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Corte UE: la registrazione su cloud non rientra nell’eccezione di copia privata

Si è espresso in tema di registrazione sul cloud di programmi televisivi l’avvocato generale della Corte di Giustizia UE, Szpunar, con le sue conclusioni rassegnate nella causa C-265/16, avviata sulla base di un rinvio pregiudiziale operato dal Tribunale di Torino dinanzi al quale VCAST Ltd., una società inglese, aveva citato RTI. L’attività svolta da VCAST, di offrire agli utenti un servizio di videoregistrazione in modalità “cloud computing” di programmi TV per consentirne la visione in qualsiasi altro momento, realizza in realtà una diversa comunicazione al pubblico – a parere dell’Avvocato –, poiché l’utente non accede all’opera mediante l’emissione televisiva, bensì mediante la riproduzione su cloud, che implica una ritrasmissione del segnale. Ciò comporta una variazione del pubblico di destinazione e/o l'utilizzazione di un diverso mezzo tecnico che non sono implicite nel consenso dato dal titolare del diritto d’autore per la prima trasmissione. In ragione di ciò, non può applicarsi l’eccezione di copia privata, che presuppone invece che l'opera sia stata legittimamente messa a disposizione.

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Copia privata: i chiarimenti della Corte di giustizia UE sul pagamento dell’equo compenso

Con sentenza del 22 settembre 2016, la Corte di Giustizia UE ha posto fine alla controversia sull’equo compenso dovuto per la riproduzione privata per uso personale di opere dell’ingegno. Il procedimento, avviato su ricorso di otto società produttrici o distributrici di apparecchi elettronici, era arrivato al Consiglio di Stato che aveva rimesso alcune questioni pregiudiziali alla Corte Europea. Nel ribadire la legittimità della previsione del compenso per copia privata nella regolamentazione nazionale, la Corte ha ritenuto inadeguato il meccanismo di esenzioni ivi previsto, in quanto non si basa su criteri predeterminati ex ante per stabilire i casi in cui questo non sia dovuto. Illegittimo è anche il sistema di rimborso del compenso, quando sia stato pagato in assenza dei presupposti, che può essere richiesto dal solo utente finale e non anche dal produttore dei supporti e dispositivi.

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Equo compenso per copia privata: il caso dinanzi alla Corte UE

Si è tenuta in questi giorni l’udienza dinanzi alla Corte di Giustizia UE, chiamata ad esprimersi sulla legittimità della normativa italiana sull’equo compenso per copia privata, a seguito del rinvio pregiudiziale operato dal Consiglio di Stato nella causa instaurata da Nokia, Apple e altre società produttrici e distributrici di supporti.

La Corte UE dovrà ora stabilire se sia compatibile con il diritto dell’Unione la normativa italiana che prevede che, per i supporti e dispositivi acquistati per uso esclusivamente professionale (i) possano chiedere il rimborso del compenso solo gli utenti finali e non anche i produttori e (ii) la determinazione dei criteri di esenzione dall’obbligo di versamento del compenso sia rimessa solo alla libera negoziazione privatistica.

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Tribunale di Roma blocca i compensi per copia privata agli artisti di Cooperativa 7607

In accoglimento del ricorso d’urgenza presentato da Nuovo IMAIE, il Tribunale di Roma ha bloccato la distribuzione dei compensi per copia privata per gli anni 2012 e 2013 agli iscritti alla Cooperativa 7607, soggetto nuovo costituito all’indomani della liberalizzazione del settore. Sono infatti emerse irregolarità negli elenchi degli artisti che hanno conferito mandato al Nuovo IMAIE e si sono invece trovati indebitamente inseriti nell’elenco della Cooperativa, facendole incassare, presumibilmente senza titolo, cospicue somme.

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Stati membri e “prelievo per copia privata”

autore:

Roberta Avarello

Secondo la sentenza emessa dal TAR del Lazio in data 2 marzo 2012, l'equo compenso per copia privata di opere tutelate dal diritto di autore deve essere necessariamente calcolato sulla base del criterio del pregiudizio causato agli autori delle opere protette per effetto dell'introduzione dell'eccezione per copia privata. 
Il TAR ha fatto proprio, altresì, il principio secondo cui gli Stati membri possono istituire, ai fini del finanziamento dell’equo compenso, “un prelievo per copia privata” a carico non dei soggetti privati interessati, bensì di coloro che dispongono di apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione digitale e che, conseguentemente, di diritto o di fatto, mettono tali apparecchia a disposizione dei soggetti privati ovvero rendono loro un servizio di riproduzione. Nell'ambito di un siffatto sistema, il versamento del canone per le copie private incombe, dunque, su tali soggetti che, tuttavia, possono ripercuotere l'importo del prelievo sul prezzo della messa a disposizione di tali apparecchiature, ovvero sul prezzo del servizio di riproduzione da essi reso. Ciò premesso, l'utente privato a favore del quale vengano messi a disposizione i predetti dispositivi deve essere considerato, in realtà, quale "debitore indiretto" dell'equo compenso. Tra l'altro, per l'assoggettamento al compenso in questione non occorre che i dispositivi vengano in concreto utilizzati per la riproduzione delle opere dell'ingegno, essendo sufficiente la loro possibile utilizzazione a tale scopo.
TAR Lazio 2 marzo 2012.pdf

Commento
La sentenza in commento rappresenta il primo punto fermo - immaginiamo di una lunga serie di future decisioni - rispetto all’interpretazione della regolamentazione relativa al pagamento dell’equo compenso per copia privata. La decisione risulta essere molto lunga ed articolata. Tra i tanti temi affrontati dai Giudici, riteniamo maggiormente degno di nota quello relativo al cd. criterio della “prevalenza”. In altri termini, il TAR, come ricordato nella massima, ha considerato irrilevante, al fine del pagamento dell’equo compenso, il fatto che un determinato apparecchio abbia oggettivamente un uso principale diverso da quello di riproduzione di contenuti protetti. Auspichiamo che questo punto possa essere rivisto nel futuro. Se, invero, un apparecchio viene posto in commercio e viene di fatto utilizzato per usi diversi da quello che rileva ai fini del pagamento del compenso, riteniamo che sia troppo rigido il principio secondo cui anche in tal caso debba essere riconosciuto l’equo compenso per copia privata come se si trattasse di un apparecchio che, invece, per definizione, viene realizzato al principale scopo di consentire la riproduzione di contenuti protetti. (R.A.)

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Applicazione equo compenso anche su stampanti e PC

autore:

Roberta Avarello

Con una decisione dello scorso 27 giugno 2013, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che il cosiddetto “equo compenso per copia privata”, per la riproduzione di opere protette dal diritto d’autore, potrà essere applicato anche su stampanti e computer.
Secondo la Corte, infatti, ai legittimi titolari dei diritti d’autore spetterebbe il diritto esclusivo di "autorizzare o vietare la riproduzione delle loro opere o degli altri materiali protetti", anche se detta riproduzione avviene attraverso una comune postazione desktop o una stampante collegata.
La Corte ha precisato, poi, che i vari stati membri UE possono comunque "disporre eccezioni o limitazioni a tale diritto esclusivo", autorizzando la realizzazione di copie private e di riproduzioni effettuate su carta o supporto simile, mediante uso di qualsiasi tipo di tecnica fotografica o di altro procedimento avente effetti analoghi.
Laddove lo stato membro ricorra a tale facoltà, dovrà assicurare, tuttavia, che i titolari del diritto d’autore ricevano un equo compenso come indennizzo per la riproduzione delle loro opere protette, effettuata senza il loro consenso.
Corte di giustizia.pdf

Commento
Con la decisione in commento, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha definito una controversia derivante dalla denuncia presentata dai vertici della collecting society tedesca VG Wort, contro un gruppo di aziende operative nel settore delle stampanti.
Secondo la VG Wort, le citate aziende avrebbero dovuto fornire informazioni dettagliate sul volume di dispositivi venduti in Germania a partire dal 2001, per poi essere condannate ad un risarcimento, in favore dei legittimi titolari dei diritti d’autore, sotto forma di un diritto prelevato sui personal computer, le stampanti e/o i plotter immessi in commercio in Germania tra il 2001 e il 2007.
Ebbene, la Corte ha dapprima stabilito che la nozione di “riproduzioni effettuate mediante uso di qualsiasi tipo di tecnica fotografica o di altro procedimento avente effetti analoghi” ingloba riproduzioni effettuate mediante una stampante o un personal computer, nel caso in cui tali dispositivi siano collegati tra loro, per poi disporre che "la mancata applicazione di misure tecnologiche destinate a impedire o limitare la riproduzione non autorizzata non fa venir meno l'equo compenso per copie private".
Sul punto, inoltre, la Corte ha precisato che lo stato membro interessato può far dipendere il livello concreto del compenso dall'applicazione o meno di siffatte misure tecnologiche, affinché i titolari dei diritti siano effettivamente incoraggiati ad adottarle e contribuiscano, quindi, volontariamente alla corretta applicazione dell'eccezione per copia privata.
(R.A.)

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La CGE si pronuncia sull’eccezione di copia privata

Riteniamo opportuno tornare su un tema affrontato nel precedente numero della nostra rivista, attesa la rilevanza dello stesso: l’eccezione di copia privata e l’interpretazione dell’art. 5 paragrafi 2, lettera b), e 5, della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, nonché della direttiva 2004/48/CE del parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale.

Con la sentenza del 10 aprile 2014 (causa C-435/12), la Corte di Giustizia europea si è definitivamente pronunciata sulla questione pregiudiziale riguardante l’interpretazione avanzata dalla Suprema Corte Olandese, accogliendo pienamente le conclusioni rassegnate, nel gennaio 2014, dall’ Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea, Pedro Cruz Villalòn, oggetto di nostro contributo nel precedente numero della rivista.

Secondo la Corte "Il diritto dell’Unione, in particolare l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, in combinato disposto con il paragrafo 5 di tale articolo, dev’essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che non fa distinzione tra la situazione in cui la fonte a partire dalla quale una riproduzione per uso privato è realizzata è legale e la situazione in cui tale fonte è illegale.".

Con tale decisione, viene definitivamente chiarito che il diritto alla copia privata non deve essere confuso con la riproduzione che trae origine dalla pirateria: i denari prelevati con il cosiddetto equo compenso imposto sui dispositivi che siano destinati all'archiviazione e alla copia sono raccolti e redistribuiti esclusivamente per compensare i detentori dei diritti delle copie private. Copie che presuppongono il possesso di un originale acquisito senza arrecare danni ai detentori dei diritti.

Del resto, si legge nelle motivazione della sentenza: “… gli Stati membri hanno la facoltà di istituire o meno le diverse eccezioni previste all’articolo 5 di tale direttiva, e ciò conformemente alle loro tradizioni giuridiche, ma che, una volta operata la scelta di introdurre una determinata eccezione, quest’ultima dev’essere applicata in maniera coerente, di modo che non possa pregiudicare gli obiettivi perseguiti dalla direttiva 2001/29, che mirano a garantire il buon funzionamento del mercato interno.

Orbene, se gli Stati membri disponessero della facoltà di adottare o meno una normativa che consente che riproduzioni per uso privato siano realizzate anche a partire da una fonte illegale, ne risulterebbe, con ogni evidenza, un pregiudizio al buon funzionamento del mercato interno.

D’altra parte, dal considerando 22 di tale direttiva risulta che la diffusione della cultura non può essere veramente promossa se non proteggendo rigorosamente i diritti e lottando contro le forme illegali di messa in circolazione di opere culturali contraffatte o riprodotte abusivamente.

Orbene, non può quindi essere tollerata una normativa nazionale che non distingua in alcun modo tra le copie private realizzate a partire da fonti legali e quelle realizzate a partire da fonti contraffatte o riprodotte abusivamente”.

La Corte di Giustizia, inoltre, si è espressa anche riguardo all'entità dell'equo compenso. I giudici europei ricordano che la fissazione dell'equo compenso deve risultare coerente e armonizzata in tutti gli stati membri: l'entità e i parametri per il prelievo devono risultare uniformi sul mercato.

Ciò sulla base delle seguenti considerazioni “… un sistema di prelievo per copia privata, come quello di cui al procedimento principale, che non fa distinzione, per quanto attiene al calcolo dell’equo compenso dovuto ai suoi beneficiari, tra la situazione in cui la fonte a partire dalla quale una riproduzione per uso privato è realizzata sia legale e quella in cui tale fonte sia illegale, non rispetta il giusto equilibrio di cui al punto precedente.

In un siffatto sistema, il pregiudizio causato, e quindi l’importo dell’equo compenso dovuto ai beneficiari, è infatti calcolato in base al criterio del pregiudizio causato agli autori tanto da riproduzioni per uso privato realizzate a partire da una fonte legale, quanto da riproduzioni realizzate a partire da una fonte illegale. L’importo così calcolato si ripercuote quindi, in definitiva, sul prezzo che gli utenti di materiali protetti pagano nel momento in cui vengono loro messi a disposizione apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione che consentono la realizzazione di copie private.

In tal senso, ogni utente che acquisti siffatte apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione è indirettamente penalizzato, dato che, sostenendo l’onere del prelievo stabilito a prescindere dal carattere legale o illegale della fonte a partire dalla quale siffatte riproduzioni vengono realizzate, contribuisce necessariamente al compenso per il pregiudizio causato da riproduzioni per uso privato realizzate a partire da una fonte illegale, non autorizzate dalla direttiva 2001/29, ed è pertanto indotto a farsi carico di un costo supplementare non trascurabile per poter realizzare le copie private che rientrano nell’eccezione prevista dall’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva medesima.”    

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L'Avvocato Generale della CGE sulla eccezione di copia privata

Una recentissima conclusione dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea Pedro Cruz Villalòn ci consente di porre l’attenzione sul tema della eccezione di copia privata.

 

Come noto la Direttiva 2001/29 del 22 maggio 2001 sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, nel prevedere all’Art. 2 (Diritto di riproduzione) che “Gli Stati membri riconoscono ai soggetti sotto elencati il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte:

 

a) agli autori, per quanto riguarda le loro opere;

 

b) agli artisti interpreti o esecutori, per quanto riguarda le fissazioni delle loro prestazioni artistiche;

 

c) ai produttori di fonogrammi per quanto riguarda le loro riproduzioni fonografiche;

 

d) ai produttori delle prime fissazioni di una pellicola, per quanto riguarda l'originale e le copie delle loro pellicole;

 

e) agli organismi di diffusione radiotelevisiva, per quanto riguarda le fissazioni delle loro trasmissioni, siano esse effettuate su filo o via etere, comprese le trasmissioni via cavo o via satellite.”

 

stabilisce all’Art. 5 “Eccezioni e limitazioni” a tale diritto esclusivo.

 

In particolare l’Art. 5, punto 2 lett. b) prevede che “le riproduzioni su qualsiasi supporto effettuate da una persona fisica per uso privato e per fini né direttamente, né indirettamente commerciali a condizione che i titolari dei diritti ricevano un equo compenso che tenga conto dell'applicazione o meno delle misure tecnologiche di cui all'articolo 6 all'opera o agli altri materiali interessati”.

 

La conclusione dell’Avvocato Generale concerne proprio una richiesta di chiarimento avanzata dalla Suprema Corte Olandese sulla eccezione di copia privata prevista dal citato art. 5(2)(b).

 

In pratica la legge olandese, in recepimento della Direttiva in questione consente la riproduzione privata di opere protette purché effettuata, senza fini direttamente o indirettamente commerciali, ad uso personale o di studio da parte della persona fisica che ha realizzato la riproduzione ed a patto della corresponsione dell’equo compenso.

 

L’interpretazione data alla normativa dalla legge olandese ha tuttavia incluso in tale ambito anche le copie realizzate da copie illecite, quali ad esempio i downloads illegali da internet.

 

Va precisato che in Olanda la pratica di realizzare copie da fonti illecite, al momento, non è illegale e non è punibile.

 

E’ pertanto apparso opportuno alla Suprema Corte Olandese chiedere alla Corte di Giustizia Europea se una legge che consente la copia da fonti illecite sia innanzitutto compatibile con i principi comunitari in tema di copyright ed in particolare se l'articolo 5 (2) (b) debba essere interpretato nel senso che la limitazione sul diritto d'autore ivi prevista si applica sulle riproduzioni che soddisfano i requisiti stabiliti da tale disposizione, indipendentemente dal fatto che le copie delle opere da cui provengono le riproduzioni si sono rese disponibili per la persona fisica interessata legalmente – ovvero senza violare il diritto d'autore dei titolari dei diritti - o meno, con conseguente diritto a percepire l’equo compenso in ogni caso.

 

Su tale quesito, l’Avvocato Generale ha proposto, in maniera molto chiara, alla Corte di rispondere nel modo seguente:

 

1) L'articolo 5 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, deve essere interpretato nel senso che l'eccezione per copia privata si applica solo alle riproduzioni di opere o oggetti protetti dal diritto d'autore e dei diritti ottenuti da fonti legittime.

 

2) L'articolo 5 della direttiva 2001/29 deve essere interpretato nel senso che, nel contesto dell'eccezione per copia privata che gli Stati membri sono autorizzati a fornire ai sensi della presente disposizione, uno Stato membro può raccogliere l’equo compenso che deve accompagnare le riproduzioni di opere o diritti tutelati dal diritto d'autore e connessi esclusivamente sulle opere realizzate da fonti legittime.

 

Una recentissima conclusione dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea Pedro Cruz Villalòn ci consente di porre l’attenzione sul tema della eccezione di copia privata.

 

Come noto la Direttiva 2001/29 del 22 maggio 2001 sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, nel prevedere all’Art. 2 (Diritto di riproduzione) che “Gli Stati membri riconoscono ai soggetti sotto elencati il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte:

 

a) agli autori, per quanto riguarda le loro opere;

 

b) agli artisti interpreti o esecutori, per quanto riguarda le fissazioni delle loro prestazioni artistiche;

 

c) ai produttori di fonogrammi per quanto riguarda le loro riproduzioni fonografiche;

 

d) ai produttori delle prime fissazioni di una pellicola, per quanto riguarda l'originale e le copie delle loro pellicole;

 

e) agli organismi di diffusione radiotelevisiva, per quanto riguarda le fissazioni delle loro trasmissioni, siano esse effettuate su filo o via etere, comprese le trasmissioni via cavo o via satellite.”

 

stabilisce all’Art. 5 “Eccezioni e limitazioni” a tale diritto esclusivo.

 

In particolare l’Art. 5, punto 2 lett. b) prevede che “le riproduzioni su qualsiasi supporto effettuate da una persona fisica per uso privato e per fini né direttamente, né indirettamente commerciali a condizione che i titolari dei diritti ricevano un equo compenso che tenga conto dell'applicazione o meno delle misure tecnologiche di cui all'articolo 6 all'opera o agli altri materiali interessati”.

 

La conclusione dell’Avvocato Generale concerne proprio una richiesta di chiarimento avanzata dalla Suprema Corte Olandese sulla eccezione di copia privata prevista dal citato art. 5(2)(b).

 

In pratica la legge olandese, in recepimento della Direttiva in questione consente la riproduzione privata di opere protette purché effettuata, senza fini direttamente o indirettamente commerciali, ad uso personale o di studio da parte della persona fisica che ha realizzato la riproduzione ed a patto della corresponsione dell’equo compenso.

 

L’interpretazione data alla normativa dalla legge olandese ha tuttavia incluso in tale ambito anche le copie realizzate da copie illecite, quali ad esempio i downloads illegali da internet.

 

Va precisato che in Olanda la pratica di realizzare copie da fonti illecite, al momento, non è illegale e non è punibile.

 

E’ pertanto apparso opportuno alla Suprema Corte Olandese chiedere alla Corte di Giustizia Europea se una legge che consente la copia da fonti illecite sia innanzitutto compatibile con i principi comunitari in tema di copyright ed in particolare se l'articolo 5 (2) (b) debba essere interpretato nel senso che la limitazione sul diritto d'autore ivi prevista si applica sulle riproduzioni che soddisfano i requisiti stabiliti da tale disposizione, indipendentemente dal fatto che le copie delle opere da cui provengono le riproduzioni si sono rese disponibili per la persona fisica interessata legalmente – ovvero senza violare il diritto d'autore dei titolari dei diritti - o meno, con conseguente diritto a percepire l’equo compenso in ogni caso.

 

Su tale quesito, l’Avvocato Generale ha proposto, in maniera molto chiara, alla Corte di rispondere nel modo seguente:

 

1) L'articolo 5 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, deve essere interpretato nel senso che l'eccezione per copia privata si applica solo alle riproduzioni di opere o oggetti protetti dal diritto d'autore e dei diritti ottenuti da fonti legittime.

2) L'articolo 5 della direttiva 2001/29 deve essere interpretato nel senso che, nel contesto dell'eccezione per copia privata che gli Stati membri sono autorizzati a fornire ai sensi della presente disposizione, uno Stato membro può raccogliere l’equo compenso che deve accompagnare le riproduzioni di opere o diritti tutelati dal diritto d'autore e connessi esclusivamente sulle opere realizzate da fonti legittime.

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