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Valeria Valentini

Valeria Valentini

Avvocato, esperta nel diritto penale dell’impresa con particolare riferimento al settore dei reati tributari, societari e fallimentari, dei delitti contro il patrimonio e contro la Pubblica Amministrazione nonché a tutela della reputazione.

Profilo:

Doppia verifica se il reato presupposto del riciclaggio è commesso all’estero

Nei casi in cui il reato di riciclaggio abbia ad oggetto somme di denaro provento di condotte realizzate all’estero, è necessario verificare che tali condotte rivestano rilevanza penale secondo l’ordinamento straniero; una volta superata positivamente tale verifica, è inoltre necessario verificare la contestuale rilevanza penale del medesimo fatto secondo l’ordinamento italiano.

Rinvio dell’udienza sino allo scadere della rateizzazione del debito fiscale: inammissibile la questione di legittimità costituzionale

Con ordinanza del 24 maggio scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato (di nuovo) inammissibile la questione di legittimità dell’art. 13 co. 3 D.Lgs. 74/2000 sollevata dai Tribunali di Treviso e di Asti. La norma, per effetto delle modifiche apportate dalla L. 158/2015, stabilisce che qualora prima dell’apertura del dibattimento di primo grado il debito tributario oggetto del reato contestato nel procedimento penale sia in fase di rateizzazione, è dato un termine di tre mesi, eventualmente prorogabili sino a sei complessivi, per adempiere a tale debito.

Cambia il regime di procedibilità del reato di corruzione tra privati

Il 16 gennaio 2019 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la c.d. Legge Anticorruzione (L. 9 gennaio 2019, n. 3) la cui entrata in vigore è fissata per il 31 gennaio prossimo. Tra le molte novità significative, si segnala l’abrogazione (ad opera dell’art. 1 co. 5 L. 3/2019) del comma 5 dell’art. 2635 c.c., disciplinante il reato di Corruzione tra Privati, il quale prevedeva “Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi”.

Punibilità esclusa solo se nella transazione fiscale vi è chiarezza nella imputazione dei pagamenti

Con la sentenza n. 40217 depositata il 10 settembre, la Corte di Cassazione ha chiarito che, ai fini del riconoscimento della causa di non punibilità prevista dall’art. 13 D.Lgs. 74/2000, è indispensabile la corretta imputazione del tributo pagato con la singola rata, affinché risulti chiaramente che si tratta del medesimo tributo oggetto del procedimento penale.

Ammesso al patteggiamento anche il contribuente che non estingue il debito tributario

Con la sent. n. 38684 (dep. 21.8.18), la Cassazione chiarisce che per i reati di “Omesso versamento delle ritenute” (art. 10-bis), “Omesso versamento IVA” (art. 10-ter) e “Indebita compensazione” (art. 10-quater, co. 1), l’ammissione al patteggiamento non è subordinata alla estinzione del debito tributario.

La Corte Costituzionale chiude la “vicenda Taricco”

Con la sentenza depositata il 31 maggio scorso (n. 115/2018), la Corte Costituzionale ha messo fine alla querelle nata all’indomani della sentenza della Corte di Giustizia UE (causa c-105/14, Taricco) a seguito della quale la Corte imponeva al giudice nazionale di disapplicare le norme interne in tema di limiti massimi di durata della prescrizione nei casi in cui ciò comportava «la sistematica impunità delle gravi frodi in materia di IVA».

Il nuovo amministratore risponde dell’omesso versamento dell’IVA maturata nella precedente gestione

Risponde del reato di omesso versamento IVA (art. 10 ter D.Lgs. 74/2000), quanto meno a titolo di dolo eventuale, il soggetto che, subentrando nella carica di amministratore di una società di capitali dopo la presentazione della dichiarazione IVA e prima della scadenza del versamento dell’imposta, omette di versare all’Erario l’imposta maturata nel corso della precedente gestione.

Il doppio binario sanzionatorio è compatibile con i principi della Convenzione Edu

La Cassazione (n. 6993/2018) conferma la compatibilità del doppio binario sanzionatorio con i principi espressi dalla Corte Edu e, in particolare, con la decisione della Grande Camera del 15.11.2016 (A. e B. c. Norvegia) che è intervenuta ridefinendo in maniera restrittiva i principi enunciati dalla nota sentenza Grande Stevens.

Nel concetto di profitto da reato tributario rientrano anche le sanzioni amministrative

Secondo la Cassazione (sez. III, 267/2018), nei reati tributari il profitto coincide con qualsiasi vantaggio patrimoniale direttamente connesso alla consumazione del reato: imposta evasa, quindi, ma anche interessi e sanzioni dovuti a seguito dell’accertamento tributario. Il principio è stato elaborato dalle Sezioni Unite con riguardo al caso di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 D.Lgs. 74/2000, caratterizzato dal compimento di atti tesi a non pagare il debito tributario già maturato, compresi interessi e sanzioni), e successivamente ripreso da qualche decisione anche per i reati dichiarativi o, come nel caso della sentenza in commento, ai reati di omesso versamento IVA, ove la condotta è finalizzata esclusivamente ad evadere o a non versare l’imposta, a prescindere dagli eventuali interessi e sanzioni. Tale principio, tuttavia, rischia di raddoppiare l’importo dei sequestri disposti in sede penale per effetto della duplicazione delle sanzioni amministrative. E’ auspicabile dunque un intervento chiarificatore della Corte di Legittimità.

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