-2019 - Charities & Social Enterprises

L’ESMA – European Securities and Markets Authority ha pubblicato e trasmesso alla Commissione, il suo technical advice sull’integrazione dei criteri ESG – Environmental, Social e Governance all’interno della Mifid II[1]. La Commissione vuole rendere concreto il suo impegno in tema di “finanza sostenibile” integrando la Direttiva che disciplina l’attività de...

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Le Nazioni Unite istituiscono il primo Multi-Partner Trust Fund a sostegno della…

Emiliano Giovine - avatar Emiliano Giovine - 05-06-2019 - Charities & Social Enterprises

L’8 maggio a Ginevra, i Direttori Generali delle otto organizzazioni delle Nazioni Unite che costituiscono Executive Committee of the UN Network on Migration hanno sottoscritto un accordo per l’istituzione di uno Start-up Fund for Safe, Orderly and Regular Migration, uno strumento di finanziamento unico nel suo genere, per sostenere la cooperazione internazi...

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Monica Togliatto

Monica Togliatto

Esperta in materia di diritto della pubblicità, proprietà intellettuale ed industriale.

Profilo: http://www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/258-monica-togliatto.html

Autodisciplina pubblicitaria: stop a modelli estetici non salutari

di Monica Togliatto e Avv. Nicola Berardi

È entrata in vigore la modifica del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale che prevede ora, all’art. 12-bis, una disposizione specifica in tema di salute e sicurezza: “La comunicazione commerciale relativa a prodotti suscettibili di presentare pericoli, in particolare per la salute, la sicurezza e l’ambiente, specie quando detti pericoli non sono facilmente riconoscibili, deve indicarli con chiarezza. Comunque la comunicazione commerciale non deve contenere descrizioni o rappresentazioni tali da indurre i destinatari a trascurare le normali regole di prudenza o a diminuire il senso di vigilanza e di responsabilità verso i pericoli, tra cui immagini del corpo ispirate a modelli estetici chiaramente associabili a disturbi del comportamento alimentare nocivi per la salute”.

Celebrity e pubblicità occulta

Dopo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato anche il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria interviene, su impulso del Comitato di Controllo nel sanzionare l’inserzionista Peugeot Automobili Italia s.p.a. per aver violato l’art. 7 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria (CACC) a causa della veicolazione su Instagram da parte del noto cantante Fedez di immagini e video in cui l’artista visita lo stand Peugeot in occasione degli “Internazionali di Tennis”.

Nomi patronimici e settore vitivinicolo

Dopo oltre dieci anni la Corte di Cassazione ha stabilito un punto fermo in una vertenza che ha visto contrapposte, con alterne vicende, due aziende vitivinicole del cuore delle Langhe.

Nel maggio 2004 Claudia Castella, titolare del marchio registrato CASTELLA, conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Torino, Renzo Castella, contestando l’asserito illecito di quest’ultimo conseguente all’utilizzo indebito del marchio di fatto CASTELLA nell’ambito della sua attività vitivinicola.

Renzo Castella si costituiva in giudizio e formulava domanda riconvenzionale chiedendo che fosse dichiarata la nullità del marchio CASTELLA per difetto di novità ed illiceità della registrazione.

Il Tribunale di Torino, con sentenza n. 131/2007 dell’11 gennaio 2007 condannava Renzo Castella alla refusione del pregiudizio subito da Claudia Castella inibendogli l’uso del patronimico CASTELLA come segno distintivo dei vini da esso commercializzati. Rigettava altresì la domanda riconvenzionale di nullità del marchio registrato CASTELLA. Osservava il Tribunale come “quand’anche” il marchio di Renzo Castella “dovesse essere inteso quale marchio complesso (composto non solo dal nome “Renzo Castella”, ma anche dal disegnino del paesaggio collinare) costituisce comunque contraffazione del marchio attoreo”, posto che “”il segno del convenuto lascia persistere il cuore-nucleo caratterizzante del marchio attoreo, cioè il nome patronimico Castella posto in posizione predominante rispetto agli altri elementi componenti l’etichetta”.

“L’aggiunta del prenome “Renzo”, “…considerata la vicinanza territoriale delle sedi delle due aziende in esame e inoltre la comune attività di produzione e commercializzazione vinicola delle medesime” veniva, dunque, giudicata dal Tribunale del tutto irrilevante.

Tale sentenza era radicalmente riformata dalla Corte di Appello di Torino che in data 19 aprile 2010, con sentenza n. 544, accoglieva l’impugnazione di Renzo Castella giudicando infondate le domande di contraffazione e di risarcimento dei danni proposte da Claudia Castella. Respingeva, invece, la richiesta riforma in punto nullità del marchio CASTELLA formulata da Renzo Castella.

La Corte affermava che la vicinanza delle due aziende, nella fattispecie di causa, “assume, invece, una valenza esattamente opposta” rispetto a quella valutata dal Giudice di primo grado “proprio perché sintomatica di un contesto produttivo in cui le omonimie sono frequenti e note”.

Nel presentare ricorso per Cassazione avverso la predetta sentenza Claudia Castella denunciava la violazione degli articoli 20 e 21 CPI, nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia ex articolo 360, comma 1, nn. 3 e 5 c.p.c.

Claudia Castella contestava, in particolare, l’insufficienza dell’aggiunta del prenome Renzo e del profilo grafico delle colline langarole, facenti parte del marchio di fatto CASTELLA riprodotto sull’etichetta delle bottiglie, stante l’identità del cuore dei due marchi costituiti dall’identico patronimico.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2191 del 4 febbraio 2016, pur richiamando l’orientamento giurisprudenziale risalente ed univoco, per cui il cuore dei marchi patronimici risiede effettivamente nel cognome, confermava la sentenza d’appello ritenendo che la motivazione sopra richiamata fosse esente da censure.

Osserva la Corte come Renzo Castella abbia “fatto uso del cognome “Castella” preceduto dal prenome “Renzo” ed accompagnato dal disegno – del tutto assente nel marchio registrato da Claudia Castella – delle colline langarole. Di più, la Corte territoriale ha affermato – citando ad esempi diversi casi verificatisi nella medesima area albese, alla quali appartengono entrambe le parti in causa – che nello specifico settore vitivinicolo è frequente la presenza di imprese, commercializzanti lo stesso prodotto, facenti capo a soggetti pressoché omonimi e che utilizzano il proprio nome come ditta o marchio. Sicchè avendo – nello specifico settore produttivo in questione – il patronimico una minore valenza distintiva, l’aggiunta del prenome al cognome, in specie se accompagnato da ulteriori elementi descrittivi (come nel caso concreto, le colline langarole), è sufficiente ad escludere la confondibilità dei segni distintivi delle diverse aziende”.

Ciò chiarito, la Corte rigettava anche il denunciato vizio di motivazione, avendo il Giudice d’appello esaminato tutti gli elementi acquisiti motivando le ragioni sottese alla formazione del proprio convincimento. Chiariva la Corte come la difformità di tali valutazioni rispetto a quelle rappresentate da parte ricorrente non poteva dar corso ad una revisione delle valutazioni e del convincimento del Giudice del gravame, essendo tale istanza, tesa all’ottenimento di una diversa pronuncia in fatto, estranea alla natura ed ai fini del Giudizio di Cassazione.

L’interesse della sentenza in questione scaturisce dalla diversa valutazione che i Giudicanti che si sono succeduti hanno dato ad elementi di fatto incontrovertibili, ma suscettibili di diversa valutazione.

False recensioni: multata TripAdvisor

L’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato, intervenendo su segnalazione dell’Unione Nazionale Consumatori, di Federalberghi e di alcuni consumatori, ha accertato la scorrettezza della pratica commerciale realizzata, a partire da settembre 2011, da TripAdvisor LLC (società di diritto statunitense che gestisce il sito www.tripadvisor.it) e da TripAdvisor Italy S.r.l., irrogando in solido ai due operatori una sanzione amministrativa di ben 500 mila euro. 

Con la propria decisione 24 dicembre 2014, l’Antitrust ha rigettato la difesa svolta dall’inserzionista in forza della quale il suo ruolo sarebbe riconducibile a quello di un mero hosting provider, di talché a fortiori avrebbe dovuto essere apprezzato lo sforzo di porre in essere dei meccanismi di controllo, su base esclusivamente volontaria. Come osservato dall’Antitrust “il professionista non si limita”, infatti, “alla memorizzazione di informazioni, ma a causa del modello di business sviluppato svolge anche e soprattutto un’attività di classificazione e sistematizzazione delle informazioni”.
L’Antitrust ha censurato, in particolare, la “diffusione di informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni pubblicate”, pubblicate sulla banca dati telematica degli operatori, nonché l’inadeguatezza degli strumenti e delle procedure di controllo adottate, incapaci di contrastare il fenomeno delle false recensioni.
Stupisce, a tale ultimo riguardo, il fatto che le risorse umane addette al controllo manuale delle recensioni fossero ridotte a poche unità (solo cinque per l’intera Europa!), di cui, addirittura, una sola a conoscenza della lingua italiana.
In particolare, sono stati censurati i claim commerciali con cui l’inserzionista pubblicizza la propria attività affermando, in modo assertivo, il carattere autentico e genuino delle recensioni, inducendo così i consumatori a ritenere che le informazioni pubblicate siano sempre attendibili in quanto espressione di reali esperienze turistiche di milioni di viaggiatori. Tra gli altri vengono censurati i seguenti claim: "Non importa se preferisci le catene alberghiere o gli hotel di nicchia: su TripAdvisor puoi trovare tante recensioni vere e autentiche, di cui ti puoi fidare. Milioni di viaggiatori hanno pubblicato on-line le proprie opinioni più sincere su hotel, bed & breakfast, pensioni e molto altro"; "Vuoi organizzare un viaggio? Passa prima su TripAdvisor. I viaggiatori della community di TripAdvisor hanno scritto milioni di recensioni sulle loro vacanze migliori e peggiori che ti aiuteranno a decidere cosa fare".
Alla luce delle considerazioni svolte, le condotte contestate violano, a giudizio dell’Autorità, il disposto degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo, inducendo in errore milioni di consumatori in ordine alla natura e alle caratteristiche principali del servizio reso e condizionandone indebitamente le scelte economiche nell’individuazione delle strutture turistiche ricercate sul sito.
Entro novanta giorni le due società dovranno comunicare le iniziative assunte per ottemperare al divieto di ulteriore diffusione e continuazione della pratica commerciale scorretta. La sanzione amministrativa dovrà essere pagata entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento.

Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria: keyword advertising

Il Giurì di autodisciplina pubblicitaria, con decisione n. 17 del 18 febbraio 2011, si è pronunciato sulla vertenza che vedeva contrapposte la ricorrente Inspop.com Italy Ltd e le resistenti Assicurazione.it s.p.a. e Cercassicurazioni.it s.r.l., società tutte operanti nel settore dell’intermediazione assicurativa attuata mediante una comparazione effettuata in via telematica.

Le resistenti erano abbonate al servizio di keyword advertising prestato da Google, in forza del quale le imprese che desiderano far apparire il proprio sito Internet ai primi posti, all’esito della ricerca effettuata da un utente, possono acquistare le parole chiave che evocano il nome dei propri prodotti e/o servizi, ovvero il proprio e/o altrui marchio o nome a dominio.

Nel caso specifico, le resistenti avevano acquistato parole chiavi affini o simili ai marchi e nomi a dominio registrati dalla ricorrente (CHIAREZZA e CHIAREZZA.IT), attuando una pratica nota come brand bidding.

A parere della ricorrente tale condotta sarebbe risultata illecita costituendo un agganciamento parassitario alla notorietà dei marchi della ricorrente con conseguente indebito sviamento concorrenziale.

Tale assunto è stato disconosciuto dal Giurì di autodisciplina pubblicitaria il quale non ha ravvisato alcuna violazione dell’art. 13, comma secondo, del CACC, norma che vieta ogni “sfruttamento del nome, del marchio, della notorietà e dell'immagine aziendale altrui, se inteso a trarre per sé un ingiustificato profitto”.

A parere del Giurì è, innanzitutto, corretto ritenere che l’acquisto di parole chiave all’interno di un motore di ricerca possa configurarsi come “comunicazione commerciale” ai sensi della lettera e) delle norme preliminari del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale (CACC) in virtù della visibilità che tale attività comporta per le aziende che decidono di fruire del relativo servizio.

La scelta di parole identiche e/o simili all’altrui marchio registrato non può configurarsi, a parere del Giurì, quale sfruttamento indebito della notorietà altrui, tanto più se si tratta di parole di uso comune (come nel caso di specie – cfr. chiarezza, assicurazione). Né si può ravvisare in capo alle resistenti un “ingiusto profitto” in conseguenza dell’effettuato agganciamento: il profitto è, infatti, quello della visibilità in un “repertorio reticolare di imprese” costituito dai risultati della ricerca Google e non può dirsi che esso sia ingiusto essendo finalizzato ad assicurare una maggiore concorrenza tra imprese. 
Pronuncia n. 17/2011.pdf

 

Commento
Il tema, ancor oggi, di grandissima attualità, è stato affrontato dalla Corte di Giustizia Europea del 23 marzo 2010 nelle cause riunite C-236/08, C-237/08, C-238/08 aventi ad oggetto la asserita violazione dei marchi perpetrata attraverso il servizio di posizionamento di Google AdWords attivato da soggetti concorrenti rispetto ai titolari dei marchi utilizzati e senza il consenso di questi ultimi. 
La Corte sottolinea, innanzitutto, come il prestatore di un servizio di posizionamento consente ai propri clienti inserzionisti di usare segni identici o simili ai marchi altrui, senza fare esso stesso uso di tali segni.

A parere della Corte, “il titolare di un marchio può vietare ad un inserzionista di fare pubblicità – a partire da una parola chiave identica a detto marchio, selezionata da tale inserzionista nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet senza il consenso dello stesso titolare – a prodotti e servizi identici a quelli per cui detto marchio è registrato, qualora la pubblicità di cui trattasi non consenta, o consenta solo difficilmente, all’utente medio di Internet di sapere se i prodotti o i servizi indicati nell’annuncio provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente connessa a quest’ultimo o invece da un terzo”. Nello stesso senso si è pronunciato nel febbraio scorso l’Avvocato Generale in relazione al ricorso presentato dalla società austriaca Wintersteiger AG (si rinvia a quanto riportato sulla Rivista R&P Mag, n. 1, pp. 15-16). Per quanto attiene alle ripercussioni sull’utilizzo a fini pubblicitari del marchio ai danni del suo titolare, a parere della Corte, esse non costituiscono, di per sé, una violazione della «funzione di pubblicità» del marchio.

In conseguenza della citata sentenza, a partire dal 14 settembre 2010 Google ha modificato le policy del servizio Google AdWords per l’acquisto di inserzioni pubblicitarie a pagamento, consentendo la pubblicazione di annunci attivati da una parola chiave associata ad un marchio altrui, purché l’annuncio non risulti fuorviante. A titolo esemplificativo e non esaustivo, l’utilizzo del marchio è, dunque, consentito  per annunci che: (i) utilizzano un termine associato a un marchio quando tale termine è utilizzato in modo generico e descrittivo, senza far riferimento al termine come marchio, (ii) per prodotti e/o servizi in concorrenza tra loro, (iii) per la rivendita di beni o servizi registrati come marchio, (iv) per la vendita di componenti, parti di ricambio o prodotti compatibili corrispondenti a un marchio, (v) per siti di informazioni su di un prodotto o servizio corrispondente al marchio. (M.T.)

Il Tribunale di Milano su blog e diffamazione online

Con sentenza pronunciata in data 19 febbraio 2014 il Tribunale di Milano, Sezione prima, Giudice dott.ssa Flamini, ha condannato il titolare di un blog per aver pubblicato sul medesimo blog e sul proprio sito Internet un articolo, da lui stesso redatto, gravemente diffamatorio e lesivo della reputazione di una multinazionale operante nel settore dell’elettronica.

Nell’aprile 2010 detta multinazionale aveva lanciato sul mercato italiano un nuovo televisore, che consentiva la riproduzione delle immagini e dei colori con grandissima precisione. A distanza di poco tempo dal relativo lancio era comparso sul blog un articolo che evidenziava nel titolo che detto prodotto era “una cagata pazzesca” e che “i produttori di tv raccontano solo stronzate”, articolo pubblicato con il corredo di immagini marcatamente volgari e con contenuti denigratori della tecnologia incorporata nel televisore pubblicizzato.

L’articolo aveva sollevato un enorme dibattito sul blog e pertanto lo stesso risultava visualizzato in posizione privilegiata dai più importanti motori di ricerca.

La società multinazionale aveva diffidato, senza esito, il titolare del blog richiedendo l’immediata cancellazione dell’articolo. Anzi, detta diffida era stata essa stessa altresì pubblicata sul blog e sui social network, alimentando ulteriormente il dibattito e la visibilità dei relativi contenuti. 

In questo quadro, la multinazionale agiva, in sede penale ed in sede civile, nei confronti del titolare del blog, al fine di tutelare l’immagine aziendale e la credibilità dei propri prodotti.

La sentenza oggetto di commento accoglieva le domande della multinazionale, accertando il carattere diffamatorio dell’articolo e condannando il titolare del blog al pagamento in favore della multinazionale di una somma di euro 50.0000,00 oltre interessi dalla data della sentenza al saldo, a titolo risarcitorio del danno non patrimoniale subito. Ordinava altresì la pubblicazione della sentenza per estratto (intestazione e dispositivo) sull’home page del blog e del sito internet personale del suo titolare, a spese di quest’ultimo, con condanna a suo carico al pagamento delle spese processuali.

Osservava il Giudice come “un blog è una sorta di bacheca virtuale dalla quale è possibile esprimere idee, opinioni o fornire notizie nell’ambito di uno spazio di condivisione creato dalla rete” e che, nel caso in esame, lo stesso “… ben lungi dall’assolvere ad una funzione informativa assimilabile a quella della stampa tradizionale, sembra solo il luogo virtuale nel quale, in modo più o meno volgare, i partecipanti si scambiano idee e informazioni”.

Alla luce di tale giudizio, il Tribunale di Milano escludeva che il ruolo del convenuto potesse essere assimilato a quello di un direttore responsabile con obblighi di controllo sugli scritti pubblicati dagli altri partecipanti al blog e con responsabilità a suo carico per i contenuti volgari ed insultanti degli stessi. Riteneva, invece, il convenuto  responsabile in quanto autore dell’articolo diffamatorio, non avendo dimostrato la verità del giudizio prestazionale negativo formulato con riguardo al televisore pubblicizzato ed avendo, in ogni caso, violato il principio di continenza attraverso una forma espressiva (verbale e figurativa) indiscutibilmente volgare ed insultante. 

Osservava il Tribunale di Milano come fossero del tutto inconferenti “… le censure relative al fatto che il requisito della continenza deve essere valutato in modo meno rigoroso quando le notizie sono contenute in un blog, atteso che l’evoluzione della tecnologia, la diffusione di nuovi luoghi virtuali per lo scambio di opinioni ed informazioni non giustifica in alcun modo gli eccessi verbali o figurativi”.

Con riguardo alle richieste risarcitorie formulate dalla multinazionale il Tribunale di Milano riteneva, infine, non provata l’esistenza di danni patrimoniali in capo alla società attrice, stante la visualizzazione dell’articolo ad opera di poco più di 3000 utenti, mentre riteneva sussistente un danno non patrimoniale, non solo per l’oggettiva portata diffamatoria dell’articolo e delle immagini pubblicate, bensì anche per la tipologia di utenti del blog (appassionati di tecnologia) e per l’eco ed il vivace dibattito che era scaturito dalla pubblicazione dell’articolo.

Quanto alla quantificazione del risarcimento, il Tribunale procedeva alla liquidazione del danno nella misura sopra riportata, “tenuto conto della diffusività del mezzo di comunicazione utilizzato per commettere la diffamazione (un blog ed un sito Internet), delle caratteristiche della società attrice (una delle società leader nel settore della tecnologia), delle inevitabili conseguenze sulla reputazione commerciale” della società attrice.

Pubblicità ingannevole e comparativa: il nuovo regolamento AGCM

In data 7 gennaio 2015 è stato pubblicato sul sito dell’AGCM la bozza del nuovo “Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione del divieto di discriminazioni, clausole vessatorie” (di seguito “Regolamento AGCM”) in relazione al quale vi è la possibilità, nei trenta giorni successivi alla pubblicazione, di far pervenire all’Autorità le proprie osservazioni.

La nuova bozza ha lo scopo di consolidare un nuovo testo del Regolamento AGCM con le previsioni di cui agli articoli 29 e ss. del D.lgs. 26 marzo 2010 n. 59 relative al divieto di discriminazioni fondate sulla nazionalità o sul luogo di residenza del destinatario del servizio offerto.

Con riferimento alle istruttorie volte ad accertare le violazioni dei “diritti dei consumatori nei contratti”  e le violazioni del “divieto di discriminazione” il Regolamento AGCM si limita a richiamare le disposizioni di cui al neo introdotto art. 20 ter (e, dunque, le norme ivi individuate, già applicate alle pratiche commerciali scorrette), “in quanto compatibili”.

Bisogna porsi al riguardo, innanzitutto, un interrogativo in relazione alla previsione o meno di un illecito amministrativo autonomo in merito a tali ipotesi.

In caso di risposta positiva, dovrebbe concludersi che la fattispecie di violazione sanzionabile dall’AGCM è integrata anche in mancanza dei requisiti di ripetizione, diffusione o idoneità della condotta ad alterare il comportamento del consumatore medio. Verrebbe cioè dato un public enforcement diretto a proteggere il consumatore, in sede amministrativa, anche contro il singolo comportamento illecito del professionista che non abbia le caratteristiche di ripetitività sottese al concetto stesso di “pratica”.

In caso di risposta negativa tali violazioni dovrebbero invece essere ricondotte nell’alveo delle pratiche commerciali scorrette. In questa seconda ipotesi, laddove si configuri nel caso specifico una violazione singola del divieto di discriminazione, inerente uno specifico consumatore, non si avrà competenza dell’AGCM, ma del solo giudice ordinario.

Il vantaggio evidente di tale soluzione, a mio parere, da prediligere, sarebbe anche quello di evitare che un medesimo comportamento sia sanzionato più volte (ad esempio, come pratica commerciale scorretta e come violazione dei diritti dei consumatori nei contratti).

L’art. 66 del Codice del Consumo non mi pare che consenta di concludere, con certezza, a favore dell’una o dell’altra ipotesi, per cui occorrerà comunque attendere le decisioni dell’AGCM sul punto.

Tali valutazioni dovrebbero essere assunte nella fase pre-istruttoria di cui all’art. 5 e portare eventualmente, laddove l’AGCM ritenga che non vi siano i presupposti per l’attivazione dei suoi poteri, ad un’archiviazione per inapplicabilità della normativa di riferimento (lettera b).

Identici provvedimenti pre-istruttori dovranno essere assunti laddove l’AGCM ritenga di non ravvisare una pratica commerciale scorretta ritenendo invece “ferma la competenza delle Autoritàdi regolazione ad esercitare i propri poteri” ai sensi dell’art. 27 comma 1 bis del Codice del Consumo.

Noto come in tale fase pre-istruttoria non sia prevista la partecipazione delle citate Autorità posto che l’art. 16, comma 5, del Regolamento AGCM pospone la richiesta dei pareri alla chiusura dell’attività istruttoria.

Ove vi sia dissonanza tra AGCM ed Autorità regolatorie circa la competenza esclusiva dell’Antitrust, essa verrà dunque rilevata solo ex post, dopo l’intera istruzione della procedura davanti all’AGCM (in sede di rilascio del parere) od, addirittura, dopo la chiusura della stessa intervenuta in fase pre-istruttoria, prima dell’interlocuzione con l’autorità regolatoria.

È evidente che in tale contesto non possono essere escluse diatribe sulle competenze delle diverse autorità, come peraltro già avvenuto in passato.

L’unica soluzione a tale potenziale conflitto è data dall’art. 27, comma 1 bis del Codice del Consumo, il quale prevede che  “le Autorità possono disciplinare con protocolli di intesa gli aspetti applicativi e procedimentali della reciproca collaborazione, nel quadro delle rispettive competenze”.

In tale contesto sarebbe, dunque, auspicabile una individuazione descrittiva della categorie di condotte rilevanti e delle soluzioni di eventuali contrasti di potere tra l’AGCM e le altre autorità regolatorie. Tali linee guida risulterebbero preziose anche per gli operatori consentendo una valutazione più precisa di quelli che potranno essere gli orientamenti applicativi delle decisioni dell’AGCM sul punto.

Altro aspetto che potrebbe determinare un possibile conflitto tra Autorità è offerto, come emerge già dai primi commenti della dottrina, dall’esenzione prevista dall’art. 47, ultimo comma, del Codice del Consumo per gli acquisti fuori dai locali commerciali o nei contratti a distanza che siano di modico valore (inferiori a cinquanta euro). Per essi non troverebbe applicazione l’art. 67  del Codice del Consumo e non vi sarebbe dunque competenza a decidere dell’AGCM.

Si creerebbe così una competenza differenziata sulla base del valore. Si può pensare ad esempio a servizi come quelli “a sovrapprezzo” (i servizi ludici e/o informativi erogati tramite telefoni fissi e/o mobili ) dove avremmo la competenza dell’AGCM laddove il corrispettivo sia inferiore a 50 euro, dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni se superiore.

In questo contesto si può immaginare che anche le scelte commerciali degli operatori siano “guidate” da tale differente scenario e dalla previsione, o meno, di sanzioni afflittive da parte dell’Autorità competente in caso di violazioni accertate.

Un’ultima annotazione con riguardo al disposto dell’art. 20 ter il quale prevede che le istanze di intervento per violazione del divieto di discriminazione, se rivolte direttamente all’AGCM saranno irricevibili, dovendo essere preventivamente trattate, ed auspicabilmente risolte, dal Centro Europeo per i consumatori per l’Italia la cui competenza era già stata prevista dal suindicato decreto n. 59/2010.

Tale previsione è, a mio parere, opportuna in ottica di deflazione dei carichi di lavoro già ad oggi gravanti sull’AGCM e nella logica di favorire la definizione stragiudiziale delle vertenze.

Il dubbio discrimen tra informazione e pubblicità

La Sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano si è pronunciata con sentenza n. 9020 dell’8 luglio 2014 su un’interessante casistica relativa ad una puntata di una nota trasmissione televisiva in cui era stato effettuato, nell’ambito di un programma informativo-divulgativo destinato al grande pubblico il confronto comparativo tra bresaole di diversi produttori, con partecipazione, quale ospite, del Consorzio di produttori IGP.


Il confronto veniva effettuato tra una bresaola IGP di punta d’anca, ovvero un taglio pregiato, ed una non IGP di sottofesa, meno quotata.

Mentre la prima risultava anonima, ovvero senza segni identificativi, sulla seconda non era stata rimossa l’etichetta recante il marchio del produttore non aderente al Consorzio. Quest’ultimo aveva agito in giudizio contestando all’emittente televisiva, al Consorzio ed al soggetto che si era occupato del reperimento dei campioni di bresaola esposti nel corso della trasmissione, la responsabilità per aver veicolato una pubblicità comparativa illecita.

Tale trasmissione veniva veicolata anche attraverso il sito web dell’emittente e la relativa diffusione veniva interrotta a seguito dell’avvio di una azione d’urgenza del produttore in pendenza del giudizio di merito dallo stesso avviato.

La sentenza sanzionava l’emittente televisiva, responsabile, in quanto organizzatore del programma, dell’anonimità dei prodotti presentati e della corretta cernita dei prodotti da comparare. Non veniva, invece, sanzionato il soggetto incaricato dell’acquisto materiale dei prodotti, pur senza specifica remunerazione, non partecipando esso, strutturalmente, all’organizzazione.

Veniva sanzionato, in solido con l’emittente radiotelevisiva, il Consorzio, stante la giudicata responsabilità del soggetto che aveva partecipato quale ospite della trasmissione per le espressioni verbali usate ed i gesti giudicati denigratori del prodotto di più scadente qualità identificato, per errore materiale, con il marchio della società attrice.

Ciò che attrae l’attenzione del commentatore è la circostanza che venga data per scontata la natura pubblicitaria e non informativa della trasmissione stante la valenza ed effetto pubblicitario del presentare bresaole di produttori diversi orientando lo spettatore al consumo di alcuni di essi, IGP, anzichè non IGP. Ciò indipendentemente dall’esistenza di qualsivoglia elemento probatorio o presuntivo che potesse far deporre circa l’esistenza, rinnegata decisamente dai convenuti, di un rapporto contrattuale/lucrativo tra l’emittente/il conduttore della trasmissione televisiva, da una parte, ed il Consorzio ed il responsabile del reperimento dei campioni di prodotto, dall’altra.

Sotto altro profilo, è interessante come la sentenza commentata giudichi non omogena la comparazione, pur effettuata tra prodotti di identico genus, non essendo, a suo dire, i tranci “ricavati da carni del medesimo pregio e sottoposti alla medesima stagionatura”. Non ci si può non interrogare in merito alla circostanza che una lettura così restrittiva del requisito della omogeneità renda pressochè impossibile l’effettuazione di una comparazione, escludendo la sua legittimità anche laddove essa sia effettuata tra prodotti identici dal punto di vista merceologico, che pur soddisfano i medesimi bisogni.

Passando alla motivazione in punto quantum il Tribunale quantifica il risarcimento del danno nella misura di euro 50.000,00 avuto riguardo “al possibile numero di spettatori capaci di captare i marchi attorei rammostrati per pochi secondi e memorizzarli negativamente” ponendo il relativo risarcimento a carico dell’emittente e del Consorzio responsabili per il loro operato attivo o negligente del danno ingiustamente arrecato.

Pubblicità ingannevole, clausole vessatorie: nuovo regolamento

L’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha pubblicato il nuovo “Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette , violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, clausole vessatorie”  (delibera 5 giugno 2014, n. 24955) entrato in vigore il 15 luglio scorso. Le norme del Regolamento aventi ad oggetto le violazioni dei diritti dei consumatori nei contratti sono, invece, applicabili a far data dal 13 giugno 2014 (art. 24).

Il nuovo Regolamento prevede la possibilità che l’Autorità, ricevuta la segnalazione di una pubblicità giudicata ingannevole e/o illecita o di pratiche commerciali giudicate scorrette, qualora sussistano fondati motivi, inviti per iscritto il professionista a rimuovere i profili indicati. Viene fatta salva l’ipotesi che si tratti di un caso di particolare gravità; in quest’ipotesi tale opzione non trova applicazione.

Lo stesso tipo di intervento di moral suasion è parimenti oggi possibile, laddove l’Autorità ravvisi fondati motivi, in caso di giudicata vessatorietà delle clausole inserite nei contratti tra professionisti e consumatori, semprechè non si tratti di un’ipotesi di particolare gravità.

Altra novità è la possibilità di interpello preventivo dell’AGCM (art. 22). Le società possono richiedere all’Autorità un parere in merito all’eventuale vessatorietà delle clausole che intendono inserire nei contratti stipulati con i consumatori inviando un apposito Formulario predisposto dall’Autorità ed allegato al Regolamento.

Si richiede si specificare quale sia la clausola ed i motivi di inserimento della stessa nel contratto che verrà stipulato con il consumatore, le ragioni che inducono il professionista ad inserire quella determinata clausola, nonché le modalità con cui verrà stipulato il contratto. 

Siti web responsabili dei commenti anonimi postati dai lettori

Delfi, uno dei siti d’informazione più conosciuti in Estonia, pubblica nel 2006 un articolo relativo ad una società di traghetti locale, la AS Saaremaa Shipping Company. La società ha, infatti, appena varato un piano per distruggere le ice roadsche collegano le isole estoni alla terraferma.

A seguito della pubblicazione dell’articolo si scatenano i commenti postati dagli utenti contro Vjatséeslav Leedo, azionista di maggioranza della Società di traghetti, il quale si determina così a querelare la testata per diffamazione ed a agire in sede civile a fronte della veicolazione di alcuni post giudicati altamente offensivi. Il ricorrente richiede, oltre alla rimozione dei relativi post, un risarcimento per i danni d’immagine subiti nella misura di 500.000 kroons (circa 32.000,00 euro).

Il processo si conclude, in secondo grado, con una condanna per  la Delfi ritenuta responsabile per i commenti degli utenti giudicati volgari e minacciosi e sanzionata con una (modesta) multa di euro 320,00.

Delfi ricorre avverso detta sentenza alla Corte europea dei diritti dell’uomo la quale, con sentenza pronunciata in data 10 ottobre 2013, rigetta però il ricorso escludendo che nel caso di specie si possa ravvisare una violazione della libertà d’espressione.

A parere della Corte Delfi avrebbe, infatti, dovuto intervenire in via preventiva per impedire la pubblicazione di post giudicati altamente offensivi, mentre invece il portale ha scelto di non intervenire, neppure ex post (essendo la relativa cancellazione successiva al ricevimento della diffida legale da parte del diffamato), volendo trarre indebitamente profitto dall’accresciuto numero di visite degli utenti, utile per incrementare il suo fatturato pubblicitario.

Senza contare che, osserva la Corte, i gestori del sito sono gli unici in grado di cancellare i commenti in questione una volta “postati”, attività che, in effetti, non può essere effettuata né dalla parte offesa, né dagli utenti.

La responsabilità di Delfi viene altresì, infine, ricondotta alla scelta di consentire agli utenti di restare anonimi inserendo i commenti attraverso l’uso di nickname. In questo contesto, sostiene la Corte, imporre alla parte lesa dalla diffamazione l’onere dell’identificazione degli autori dei commenti appare, a parere della Corte, sproporzionato.

A prima vista sembrerebbe, dunque, che la Corte abbia voluto ipotizzare in capo al sito d’informazione una sorta di “responsabilità oggettiva”, a fronte della quale per liberarsi Delfi avrebbe dovuto fornire la prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare l’illecito diffamatorio produttivo del danno. Se così fosse, ci si troverebbe ad imporre ai siti d’informazione una responsabilità che non trova fondamento nella normativa oggi vigente.

Siamo dunque a una svolta?

Forse no. Per una corretta valutazione della portata della decisione bisogna, infatti, considerare che la decisione della Corte di Strasburgo non è definitiva in quanto è ancora soggetta ad impugnazione al Tribunale di Grande Istanza della Corte e che, in ogni caso, alla Corte non è riconosciuto il potere di interpretare la normativa vigente, bensì solo quello di condannare la parte ad un’equa riparazione laddove rinvenga la violazione della Convenzione dei diritti dell’uomo, nella specie esclusa.

Ciò che è però interessante è che, secondo quanto riportato dai principali siti d’informazione che l’hanno commentata,  a seguito di questa sentenza Delfi ha imposto ai propri utenti una nuova policy che richiede di registrarsi preventivamente ove vogliano commentare con propri post le notizie pubblicate sul sito. Ha, inoltre, deciso di sottoscrivere il codice di autodisciplina che in Estonia regolamenta privatisticamente l’attività dell’informazione tradizionale cartacea. Con riguardo ai siti d’informazione manca, infatti, una normativa di natura cogente.

Per una lettura integrale della decisione si rinvia al sito

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-126635

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