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Stefano Chiarva

Stefano Chiarva

Si occupa principalmente di diritto civile, diritto commerciale e societario e diritto dei consumatori.

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Legittimità dell'opzione Put che garantisce al socio di recuperare il conferimento effettuato

Con sentenza n. 17498 del 4 luglio 2018, la Suprema Corte ribalta la tesi sostenuta dal Tribunale (sent. 15833/2011) e dalla Corte di Appello di Milano (sent. n. 636/2016) relativa all’invalidità dell’opzione put con la quale viene garantito al socio il diritto ad ottenere la restituzione del suo conferimento nel capitale sociale.

Bit Coin ed equitycrowdfunding

Con sentenza n. 195/2017, il Tribunale di Verona affronta il tema dell’equity crowdfunding strutturato in valuta virtuale (Bit Coin).

Nel caso di specie, tre investitori convenivano in giudizio una società di cambio da valuta tradizionale (Euro) a valuta virtuale (Bit Coin), la quale risultava essere collegata al portale di equitycrowdfunding, al fine di accertare l’inesistenza del contratto stipulato con la medesima società per violazione della disciplina del Codice del Consumo ex artt. 67 bis ss. ed ottenere la restituzione delle somme versate ex art. 2033 c.c. 

La convenuta resisteva in giudizio sostenendo che, nell’operazione effettuata, non fosse ravvisabile nessun investimento finanziario e che, comunque, non sarebbe stato necessario fornire ulteriori informazioni rispetto a quelle già fornite dal portale al momento di iscrizione al sito. 

In accoglimento delle domande attoree, il giudice statuiva che nel caso di specie le operazioni di cambio di valuta tradizionale con valuta virtuale rientrano nella disciplina di cui agli artt. 67 bis e ss. cod. cons. Pertanto, alla luce della mancata informativa dovuta ai sensi della predetta legge applicabile, il giudice accertava la nullità dei contratti e condannava la convenuta alla restituzione degli importi oggetto di causa ex art. 2033 c.c..

Avv. Stefano Chiarva e dott. Francesco Santoro

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L'Equity Crowdfunding esteso a tutte le PMI

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 24 aprile 2017 il D.L. n. 50, intitolato “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore di enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo economico”. Tale Decreto ha esteso anche alle Piccole e Medie Imprese costituite in forma di S.r.l. la possibilità di raccogliere capitali mediante portali, espressamente regolati dalla Consob con Delibera n. 18592 del 26 giugno 2013, cui il pubblico può accedere attraverso internet (il cd. “Equity Crowdfunding”), in deroga al divieto ex articolo 2468 comma 1 c.c.

Sempre a favore delle PMI costituite in forma di S.r.l., inoltre, il Decreto ha previsto la possibilità che lo Statuto crei categorie di quote di partecipazione al capitale sociale fornite di diritti diversi, anche in deroga rispetto a quanto previsto dall’articolo 2468, commi 2 e 3 c.c.

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Nomina di una società di capitali come amministratore delegato di una s.r.l.

Con sentenza del 3545 del 27 marzo 2017, il Tribunale di Milano ha confermato la legittimità della clausola statutaria che dispone la nomina di una società di capitale quale amministratore di una s.r.l.. In secondo luogo, nell’analisi del caso di specie, il Tribunale ha chiarito che la persona fisica designata dalla società amministratrice, deve ritenersi solidalmente responsabile con la società amministratrice verso la società amministrata ed i creditori di quest’ultima per tutti gli atti gestori compiuti secondo la legge. Di conseguenza, con la sentenza in oggetto, si evince che in capo alla persona fisica, designata dalla società amministratrice, permane la medesima responsabilità dettata dalla legge per gli amministratori.

Chiarimento interpretativo sulla procedura di costituzione e modifica delle startup innovative

Con nota prot. 411501 del 22/12/2006, il MISE si è pronunciato in merito alle procedure di costituzione e di modifica statutaria delle startup innovative.

A seguito di una richiesta di chiarimento sollevata da un professionista, il MISE ha confermato che le startup innovative in forma di s.r.l. si possono costituire o modificare con le seguenti procedure: 1) con atto pubblico notarile; 2) con scrittura privata con apposta la firma digitale; 3) con scrittura privata elettronica a firma digitale autenticata dal notaio. Tale chiarimento ha ovviato ad un dubbio interpretativo del D.M. del 28 ottobre 2016.

Nuovi orientamenti del consiglio notarile di Firenze

Il consiglio notarile di Firenze si è espresso in merito a diverse tematiche inerenti le società a responsabilità limitata. Tra gli orientamenti pronunciati con presentazione del 25 novembre scorso, si segnalano: 1) in caso di competenza esclusiva dei soci a decidere su atti gestionali ai sensi dell’art. 2479 c.c., la decisione dell’organo amministrativo è superflua e non necessaria. Con la stessa decisione dei soci, è possibile delegare uno specifico amministratore, purché quest’ultimo sia dotato dei poteri di rappresentanza da legge e statuto; 2) è possibile nominare l’amministratore delegato con l’atto costitutivo a condizione che i membri dell’organo amministrativo e dell’organo di controllo siano presenti, abbiano accettato la carica e abbiano votato all’unanimità tale nomina; qualora non fisicamente presenti, debbono aver preventivamente accettato la carica e dichiarato per iscritto la nomina  e la delega a favore del consigliere.

Opzione put e patto leonino

Con sentenza n. 636 del 19.02.2016, la Corte d’Appello di Milano ha ribadito quanto già espresso dal Tribunale di Milano, con sentenza del 30.12.2011, in merito alla nullità degli accordi sociali (sia statutari che parasociali) che regolano l’opzione put con esclusione costante e assoluta dalle perdite o dagli utili del socio cedente. Nel caso di specie, la pattuizione tra i soci prevedeva, inter alia, il diritto in capo al socio finanziatore di esercitare l’opzione put in qualsiasi momento, a semplice richiesta, ad un prezzo pari al proprio investimento iniziale, più interessi, nonché qualsiasi altro versamento a patrimonio netto eventualmente effettuato dal socio medesimo. Secondo i giudici milanesi, l’accordo in questione “non può che essere visto come un tentativo di eludere il divieto di patto leonino” e, pertanto, va dichiarato nullo in quanto uno dei soci è stato “completamente privato dell’ontologico rischio di impresa che rappresenta il connotato tipico e proprio dello status socii invocato”.

Cessione quote di S.r.l.s. a soggetti diversi da persone fisiche

Con la comunicazione prot. n. 39365 del 15 febbraio 2016 il Ministero dello Sviluppo economico chiarisce che le quote di una società a responsabilità limitata semplificata possono essere oggetto di cessione a soggetti diversi dalle persone fisiche. Tale subentro nella compagine sociale muta la natura della S.r.l.s. e, pertanto, impone all’organo amministrativo la convocazione dell’assemblea dei soci per la modifica della denominazione sociale, da S.r.l.s. a S.r.l.. Inoltre, qualora i soci non provvedano ad aumentare il capitale sociale al di sopra del valore nominale di Euro 9.999, la S.r.l. “derivata” assume la condizione di S.r.l. ordinaria cosiddetta a capitale esiguo.

La tutela del fondo patrimoniale

I fondi patrimoniali a tutela dei beni di famiglia sono validi a patto che questi non siano fittizi e vengano costituiti prima dell’insorgere del debito. Il fondo patrimoniale è volto a far fronte dei bisogni della famiglia ed a garantire un tenore di vita  tendenzialmente costante (Cass. 15886/14). Eventuali creditori potranno escutere il proprio credito esclusivamente nel caso in cui il debito sia sorto per specifici bisogni familiari. Quali sono i bisogni familiari? L’acquisto della casa, il mantenimento e l’armonico sviluppo familiare ovvero l’agevolazione della professione o dell’impresa di uno dei coniugi (Cass. 3738/15). Sono esclusi, invece, i debiti sorti per l’acquisto di beni strumentali alla professione di uno dei coniugi.

 

Start-up innovativa anche in caso di affitto di ramo d’azienda

Con la comunicazione n. 155183 del 3 settembre 2015, il Ministero dello Sviluppo Economico chiarisce quanto statuito in ambito di esclusioni del riconoscimento del titolo di start-up innovative di cui al D.L. 179/2012. In particolare, il Ministero precisa che, a differenza dei casi in cui la società sia stata costituita a seguito di fusioni, scissioni o cessioni di azienda o ramo d’azienda - ove è vietata l’attribuzione della qualifica - è consentito il riconoscimento in caso la start up sia affittuaria di ramo d’azienda. A quanto si evince dalla nota, questo sarebbe vero anche ove la conduzione di tale ramo costituisse l’attività principale della start up stessa. Restano da valutare eventuali implicazioni pratiche che potrebbero portare ad un abuso di tale apertura.

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