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Ultime notizie

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Decreto Rilancio - Rafforzamento patrimoniale imprese di medie dimensioni: un’al…

Fabrizio Iliceto - avatar Fabrizio Iliceto - 28-05-2020 - Corporate M&A

di Fabrizio Iliceto e Alfredo Della Bella Con il Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, c.d. “decreto rilancio” (il “Decreto”), art. 26 il Governo ha introdotto una serie di misure volte al rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni, che abbiano subito gravi perdite a seguito dell’emergenza COVID-19. 1) Credito d’Imposta per conferimenti in...

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WEBINAR: Industria dei trasporti e fase 2 - Panorama attuale e prospettive di ri…

La Redazione - avatar La Redazione - 27-05-2020 - Navigazione e Trasporti

L’industria dei trasporti, come ogni altro segmento dell’economia, si accinge ad affrontare la c.d. “fase 2” della pandemia quale banco di prova per una ripartenza in cui si sperimenterà la tenuta di istituti giuridici di rado applicati per fronteggiare situazioni epidemiche quale quella in corso e che, dunque, imporrà soluzioni nuove. Alcuni esperti giurist...

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WEBINAR “La valorizzazione e la protezione del know how – L’applicazione della t…

La Redazione - avatar La Redazione - 26-05-2020 - Intellectual Property

In questa fase di ripresa post emergenza sanitaria diventa decisivo valorizzare il patrimonio conoscitivo interno dell'impresa e quindi gli asset intangibili. Questo processo di valorizzazione passa, innanzitutto, attraverso l'emersione e la definizione del know how, l'adozione degli strumenti utili per la sua protezione e infine l'estensione del suo sfrutt...

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Il “Decreto Rilancio” e la “regolarizzazione” della manodopera migrante: un mezz…

Emiliano Giovine - avatar Emiliano Giovine - 26-05-2020 - Charities & Social Enterprises

La diffusione del contagio da COVID-19 in Italia e le misure restrittive imposte a gran parte delle attività produttive, hanno rimesso al centro del dibattito politico l’annoso ed irrisolto tema del diffuso impiego di manodopera migrante, spesso irregolare e priva di tutele contrattuali in alcuni settori cruciali come l’agricoltura, l’assistenza alla persona...

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Decreto Rilancio: nuove ipotesi di reato per chi ottiene indebitamente l’erogazi…

Valeria Valentini - avatar Valeria Valentini - 26-05-2020 - Criminal Law

Il D.L. n. 34 del 2020 (c.d. “Decreto Rilancio”) va ad incidere anche nel campo del diritto penale. In particolare, oltre a colmare un’inspiegabile lacuna relativa alla sospensione dei termini per proporre querela (cfr. art. 221), vengono introdotti, tra le altre cose, nuovi presidi di tutela penale volti a reprimere le indebite percezioni di erogazioni e su...

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Il Garante si pronuncia sulla qualificazione soggettiva dell’Organismo di Vigila…

Luca Egitto - avatar Luca Egitto - 26-05-2020 - Privacy & Data Protection

di Luca Egitto e Letizia Catalano Lo scorso 12 maggio il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso il suo parere sulla qualificazione soggettiva dell’Organismo di Vigilanza (“OdV”) affermando che l’OdV, in quanto parte dell’impresa, non sia qualificabile né come titolare né come responsabile al trattamento e che, ai fini dell’osservanza delle...

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Business and Human Rights - Dal contesto normativo all’esercizio della due dilig…

La Redazione - avatar La Redazione - 23-05-2020 - Charities & Social Enterprises

L’attuale crisi sanitaria e socio-economica a livello globale e la necessità di supportare una ripartenza sostenibile ed inclusiva, rendono ancor più cruciale il rispetto dei diritti umani nel contesto imprenditoriale e produttivo. Una riflessione sul contesto e sugli obblighi normativi e su principi e strumenti di due diligence che, a livello sia internazio...

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Come gestire una società in perdita al tempo del Covid-19? Quali scelte possono …

Paolo Grandi - avatar Paolo Grandi - 22-05-2020 - Corporate M&A

Nel contesto dell’emergenza Covid-19 ed a causa del prolungato blocco dell’attività della maggior parte delle aziende, il Governo italiano ha affrontato il fatto che molte società abbiano patito o patiranno perdite ingenti a causa della crisi in corso; perdite tali causare da una riduzione o la perdita del capitale sociale. In particolare, il Decreto Legge...

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Le novità per il Terzo settore del “Decreto Rilancio”

Federico Longo - avatar Federico Longo - 22-05-2020 - Charities & Social Enterprises

Il D.L. 34/2020, c.d. “Decreto Rilancio”, introduce interessanti misure economiche anche a sostegno degli enti del Terzo settore. Un primo intervento riguarda l’accelerazione delle procedure per l’assegnazione del 5x1000 relativo all’anno 2019. Entro il 31 luglio 2020 saranno infatti comunicati gli enti ammessi, e l’erogazione del contributo avverrà entro ...

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Il “Decreto Rilancio” e gli Appalti pubblici

La Redazione - avatar La Redazione - 22-05-2020 - News

Il Decreto Rilancio introduce tre importanti novità per gli Appalti pubblici: l’art. 65 sospende l’obbligo di versare i contributi all’ANAC per tutte le gare indette dalla data di entrata in vigore del decreto fino al 31 dicembre 2020; l’art. 81 proroga sino al 15 giugno 2020 la validità dei DURC scaduti tra il 31 gennaio 2020 ed il 15 aprile 2020; l’a...

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R&P Legal selezionata da Il Sole 24 Ore nell’elenco dei migliori studi legal…

La Redazione - avatar La Redazione - 21-05-2020 - News

L’indagine de il Sole 24 Ore include lo studio R&P Legal tra i migliori studi legali italiani nelle seguenti categorie:   • AMBIENTALE, ENERGIA E INFRASTRUTTURE • AMMINISTRATIVO E APPALTI • BANCARIO E FINANZIARIO • CONTENZIOSO E ARBITRATO • CORPORATE • LAVORO E WELFARE • LIFE SCIENCE E HEALTHCARE • PRIVACY E CYBERSECURITY • PROPRIETÀ INTELLETTU...

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Influencer e uso del marchio (rinomato) altrui: il Tribunale di Genova fissa i l…

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 21-05-2020 - Intellectual Property

Con ordinanza del 04/02/2020, le Sezioni Specializzate del Tribunale di Genova hanno affrontato il caso di una nota casa di moda e del suo stilista di riferimento che avevano ripetutamente pubblicato sui rispettivi profili Instagram contenuti nei quali calzature e prodotti di abbigliamento venivano accostati ad auto di lusso (con i relativi marchi in primo p...

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Datore di lavoro e test sierologici Covid-19, quali risposte ha dato il Garante …

Chiara Agostini - avatar Chiara Agostini - 21-05-2020 - Privacy & Data Protection

di Chiara Agostini e Giacomo Pataracchia Cosa può fare il datore di lavoro in materia di test sierologici Covid-19? Il datore di lavoro, secondo le indicazioni fornite dal Garante Privacy nelle proprie FAQ relative al trattamento dei dati nel contesto lavorativo pubblico e privato nell’ambito dell’emergenza sanitaria, può: richiedere ai propri dipenden...

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Non solo IVA e imposte sui redditi ai fini della sussistenza del reato di indebi…

Valeria Valentini - avatar Valeria Valentini - 21-05-2020 - Criminal Law

Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 14763 del 2020, nel solco di un orientamento sempre più consolidato che tende ad ampliare l’ambito di applicazione dell’art. 10 quater D.Lgs. 74/2000. Con la pronuncia in esame, la Corte ha confermato il sequestro preventivo del profitto del reato in esame, ribandendo che il reato di indebita compensa...

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Mancanza di idonei dispositivi di protezione individuale e velocizzazione degli …

Letizia Catalano - avatar Letizia Catalano - 20-05-2020 - Criminal Law

La Corte di Cassazione con sentenza n. 13575/2020 ha confermato la condanna ex D. Lgs. 231/2001 di una società per l’infortunio occorso ad un lavoratore individuando l’interesse e il vantaggio per l’ente (art. 5 D. Lgs. 231/2001), da un lato, nel risparmio dei costi per l’acquisto di idonei dispositivi di protezione individuale e, dall’altro, nella prassi di...

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Italian Phase 2 for Aviation Sector

Maurizio Corain - avatar Maurizio Corain - 20-05-2020 - Navigazione e Trasporti

di Maurizio Corain e Mario Barbera Following the several law provisions issued during the health emergency by the Italian Government (dedicated to the containment of the diffusion of Covid-19), the latter issued a DPCM (Prime Minister’s Decree) on May 17, 2020 in order to launch and regulate the so called Phase 2 of the Covid 19 health emergency period. Wi...

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Le linee guida della Commissione europea sui finanziamenti statali alle rotte ae…

Anna Masutti - avatar Anna Masutti - 20-05-2020 - Navigazione e Trasporti

1. La grave crisi del trasporto aereo Il trasporto aereo è tra i settori che sta sopportando le maggiori ripercussioni economiche dovute all’epidemia di COVID-19.  Le restrizioni temporanee ai servizi aerei hanno portato a una riduzione dei voli in Europa di oltre l'80% rispetto allo stesso periodo del 2019 e gli aeroporti stanno subendo una riduzione delle...

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Il consenso in ambito digitale: le nuove linee guida dell’EDPB

Ilaria Olivari - avatar Ilaria Olivari - 15-05-2020 - Privacy & Data Protection

Il Comitato Europeo per la protezione dei dati personali (di seguito, “EDPB”) ha recentemente adottato nuove linee guida al fine di fornire ulteriori chiarimenti e specificazioni sui requisiti per ottenere e dimostrare un valido consenso, predisponendo una guida pratica che aiuti a garantire il rispetto delle norme previste dal Regolamento europeo per la pro...

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I ricercatori a tempo determinato potranno partecipare alle procedure di valutaz…

La Redazione - avatar La Redazione - 15-05-2020 - Enti Pubblici & Appalti

del Dipartimento Diritto Amministrativo Alla Corte di Giustizia UE la compatibilità con il diritto europeo della disciplina interna che differenzia tra ricercatori universitari a tempo determinato e indeterminato. Il Consiglio di Stato, con l’Ordinanza n. 2376/2020 del 10 aprile 2020, ha rimesso alla Corte di giustizia UE la questione della compatibilità c...

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L’avvocato non risarcisce il cliente se circostanze esterne ritardano il recuper…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 13-05-2020 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Sezione III della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 8516 del 6 maggio 2020, ha stabilito che l’avvocato non è tenuto a risarcire il proprio cliente, qualora circostanze esterne abbiano ritardato il recupero del credito dell’assistito. Nel caso in oggetto, secondo la Suprema Corte, la mancata concessione di un sequestro conservativo e l’attesa per ...

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Lo “svuotamento” sistematico del conto corrente costituisce atto fraudolento ai …

Valeria Valentini - avatar Valeria Valentini - 13-05-2020 - Criminal Law

Con una interessante pronuncia, la Cassazione (sent. n. 14217 depositata l’11.5.2020) è tornata a chiarire il concetto di “fraudolenza” ai fini della sussistenza del reato di “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte” (art. 11 D.Lgs. 74/2000). La vicenda è la seguente: poco prima della notifica di varie cartelle esattoriali per importi assai rile...

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R&P Legal con Alto Partners nell'acquisizione di C.E.I.

La Redazione - avatar La Redazione - 12-05-2020 - News

Lo studio R&P Legal ha assistito Alto Partners SGR negli aspetti legali riguardanti l’acquisizione di C.E.I. Costruzione Emiliana Ingranaggi S.p.A., con sede a Anzola dell’Emilia (Bologna) e che dal 1969 è attiva nella progettazione, produzione e commercializzazione di ingranaggi e componenti sottocarro per il settore della ricambistica per camion. Fond...

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WEBINAR "Cooperazione internazionale e social business. Una nuova frontiera…

La Redazione - avatar La Redazione - 12-05-2020 - Charities & Social Enterprises

L’imprenditoria sociale permette lo sviluppo del social business nei paesi emergenti, contribuendo a generare una crescita sostenibile ed inclusiva. Il ruolo cruciale delle ONG per espandere e scalare questi modelli. Ne parleranno Roberto Randazzo, partner di R&P Legal e Adjunct Professor di Tiresia - Politecnico di Milano, e Andrea Landini - CEO di Thi...

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R&P Legal e Chambers Europe 2020

La Redazione - avatar La Redazione - 10-05-2020 - News

La prestigiosa directory internazionale Chambers and Partners  per l'edizione 2020 appena pubblicata, ha selezionato i dipartimenti Intellectual Property, Life Science e TMT nella sua guida europea e tra gli avvocati i partner Gianluca Morretta (IP), Paolo De Carlo (Life Science) e Piero Magri (White Collar Crime)  nonchè gli of counsel Dringa Milito Pagliar...

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Kiko vs Wycon: confermata la tutela del diritto d’autore per i concept store

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 08-05-2020 - Intellectual Property

1. Introduzione L’ultimo capitolo della controversia sorta nel 2013 tra i leader della cosmetica Kiko e Wycon si è concluso con la conferma della tutela autorale per i concept store di Kiko, vere opere dell’ingegno, e con un rinvio alla Corte d’Appello di Milano per il riesame di alcuni profili risarcitori...

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Il sequestro preventivo di siti e pagine web

Bianca Lo Bello - avatar Bianca Lo Bello - 06-05-2020 - Criminal Law

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, il 26 aprile 2020, ha disposto il sequestro di diversi canali Telegram - conosciuta piattaforma di messaggistica istantanea - attraverso i quali venivano abusivamente divulgate copie digitali di noti quotidiani. Per far fronte a tale fenomeno è stato anche richiesto l’intervento dell’AGCOM (Autorità ...

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Emergenza Covid-19: impossibilità sopravvenuta e rimborso del prezzo del bigliet…

Maurizio Corain - avatar Maurizio Corain - 06-05-2020 - Navigazione e Trasporti

di Maurizio Corain e Mario Barbera Con l’articolo 88bis della Legge n. 27/2020 del 24 aprile 2020 di conversione del D.L. n. 18/2020, il legislatore ha confermato quanto già anticipato anche con il D.L. n. 9/2020. È stata infatti istituita una tutela unica per i fornitori di pacchetti turistici, per le strutture ricettive, per i vettori aerei, marittimi e f...

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Il Decreto “Cura Italia” sospende per sei mesi le procedure esecutive sulla prim…

Massimo Moraglio - avatar Massimo Moraglio - 06-05-2020 - Recupero Crediti & Esecuzioni

Di Avv. Massimo Moraglio e Dott. Edoardo Schiesari In sede di conversione del Decreto Legge del 17 marzo 2020 n. 18, cd. “Decreto Cura Italia” (convertito con legge n. 27 del 24 aprile 2020, pubblicata su Gazzetta Ufficiale il 30 aprile), il Senato ha introdotto, nel Titolo II rubricato “Misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario”, il ...

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Contratti bancari – Continuità dei conti correnti, omessa sottoscrizione specifi…

Caterina Sola - avatar Caterina Sola - 06-05-2020 - Banking & Finance

di Caterina Sola e  Eugenio Cisa di Grésy Il Tribunale ordinario di Pescara, pronunciando la sentenza n.142, pubblicata il 7.3.2020, ha avuto modo di trattare interessanti profili connessi ai contratti bancari a seguito di un’opposizione a decreto ingiuntivo proposto. Con atto di citazione, l’attore ha presentato tempestivamente opposizione a decreto ingiu...

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Contagio da Covid e responsabilità penale nella fase 2

Piero Magri - avatar Piero Magri - 06-05-2020 - Criminal Law

Gli avvocati Piero Magri, coordinatore del dipartimento penale dello studio R & P Legal, e Letizia Catalano, interverranno nel corso in videoconferenza organizzato da AIAS Academy (Associazione addetti alla Sicurezza) martedì 12 maggio, sui profili penali per le aziende del rischio da contagio. 

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FLUITEK ORSENIGO VALVES S.p.A.: omologato il concordato preventivo in continuità…

La Redazione - avatar La Redazione - 06-05-2020 - News

Il Tribunale di Bergamo ha omologato il concordato preventivo in continuità con assuntore di FLUITEK ORSENIGO VALVES S.p.A., ritenendo il piano presentato dall’azienda “attuabile nei termini e con le modalità proposte”. La Società – tra i leader italiani nel mercato globale della progettazione, produzione e commercio di valvole industriali per il settore d...

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WEBINAR "Investimenti ad impatto sociale e ripartenza ai tempi del Covid-19…

La Redazione - avatar La Redazione - 05-05-2020 - Charities & Social Enterprises

L’emergenza che stiamo vivendo in questi mesi e la necessità di supportare con determinazione e tempismo la ripartenza, rende ancor più cruciale il ruolo della finanza ad impatto sociale. Una riflessione sugli strumenti finanziari che possono sviluppare questo approccio e un’analisi dei relativi modelli di investimento, che fin da subito sono disponibili in ...

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Maternità surrogata e riconoscimento del genitore intenzionale nell’atto di nasc…

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 05-05-2020 - Famiglia e Successioni

L’ufficiale dello stato civile del Comune di Verona si rifiuta di trascrivere l’atto di nascita del minore, nato in Canada con maternità surrogata. I ricorrenti chiedevano che sull’atto di nascita venissero indicati entrambi i nomi dei due padri, cioè sia del genitore biologico, sia del c.d. genitore intenzionale. Il bambino, infatti, era nato tramite feco...

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Anthilia Capital Partners sottoscrive emissione obbligazionaria del Gruppo Brazz…

La Redazione - avatar La Redazione - 04-05-2020 - News

Il prestito obbligazionario, per un importo complessivo pari a 8 milioni di euro, sarà sottoscritto dai fondi di Anthilia in due tranches, ciascuna del valore di 4 milioni di euro L’emissione obbligazionaria finanzierà gli investimenti a supporto della strategia di sviluppo produttivo del Gruppo Milano, 4 maggio 2020 – Anthilia BIT III e Anthilia BIT IV C...

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Compliance aziendale ai tempi della crisi COVID-19

Allegra Bonomo - avatar Allegra Bonomo - 04-05-2020 - Privacy & Data Protection

di Allegra Bonomo e Angela Cataldi I provvedimenti adottati al fine di contrastare la diffusione del contagio da Covid-19 hanno modificato le modalità con le quali vengono e verranno rese le prestazioni lavorative.

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Lo strappo della Calabria su bar e ristoranti; quali conseguenze?

Lorenzo Lamberti - avatar Lorenzo Lamberti - 30-04-2020 - Enti Pubblici & Appalti

In questi giorni molte regioni hanno anticipato la riapertura di alcune attività che, secondo le disposizioni statali, sarebbero consentite solo dall’inizio della “fase 2”, fissata per il prossimo 4 maggio. La Calabria, tuttavia, ieri ha fatto di più: con l’ordinanza n. 37 del 29 aprile 2020 la Regione ha infatti permesso, a decorrere dalla medesima data, ...

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Omessa produzione del contratto di finanziamento, usura sopravvenuta e contratto…

Caterina Sola - avatar Caterina Sola - 29-04-2020 - Banking & Finance

di Caterina Sola e  Eugenio Cisa di Grésy La Sezione I del Tribunale di Vicenza, pronunciando la sentenza n. 244, pubblicata il 05/02/2020, ha avuto modo di trattare interessanti profili connessi ai contratti bancari a seguito di un’opposizione a decreto ingiuntivo proposto. Con atto di citazione, le parti attrici hanno proposto opposizione a decreto ingiu...

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L’Agenzia delle Entrate legittima la scissione asimmetrica

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 29-04-2020 - Tax

di Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo Con la risposta ad interpello del 27 marzo 2020, n. 98 l’Agenzia delle Entrate ha consolidato il proprio orientamento in materia di scissione asimmetrica. È da considerarsi fiscalmente neutrale ai fini delle imposte sui redditi una scissione societaria parziale non proporzionale, "asimmetrica", di una società a fav...

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Il trust revocabile non configura un autonomo soggetto passivo d’imposta

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 29-04-2020 - Wealth Management & Private Client

di Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo L’Agenzia delle Entrate attraverso l‘interpello n. 111 del 21 aprile 2020 ha affrontato la tematica del trust revocabile, chiarendo come tale fattispecie non dia luogo ad un autonomo soggetto passivo d'imposta. L’amministrazione finanziaria ricorda come, ai fini della qualificazione come soggetto passivo, sia neces...

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La validità del precetto resta sospesa

Caterina Sola - avatar Caterina Sola - 29-04-2020 - Recupero Crediti & Esecuzioni

Un dubbio è sorto in ordine all’atto di precetto, e cioè se si applica la sospensione per emergenza coronavirus ad alcuni atti non propriamente “processuali”, in quanto atti di parte, come – appunto – l’atto di precetto.

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Monica Togliatto

Monica Togliatto

Esperta in materia di diritto della pubblicità, proprietà intellettuale ed industriale.

Profilo: http://www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/258-monica-togliatto.html

Autodisciplina pubblicitaria: stop a modelli estetici non salutari

di Monica Togliatto e Avv. Nicola Berardi

È entrata in vigore la modifica del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale che prevede ora, all’art. 12-bis, una disposizione specifica in tema di salute e sicurezza: “La comunicazione commerciale relativa a prodotti suscettibili di presentare pericoli, in particolare per la salute, la sicurezza e l’ambiente, specie quando detti pericoli non sono facilmente riconoscibili, deve indicarli con chiarezza. Comunque la comunicazione commerciale non deve contenere descrizioni o rappresentazioni tali da indurre i destinatari a trascurare le normali regole di prudenza o a diminuire il senso di vigilanza e di responsabilità verso i pericoli, tra cui immagini del corpo ispirate a modelli estetici chiaramente associabili a disturbi del comportamento alimentare nocivi per la salute”.

Celebrity e pubblicità occulta

Dopo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato anche il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria interviene, su impulso del Comitato di Controllo nel sanzionare l’inserzionista Peugeot Automobili Italia s.p.a. per aver violato l’art. 7 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria (CACC) a causa della veicolazione su Instagram da parte del noto cantante Fedez di immagini e video in cui l’artista visita lo stand Peugeot in occasione degli “Internazionali di Tennis”.

Nomi patronimici e settore vitivinicolo

Dopo oltre dieci anni la Corte di Cassazione ha stabilito un punto fermo in una vertenza che ha visto contrapposte, con alterne vicende, due aziende vitivinicole del cuore delle Langhe.

Nel maggio 2004 Claudia Castella, titolare del marchio registrato CASTELLA, conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Torino, Renzo Castella, contestando l’asserito illecito di quest’ultimo conseguente all’utilizzo indebito del marchio di fatto CASTELLA nell’ambito della sua attività vitivinicola.

Renzo Castella si costituiva in giudizio e formulava domanda riconvenzionale chiedendo che fosse dichiarata la nullità del marchio CASTELLA per difetto di novità ed illiceità della registrazione.

Il Tribunale di Torino, con sentenza n. 131/2007 dell’11 gennaio 2007 condannava Renzo Castella alla refusione del pregiudizio subito da Claudia Castella inibendogli l’uso del patronimico CASTELLA come segno distintivo dei vini da esso commercializzati. Rigettava altresì la domanda riconvenzionale di nullità del marchio registrato CASTELLA. Osservava il Tribunale come “quand’anche” il marchio di Renzo Castella “dovesse essere inteso quale marchio complesso (composto non solo dal nome “Renzo Castella”, ma anche dal disegnino del paesaggio collinare) costituisce comunque contraffazione del marchio attoreo”, posto che “”il segno del convenuto lascia persistere il cuore-nucleo caratterizzante del marchio attoreo, cioè il nome patronimico Castella posto in posizione predominante rispetto agli altri elementi componenti l’etichetta”.

“L’aggiunta del prenome “Renzo”, “…considerata la vicinanza territoriale delle sedi delle due aziende in esame e inoltre la comune attività di produzione e commercializzazione vinicola delle medesime” veniva, dunque, giudicata dal Tribunale del tutto irrilevante.

Tale sentenza era radicalmente riformata dalla Corte di Appello di Torino che in data 19 aprile 2010, con sentenza n. 544, accoglieva l’impugnazione di Renzo Castella giudicando infondate le domande di contraffazione e di risarcimento dei danni proposte da Claudia Castella. Respingeva, invece, la richiesta riforma in punto nullità del marchio CASTELLA formulata da Renzo Castella.

La Corte affermava che la vicinanza delle due aziende, nella fattispecie di causa, “assume, invece, una valenza esattamente opposta” rispetto a quella valutata dal Giudice di primo grado “proprio perché sintomatica di un contesto produttivo in cui le omonimie sono frequenti e note”.

Nel presentare ricorso per Cassazione avverso la predetta sentenza Claudia Castella denunciava la violazione degli articoli 20 e 21 CPI, nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia ex articolo 360, comma 1, nn. 3 e 5 c.p.c.

Claudia Castella contestava, in particolare, l’insufficienza dell’aggiunta del prenome Renzo e del profilo grafico delle colline langarole, facenti parte del marchio di fatto CASTELLA riprodotto sull’etichetta delle bottiglie, stante l’identità del cuore dei due marchi costituiti dall’identico patronimico.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2191 del 4 febbraio 2016, pur richiamando l’orientamento giurisprudenziale risalente ed univoco, per cui il cuore dei marchi patronimici risiede effettivamente nel cognome, confermava la sentenza d’appello ritenendo che la motivazione sopra richiamata fosse esente da censure.

Osserva la Corte come Renzo Castella abbia “fatto uso del cognome “Castella” preceduto dal prenome “Renzo” ed accompagnato dal disegno – del tutto assente nel marchio registrato da Claudia Castella – delle colline langarole. Di più, la Corte territoriale ha affermato – citando ad esempi diversi casi verificatisi nella medesima area albese, alla quali appartengono entrambe le parti in causa – che nello specifico settore vitivinicolo è frequente la presenza di imprese, commercializzanti lo stesso prodotto, facenti capo a soggetti pressoché omonimi e che utilizzano il proprio nome come ditta o marchio. Sicchè avendo – nello specifico settore produttivo in questione – il patronimico una minore valenza distintiva, l’aggiunta del prenome al cognome, in specie se accompagnato da ulteriori elementi descrittivi (come nel caso concreto, le colline langarole), è sufficiente ad escludere la confondibilità dei segni distintivi delle diverse aziende”.

Ciò chiarito, la Corte rigettava anche il denunciato vizio di motivazione, avendo il Giudice d’appello esaminato tutti gli elementi acquisiti motivando le ragioni sottese alla formazione del proprio convincimento. Chiariva la Corte come la difformità di tali valutazioni rispetto a quelle rappresentate da parte ricorrente non poteva dar corso ad una revisione delle valutazioni e del convincimento del Giudice del gravame, essendo tale istanza, tesa all’ottenimento di una diversa pronuncia in fatto, estranea alla natura ed ai fini del Giudizio di Cassazione.

L’interesse della sentenza in questione scaturisce dalla diversa valutazione che i Giudicanti che si sono succeduti hanno dato ad elementi di fatto incontrovertibili, ma suscettibili di diversa valutazione.

False recensioni: multata TripAdvisor

L’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato, intervenendo su segnalazione dell’Unione Nazionale Consumatori, di Federalberghi e di alcuni consumatori, ha accertato la scorrettezza della pratica commerciale realizzata, a partire da settembre 2011, da TripAdvisor LLC (società di diritto statunitense che gestisce il sito www.tripadvisor.it) e da TripAdvisor Italy S.r.l., irrogando in solido ai due operatori una sanzione amministrativa di ben 500 mila euro. 

Con la propria decisione 24 dicembre 2014, l’Antitrust ha rigettato la difesa svolta dall’inserzionista in forza della quale il suo ruolo sarebbe riconducibile a quello di un mero hosting provider, di talché a fortiori avrebbe dovuto essere apprezzato lo sforzo di porre in essere dei meccanismi di controllo, su base esclusivamente volontaria. Come osservato dall’Antitrust “il professionista non si limita”, infatti, “alla memorizzazione di informazioni, ma a causa del modello di business sviluppato svolge anche e soprattutto un’attività di classificazione e sistematizzazione delle informazioni”.
L’Antitrust ha censurato, in particolare, la “diffusione di informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni pubblicate”, pubblicate sulla banca dati telematica degli operatori, nonché l’inadeguatezza degli strumenti e delle procedure di controllo adottate, incapaci di contrastare il fenomeno delle false recensioni.
Stupisce, a tale ultimo riguardo, il fatto che le risorse umane addette al controllo manuale delle recensioni fossero ridotte a poche unità (solo cinque per l’intera Europa!), di cui, addirittura, una sola a conoscenza della lingua italiana.
In particolare, sono stati censurati i claim commerciali con cui l’inserzionista pubblicizza la propria attività affermando, in modo assertivo, il carattere autentico e genuino delle recensioni, inducendo così i consumatori a ritenere che le informazioni pubblicate siano sempre attendibili in quanto espressione di reali esperienze turistiche di milioni di viaggiatori. Tra gli altri vengono censurati i seguenti claim: "Non importa se preferisci le catene alberghiere o gli hotel di nicchia: su TripAdvisor puoi trovare tante recensioni vere e autentiche, di cui ti puoi fidare. Milioni di viaggiatori hanno pubblicato on-line le proprie opinioni più sincere su hotel, bed & breakfast, pensioni e molto altro"; "Vuoi organizzare un viaggio? Passa prima su TripAdvisor. I viaggiatori della community di TripAdvisor hanno scritto milioni di recensioni sulle loro vacanze migliori e peggiori che ti aiuteranno a decidere cosa fare".
Alla luce delle considerazioni svolte, le condotte contestate violano, a giudizio dell’Autorità, il disposto degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo, inducendo in errore milioni di consumatori in ordine alla natura e alle caratteristiche principali del servizio reso e condizionandone indebitamente le scelte economiche nell’individuazione delle strutture turistiche ricercate sul sito.
Entro novanta giorni le due società dovranno comunicare le iniziative assunte per ottemperare al divieto di ulteriore diffusione e continuazione della pratica commerciale scorretta. La sanzione amministrativa dovrà essere pagata entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento.

Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria: keyword advertising

Il Giurì di autodisciplina pubblicitaria, con decisione n. 17 del 18 febbraio 2011, si è pronunciato sulla vertenza che vedeva contrapposte la ricorrente Inspop.com Italy Ltd e le resistenti Assicurazione.it s.p.a. e Cercassicurazioni.it s.r.l., società tutte operanti nel settore dell’intermediazione assicurativa attuata mediante una comparazione effettuata in via telematica.

Le resistenti erano abbonate al servizio di keyword advertising prestato da Google, in forza del quale le imprese che desiderano far apparire il proprio sito Internet ai primi posti, all’esito della ricerca effettuata da un utente, possono acquistare le parole chiave che evocano il nome dei propri prodotti e/o servizi, ovvero il proprio e/o altrui marchio o nome a dominio.

Nel caso specifico, le resistenti avevano acquistato parole chiavi affini o simili ai marchi e nomi a dominio registrati dalla ricorrente (CHIAREZZA e CHIAREZZA.IT), attuando una pratica nota come brand bidding.

A parere della ricorrente tale condotta sarebbe risultata illecita costituendo un agganciamento parassitario alla notorietà dei marchi della ricorrente con conseguente indebito sviamento concorrenziale.

Tale assunto è stato disconosciuto dal Giurì di autodisciplina pubblicitaria il quale non ha ravvisato alcuna violazione dell’art. 13, comma secondo, del CACC, norma che vieta ogni “sfruttamento del nome, del marchio, della notorietà e dell'immagine aziendale altrui, se inteso a trarre per sé un ingiustificato profitto”.

A parere del Giurì è, innanzitutto, corretto ritenere che l’acquisto di parole chiave all’interno di un motore di ricerca possa configurarsi come “comunicazione commerciale” ai sensi della lettera e) delle norme preliminari del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale (CACC) in virtù della visibilità che tale attività comporta per le aziende che decidono di fruire del relativo servizio.

La scelta di parole identiche e/o simili all’altrui marchio registrato non può configurarsi, a parere del Giurì, quale sfruttamento indebito della notorietà altrui, tanto più se si tratta di parole di uso comune (come nel caso di specie – cfr. chiarezza, assicurazione). Né si può ravvisare in capo alle resistenti un “ingiusto profitto” in conseguenza dell’effettuato agganciamento: il profitto è, infatti, quello della visibilità in un “repertorio reticolare di imprese” costituito dai risultati della ricerca Google e non può dirsi che esso sia ingiusto essendo finalizzato ad assicurare una maggiore concorrenza tra imprese. 
Pronuncia n. 17/2011.pdf

 

Commento
Il tema, ancor oggi, di grandissima attualità, è stato affrontato dalla Corte di Giustizia Europea del 23 marzo 2010 nelle cause riunite C-236/08, C-237/08, C-238/08 aventi ad oggetto la asserita violazione dei marchi perpetrata attraverso il servizio di posizionamento di Google AdWords attivato da soggetti concorrenti rispetto ai titolari dei marchi utilizzati e senza il consenso di questi ultimi. 
La Corte sottolinea, innanzitutto, come il prestatore di un servizio di posizionamento consente ai propri clienti inserzionisti di usare segni identici o simili ai marchi altrui, senza fare esso stesso uso di tali segni.

A parere della Corte, “il titolare di un marchio può vietare ad un inserzionista di fare pubblicità – a partire da una parola chiave identica a detto marchio, selezionata da tale inserzionista nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet senza il consenso dello stesso titolare – a prodotti e servizi identici a quelli per cui detto marchio è registrato, qualora la pubblicità di cui trattasi non consenta, o consenta solo difficilmente, all’utente medio di Internet di sapere se i prodotti o i servizi indicati nell’annuncio provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente connessa a quest’ultimo o invece da un terzo”. Nello stesso senso si è pronunciato nel febbraio scorso l’Avvocato Generale in relazione al ricorso presentato dalla società austriaca Wintersteiger AG (si rinvia a quanto riportato sulla Rivista R&P Mag, n. 1, pp. 15-16). Per quanto attiene alle ripercussioni sull’utilizzo a fini pubblicitari del marchio ai danni del suo titolare, a parere della Corte, esse non costituiscono, di per sé, una violazione della «funzione di pubblicità» del marchio.

In conseguenza della citata sentenza, a partire dal 14 settembre 2010 Google ha modificato le policy del servizio Google AdWords per l’acquisto di inserzioni pubblicitarie a pagamento, consentendo la pubblicazione di annunci attivati da una parola chiave associata ad un marchio altrui, purché l’annuncio non risulti fuorviante. A titolo esemplificativo e non esaustivo, l’utilizzo del marchio è, dunque, consentito  per annunci che: (i) utilizzano un termine associato a un marchio quando tale termine è utilizzato in modo generico e descrittivo, senza far riferimento al termine come marchio, (ii) per prodotti e/o servizi in concorrenza tra loro, (iii) per la rivendita di beni o servizi registrati come marchio, (iv) per la vendita di componenti, parti di ricambio o prodotti compatibili corrispondenti a un marchio, (v) per siti di informazioni su di un prodotto o servizio corrispondente al marchio. (M.T.)

Il Tribunale di Milano su blog e diffamazione online

Con sentenza pronunciata in data 19 febbraio 2014 il Tribunale di Milano, Sezione prima, Giudice dott.ssa Flamini, ha condannato il titolare di un blog per aver pubblicato sul medesimo blog e sul proprio sito Internet un articolo, da lui stesso redatto, gravemente diffamatorio e lesivo della reputazione di una multinazionale operante nel settore dell’elettronica.

Nell’aprile 2010 detta multinazionale aveva lanciato sul mercato italiano un nuovo televisore, che consentiva la riproduzione delle immagini e dei colori con grandissima precisione. A distanza di poco tempo dal relativo lancio era comparso sul blog un articolo che evidenziava nel titolo che detto prodotto era “una cagata pazzesca” e che “i produttori di tv raccontano solo stronzate”, articolo pubblicato con il corredo di immagini marcatamente volgari e con contenuti denigratori della tecnologia incorporata nel televisore pubblicizzato.

L’articolo aveva sollevato un enorme dibattito sul blog e pertanto lo stesso risultava visualizzato in posizione privilegiata dai più importanti motori di ricerca.

La società multinazionale aveva diffidato, senza esito, il titolare del blog richiedendo l’immediata cancellazione dell’articolo. Anzi, detta diffida era stata essa stessa altresì pubblicata sul blog e sui social network, alimentando ulteriormente il dibattito e la visibilità dei relativi contenuti. 

In questo quadro, la multinazionale agiva, in sede penale ed in sede civile, nei confronti del titolare del blog, al fine di tutelare l’immagine aziendale e la credibilità dei propri prodotti.

La sentenza oggetto di commento accoglieva le domande della multinazionale, accertando il carattere diffamatorio dell’articolo e condannando il titolare del blog al pagamento in favore della multinazionale di una somma di euro 50.0000,00 oltre interessi dalla data della sentenza al saldo, a titolo risarcitorio del danno non patrimoniale subito. Ordinava altresì la pubblicazione della sentenza per estratto (intestazione e dispositivo) sull’home page del blog e del sito internet personale del suo titolare, a spese di quest’ultimo, con condanna a suo carico al pagamento delle spese processuali.

Osservava il Giudice come “un blog è una sorta di bacheca virtuale dalla quale è possibile esprimere idee, opinioni o fornire notizie nell’ambito di uno spazio di condivisione creato dalla rete” e che, nel caso in esame, lo stesso “… ben lungi dall’assolvere ad una funzione informativa assimilabile a quella della stampa tradizionale, sembra solo il luogo virtuale nel quale, in modo più o meno volgare, i partecipanti si scambiano idee e informazioni”.

Alla luce di tale giudizio, il Tribunale di Milano escludeva che il ruolo del convenuto potesse essere assimilato a quello di un direttore responsabile con obblighi di controllo sugli scritti pubblicati dagli altri partecipanti al blog e con responsabilità a suo carico per i contenuti volgari ed insultanti degli stessi. Riteneva, invece, il convenuto  responsabile in quanto autore dell’articolo diffamatorio, non avendo dimostrato la verità del giudizio prestazionale negativo formulato con riguardo al televisore pubblicizzato ed avendo, in ogni caso, violato il principio di continenza attraverso una forma espressiva (verbale e figurativa) indiscutibilmente volgare ed insultante. 

Osservava il Tribunale di Milano come fossero del tutto inconferenti “… le censure relative al fatto che il requisito della continenza deve essere valutato in modo meno rigoroso quando le notizie sono contenute in un blog, atteso che l’evoluzione della tecnologia, la diffusione di nuovi luoghi virtuali per lo scambio di opinioni ed informazioni non giustifica in alcun modo gli eccessi verbali o figurativi”.

Con riguardo alle richieste risarcitorie formulate dalla multinazionale il Tribunale di Milano riteneva, infine, non provata l’esistenza di danni patrimoniali in capo alla società attrice, stante la visualizzazione dell’articolo ad opera di poco più di 3000 utenti, mentre riteneva sussistente un danno non patrimoniale, non solo per l’oggettiva portata diffamatoria dell’articolo e delle immagini pubblicate, bensì anche per la tipologia di utenti del blog (appassionati di tecnologia) e per l’eco ed il vivace dibattito che era scaturito dalla pubblicazione dell’articolo.

Quanto alla quantificazione del risarcimento, il Tribunale procedeva alla liquidazione del danno nella misura sopra riportata, “tenuto conto della diffusività del mezzo di comunicazione utilizzato per commettere la diffamazione (un blog ed un sito Internet), delle caratteristiche della società attrice (una delle società leader nel settore della tecnologia), delle inevitabili conseguenze sulla reputazione commerciale” della società attrice.

Pubblicità ingannevole e comparativa: il nuovo regolamento AGCM

In data 7 gennaio 2015 è stato pubblicato sul sito dell’AGCM la bozza del nuovo “Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione del divieto di discriminazioni, clausole vessatorie” (di seguito “Regolamento AGCM”) in relazione al quale vi è la possibilità, nei trenta giorni successivi alla pubblicazione, di far pervenire all’Autorità le proprie osservazioni.

La nuova bozza ha lo scopo di consolidare un nuovo testo del Regolamento AGCM con le previsioni di cui agli articoli 29 e ss. del D.lgs. 26 marzo 2010 n. 59 relative al divieto di discriminazioni fondate sulla nazionalità o sul luogo di residenza del destinatario del servizio offerto.

Con riferimento alle istruttorie volte ad accertare le violazioni dei “diritti dei consumatori nei contratti”  e le violazioni del “divieto di discriminazione” il Regolamento AGCM si limita a richiamare le disposizioni di cui al neo introdotto art. 20 ter (e, dunque, le norme ivi individuate, già applicate alle pratiche commerciali scorrette), “in quanto compatibili”.

Bisogna porsi al riguardo, innanzitutto, un interrogativo in relazione alla previsione o meno di un illecito amministrativo autonomo in merito a tali ipotesi.

In caso di risposta positiva, dovrebbe concludersi che la fattispecie di violazione sanzionabile dall’AGCM è integrata anche in mancanza dei requisiti di ripetizione, diffusione o idoneità della condotta ad alterare il comportamento del consumatore medio. Verrebbe cioè dato un public enforcement diretto a proteggere il consumatore, in sede amministrativa, anche contro il singolo comportamento illecito del professionista che non abbia le caratteristiche di ripetitività sottese al concetto stesso di “pratica”.

In caso di risposta negativa tali violazioni dovrebbero invece essere ricondotte nell’alveo delle pratiche commerciali scorrette. In questa seconda ipotesi, laddove si configuri nel caso specifico una violazione singola del divieto di discriminazione, inerente uno specifico consumatore, non si avrà competenza dell’AGCM, ma del solo giudice ordinario.

Il vantaggio evidente di tale soluzione, a mio parere, da prediligere, sarebbe anche quello di evitare che un medesimo comportamento sia sanzionato più volte (ad esempio, come pratica commerciale scorretta e come violazione dei diritti dei consumatori nei contratti).

L’art. 66 del Codice del Consumo non mi pare che consenta di concludere, con certezza, a favore dell’una o dell’altra ipotesi, per cui occorrerà comunque attendere le decisioni dell’AGCM sul punto.

Tali valutazioni dovrebbero essere assunte nella fase pre-istruttoria di cui all’art. 5 e portare eventualmente, laddove l’AGCM ritenga che non vi siano i presupposti per l’attivazione dei suoi poteri, ad un’archiviazione per inapplicabilità della normativa di riferimento (lettera b).

Identici provvedimenti pre-istruttori dovranno essere assunti laddove l’AGCM ritenga di non ravvisare una pratica commerciale scorretta ritenendo invece “ferma la competenza delle Autoritàdi regolazione ad esercitare i propri poteri” ai sensi dell’art. 27 comma 1 bis del Codice del Consumo.

Noto come in tale fase pre-istruttoria non sia prevista la partecipazione delle citate Autorità posto che l’art. 16, comma 5, del Regolamento AGCM pospone la richiesta dei pareri alla chiusura dell’attività istruttoria.

Ove vi sia dissonanza tra AGCM ed Autorità regolatorie circa la competenza esclusiva dell’Antitrust, essa verrà dunque rilevata solo ex post, dopo l’intera istruzione della procedura davanti all’AGCM (in sede di rilascio del parere) od, addirittura, dopo la chiusura della stessa intervenuta in fase pre-istruttoria, prima dell’interlocuzione con l’autorità regolatoria.

È evidente che in tale contesto non possono essere escluse diatribe sulle competenze delle diverse autorità, come peraltro già avvenuto in passato.

L’unica soluzione a tale potenziale conflitto è data dall’art. 27, comma 1 bis del Codice del Consumo, il quale prevede che  “le Autorità possono disciplinare con protocolli di intesa gli aspetti applicativi e procedimentali della reciproca collaborazione, nel quadro delle rispettive competenze”.

In tale contesto sarebbe, dunque, auspicabile una individuazione descrittiva della categorie di condotte rilevanti e delle soluzioni di eventuali contrasti di potere tra l’AGCM e le altre autorità regolatorie. Tali linee guida risulterebbero preziose anche per gli operatori consentendo una valutazione più precisa di quelli che potranno essere gli orientamenti applicativi delle decisioni dell’AGCM sul punto.

Altro aspetto che potrebbe determinare un possibile conflitto tra Autorità è offerto, come emerge già dai primi commenti della dottrina, dall’esenzione prevista dall’art. 47, ultimo comma, del Codice del Consumo per gli acquisti fuori dai locali commerciali o nei contratti a distanza che siano di modico valore (inferiori a cinquanta euro). Per essi non troverebbe applicazione l’art. 67  del Codice del Consumo e non vi sarebbe dunque competenza a decidere dell’AGCM.

Si creerebbe così una competenza differenziata sulla base del valore. Si può pensare ad esempio a servizi come quelli “a sovrapprezzo” (i servizi ludici e/o informativi erogati tramite telefoni fissi e/o mobili ) dove avremmo la competenza dell’AGCM laddove il corrispettivo sia inferiore a 50 euro, dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni se superiore.

In questo contesto si può immaginare che anche le scelte commerciali degli operatori siano “guidate” da tale differente scenario e dalla previsione, o meno, di sanzioni afflittive da parte dell’Autorità competente in caso di violazioni accertate.

Un’ultima annotazione con riguardo al disposto dell’art. 20 ter il quale prevede che le istanze di intervento per violazione del divieto di discriminazione, se rivolte direttamente all’AGCM saranno irricevibili, dovendo essere preventivamente trattate, ed auspicabilmente risolte, dal Centro Europeo per i consumatori per l’Italia la cui competenza era già stata prevista dal suindicato decreto n. 59/2010.

Tale previsione è, a mio parere, opportuna in ottica di deflazione dei carichi di lavoro già ad oggi gravanti sull’AGCM e nella logica di favorire la definizione stragiudiziale delle vertenze.

Il dubbio discrimen tra informazione e pubblicità

La Sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano si è pronunciata con sentenza n. 9020 dell’8 luglio 2014 su un’interessante casistica relativa ad una puntata di una nota trasmissione televisiva in cui era stato effettuato, nell’ambito di un programma informativo-divulgativo destinato al grande pubblico il confronto comparativo tra bresaole di diversi produttori, con partecipazione, quale ospite, del Consorzio di produttori IGP.


Il confronto veniva effettuato tra una bresaola IGP di punta d’anca, ovvero un taglio pregiato, ed una non IGP di sottofesa, meno quotata.

Mentre la prima risultava anonima, ovvero senza segni identificativi, sulla seconda non era stata rimossa l’etichetta recante il marchio del produttore non aderente al Consorzio. Quest’ultimo aveva agito in giudizio contestando all’emittente televisiva, al Consorzio ed al soggetto che si era occupato del reperimento dei campioni di bresaola esposti nel corso della trasmissione, la responsabilità per aver veicolato una pubblicità comparativa illecita.

Tale trasmissione veniva veicolata anche attraverso il sito web dell’emittente e la relativa diffusione veniva interrotta a seguito dell’avvio di una azione d’urgenza del produttore in pendenza del giudizio di merito dallo stesso avviato.

La sentenza sanzionava l’emittente televisiva, responsabile, in quanto organizzatore del programma, dell’anonimità dei prodotti presentati e della corretta cernita dei prodotti da comparare. Non veniva, invece, sanzionato il soggetto incaricato dell’acquisto materiale dei prodotti, pur senza specifica remunerazione, non partecipando esso, strutturalmente, all’organizzazione.

Veniva sanzionato, in solido con l’emittente radiotelevisiva, il Consorzio, stante la giudicata responsabilità del soggetto che aveva partecipato quale ospite della trasmissione per le espressioni verbali usate ed i gesti giudicati denigratori del prodotto di più scadente qualità identificato, per errore materiale, con il marchio della società attrice.

Ciò che attrae l’attenzione del commentatore è la circostanza che venga data per scontata la natura pubblicitaria e non informativa della trasmissione stante la valenza ed effetto pubblicitario del presentare bresaole di produttori diversi orientando lo spettatore al consumo di alcuni di essi, IGP, anzichè non IGP. Ciò indipendentemente dall’esistenza di qualsivoglia elemento probatorio o presuntivo che potesse far deporre circa l’esistenza, rinnegata decisamente dai convenuti, di un rapporto contrattuale/lucrativo tra l’emittente/il conduttore della trasmissione televisiva, da una parte, ed il Consorzio ed il responsabile del reperimento dei campioni di prodotto, dall’altra.

Sotto altro profilo, è interessante come la sentenza commentata giudichi non omogena la comparazione, pur effettuata tra prodotti di identico genus, non essendo, a suo dire, i tranci “ricavati da carni del medesimo pregio e sottoposti alla medesima stagionatura”. Non ci si può non interrogare in merito alla circostanza che una lettura così restrittiva del requisito della omogeneità renda pressochè impossibile l’effettuazione di una comparazione, escludendo la sua legittimità anche laddove essa sia effettuata tra prodotti identici dal punto di vista merceologico, che pur soddisfano i medesimi bisogni.

Passando alla motivazione in punto quantum il Tribunale quantifica il risarcimento del danno nella misura di euro 50.000,00 avuto riguardo “al possibile numero di spettatori capaci di captare i marchi attorei rammostrati per pochi secondi e memorizzarli negativamente” ponendo il relativo risarcimento a carico dell’emittente e del Consorzio responsabili per il loro operato attivo o negligente del danno ingiustamente arrecato.

Pubblicità ingannevole, clausole vessatorie: nuovo regolamento

L’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha pubblicato il nuovo “Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette , violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, clausole vessatorie”  (delibera 5 giugno 2014, n. 24955) entrato in vigore il 15 luglio scorso. Le norme del Regolamento aventi ad oggetto le violazioni dei diritti dei consumatori nei contratti sono, invece, applicabili a far data dal 13 giugno 2014 (art. 24).

Il nuovo Regolamento prevede la possibilità che l’Autorità, ricevuta la segnalazione di una pubblicità giudicata ingannevole e/o illecita o di pratiche commerciali giudicate scorrette, qualora sussistano fondati motivi, inviti per iscritto il professionista a rimuovere i profili indicati. Viene fatta salva l’ipotesi che si tratti di un caso di particolare gravità; in quest’ipotesi tale opzione non trova applicazione.

Lo stesso tipo di intervento di moral suasion è parimenti oggi possibile, laddove l’Autorità ravvisi fondati motivi, in caso di giudicata vessatorietà delle clausole inserite nei contratti tra professionisti e consumatori, semprechè non si tratti di un’ipotesi di particolare gravità.

Altra novità è la possibilità di interpello preventivo dell’AGCM (art. 22). Le società possono richiedere all’Autorità un parere in merito all’eventuale vessatorietà delle clausole che intendono inserire nei contratti stipulati con i consumatori inviando un apposito Formulario predisposto dall’Autorità ed allegato al Regolamento.

Si richiede si specificare quale sia la clausola ed i motivi di inserimento della stessa nel contratto che verrà stipulato con il consumatore, le ragioni che inducono il professionista ad inserire quella determinata clausola, nonché le modalità con cui verrà stipulato il contratto. 

Siti web responsabili dei commenti anonimi postati dai lettori

Delfi, uno dei siti d’informazione più conosciuti in Estonia, pubblica nel 2006 un articolo relativo ad una società di traghetti locale, la AS Saaremaa Shipping Company. La società ha, infatti, appena varato un piano per distruggere le ice roadsche collegano le isole estoni alla terraferma.

A seguito della pubblicazione dell’articolo si scatenano i commenti postati dagli utenti contro Vjatséeslav Leedo, azionista di maggioranza della Società di traghetti, il quale si determina così a querelare la testata per diffamazione ed a agire in sede civile a fronte della veicolazione di alcuni post giudicati altamente offensivi. Il ricorrente richiede, oltre alla rimozione dei relativi post, un risarcimento per i danni d’immagine subiti nella misura di 500.000 kroons (circa 32.000,00 euro).

Il processo si conclude, in secondo grado, con una condanna per  la Delfi ritenuta responsabile per i commenti degli utenti giudicati volgari e minacciosi e sanzionata con una (modesta) multa di euro 320,00.

Delfi ricorre avverso detta sentenza alla Corte europea dei diritti dell’uomo la quale, con sentenza pronunciata in data 10 ottobre 2013, rigetta però il ricorso escludendo che nel caso di specie si possa ravvisare una violazione della libertà d’espressione.

A parere della Corte Delfi avrebbe, infatti, dovuto intervenire in via preventiva per impedire la pubblicazione di post giudicati altamente offensivi, mentre invece il portale ha scelto di non intervenire, neppure ex post (essendo la relativa cancellazione successiva al ricevimento della diffida legale da parte del diffamato), volendo trarre indebitamente profitto dall’accresciuto numero di visite degli utenti, utile per incrementare il suo fatturato pubblicitario.

Senza contare che, osserva la Corte, i gestori del sito sono gli unici in grado di cancellare i commenti in questione una volta “postati”, attività che, in effetti, non può essere effettuata né dalla parte offesa, né dagli utenti.

La responsabilità di Delfi viene altresì, infine, ricondotta alla scelta di consentire agli utenti di restare anonimi inserendo i commenti attraverso l’uso di nickname. In questo contesto, sostiene la Corte, imporre alla parte lesa dalla diffamazione l’onere dell’identificazione degli autori dei commenti appare, a parere della Corte, sproporzionato.

A prima vista sembrerebbe, dunque, che la Corte abbia voluto ipotizzare in capo al sito d’informazione una sorta di “responsabilità oggettiva”, a fronte della quale per liberarsi Delfi avrebbe dovuto fornire la prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare l’illecito diffamatorio produttivo del danno. Se così fosse, ci si troverebbe ad imporre ai siti d’informazione una responsabilità che non trova fondamento nella normativa oggi vigente.

Siamo dunque a una svolta?

Forse no. Per una corretta valutazione della portata della decisione bisogna, infatti, considerare che la decisione della Corte di Strasburgo non è definitiva in quanto è ancora soggetta ad impugnazione al Tribunale di Grande Istanza della Corte e che, in ogni caso, alla Corte non è riconosciuto il potere di interpretare la normativa vigente, bensì solo quello di condannare la parte ad un’equa riparazione laddove rinvenga la violazione della Convenzione dei diritti dell’uomo, nella specie esclusa.

Ciò che è però interessante è che, secondo quanto riportato dai principali siti d’informazione che l’hanno commentata,  a seguito di questa sentenza Delfi ha imposto ai propri utenti una nuova policy che richiede di registrarsi preventivamente ove vogliano commentare con propri post le notizie pubblicate sul sito. Ha, inoltre, deciso di sottoscrivere il codice di autodisciplina che in Estonia regolamenta privatisticamente l’attività dell’informazione tradizionale cartacea. Con riguardo ai siti d’informazione manca, infatti, una normativa di natura cogente.

Per una lettura integrale della decisione si rinvia al sito

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-126635

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