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Ultime notizie

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Affidamento esclusivo al padre se il rifiuto della figlia nei suoi confronti è i…

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 11-12-2018 - Famiglia e Successioni

All’esito di un’approfondita consulenza tecnica, era emerso un quadro di grave pregiudizio a carico dei figli minori di una coppia in via di separazione. La figlia minore, in particolare, si faceva portatrice di un rifiuto assolutamente ingiustificato nei confronti del padre e del tutto sproporzionato rispetto alle mancanze attribuite alla figura genitoriale...

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Danno da perdita di credito risarcibile anche se determinato da fatto colposo

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 07-12-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31536 del 6 dicembre 2018, ha stabilito che l’illecito civile extracontrattuale, che abbia avuto come effetto la lesione di un diritto di credito, obbliga l’autore del fatto al risarcimento del danno, a nulla rilevando che il danno medesimo sia stato causato da colpa o da dolo.

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Il Dirigente che estrae dati (non di sua competenza) commette reato di “accesso …

Mario Enrico Gatti - avatar Mario Enrico Gatti - 07-12-2018 - Lavoro e Relazioni Industriali

di Mario Gatti e Federico Allavelli La Corte di Cassazione penale (con sentenza n. 48895/2018) è tornata sul tema, sempre attuale, dell’accesso non autorizzato di dati contenuti nel sistema informatico aziendale.

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Separazione: il diritto di accedere ai documenti fiscali del coniuge

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 06-12-2018 - Famiglia e Successioni

In pendenza del giudizio di separazione dalla moglie, il marito domandava all’Agenzia delle Entrate di avere copia della documentazione relativa alla moglie e, in particolare, copia di: dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni; eventuali contratti di locazione a terzi delle proprietà immobiliari riconducibili alla moglie; eventuali comunicazioni ...

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Risarcimento solo se il paziente prova che non si sarebbe operato se avesse cono…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 05-12-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31234 del 4 dicembre 2018, ha stabilito che ove il paziente, sul presupposto che l’atto medico sia stato compiuto senza un consenso consapevolmente prestato, richieda un risarcimento del danno da lesione alla salute, determinato dalle non imprevedibili conseguenze di un atto terapeutico, necessario e correttamente e...

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Responsabile il datore di lavoro in caso di mancata sostituzione del capocantier…

Letizia Catalano - avatar Letizia Catalano - 04-12-2018 - Criminal Law

La Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 51530/2018 ha affermato che il legale rappresentante di una società ha l’onere di accertarsi della presenza, presso i cantieri, del capocantiere cui sia stato delegato il compito di assicurare il rispetto e l’osservanza delle norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro.

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Inammissibilità della revocatoria nei confronti di un fallimento

Sara Colli - avatar Sara Colli - 03-12-2018 - Restructuring & Insolvency

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 30416 del 23 novembre 2018 è intervenuta per risolvere un contrasto giurisprudenziale e ha affermato che è inammissibile l’azione revocatoria (sia essa quella fallimentare ai sensi dell’art. 67 L.F. o quella ordinaria ai sensi dell’art. 2901 c.c.) promossa nei confronti di un fallimento, stante il ca...

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Sms Solidale: “Ricontattare” e “Fidelizzare” i donatori - Da oggi è possibile

Allegra Bonomo - avatar Allegra Bonomo - 29-11-2018 - Privacy & Data Protection

di Allegra Bonomo, Angela Cataldi e Giuseppe Taffari Come noto, l’“Sms solidale”, rappresenta uno strumento di raccolta fondi largamente utilizzato da molte organizzazioni non profit, che - nel corso del tempo - è stato oggetto di approfondimenti specifici, sotto diversi punti di vista.

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R&P Legal vince ai Top Legal Awards

La Redazione - avatar La Redazione - 28-11-2018 - News

Paolo de Carlo, coordinatore del dipartimento Life Science dello studio, è stato premiato come professionista dell’anno 2018 nei Top Legal Awards nel settore Sanità, Ricerca e Welfare.

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Quando una delibera è nulla per “mancanza assoluta di informazione”?

Paolo Grandi - avatar Paolo Grandi - 27-11-2018 - Corporate M&A

Con una recente sentenza, il Tribunale di Milano ha confermato l’orientamento ormai costante dei giudici milanesi, secondo il quale il vizio di “mancanza assoluta di informazione”, previsto dal secondo comma dell’art. 2479ter cc per le decisioni dei soci di S.r.l., consiste nella “completa carenza di convocazione dell’assemblea”, applicando alle S.r.l. lo st...

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R&P Legal al convegno di Synergia su 231 e reati societari

La Redazione - avatar La Redazione - 27-11-2018 - News

Piero Magri, partner e coordinatore del dipartimento penale dello studio, interverrà mercoledì 28 novembre al convegno organizzato da Synergia al Palazzo delle Stelline a Milano in materia di Dlgs 231 e reati societari. L’intervento riguarderà la costruzione del Modello 231 in materia di reati societari e corruzione tra privati ed il ruolo dell’ODV.

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Anche se il premio non è stato pagato, l’assicurazione deve risarcire il danno s…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 26-11-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 30182 del 22 novembre 2018, ha stabilito che il rilascio del contrassegno vincola l’assicurazione a risarcire i danni in caso di sinistro stradale, anche se il premio non è stato pagato.

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Luca Egitto speaker all’evento Wired Trends 2019

La Redazione - avatar La Redazione - 26-11-2018 - News

Luca Egitto parteciperà all’evento Wired Trends 2019 come speaker nel panel “Tech” su blockchain e intelligenza artificiale che si terrà martedì 27 Novembre presso il Luiss Hub in Via Massimo d'Azeglio 3 a Milano. Evento Programma e Iscrizioni

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La dichiarazione del testatore di avere già soddisfatto il legittimario con ante…

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 21-11-2018 - Famiglia e Successioni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28785/2018, si è espressa in merito ad una vicenda successoria nata avanti al Tribunale di Napoli; in questa sede, il Tribunale aveva accolto la domanda della ricorrente relativa a due testamenti del padre, non contrastanti tra di loro, disponendo la collazione di vari beni pervenuti ai fratelli attraverso donazioni...

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La tesi della CTR Piemonte in materia di cessione di opere d’arte e reddito d’im…

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 21-11-2018 - Art Law

di Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo La Commissione Regionale del Piemonte, attraverso la Sentenza n. 1412, si è espressa sul labile confine tra “mercante d’arte” e “collezionista privato”.

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Nuovo Codice dei contratti: all’Adunanza plenaria le conseguenze dell’omessa ind…

Pasquale Morra - avatar Pasquale Morra - 21-11-2018 - Enti Pubblici & Appalti

Con ordinanza del 25 ottobre 2018 n. 6069/2018 il Consiglio di Stato ha sottoposto all’Adunanza plenaria le seguenti questioni di diritto, oggetto di contrasti giurisprudenziali:

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No alla divisione dell’immobile in natura se ci sono elevati conguagli

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 20-11-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La sesta sezione della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 29714 del 19 novembre 2018, ha stabilito che va esclusa la divisione in natura di un compendio immobiliare se determina la corresponsione di elevati conguagli in denaro.

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La revoca della donazione di immobile tra coniugi separati

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 20-11-2018 - Famiglia e Successioni

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24965/2018, affronta il caso di un marito che aveva chiesto, nei confronti della moglie, la revoca della donazione indiretta di un appartamento a lei interamente intestato il cui prezzo era stato da lui pagato integralmente poco prima del matrimonio.

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La portata innovativa della sentenza n. 194/2018 della Corte Costituzionale (non…

Mario Enrico Gatti - avatar Mario Enrico Gatti - 20-11-2018 - Lavoro e Relazioni Industriali

di Mario Gatti e Federico Allavelli Depositate le motivazioni della sentenza n. 194/2018, con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del co. 1 art. 3 del D.Lgs. 23/2015, limitatamente alla parte in cui la norma (pre)determina l’indennizzo dovuto in caso di licenziamento illegittimo (per gli assunti in forza di un contratto di lavoro c.d. ...

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Progetto Tender – opportunità per appalti internazionali

Marco Gardino - avatar Marco Gardino - 19-11-2018 - Fondi e Finanziamenti Pubblici

Sono aperte le iscrizioni al Progetto Tender, finanziato da Regione Piemonte, Camera di commercio di Torino e Camera di commercio di Cuneo e gestito da Ceipiemonte.

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La Cina scala la classifica del “Doing Business 2019” pubblicato dalla World Ban…

Paolo Grandi - avatar Paolo Grandi - 16-11-2018 - Corporate M&A

Secondo il report “Doing Business 2019”, pubblicato dalla Word Bank a fine ottobre 2018, la Cina è cresciuta di ben 32 posizioni (dalla 78^ alla 46^ posizione) per qualità del c.d. “business enviroment”. Questo miglioramento è dovuto alle politiche del governo centrale mirate a ridurre i vincoli burocratici e creare un contesto più attrattivo per gli invest...

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R&P Legal ai Round Tables 2018 di Asla in materia di Corporate Compliance

La Redazione - avatar La Redazione - 13-11-2018 - News

L’avv. Piero Magri, coordinatore del dipartimento penale dello studio, sarà tra i moderatori di uno dei Tavoli dei Round Tables organizzato da Asla il 14 novembre al Four Season Hotel in materia di antitrust, privacy, e 231. Lo specifico tavolo riguarderà i rischi e i benefici derivanti dall’attività investigativa interna nel procedimento penale delle societ...

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L’Avv. Luigi M. Macioce ed il Dott. Andrea E. M. Eliseo intervengono su We Wealt…

La Redazione - avatar La Redazione - 13-11-2018 - News

L’Avv. Luigi M. Macioce ed il Dottor Andrea E. M. Eliseo hanno pubblicato un articolo sulla piattaforma editoriale We Wealth intitolato: “Gli italiani e l’imposta forfettaria per i neo-residenti“.

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L'Associazione italiana Fisioterapisti vince con Lorenzo Lamberti di R&P Leg…

La Redazione - avatar La Redazione - 12-11-2018 - News

L'A.I.Fi., Associazione italiana dei Fisioterapisti, ha visto accolte le proprie tesi in difesa della professione avanti l'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, che, conformemente alle richieste dell'Associazione, ha negato la possibilità per i massofisioterapisti diplomati presso scuole regionali dopo il 1999 di potersi iscrivere ai corsi di laurea in F...

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L’ex amministratore può citare in giudizio sia il condominio che i singoli condo…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 07-11-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La seconda sezione della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 27363 del 29 ottobre 2018, ha stabilito che, in tema di somme di denaro anticipate, la natura parziaria dell’obbligazione dei condomini non limita la rappresentanza processuale dell’ex amministratore del condominio, il quale può indifferentemente evocare in giudizio i singoli condomini morosi o...

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Decreto Dignità: chiarimenti ministeriali su contratto a termine e somministrazi…

Mario Enrico Gatti - avatar Mario Enrico Gatti - 07-11-2018 - Lavoro e Relazioni Industriali

di Mario Enrico Gatti e Federico Allavelli Il Ministero del Lavoro ha diramato la Circolare n. 17 del 31/10/2018, al fine di chiarire alcuni dubbi interpretativi afferenti la nuova disciplina dei contratti a termine e dei contratti di somministrazione (come introdotta dal D.L. 87/18, conv. dalla L. 96/18).

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Validità del Trust e condotta ingannatoria per il reato di sottrazione fraudolen…

Piero Magri - avatar Piero Magri - 07-11-2018 - Criminal Law

Il Tribunale di Roma, in una importante sentenza depositata il 16 ottobre 2018 relativa alla gestione di un Trust statunitense creato da un noto artista americano, ha statuito che non sussiste il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ex art. 11 D.lvo 74/2000 contestato ai trustee, in assenza di condotta artificiosa o uno strategemma ten...

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R&P Legal finalista alle due serate dei Top Legal Award

La Redazione - avatar La Redazione - 07-11-2018 - News

Lo studio R & P Legal ha ricevuto quest’anno 10 nomination per i premi Top Legal Awards 2018. Queste le categorie nelle quali lo studio è stato indicato come finalista STUDIO DELL’ANNO INNOVAZIONE; PENALE AMBIENTALE (STUDIO) PENALE SOCIETARIO  (STUDIO); PENALE TRIBUTARIO  (STUDIO); PROPRIETA’ INTELLETTUALE MARCHI E DIRITTO D’AUTORE (STUDIO); ATTUA...

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R&P Legal con il gruppo USA The Timken Company nell’acquisizione di Rollon s…

La Redazione - avatar La Redazione - 05-11-2018 - News

R&P Legal ha assistito il gruppo USA The Timken Company (quotato alla borsa di New York), nell’acquisizione – chiusa di recente - di Rollon s.p.a. e del suo gruppo, leader di mercato nei sistemi per la movimentazione lineare.Il team di R&P Legal è stato guidato dal socio Mario Ferrari, con il coordinamento degli avvocati Marco Gardino e Antonio Faruz...

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La somministrazione di lavoro alla luce dei recenti interventi legislativi

Piergiorgio Bonacossa - avatar Piergiorgio Bonacossa - 30-10-2018 - Lavoro e Relazioni Industriali

di Alice Matteotti e Piergiorgio Bonacossa Anche la somministrazione di lavoro nel mirino del Decreto Dignità: le novità in sintesi.

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Diritto al risarcimento prescritto in due anni anche se il passeggero è ferito

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 29-10-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La sesta sezione della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26958 del 24 ottobre 2018, ha stabilito che, in tema di sinistro stradale con lesioni alla persona, il proprietario del veicolo su cui viaggia il danneggiato (se persona diversa dal proprietario) non subisce un danno (conseguenza) dal reato (evento) di lesioni, ma solo un “danneggiamento colposo”...

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R&P Legal al convegno su Anticorruzione e 231

La Redazione - avatar La Redazione - 24-10-2018 - News

Nell’ambito di un percorso formativo sulle società a partecipazione pubblica organizzato da Paradigma, l’avv. Piero Magri, coordinatore del dipartimento penale dello studio, è intervenuto venerdì 19 ottobre a Roma e parteciperà come relatore venerdì 26 ottobre all’hotel Hilton di Milano sul tema “Le integrazioni al Modello 231 in tema di Prevenzione della co...

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La Suprema Corte del Popolo in Cina accerta la contraffazione del brand Ermenegi…

Giovanna Maggia - avatar Giovanna Maggia - 24-10-2018 - Intellectual Property

Giunge inaspettata la decisione della Suprema Corte del Popolo Cinese che accerta la contraffazione del marchio Ermenigildo Zegna da parte del brand Yves Zegnoa.

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Responsabilità ex D. Lgs. 231/2001: la richiesta di rinvio a giudizio interrompe…

Letizia Catalano - avatar Letizia Catalano - 23-10-2018 - Compliance 231

La Corte di Cassazione con sentenza n. 41012/2018, aderendo all’orientamento minoritario, ha affermato che per interrompere la prescrizione dell’illecito amministrativo ex D. Lgs. 231/2001 non è necessario che la richiesta di rinvio a giudizio sia notificata all’ente nei termini previsti dall’art. 22, ma è sufficiente che la richiesta medesima sia emessa nel...

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Il governo cinese approva nuove regole per il mercato finanziario

Paolo Grandi - avatar Paolo Grandi - 22-10-2018 - Corporate M&A

Il vice premier Liu He, con delega all’economia ed alla finanza, ha annunciato una importante apertura per gli investimenti diretti nel mercato azionario cinese. Le misure saranno finalizzate a contrastare il calo dei mercati azionari cinesi che, secondo le valutazioni del Governo, non hanno motivazioni razionali e sono in contrasto con gli indicatori ed i f...

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Inaugura mercoledì 7 novembre presso R&P Legal: FEDERICO CASATI Ciò che se…

La Redazione - avatar La Redazione - 22-10-2018 - News

R&P Legal prosegue il suo percorso nell’arte ospitando questa volta le opere di Federico Casati, artista che gioca sulla percezione, sul potere cinetico della luce e dell’ombra e sull’inganno ottico. Federico Casati è figlio d’arte. Non ha avuto un solo padre artista: ne ha avuti tanti: tutti gli artisti che frequentavano la galleria di famiglia, lo Spaz...

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Da oggi appalti solo online. Ricorsi per gare su carta

Pasquale Morra - avatar Pasquale Morra - 18-10-2018 - Enti Pubblici & Appalti

Da oggi, 18 ottobre 2018, tutte le gare di appalto in Italia diventano interamente telematiche. L’attestazione dei requisiti per l’accesso alle procedure, tramite il Documento di Gara Unico Europeo (DGUE), le richieste di partecipazione, le comunicazioni tra concorrenti e stazioni appaltanti e le offerte degli operatori economici devono diventare tutte elett...

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Non basta il calo del fatturato per provare il danno da mancato utilizzo dei ben…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 17-10-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La terza sezione della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 25160 del 11 ottobre 2018, ha stabilito che, nel caso in cui il danno da perdita di un complesso di beni aziendali sia fatto coincidere con il calo del fatturato aziendale di una società, la astratta riferibilità di tale risultato negativo di gestione all’evento occorso non esonera l’attore dall’...

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Andrea E. M. Eliseo parla su We Wealth della centralità delle value proposition …

La Redazione - avatar La Redazione - 15-10-2018 - News

Il Dottor Andrea E. M. Eliseo, Of Counsel del dipartimento Wealth Management & Private Client di R&P Legal, ha pubblicato un articolo sulla piattaforma editoriale We Wealth intitolato: Non di sola finanza vivono i family office.

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Nuova Direttiva Europea finalizzata al contrasto al fenomeno del riciclaggio di …

Benedetta Guastoni - avatar Benedetta Guastoni - 15-10-2018 - Criminal Law

L’11 ottobre 2018, Il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato la Direttiva sulla lotta al riciclaggio attraverso il diritto penale (“Directive of the European Parliament and of the Council on combacting money laundeting by criminal law”).

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Allegra Bonomo

Allegra Bonomo

Esperta nel settore dell’Information and Communication Technology.

Profilo: http://www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/161-allegra-bonomo.html

Google non è editore di youtube, ma un mero fornitore di servizi tecnologici

Il Tribunale di Grande Istanza di Parigi ha stabilito che Google è un intermediario della comunicazione ovvero un mero fornitore di servizi tecnologici e non già un editore. Conseguentemente, Google non può essere chiamato a rispondere di eventuali violazioni dei diritti d’autore poste in essere dai propri utenti attraverso la pubblicazione di video sulla piattaforma di videosharing Youtube.

Tribunal De Grande Istance de Paris, 29 maggio 2012 S.A. Television Francaise 1 – TF1 ed d’autres c. YouTube LLc

Commento
Con la decisione del 29 maggio 2012, il Tribunale di Parigi ha rigettato la domanda risarcitoria proposta dalla rete televisiva francese Tf1 nei confronti di Google per violazione dei diritti d’autore su propri programmi diffusi tramite la piattaforma di videosharing Youtube, ed ha affermato che Google deve essere considerata un mero fornitore di servizi tecnologici e non può pertanto essere chiamata a rispondere di eventuali illeciti posti in essere dai propri utenti.
Il Tribunale è giunto alla suddetta conclusione a seguito di un esame dettagliato dei servizi offerti dalla piattaforma Youtube agli utenti, agli inserzionisti e ai titolari di diritti ed ha stabilito che essi non possono essere considerati elementi idonei ad escludere il ruolo di mero hosting provider di Google a favore di quello di editore e che, pertanto, a Google dovessero applicarsi le limitazioni di responsabilità previste dalla Direttiva 2001/31/CE sul commercio elettronico, così come implementate dalla legge nazionale. In particolare, il Tribunale di Parigi ha ritenuto irrilevanti: (i) la circostanza che Google nelle condizioni generali del servizio accettate dagli utenti, si riserva il diritto di utilizzare i contenuti dei utenti stessi, in assenza della prova di un effettivo esercizio di tale diritto al fine di conferire alla piattaforma una specifica linea editoriale; (ii) la raccolta di pubblicità connessa ai contenuti degli utenti; (iii) la previsione di un sistema di ricerca di contenuti protetti (c.d. Content id) utilizzabile dai titolari dei diritti.
Si tratta di una sentenza che si pone in netto contrasto con quelle dei Giudici nazionali; questi, infatti, sulla base degli stessi elementi sopra indicati che il Tribunale di Parigi ha ritenuto non avessero alcuna rilevanza sulla qualificazione di  Google come mero “hosting provider”, hanno invece elaborato  una nuova figura di Intermediario della Rete, definita “ hosting attivo” ritenuto “ non completamente passivo e neutro rispetto ai contenuti immessi dagli utenti” al quale non è applicabile la disciplina del D.Lgs. 70/2003.
(A.B.)

Garante della Privacy: diritto all’oblio, di cronaca e snippet

Il Garante della Privacy, interpellato in più occasioni da alcuni utenti che non avevano ottenuto dal motore di ricerca interessato la deindicizzazione di pagine presenti sul web che li riguardavano, ha negato, nella maggior parte dei casi, la sussistenza dei presupposti per l’esercizio del diritto all’oblio così come riconosciuti dalla Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 13 maggio 2014 resa nella causa C 131/12. 

L’Autorità, infatti, ha ribadito che non ogni notizia contenente dati personali deve essere resa irraggiungibile tramite i motori di ricerca, ma solo quella contenente dati risalenti nel tempo, privi di interesse alla conoscenza, non pertinenti o eventualmente non aggiornati, poiché solo in questi casi una persona ha diritto ad essere “dimenticato”. Le notizie contenenti dati personali se sono recenti e inerenti a fatti rilevanti e di interesse pubblico non devono essere rese inaccessibili, in quanto il diritto dell’interessato all’oblio deve essere bilanciato con il diritto della collettività ad essere informato, con il diritto di cronaca.
Nelle decisioni esaminate l’elemento temporale dell’argomento riferito ad una persona erge a criterio primario nell’accoglimento o meno della richiesta di deindicizzazione: ciò che è recente è difficilmente suscettibile di essere “dimenticato”, se a ciò si aggiunge l’interesse pubblico a conoscere la notizia, sul diritto all’oblio prevale il diritto di cronaca.
Il Garante ha altresì precisato che l’eventuale insussistenza dei presupposti per esercitare il diritto all’oblio, non impedisce all’utente che ritenga false o diffamatorie le affermazioni ad esso riferite e diffuse sul web, di rivolgersi all’editore per ottenere l’aggiornamento, la rettificazione e l’integrazione dei dati contenuti nell’articolo che lo riguardano.
Il Garante, infine, per la prima volta affronta la questione degli abstract visualizzati sotto il titolo di una pagina nei risultati di ricerca (i c.d. snippet) e, implicitamente, accoglie le argomentazioni del ricorrente secondo cui “sebbene Google ritenga irrilevante il contenuto degli snippet prodotto dal proprio motore di ricerca, tuttavia, l’estrapolazione dei dati degli interessati, attraverso gli algoritmi sviluppati dal motore di ricerca, poi visualizzati tramite i motore di ricerca medesimo, anche se riportanti dati personali incompleti, costituiscono a tutti gli effetti trattamenti di dati personali e come tali non possono non essere pertinenti, corretti e non fuorvianti”.
Il Garante, preso atto del fatto che il titolare del trattamento ha “fornito un adeguato riscontro all’istanza del ricorrente nel corso del procedimento”, dichiara di non dover procedere sul punto, ma di fatto equipara, ai fini della disciplina del trattamento dei dati personali, gli snippet elaborati automaticamente dal motore di ricerca ai risultati visualizzati dal motore stesso, così, a mio avviso, ampliando la nozione di “titolare” del trattamento.

Fax promozionali e dati personali da elenchi telefonici

La Suprema Corte di Cassazione interviene ancora una volta sulla questione inerente l’utilizzo di dati personali estratti da “pubblici registri” per l’invio di comunicazioni promozionali, per confermarne l'illiceità in assenza di un consenso espresso ed informato dei soggetti interessati, e per affrontare alcuni interessanti aspetti della normativa in materia di diritto alla riservatezza. 


I fatti che precedono il ricorso ai giudici di legittimità risalgono al 2012, quando l’Autorità condanna una società per avere inviato fax promozionali a nominativi presenti negli elenchi telefonici, in assenza di un consenso specifico, espresso ed informato dei soggetti interessati. La società mittente ritiene integralmente erronea la sanzione irrogata dal Garante e ricorre al Tribunale di Parma che, tuttavia, con sentenza dell’aprile 2013 conferma integralmente il provvedimento sanzionatorio dell’Autorità. La società ricorre allora in Cassazione con ben dodici motivi di impugnazione – tutti rigettati dalla Corte - , contestando, in primis, che nel caso di specie si verteva in tema di trattamento dei dati personali e, in secondo luogo che si trattava di messaggi promozionali.

Secondo la ricorrente, infatti, la mera raccolta di un numero di telefono dall’elenco telefonico “pagine Gialle” non costituisce un’ operazione di trattamento di dati personali e che, in ogni caso, la banca dati da cui erano stati estratti i dati era stata costituita prima del 10 agosto 2005, e, pertanto, tali dati - per espressa previsione normativa (art. 44 del d.l. n. 207 del 2008) – potevano essere  lecitamente utilizzabili per fini promozionali sino al 31 dicembre 2009. La ricorrente contesta altresì la ricorrenza della natura promozionale delle comunicazioni effettuate.

Sotto il primo dei citati profili, la Cassazione rileva che l’attività effettuata dalla ricorrente rientra indubbiamente nella nozione di “trattamento” cosi come definita dall’art. 4 del Codice privacy, contemplando essa anche l'estrazione di dati, come pure la presa di cognizione ed il successivo utilizzo, come nell'ipotesi in esame, per fini commerciali di un numero di fax risultante dall'elenco delle Pagine gialle. Gli Ermellini ribadiscono altresì il principio che la presenza di un nominativo all’interno di un elenco telefonico è rappresentativa della sola volontà di quest’ultimo di essere rintracciato per “comunicazioni interpersonali” non anche di un consenso implicito del dato per ulteriori finalità; al contrario, ribadisce la Corte, ogni diverso utilizzo, quale appunto l’invio di fax promozionali, deve essere preceduto da un consenso specifico ed espresso dell’interessato, a nulla rilevando la mancata iscrizione del relativo nominativo nel registro delle opposizioni.

La Cassazione rileva, altresì, che nella fattispecie in esame era del tutto irrilevante, ai fini di escludere l'illiceità della condotta sanzionata, richiamare la normativa che ha stabilito che i dati personali presenti nelle banche dati costituite sulla base di elenchi telefonici pubblici formati prima del 1° agosto 2005 sono lecitamente utilizzabili per fini promozionali sino a sei mesi dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del predetto decreto. E ciò in quanto: (i) la deroga vale solo per i titolari del trattamento che abbiano costituito banche dati prima del 1° agosto 2005, prova non fornita dalla società mittente nel caso di specie; (ii) la normativa in ogni caso non deroga a quanto disposto dall'articolo 130 del Codice della privacy in tema di comunicazioni indesiderate, e cioè che “l'uso di sistemi automatizzati di chiamata senza intervento di un operatore per l'invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale è consentito con il consenso dell'interessato” tale essendo la comunicazione promozionale a mezzo fax.

Al riguardo, infatti, la Corte chiarisce che la locuzione “senza intervento di un operatore” deve essere interpretata nel senso che detto intervento “si riferisce alla ricezione contestuale, da parte dell'interessato, di messaggi promozionali da parte di persona fisica nel corso di una chiamata telefonica; pertanto, l'invio del fax va assimilato ad una chiamata telefonica automatica senza intervento di un operatore, a causa delle caratteristiche intrinseche del mezzo di comunicazione e dell'assenza di contatto diretto fra operatore e destinatario del messaggio, non essendo questa assimilazione impedita dalla circostanza che una persona fisica abbia provveduto all'azione materiale dell'invio del fax”.

Quanto alla natura “promozionale” del messaggio, la Corte afferma che non è dubitabile trattandosi, nella fattispecie, di comunicazioni finalizzate alla commercializzazione di corsi formativi.

Ulteriore motivo di doglianza della ricorrente verte sull’errore in cui sarebbe incorso il Garante nella quantificazione della sanzione amministrativa poiché dei tre fax promozionali uno era stato inviato prima dell'entrata in vigore dell'art. 162, comma 2-bis, introdotto dal D.L. n. 207 del 2008. La Cassazione rigetta anche tale censura per due ragioni: (i) in quanto la doglianza era riferita complessivamente ai tre fax inviati e non specificatamente a ciascuno di essi; (ii) e in quanto l’illecito trattamento dei dati personali si era comunque verificato con l’invio di due fax successivamente al 2008

Interessante, infine, per gli spunti di riflessione che esso offre, è il motivo di impugnazione vertente sull’ “errore scusabile determinato dall'altrui inganno” in cui sarebbe incorsa la ricorrente e tale da ingenerare l’incolpevole opinione di agire legittimamente. La Corte ha ritenuto inammissibile tale motivo di censura, “non essendo indicate le risultanze processuali – che il Tribunale non avrebbe valutato – dalle quali emergerebbero gli elementi positivi, estranei all’autore, idonei ad ingenerare in quest’ultimo l’incolpevole opinione di liceità del proprio agire”. Dalla lettura della motivazione della sentenza, dunque, non è possibile individuare le supposte ragioni di errore incolpevole della società, ma riteniamo che sarebbe stato interessante un esame della questione al fine di verificare se tale vizio poteva essere eccepito da un acquirente/licenziatario di una banca dati in presenza di una clausola di garanzia a suo favore rilasciata dal venditore/licenziante di avere correttamente adempiuto a tutti gli adempimenti privacy.

Come noto, infatti, in relazione alle operazioni di acquisto/licenza di banche dati nelle quali il venditore/licenziante garantisce all’acquirente/licenziatario l’utilizzo dei dati personali, il Garante ha sempre affermato il principio che è onere dell’acquirente/licenziatario verificare e accertare l’effettivo adempimento ai preventivi adempimenti privacy anche mediante la richiesta di esibizione della documentazione attestante l’effettivo rilascio dell’informativa e l’effettiva acquisizione del consenso. Argomentazione che, a parere di scrive, amplia ingiustificatamente la responsabilità dell’acquirente/licenziatario per un’omessa azione di controllo, nonostante l’inadempimento del venditore/licenziante all’obbligo di garanzia contrattualmente assunto.

Cass. Civ., Sez. II, 24 giugno 2014, n. 14326

Violazione della privacy e riconoscimento del danno non patrimoniale

La sentenza della Suprema Corte, III sez. civile, n. 16133/2014 affronta il delicato argomento del risarcimento del danno non patrimoniale conseguente alla lesione del diritto alla riservatezza, affermando che il danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell’art. 15 del Codice per la protezione dei dati personali, non si sottrae alla verifica della “gravità della lesione” - relativo al diritto fondamentale alla protezione dei dati personali legato ai diritti e alle libertà fondamentali indicate all’art. 2 del Codice - e di “serietà del danno” – quale perdita di natura personale effettivamente sofferta dall’interessato.

Come è noto, l’art. 15 del Codice disciplina il tema della responsabilità civile per i danni procurati dal trattamento di dati personali e nello specifico sancisce, al primo comma, che “Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell’art. 2050 del codice civile” e al secondo che “Il danno non patrimoniale è risarcibile anche in caso di violazione dell’articolo 11”.

Il dettato normativo dunque prevede, in tema di violazione della privacy di un individuo, un allargamento rilevante dello spettro di ipotesi nelle quali il danno è risarcibile ossia, non solo nel caso sia stato commesso un illecito penale, ma in tutti i casi di violazione dei principi stabiliti dall’art. 11 del Codice (del principio di liceità e correttezza del trattamento; quello di finalità; il principio di qualità ed esattezza dei dati trattati; quello della pertinenza dei dati rispetto al trattamento; della giusta durata del periodo di conservazione dei dati).

La Suprema Corte, tuttavia, è intervenuta per circoscrivere e limitare in un certo senso, la risarcibilità del danno non patrimoniale nel sistema della responsabilità civile derivante da violazione della privacy.

Nel caso di specie, in particolare, tre studenti universitari, erano ricorsi al Tribunale di Roma lamentando l’illecito trattamento ad opera dell’Università, in quanto la stessa aveva reso visibile e conoscibile da chiunque digitasse sul motore di ricerca Google i loro nomi e cognomi, un file Excel contenente informazioni ad essi riferibili.

Il Tribunale di Roma accertava l’illiceità del trattamento disponendo la cancellazione dal web dei dati personali dei ricorrenti e, quanto al risarcimento del danno, escludeva che gli studenti avessero subito un danno patrimoniale, ma quanto a quello non patrimoniale stabiliva che “pur essendo stato dedotto il patema d’animo sofferto per rischio di possibili furti della propria identità, con la necessità di continui controlli, riteneva non dimostrata tale ultima circostanza, riscontrando, però, a fondamento del liquidato pregiudizio, un disagio conseguente alla propria indiscriminata esposizione personale anche di carattere economico”.

L’Università impugnava innanzi alla Corte di Cassazione la sentenza del Tribunale di Roma sulla base di tre motivi; in particolare, ai fini che qui interessano, la ricorrente lamentava l’errore del Tribunale per avere radicalmente omesso “di accertare nel caso di specie la serietà del danno ipoteticamente risarcibile e la gravità della lesione dei diritti fondamentali della persona”.

La accoglieva il suddetto motivo di censura rilevando come il Tribunale di Roma aveva effettivamente omesso di verificare in concreto la gravità della lesione (danno che superi la soglia minima di tollerabilità imposta dai doveri di solidarietà sociale) e la serietà del danno (non consista in un mero disagio o fastidio) lamentato dagli studenti, statuendo che neppure in tema di risarcimento del danno non patrimoniale per violazione della privacy può da essi prescindersi. 

Nella motivazione della sentenza, infatti, la Suprema Corte sottolinea che nel sistema del d.lgs. n. 196 del 2003, il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali non vive isolatamente, ma simbioticamente con gli altri ed implicati diritti fondamentali ed inviolabili della persona umana, operando strumentalmente per la sua integrale tutela e che, pertanto, la mera violazione delle prescrizioni poste dall’art. 11 del Codice non determina di per sé una lesione ingiustificata del diritto fondamentale alla protezione dei dati personali, ma la determina soltanto quella violazione “che ne offenda in modo sensibile (e cioè oltre la soglia di tollerabilità) la sua portata effettiva, calata in un contesto in cui si combinano strettamente i diritti e le libertà fondamentali e della dignità della persona e in particolare della riservatezza, dell’identità personale o morale del soggetto, perché il risultato sia quello di una tutela piena della persona umana a fronte di un vulnus concreto ed effettivo, che, come tale, necessita di essere ristorato”.

Sulla base di ciò, i giudici della Suprema Corte hanno enunciato il seguente principio di diritto cui dovrà uniformarsi il Tribunale di Roma nel deliberare nuovamente la questione: “il danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell’art. 15 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (c.d. codice della privacy) non si sottrae alla verifica di “gravità della lesione” (concernente il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali, quale intimamente legato ai diritti ed alle libertà indicate dall’art. 2 del codice, convergenti tutti funzionalmente alla tutela piena della persona umana e della sua dignità) e di “serietà del danno” (quale perdita di natura personale effettivamente patita dall’interessato), che, in linea generale, si richiede in applicazione dell’art. 2059 cod. civ. nelle ipotesi di pregiudizio inferto ai diritti inviolabili previsti in Costituzione. Ciò in quanto, anche nella fattispecie di danno non patrimoniale di cui al citato art. 15, opera il bilanciamento (siccome pienamente consentito all’interprete dal modo in cui si è realizzata nello specifico l’interpositio legislatoris) del diritto tutelato da detta disposizione con il principio di solidarietà – di cui il principio di tolleranza è intrinseco precipitato -, il quale, nella sua immanente configurazione, costituisce il punto di mediazione che permette all’ordinamento di salvaguardare il diritto del singolo nell’ambito di una concreta comunità di persone che deve affrontare i costi di una esistenza collettiva. L’accertamento di fatto rimesso, a tal fine, al giudice del merito, in forza di previe allegazioni e di coerenti istanze istruttorie di parte, dovrà essere ancorato alla concretezza della vicenda materiale portata alla cognizione giudiziale ed al suo essere maturata in un dato contesto temporale e sociale, dovendo l’indagine, illuminata dal bilanciamento anzidetto, proiettarsi sugli aspetti contingenti dell’offesa e sulla singolarità delle perdite personali verificatesi. Un siffatto accertamento – che, ove l’offesa non superi la soglia di minima tollerabilità o il danno sia futile, può condurre anche ad escludere la possibilità di somministrare il risarcimento del danno – è come tale sottratto al sindacato di legittimità se congruamente motivato”.   

 

Eliminazione dell’obbligo di redigere il documento programmatico della sicurezza

Il D.L. 9 febbraio 2012, n. 5 “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e sviluppo” - attualmente all'esame del Parlamento per la conversione in legge -, ha, tra l'altro, modificato alcune disposizione del Codice in materia di protezione di dati personali, sopprimendo in particolare dagli adempimenti in materia di misure minime di sicurezza la redazione del Documento Programmatico per la Sicurezza (cioè quel testo che andava aggiornato entro il 31 marzo di ogni anno, la cui mancanza era sanzionata anche penalmente e conteneva tutte le informazioni rilevanti sul “sistema privacy” dell’azienda).

Decreto Legge 9 febbraio 2012, art. 45.pdf

 

Commento

L’eliminazione dell’obbligo di redigere il DPS è stata accolta con grande favore dalle imprese che hanno considerato la predisposizione del documento come un inutile formalismo. La modifica apportata dal D.L. 5/2012, tuttavia, non deve essere interpretata come una maggiore libertà del titolare del trattamento nella predisposizione e nel controllo delle misure di sicurezza; anzi, a nostro avviso, l’assenza di un momento in cui l’impresa era costretta ad analizzare il complesso delle attività di trattamento di dati personali, la tipologia dei dati trattati e la quantità dei soggetti coinvolti, potrebbe esporre il titolare ad una maggiore responsabilità in quanto dovrà dimostrare di essere stato diligente. Ciò che, infatti, deve essere sempre considerato rilevante da parte del titolare è il rispetto sostanziale e non formalistico della normativa. (A.B.)

 

Commento
L’eliminazione dell’obbligo di redigere il DPS è stata accolta con grande favore dalle imprese che hanno considerato la predisposizione del documento come un inutile formalismo. La modifica apportata dal D.L. 5/2012, tuttavia, non deve essere interpretata come una maggiore libertà del titolare del trattamento nella predisposizione e nel controllo delle misure di sicurezza; anzi, a nostro avviso, l’assenza di un momento in cui l’impresa era costretta ad analizzare il complesso delle attività di trattamento di dati personali, la tipologia dei dati trattati e la quantità dei soggetti coinvolti, potrebbe esporre il titolare ad una maggiore responsabilità in quanto dovrà dimostrare di essere stato diligente. Ciò che, infatti, deve essere sempre considerato rilevante da parte del titolare è il rispetto sostanziale e non formalistico della normativa. (A.B.)

 

Rispetto del diritto all’oblio e obbligo di aggiornamento delle testate

Il diritto fondamentale alla riservatezza trova un limite nell’interesse pubblico sotteso al diritto all’informazione, ma al soggetto cui i dati appartengono è correlativamente attribuito il diritto all’oblio, e cioè il diritto a che non vengano ulteriormente divulgate notizie che lo riguardano e che, per il trascorrere del tempo, risultino ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati. 

Se, in ogni caso, l’interesse pubblico alla persistente conoscenza di un fatto avvenuto in epoca anteriore trova giustificazione nell’attività svolta dal soggetto titolare dei dati, e tale vicenda ha registrato una successiva evoluzione, non si può prescindere dall’informazione circa tale ultima evoluzione, dal momento che, altrimenti la notizia, originariamente completa e vera, diventa non aggiornata, risultando parziale e non esatta, e pertanto sostanzialmente non vera. Se vera, esatta ed aggiornata essa era al momento del relativo trattamento quale notizia di cronaca, e come tale ha costituito oggetto di trattamento, il suo successivo spostamento in altro archivio di diverso scopo (nel caso, archivio storico) con memorizzazione anche nella rete internet deve essere allora realizzato con modalità tali da consentire alla medesima di continuare a mantenere i suindicati caratteri di verità ed esattezza, e conseguentemente di liceità e correttezza, mediante il relativo aggiornamento e contestualizzazione.
Solo in tal modo essa risulta infatti non violativa sia del diritto all'identità personale o morale del titolare, nella sua proiezione sociale, del dato oggetto di informazione e di trattamento, sia dello stesso diritto del cittadino utente a ricevere una completa e corretta informazione.
Cass. Civ. Sez. III, 5 aprile 2012, n. 5525 pdf

Commento
Con la sentenza n. 5525/2012 la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della pubblicazione in un archivio di una testata online di una notizia di cronaca riportante la condanna per corruzione di un politico, il quale era stato poi prosciolto e del diritto all’oblio di quest’ultimo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del politico, confermando la sussistenza del diritto all’oblio e stabilendo che se una notizia di cronaca è collocata nell’archivio storico di una testata online e resa disponibile tramite l’intervento dei motori di ricerca, il titolare dell’organo di informazione deve provvedere a curare anche la messa a disposizione della contestualizzazione e aggiornamento della notizia stessa.
La Corte ribadisce il principio generale secondo cui "se l’interesse pubblico sotteso al diritto all’informazione (art. 21 Cost.) costituisce un limite al diritto fondamentale alla riservatezza, al soggetto cui i dati appartengono è correlativamente attribuito il diritto all’oblio e cioè a che non vengano ulteriormente divulgate notizie che per il trascorrere del tempo risultano ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati", ma prosegue la propria analisi in relazione a quelle notizie che, in quanto riportanti un fatto di cronaca, assumono rilevanza anche quale fatto storico, e riconosce che in tali casi può essere giustificata la permanenza nella memoria di Internet.
Secondo la Corte, tuttavia, in ossequio al principio generale stabilito dall’articolo 11 del Codice Privacy secondo cui i dati personali trattati devono essere esatti ed aggiornati, affinché la conservazione sia lecita, essa deve essere effettuata con modalità tali da garantire “il diritto della persona alla propria identità personale e morale,  a non vedere cioè travisato o alterato all’esterno il proprio patrimonio intellettuale, politico, sessuale, religioso, ideologico, professionale” ed a tal fine, precisa la Corte, il titolare del sito deve collegare la notizia ad altre informazioni successivamente pubblicate concernenti l’evoluzione della vicenda che possano completare o mutare il quadro evincentesi dalla notizia originaria, predisponendo un “sistema idoneo a segnalare (nel corpo o a margine) la sussistenza nel caso di un seguito e di uno sviluppo della notizia.” (A.B.)

Acquisto banche dati: ne risponde anche l’acquirente

Una società, operante attività di marketing, non è esente da responsabilità con riferimento al trattamento dei dati contenuti in una lista anagrafica generata da una diversa società, nel caso in cui tali dati siano stati acquisiti senza un valido consenso informato dell’interessato. L’acquirente, anche se non raccoglie i dati personali e non effettua materialmente invio di comunicazioni promozionali, deve considerarsi titolare del trattamento.

http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1885765

Commento
Con provvedimento del 5 aprile 2012, il Garante per la protezione dei dati personali si è pronunciato sul trattamento dei dati personali tratti da un questionario compilato on-line, su segnalazione di un utente, che aveva denunciato la ricezione di numerose chiamate (indesiderate) a carattere promozionale da parte di una importante società che opera nel settore dell’energia, nonostante l’intestatario avesse iscritto il numero nel Registro pubblico delle opposizioni.
Nel corso del procedimento, è emerso che la società che aveva effettuato la chiamata promozionale non aveva estratto i dati dagli elenchi telefonici, ma li aveva acquisiti da una nota azienda “che si occupa di generazione di anagrafiche con consenso per il marketing diretto”. Durante l’istruttoria il Garante ha accertato che la società cedente i dati non aveva acquisito un valido consenso informato dall’interessato e ha ordinato il blocco dei dati trattati in violazione di legge.
Il Garante, inoltre, ha analizzato la posizione della società acquirente e ne ha affermato la responsabilità nonostante quest’ultima, per espresso accordo con la società cedente, non aveva alcun accesso ai dati personali degli utenti ma si limitava “a dettare i criteri di individuazione dei nominativi da contattare senza alcuna ingerenza nel trattamento dei relativi dati”.  Nonostante tale circostanza, infatti, l’Autorità ha ritenuto che la società acquirente “deve essere considerata titolare del trattamento delle informazioni personali dei destinatari delle iniziative commerciali adottate in suo nome e per suo conto. A questa società competono, infatti, le decisioni di cui all’art. 4, comma 1, lett. F) del Codice”. D'altro canto diversamente argomentando, continua il Garante, “anche avuto riguardo ad un punto di vista squisitamente contrattuale, ci si troverebbe di fronte ad una pattuizione - il richiamato accordo … - nella quale il sinallagma proprio del negozio giuridico posto in essere (e cioè la fornitura, verso corrispettivo, delle liste di dati personali di interessati che hanno acconsentito alla ricezione di iniziative di carattere commerciale) risulterebbe di fatto alterato, dal momento che quei dati sarebbero destinati, nella formale volontà dei contraenti, a permanere nella sfera giuridica del soggetto fornitore. Questi, infatti, si limiterebbe a riversarli ai propri responsabili, senza possibilità alcuna per l'acquirente di poterne disporre, nonostante il pagamento del relativo prezzo; con l'innegabile vantaggio di tenere indenne la società acquirente  da oneri, obblighi e responsabilità connessi all'esercizio della titolarità.”
In conclusione, secondo il Garante, l'oggetto stesso del contratto risulterebbe illecito poiché si realizzerebbe in tal modo un indiretto risultato elusivo delle norme imperative del Codice che disciplinano, appunto, obblighi, oneri e responsabilità del titolare del trattamento di quelle informazioni.
(A.B.)

Riservatezza e limite temporale del diritto di cronaca online

La vicenda riguarda un articolo relativo ad una vicenda giudiziaria di natura penale non ancora conclusa avvenuta nel 2008 che vedeva coinvolto un ristoratore ed il suo ristorante, del quale il ristoratore chiedeva la rimozione dal sito web di una testata giornalistica. Il soggetto interessato lamentava il pregiudizio alla reputazione personale e professionale con conseguente danno all’immagine del locale derivante dal permanere dell’articolo nelle pagine web. 

La sentenza può considerarsi “innovativa” in quanto con essa il Giudice ha riconosciuto una prevalenza del diritto alla riservatezza sul diritto di cronaca sulla base delle disposizioni del Codice privacy, e ritenendo che la notizia essendo decorso un certo lasso di tempo, avesse ormai soddisfatto “gli interessi pubblici sottesi al diritto di cronaca giornalistica”.

Tribunale di Chieti, sez. Ortona, 16 gennaio 2013. pdf

Commento
Secondo il Tribunale di Chieti, una notizia di cronaca contenuta negli archivi di siti internet svolgenti attività giornalistiche va cancellata dopo il venir meno dell’attualità della notizia stessa e ciò indipendentemente dal fatto che la notizia sia vera o falsa.
La giurisprudenza che ha affrontato il tema della conservazione negli archivi on line di articoli giornalistici si è generalmente orientata sul concetto della necessità di aggiornare le notizie contenute negli archivi storici di una testata on line in presenza di fatti nuovi e sopravvenuti che incidono significativamente sull’immagine precedentemente data della persona interessata. Il Tribunale di Chieti, invece, in presenza di una notizia di cronaca giudiziaria del tutto attuale, veritiera e corretta ha ritenuto che essa dovesse comunque essere cancellata in quanto “la mancata rimozione dell’articolo da parte della testata viola il principio di necessità sancito dall’art. 11 del Codice, secondo cui il trattamento dei dati personali può avvenire per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per cui i dati sono stati raccolti e trattati, e conseguentemente il disposto dell’art. 25, che vieta la diffusione dei dati oltre il periodo stabilito dall’art. 11. Il Tribunale, inoltre, rinvia al diritto dell’interessato di ottenere la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati in violazione di legge (art. 7 del Codice).”

A nostro parere si tratta di una sentenza criticabile in quanto troppo semplicisticamente sancisce una prevalenza assoluta del diritto alla riservatezza rispetto al diritto di cronaca o meglio afferma che decorso un certo tempo i presupposti legittimanti il diritto di cronaca decadano con piena prevalenza delle disposizioni del Codice.

Privacy e quotidiani: interdizione di indicizzazione di notizie non attuali e aggiornamento

Una società editrice di un noto quotidiano on line, non può esimersi dall’aggiornare i dati personali contenuti nell’archivio storico della propria testata, assumendo che il trattamento è lecito attualmente in quanto effettuato non per finalità giornalistiche ma a fini documentaristici nell’ambito di un archivio. Il diritto all’identità personale deve sempre essere salvaguardato ed esso comprende il diritto a vedere aggiornato il proprio profilo ogniqualvolta si verifichino eventi o circostanze che incidono significativamente sull’immagine dell’interessato.


http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=2286820

Commento
Con provvedimento del 31 gennaio 2013, il Garante per la protezione dei dati personali si è pronunciato sul trattamento dei dati personali contenuti in una notizia di cronaca conservata nell’archivio storico di un quotidiano on line e accessibile tramite i più comuni motori di ricerca.
La fattispecie oggetto di procedimento innanzi all’autorità della privacy riguardava la pubblicazione nell’archivio storico on line di un quotidiano di una notizia contenenti dati personali riguardanti il ricorrente riferiti ad una vicenda giudiziaria dalla quale lo stesso era poi risultato del tutto estraneo. Si tratta quindi di un caso del tutto sovrapponibile a quello deciso nell’aprile del 2012  dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 5525, commentata in nostro precedente numero.
Il Garante per la protezione dei dati personali, quindi, richiamando espressamente la succitata sentenza ha ribadito il principio che “come indispensabile corollario della riconosciuta liceità della conservazione degli articoli di cronaca a suo tempo pubblicati nella sezione del sito interne dell’editore resistente denominato archivio storico, va garantito il diritto (pienamente compreso tra le posizioni giuridiche azionabili ai sensi dell’art. 7 del Codice) dell’interessato ad ottenere l’aggiornamento/integrazione dei dati personali che lo riguardano quando eventi e successivi sviluppi abbiano modificato le situazioni oggetto di cronaca giornalistica (seppure a suo tempo corretta) incidendo significativamente sul profilo e l’immagine dell’interessato che da tali rappresentazioni può emergere”.
Appare pertanto consolidato il presupposto dell’obbligo dell’editore on line di aggiornare la notizia: la successiva notizia che travolge sostanzialmente l’immagine che di una determinata persona era stata fornita in passato.
Il contributo del Garante, a differenza di quello del tribunale di Chieti, si muove sulla scia del recente orientamento giurisprudenziale formatosi interno a notizie di cronaca divenute “obsolete” a seguito di fatti sopravvenuti concernenti una persona che hanno l’effetto di fornire un nuovo profilo della stessa e che devono essere tenuti in considerazione in virtù del diritto sancito dall’articolo 7 del Codice all’”aggiornamento, alla rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l’integrazione” al quale corrisponde l’obbligo del titolare che i dati personali oggetto di trattamento siano “esatti e, se necessario, aggiornati” (art. 11 del Codice).

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