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Misure urgenti per la valorizzazione dei beni culturali

La Legge 7 ottobre 2013 n. 112 ha convertito in legge, apportando alcune non marginali integrazioni, il D.L. 8 agosto 2013 n. 91 intitolato “Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo”.

La legge è suddivisa in tre capi:

(i) il primo destinato alla tutela, restauro e valorizzazione dei beni culturali italiani;

(ii) il secondo si occupa del rilancio del cinema, delle attività musicali e dello spettacolo dal vivo;

(iii) il terzo capo si occupa di assicurare efficienti risorse al sistema dei beni e delle attività culturali.

Incentrando la nostra attenzione sul Capo II, rileviamo come l’art. 7 introduca misure volte a favorire la promozione di giovani artisti e compositori emergenti nonché, con integrazione introdotta dalla legge di conversione, degli eventi di spettacolo dal vivo di portata minore.

In particolare, tale norma riconosce alle imprese produttrici di fonogrammi e videogrammi musicali di cui all’art. 78 L. 633/41 ed alle imprese organizzatrici e produttrici di spettacoli di musica dal vivo esistenti almeno dal 1° gennaio 2012, un credito di imposta nella misura del 30 per cento dei costi sostenuti per l’attività di sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali, fino all’importo massimo di € 200.000,00 nel triennio 2014-2016.

Il beneficio è concesso ai fini delle imposte sui redditi delle suddette imprese entro il limite di spesa di 4,5 milioni di euro annui e fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

E’ possibile accedere al suddetto credito di imposta:

(i) esclusivamente per opere prime o seconde (con esclusione delle c.d. demo autoprodotte) di nuovi talenti definiti come artisti, gruppi di artisti, compositori o artisti-interpreti. Nel caso di gruppi di artisti, il gruppo può usufruire del credito d'imposta solo se nella stessa annualità più della metà dei componenti non ne abbiano già usufruito;

(ii) qualora le imprese spendano un importo corrispondente all'ottanta per cento del beneficio concesso nel territorio nazionale, privilegiando la formazione e l'apprendistato in tutti i settori tecnici coinvolti.

L’ultimo comma dell’art. 7, sempre con integrazione apportata dalla legge di conversione, prevede poi l’inserimento di una serie di modificazioni al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (R.D. 18 giugno 1931, n. 773) volte ad agevolare la realizzazione di eventi fino ad un massimo di 200 partecipanti.

L’art. 8, invece, relativo al settore cinematografico ed audiovisivo:

(a) ha reso permanenti le disposizioni di cui all’art. 1, commi da 325 a 328 e da 330 a 337, della L. 24 dicembre 2007, n. 244, tax credit a favore del settore cinematografico, a far corso dal 1° gennaio 2014, prevedendo un limite massimo complessivo di spesa pari a 110 milioni di euro a decorrere dal 2014;

(b) con modifica inserita in sede di legge di conversione, ha esteso l’applicabilità delle suddette norme, a decorrere dal 1° gennaio 2014, ai produttori indipendenti di opere audiovisive, intendendosi per tali gli operatori di comunicazione che svolgono attività di produzioni audiovisive, che non sono controllati da o collegati a emittenti, anche analogiche, che per un periodo di tre anni non destinino almeno il novanta per cento della propria produzione ad una sola emittente, e che detengano diritti relativi alle opere sulle quali sono richiesti i benefici.

Di seguito il link alla Gazzetta Ufficiale su cui consultare il testo della legge

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2013-10-08&atto.codiceRedazionale=13A08109&elenco30giorni=true

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La CGE si pronuncia sull’eccezione di copia privata

Riteniamo opportuno tornare su un tema affrontato nel precedente numero della nostra rivista, attesa la rilevanza dello stesso: l’eccezione di copia privata e l’interpretazione dell’art. 5 paragrafi 2, lettera b), e 5, della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, nonché della direttiva 2004/48/CE del parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale.

Con la sentenza del 10 aprile 2014 (causa C-435/12), la Corte di Giustizia europea si è definitivamente pronunciata sulla questione pregiudiziale riguardante l’interpretazione avanzata dalla Suprema Corte Olandese, accogliendo pienamente le conclusioni rassegnate, nel gennaio 2014, dall’ Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea, Pedro Cruz Villalòn, oggetto di nostro contributo nel precedente numero della rivista.

Secondo la Corte "Il diritto dell’Unione, in particolare l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, in combinato disposto con il paragrafo 5 di tale articolo, dev’essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che non fa distinzione tra la situazione in cui la fonte a partire dalla quale una riproduzione per uso privato è realizzata è legale e la situazione in cui tale fonte è illegale.".

Con tale decisione, viene definitivamente chiarito che il diritto alla copia privata non deve essere confuso con la riproduzione che trae origine dalla pirateria: i denari prelevati con il cosiddetto equo compenso imposto sui dispositivi che siano destinati all'archiviazione e alla copia sono raccolti e redistribuiti esclusivamente per compensare i detentori dei diritti delle copie private. Copie che presuppongono il possesso di un originale acquisito senza arrecare danni ai detentori dei diritti.

Del resto, si legge nelle motivazione della sentenza: “… gli Stati membri hanno la facoltà di istituire o meno le diverse eccezioni previste all’articolo 5 di tale direttiva, e ciò conformemente alle loro tradizioni giuridiche, ma che, una volta operata la scelta di introdurre una determinata eccezione, quest’ultima dev’essere applicata in maniera coerente, di modo che non possa pregiudicare gli obiettivi perseguiti dalla direttiva 2001/29, che mirano a garantire il buon funzionamento del mercato interno.

Orbene, se gli Stati membri disponessero della facoltà di adottare o meno una normativa che consente che riproduzioni per uso privato siano realizzate anche a partire da una fonte illegale, ne risulterebbe, con ogni evidenza, un pregiudizio al buon funzionamento del mercato interno.

D’altra parte, dal considerando 22 di tale direttiva risulta che la diffusione della cultura non può essere veramente promossa se non proteggendo rigorosamente i diritti e lottando contro le forme illegali di messa in circolazione di opere culturali contraffatte o riprodotte abusivamente.

Orbene, non può quindi essere tollerata una normativa nazionale che non distingua in alcun modo tra le copie private realizzate a partire da fonti legali e quelle realizzate a partire da fonti contraffatte o riprodotte abusivamente”.

La Corte di Giustizia, inoltre, si è espressa anche riguardo all'entità dell'equo compenso. I giudici europei ricordano che la fissazione dell'equo compenso deve risultare coerente e armonizzata in tutti gli stati membri: l'entità e i parametri per il prelievo devono risultare uniformi sul mercato.

Ciò sulla base delle seguenti considerazioni “… un sistema di prelievo per copia privata, come quello di cui al procedimento principale, che non fa distinzione, per quanto attiene al calcolo dell’equo compenso dovuto ai suoi beneficiari, tra la situazione in cui la fonte a partire dalla quale una riproduzione per uso privato è realizzata sia legale e quella in cui tale fonte sia illegale, non rispetta il giusto equilibrio di cui al punto precedente.

In un siffatto sistema, il pregiudizio causato, e quindi l’importo dell’equo compenso dovuto ai beneficiari, è infatti calcolato in base al criterio del pregiudizio causato agli autori tanto da riproduzioni per uso privato realizzate a partire da una fonte legale, quanto da riproduzioni realizzate a partire da una fonte illegale. L’importo così calcolato si ripercuote quindi, in definitiva, sul prezzo che gli utenti di materiali protetti pagano nel momento in cui vengono loro messi a disposizione apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione che consentono la realizzazione di copie private.

In tal senso, ogni utente che acquisti siffatte apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione è indirettamente penalizzato, dato che, sostenendo l’onere del prelievo stabilito a prescindere dal carattere legale o illegale della fonte a partire dalla quale siffatte riproduzioni vengono realizzate, contribuisce necessariamente al compenso per il pregiudizio causato da riproduzioni per uso privato realizzate a partire da una fonte illegale, non autorizzate dalla direttiva 2001/29, ed è pertanto indotto a farsi carico di un costo supplementare non trascurabile per poter realizzare le copie private che rientrano nell’eccezione prevista dall’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva medesima.”    

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L'Avvocato Generale della CGE sulla eccezione di copia privata

Una recentissima conclusione dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea Pedro Cruz Villalòn ci consente di porre l’attenzione sul tema della eccezione di copia privata.

 

Come noto la Direttiva 2001/29 del 22 maggio 2001 sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, nel prevedere all’Art. 2 (Diritto di riproduzione) che “Gli Stati membri riconoscono ai soggetti sotto elencati il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte:

 

a) agli autori, per quanto riguarda le loro opere;

 

b) agli artisti interpreti o esecutori, per quanto riguarda le fissazioni delle loro prestazioni artistiche;

 

c) ai produttori di fonogrammi per quanto riguarda le loro riproduzioni fonografiche;

 

d) ai produttori delle prime fissazioni di una pellicola, per quanto riguarda l'originale e le copie delle loro pellicole;

 

e) agli organismi di diffusione radiotelevisiva, per quanto riguarda le fissazioni delle loro trasmissioni, siano esse effettuate su filo o via etere, comprese le trasmissioni via cavo o via satellite.”

 

stabilisce all’Art. 5 “Eccezioni e limitazioni” a tale diritto esclusivo.

 

In particolare l’Art. 5, punto 2 lett. b) prevede che “le riproduzioni su qualsiasi supporto effettuate da una persona fisica per uso privato e per fini né direttamente, né indirettamente commerciali a condizione che i titolari dei diritti ricevano un equo compenso che tenga conto dell'applicazione o meno delle misure tecnologiche di cui all'articolo 6 all'opera o agli altri materiali interessati”.

 

La conclusione dell’Avvocato Generale concerne proprio una richiesta di chiarimento avanzata dalla Suprema Corte Olandese sulla eccezione di copia privata prevista dal citato art. 5(2)(b).

 

In pratica la legge olandese, in recepimento della Direttiva in questione consente la riproduzione privata di opere protette purché effettuata, senza fini direttamente o indirettamente commerciali, ad uso personale o di studio da parte della persona fisica che ha realizzato la riproduzione ed a patto della corresponsione dell’equo compenso.

 

L’interpretazione data alla normativa dalla legge olandese ha tuttavia incluso in tale ambito anche le copie realizzate da copie illecite, quali ad esempio i downloads illegali da internet.

 

Va precisato che in Olanda la pratica di realizzare copie da fonti illecite, al momento, non è illegale e non è punibile.

 

E’ pertanto apparso opportuno alla Suprema Corte Olandese chiedere alla Corte di Giustizia Europea se una legge che consente la copia da fonti illecite sia innanzitutto compatibile con i principi comunitari in tema di copyright ed in particolare se l'articolo 5 (2) (b) debba essere interpretato nel senso che la limitazione sul diritto d'autore ivi prevista si applica sulle riproduzioni che soddisfano i requisiti stabiliti da tale disposizione, indipendentemente dal fatto che le copie delle opere da cui provengono le riproduzioni si sono rese disponibili per la persona fisica interessata legalmente – ovvero senza violare il diritto d'autore dei titolari dei diritti - o meno, con conseguente diritto a percepire l’equo compenso in ogni caso.

 

Su tale quesito, l’Avvocato Generale ha proposto, in maniera molto chiara, alla Corte di rispondere nel modo seguente:

 

1) L'articolo 5 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, deve essere interpretato nel senso che l'eccezione per copia privata si applica solo alle riproduzioni di opere o oggetti protetti dal diritto d'autore e dei diritti ottenuti da fonti legittime.

 

2) L'articolo 5 della direttiva 2001/29 deve essere interpretato nel senso che, nel contesto dell'eccezione per copia privata che gli Stati membri sono autorizzati a fornire ai sensi della presente disposizione, uno Stato membro può raccogliere l’equo compenso che deve accompagnare le riproduzioni di opere o diritti tutelati dal diritto d'autore e connessi esclusivamente sulle opere realizzate da fonti legittime.

 

Una recentissima conclusione dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea Pedro Cruz Villalòn ci consente di porre l’attenzione sul tema della eccezione di copia privata.

 

Come noto la Direttiva 2001/29 del 22 maggio 2001 sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, nel prevedere all’Art. 2 (Diritto di riproduzione) che “Gli Stati membri riconoscono ai soggetti sotto elencati il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte:

 

a) agli autori, per quanto riguarda le loro opere;

 

b) agli artisti interpreti o esecutori, per quanto riguarda le fissazioni delle loro prestazioni artistiche;

 

c) ai produttori di fonogrammi per quanto riguarda le loro riproduzioni fonografiche;

 

d) ai produttori delle prime fissazioni di una pellicola, per quanto riguarda l'originale e le copie delle loro pellicole;

 

e) agli organismi di diffusione radiotelevisiva, per quanto riguarda le fissazioni delle loro trasmissioni, siano esse effettuate su filo o via etere, comprese le trasmissioni via cavo o via satellite.”

 

stabilisce all’Art. 5 “Eccezioni e limitazioni” a tale diritto esclusivo.

 

In particolare l’Art. 5, punto 2 lett. b) prevede che “le riproduzioni su qualsiasi supporto effettuate da una persona fisica per uso privato e per fini né direttamente, né indirettamente commerciali a condizione che i titolari dei diritti ricevano un equo compenso che tenga conto dell'applicazione o meno delle misure tecnologiche di cui all'articolo 6 all'opera o agli altri materiali interessati”.

 

La conclusione dell’Avvocato Generale concerne proprio una richiesta di chiarimento avanzata dalla Suprema Corte Olandese sulla eccezione di copia privata prevista dal citato art. 5(2)(b).

 

In pratica la legge olandese, in recepimento della Direttiva in questione consente la riproduzione privata di opere protette purché effettuata, senza fini direttamente o indirettamente commerciali, ad uso personale o di studio da parte della persona fisica che ha realizzato la riproduzione ed a patto della corresponsione dell’equo compenso.

 

L’interpretazione data alla normativa dalla legge olandese ha tuttavia incluso in tale ambito anche le copie realizzate da copie illecite, quali ad esempio i downloads illegali da internet.

 

Va precisato che in Olanda la pratica di realizzare copie da fonti illecite, al momento, non è illegale e non è punibile.

 

E’ pertanto apparso opportuno alla Suprema Corte Olandese chiedere alla Corte di Giustizia Europea se una legge che consente la copia da fonti illecite sia innanzitutto compatibile con i principi comunitari in tema di copyright ed in particolare se l'articolo 5 (2) (b) debba essere interpretato nel senso che la limitazione sul diritto d'autore ivi prevista si applica sulle riproduzioni che soddisfano i requisiti stabiliti da tale disposizione, indipendentemente dal fatto che le copie delle opere da cui provengono le riproduzioni si sono rese disponibili per la persona fisica interessata legalmente – ovvero senza violare il diritto d'autore dei titolari dei diritti - o meno, con conseguente diritto a percepire l’equo compenso in ogni caso.

 

Su tale quesito, l’Avvocato Generale ha proposto, in maniera molto chiara, alla Corte di rispondere nel modo seguente:

 

1) L'articolo 5 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, deve essere interpretato nel senso che l'eccezione per copia privata si applica solo alle riproduzioni di opere o oggetti protetti dal diritto d'autore e dei diritti ottenuti da fonti legittime.

2) L'articolo 5 della direttiva 2001/29 deve essere interpretato nel senso che, nel contesto dell'eccezione per copia privata che gli Stati membri sono autorizzati a fornire ai sensi della presente disposizione, uno Stato membro può raccogliere l’equo compenso che deve accompagnare le riproduzioni di opere o diritti tutelati dal diritto d'autore e connessi esclusivamente sulle opere realizzate da fonti legittime.

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La corte di giustizia europea nel caso Nintendo vs. PC BOX

Nell’ambito di una controversia tra la Nintendo, da un lato, e PC Box Srl e 9Net Srl dall’altro, in merito alla commercializzazione, da parte di PC Box, di c.d. «mod chips» e di «game copiers» (ovvero dispositivi in grado di aggirare le misure di sicurezza integrate nei sistemi di gioco), il Tribunale di Milano, chiamato a decidere la controversia, ha proposto alla Corte di Giustizia Europea domanda di pronuncia pregiudiziale vertente sull’interpretazione dell’articolo 6 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione.


L’art. 6 della richiamata direttiva, stabilisce che gli Stati membri debbano prevedere un’adeguata protezione giuridica contro la fabbricazione, l’importazione, la distribuzione, la vendita, il noleggio, la pubblicità per la vendita o il noleggio o la detenzione a scopi commerciali di attrezzature, prodotti o componenti o la prestazione di servizi, che abbiano la finalità di rendere possibile o di facilitare l’elusione di efficaci misure tecnologiche.

Il fatto da cui la questione prende origine è il seguente: le imprese Nintendo hanno adottato misure tecnologiche, vale a dire un sistema di riconoscimento installato sulle consolle ed il codice criptato del supporto fisico sul quale sono registrati i videogiochi protetti dal diritto d’autore, aventi l’effetto di impedire l’utilizzazione di copie illegali di videogiochi.
Tali misure tecnologiche impediscono, peraltro, l’utilizzazione sulle consolle dei programmi, dei giochi e, in generale, dei contenuti multimediali che non provengono da Nintendo.
Nintendo ha rilevato che gli apparati di PC Box, una volta installati sulla consolle, eludono il sistema di protezione presente sull’«hardware» e consentono l’utilizzazione di videogiochi contraffatti e, per ciò, hanno citato in giudizio tale società.
PC Box, dal canto suo, commercializza le consolle originali di Nintendo in combinazione con un «software» aggiuntivo costituito da talune applicazioni ideate espressamente per essere utilizzate su simili consolle e il cui utilizzo richiede la previa installazione degli apparati di PC Box che disattivano il dispositivo installato che costituisce la misura tecnologica di protezione.
Ad avviso di PC Box, la reale finalità perseguita dalle imprese Nintendo è quella di impedire l’uso di un «software» indipendente, che non costituisce una copia illegale di videogiochi, ma che è diretto a consentire la fruizione sulle consolle di file MP3, film e video, al fine di sfruttare pienamente tali consolle.

Il giudice del rinvio si chiede, dunque, se l’apposizione di misure tecnologiche di protezione come quelle utilizzate da Nintendo, ecceda, o meno, quanto previsto dall’articolo 6 della direttiva 2001/29.

A riguardo la Corte, con sentenza dello scorso 23 gennaio, ha così pronunciato: “La direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, deve essere interpretata nel senso che la nozione di «efficace misura tecnologica», ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, di tale direttiva, può comprendere misure tecnologiche dirette prevalentemente ad equipaggiare con un dispositivo di riconoscimento non solo il supporto che contiene l’opera protetta, come il videogioco, al fine di proteggerla da atti non autorizzati dal titolare di un diritto d’autore, ma altresì le apparecchiature portatili o le consolle destinate a garantire l’accesso a tali giochi e la loro utilizzazione.
Spetta al giudice nazionale verificare se altre misure, o misure non installate sulle consolle, possano causare minori interferenze con le attività dei terzi o minori limitazioni di tali attività, pur fornendo una protezione analoga per i diritti del titolare. A tal fine, rileva prendere in considerazione, segnatamente, i costi relativi ai diversi tipi di misure tecnologiche, gli aspetti tecnici e pratici della loro attuazione nonché la comparazione dell’efficacia di tali diversi tipi di misure tecnologiche per quanto riguarda la protezione dei diritti del titolare, efficacia che, tuttavia, non deve essere assoluta. Spetta altresì al suddetto giudice esaminare la finalità dei dispositivi, dei prodotti o dei componenti che possono eludere le citate misure tecnologiche. A tal riguardo, la prova dell’uso che i terzi effettivamente ne fanno sarà, in funzione delle circostanze di cui trattasi, particolarmente rilevante. Il giudice nazionale può esaminare, segnatamente, con quale frequenza tali dispositivi, prodotti o componenti vengono effettivamente utilizzati in violazione del diritto d’autore nonché la frequenza con cui sono utilizzati a fini che non violano il suddetto diritto.”

In pratica l'avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione Europea, ha agito con diplomazia ritenendo raccomandabile una giusta proporzionalità, sia per quanto riguarda la valutazione di questi “lucchetti anti-pirateria” che potrebbero essere più limitativi di quanto necessario, sia relativamente all’utilizzo che fanno i possessori dei modchip (laddove, ad esempio, modifichino un dispositivo non per utilizzare copie pirata ma per utilizzare giochi originali di altri produttori).

La questione dunque, torna nuovamente al Tribunale di Milano, che dovrà verificare la “giusta proporzionalità” nel caso di specie.

Qui il link alla sentenza :
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=146686&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=532968

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