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Illecito sfruttamento dei diritti di diffusione televisiva

autore:

Roberta Avarello

Il Tribunale di Padova, nel definire una controversia avente ad oggetto l’illecito sfruttamento televisivo di un’opera cinematografica, ha di recente confermato, con sentenza depositata lo scorso 23 novembre 2012, il significativo principio, già affermato dalla Suprema Corte, secondo cui, in tema di diritto d’autore, la violazione di un diritto di esclusiva integra di per sé la prova dell’esistenza del danno.
Con precipuo riferimento alla fattispecie oggetto di causa, il Tribunale di Padova ha osservato, invero, che, in caso di illecito sfruttamento dei diritti di diffusione televisiva di un filmato, l’esistenza del danno deve essere considerata in re ipsa.
Sul punto, il Giudice di Padova ha precisato che l’illecita diffusione televisiva di un’opera priva il soggetto titolare dei diritti sull’opera medesima dell’utile che esso avrebbe potuto trarre dalla relativa diffusione diretta o dalla concessione, dietro corrispettivo, del diritto di diffonderla, specificando che, in assenza della prova di specifiche voci di danno patrimoniale, il pregiudizio discendente dall’illecito sfruttamento dei diritti di diffusione televisiva può essere liquidato in via equitativa.
Tribunale di Padova.pdf

Commento
Nel sostenere che la violazione di un diritto di esclusiva integra di per sé la prova dell’esistenza del danno, la sentenza appena richiamata ha confermato, come detto, un principio già espresso dalla giurisprudenza della Suprema Corte, sul quale, tuttavia, occorre soffermarsi ancora, attesa l’importanza delle relative conseguenze processuali in tema di contenziosi in materia di diritto d’autore.
Conformemente al principio espresso dalla pronuncia in commento, infatti, il titolare dei diritti patrimoniali di un’opera, che ne lamenti l’avvenuta violazione da parte di un terzo, ben può considerarsi svincolato dall’onere probatorio gravante sul medesimo ai sensi dell’art. 2697 c.c. Si assiste, in altri termini, alla totale disapplicazione del generale principio dell’onere della prova contemplato all’art. 2697 c.c., che prevede, al primo comma, che “chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento”.
Ebbene, non può di certo negarsi come la pronuncia in esame, così come quelle che l’hanno preceduta, superando, in qualche modo, la questione relativa alla prova del danno lamentato dal soggetto interessato alla tutela dei propri diritti, abbia il merito di alleggerire il giudizio avente ad oggetto la violazione di un diritto di esclusiva sotto il profilo istruttorio, restando aperta la sola questione relativa alla quantificazione del danno medesimo che, tuttavia, come detto, può essere liquidato in via equitativa.
(R.A.)

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