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Maria Grazia Passerini

Maria Grazia Passerini

Si occupa prevalentemente di diritto civile, in particolare, di diritto di famiglia e recupero crediti.

Profilo: http://www.replegal.it/it/professionisti/tutti-i-collaboratori/207-maria-grazia-passerini.html

Se i figli sono diventati indipendenti, al padre va restituito l’assegno versato per il mantenimento

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3659/2020, ha precisato che il padre ha diritto a vedersi restituite le somme indebitamente corrisposte all’ex moglie a titolo di contributo al mantenimento per le figlie divenute indipendenti economicamente.

Nel caso in esame, era stato posto a carico del padre l’obbligo di versare il mantenimento per le figlie che però, nel corso degli anni, avevano raggiunto l’indipendenza economica e si erano sposate. Secondo la Cassazione, tali circostanze sono decisive e giustificano il venir meno dell'obbligo del padre di provvedere al loro mantenimento.

Non sussiste il reato di violazione degli obblighi di assistenza famigliare in caso di accordo tra gli ex coniugi sulla riduzione dell’assegno di mantenimento dei figli

La Corte d’appello di L'Aquila confermava la pronuncia del Tribunale di primo grado con la quale il padre di tre figli era stato condannato per il reato di cui all’art. 570 bis c.p. ‘Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio’, per essersi sottratto agli obblighi di assistenza, facendo mancare i mezzi di sussistenza ai figli.

L’uomo aveva omesso di versare integralmente l'importo di euro 1.111,77, quale assegno di mantenimento stabilito con la sentenza di divorzio, a seguito di un accordo stragiudiziale sottoscritto con l’ex moglie, con il quale l’importo fissato dal giudice civile veniva consensualmente ridotto ad euro 800,00, alla luce delle precarie condizioni lavorative in cui si era trovato l’obbligato al versamento dell’assegno.

Aggiudicazione all'asta dell'immobile pignorato: non è prorogabile il termine per il versamento del saldo prezzo

La Suprema Corte si è espressa in tema di prorogabilità del termine per il versamento del saldo prezzo in caso di vendita all’asta e conseguente aggiudicazione di un immobile pignorato.

Il caso nasce dal Tribunale di Busto Arsizio ove era stata concessa agli aggiudicatari una proroga del termine, invocando il disposto dell’art. 153 c.p.c., secondo cui: ‘La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile, può chiedere al giudice di essere rimessa in termini.’.

Ecografista responsabile per non aver rilevato la malformazione facciale del feto

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30727/2019, ha ribaltato le sentenze del Tribunale di Cassino e della Corte d'Appello di Roma secondo le quali non poteva trovare accoglimento la richiesta di risarcimento danni avanzata da due genitori verso il medico che non aveva diagnosticato una grave malformazione del feto durante l'esame ecografico.

Secondo i ricorrenti, la malformazione da cui era affetto il figlio, configurante manifestazione di una sindrome facio-auricolo-vertebrale, connotata da marcata asimmetria facciale, nonché dalla completa assenza del padiglione auricolare destro, aveva provocato un trauma psichico ai genitori, in quanto non attesa, nonché problemi psicologici all’altro figlio, oltre ad aver determinato la perdita di un’occasione lavorativa importante per uno dei due genitori.

Delibazione della sentenza di annullamento del matrimonio: non rileva la vita da ‘separati in casa’

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30900/2019, ha rigettato il ricorso di un marito che ha richiesto la delibazione della sentenza ecclesiastica di annullamento del matrimonio.

Già la Corte d’Appello di Perugia, richiamando i principi espressi dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 16379/2014, aveva respinto la domanda dell’uomo sul presupposto della stabile convivenza tra i coniugi, protrattasi per oltre tre anni dalla data del matrimonio, precisamente dal 17.9.2011.

Il marito aveva ritenuto con condivisibile la posizione della Corte d’Appello, tenuto conto che già a partire dal 2012 aveva intrapreso una relazione extraconiugale e che già dal mese di dicembre 2011 aveva instaurato una relazione con la moglie da ‘separati in casa’.

Omesso mantenimento dei figli: condannato il padre anche se il tenore di vita è peggiorato

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 48567/2019, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre, condannato dalla Corte d’Appello di Catanzaro alla pena di mesi due di reclusione ed euro duecento di multa per il reato di cui all’art. 570 c.p. ‘Violazione degli obblighi di assistenza familiare’.

L’uomo aveva fatto mancare alla figlia minore i mezzi di sussistenza, omettendo di versare, a partire dall’anno 2011, il contributo al mantenimento stabilito in euro 500,00 mensili. Secondo quanto dedotto dal padre, tale circostanza era stata causata da una flessione degli introiti economici, tenuto conto che nel 1996 rivestiva il ruolo di curatore fallimentare presso il Tribunale di Roma, ma che nel 2012 aveva subito una sensibile riduzione del lavoro, circostanza che lo aveva costretto ad un tenore di vita nettamente inferiore a quello originario. Anche la successiva occupazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico sarebbe stata scarsamente retribuita e, infine, nel 2013 era stato vittima di un incidente stradale.

La figlia minore va collocata presso il padre se la madre è più permissiva e distante emotivamente

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 30191/2019, rigetta il ricorso della madre contro la decisione che affida ai servizi sociali del Comune la figlia, collocandola presso il padre.

Secondo la Suprema Corte, il Giudice deve sempre valutare il best interest del minore, che nel corso della crisi coniugale è già gravemente minato dalla conflittualità tra i genitori. 

Pertanto, è corretto privilegiare il collocamento presso il padre se è in grado di dare maggiori garanzie di stabilità alla figlia.

Non è deducibile l'assegno di divorzio in forma una tantum

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29178/2019, in accoglimento del ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ha ribadito che non è deducibile dal reddito l'assegno corrisposto alla moglie in forma c.d. una tantum (nel caso di specie nella misura di euro 67.000,00) al posto di un contributo al mantenimento periodico (assegno mensile).

Vendita all'asta dell'immobile pignorato: è indispensabile accertare la proprietà in capo al debitore

Secondo la previsione dell'art. 567, comma 2, c.p.c., nel corso del processo esecutivo immobiliare contro il debitore è necessario depositare i certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all'immobile pignorato, effettuate nei venti anni anteriori alla trascrizione del pignoramento. La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul significato del dettato normativo, ha esaminato quali siano le implicazioni di questa previsione, specificando che, affinché la vendita giudiziaria possa essere ordinata e possa realmente essere fruttuosa, i beni oggetto dell'espropriazione devono potersi ragionevolmente rilevare come appartenenti al debitore.

Addebito della separazione a seguito di tradimento: onere della prova

La moglie ricorrente in Cassazione lamenta la violazione e/o la falsa applicazione degli artt. 151 e 156 c.c. secondo cui:

  • “Il Giudice, pronunciando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio” (art. 151, comma II, c.c.);
  • “Il Giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri” (art. 156, comma I, c.c.).

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