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Valeria Valentini

Valeria Valentini

Avvocato, esperta nel diritto penale dell’impresa con particolare riferimento al settore dei reati tributari, societari e fallimentari, dei delitti contro il patrimonio e contro la Pubblica Amministrazione nonché a tutela della reputazione.

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Decreto Rilancio: nuove ipotesi di reato per chi ottiene indebitamente l’erogazione del contributo a fondo perduto

Il D.L. n. 34 del 2020 (c.d. “Decreto Rilancio”) va ad incidere anche nel campo del diritto penale. In particolare, oltre a colmare un’inspiegabile lacuna relativa alla sospensione dei termini per proporre querela (cfr. art. 221), vengono introdotti, tra le altre cose, nuovi presidi di tutela penale volti a reprimere le indebite percezioni di erogazioni e sussidi pubblici, ossia il c.d. contributo a fondo perduto previsto dall’art. 25 del decreto.

Tale ultima disposizione, prevede la possibilità, per i soggetti esercenti attività di impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, di ottenere un contributo a fondo perduto (non inferiore a euro 1.000 per le persone fisiche né a euro 2.000 per i soggetti diversi dalle persone fisiche) al sussistere di determinati requisiti. Tra questi requisiti, il primo riguarda l’ammontare del fatturato conseguito nel mese di aprile 2020, che deve essere inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile del 2019. 

Non solo IVA e imposte sui redditi ai fini della sussistenza del reato di indebita compensazione

Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 14763 del 2020, nel solco di un orientamento sempre più consolidato che tende ad ampliare l’ambito di applicazione dell’art. 10 quater D.Lgs. 74/2000. Con la pronuncia in esame, la Corte ha confermato il sequestro preventivo del profitto del reato in esame, ribandendo che il reato di indebita compensazione si configura anche quando sono portati in compensazione crediti non spettanti o inesistenti sia per tributi erariali sia per tributi di altra natura nonché di contributi anche previdenziali. Secondo la Corte, infatti, la soglia di rilevanza penale, (attualmente) fissata per entrambe le ipotesi di reato disciplinate dall’art. 10 quater in euro 50.000, deve essere riferita all’ammontare dei crediti non spettanti o inesistenti portati in compensazione con la conseguenza che, per accertare il superamento della soglia, occorre procedere con la somma algebrica degli importi dei predetti crediti.

Lo “svuotamento” sistematico del conto corrente costituisce atto fraudolento ai sensi dell’art. 11 D.Lgs. 74/2000

Con una interessante pronuncia, la Cassazione (sent. n. 14217 depositata l’11.5.2020) è tornata a chiarire il concetto di “fraudolenza” ai fini della sussistenza del reato di “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte” (art. 11 D.Lgs. 74/2000).

La vicenda è la seguente: poco prima della notifica di varie cartelle esattoriali per importi assai rilevanti, il conto corrente della società Alfa, che sino a quale momento evidenziava una operatività normale, veniva interessato dal susseguirsi di emissioni di assegni circolari, tutti tratti a favore della stessa società Alfa. Subito dopo l’emissione, tali assegni circolari venivano riversati sul medesimo conto corrente, e le disponibilità così ottenute venivano utilizzate per eseguire specifici pagamenti a favore di soggetti terzi. L’effetto della condotta era tale da mantenere – quanto meno in apparenza – il saldo del conto corrente sempre prossimo allo zero cosicché, al momento dell’esecuzione del provvedimento di pignoramento, il conto era incapiente.

La Corte di Cassazione sul concetto di inesistenza soggettiva della prestazione

La Cassazione (sent. n. 10916 del 1.4.2020) ha confermato la penale responsabilità del legale rappresentante della società utilizzatrice di una fattura relativa, in realtà, a prestazioni eseguite nei confronti di soggetti privati, tornando a chiarire il concetto di inesistenza soggettiva della prestazione.

Infatti, l’inesistenza soggettiva sussiste sia nel caso (assai più frequente nella prassi, si pensi alle frodi carosello) in cui il soggetto emittente la fattura sia diverso da quello che ha reso la prestazione; sia nel caso in cui invece è il soggetto che ha ricevuto la fattura ad essere diverso da quello che, in concreto, ha beneficiato della prestazione.

Il Decreto Legge 25 marzo 2020 n. 19 fa chiarezza sulle conseguenze in caso di violazione delle misure anti-contagio da COVID-19

Nel corso del Consiglio dei Ministri del 24 marzo 2020, il Governo ha approvato un ulteriore Decreto Legge che introduce nuove misure urgenti per contenere l’emergenza epidemiologica da COVID-19. Il Decreto Legge è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 25 marzo 2020e, all’art. 4, stabilisce quali sono le conseguenze per la violazione delle disposizioni ivi stabilite.

Frodi finanziarie: via libera del Consiglio dei Ministri all’attuazione della direttiva PIF

Il 23 gennaio 2020, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via preliminare, il decreto legislativo di attuazione della direttiva PIF (2017/1371), relativa alla lotta contro le frodi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione Europea. Secondo quanto si apprende dal comunicato stampa della seduta, tra le novità principali del decreto legislativo, è prevista, per i reati fiscali disciplinati dal d.lgs. 74/2000 che rivestano il requisito della “transnazionalità”, la possibilità di punire anche le ipotesi di delitto tentato (possibilità oggi preclusa dall’art. 6 d.lgs. 74/2000), se l’imposta IVA evasa non sia inferiore a 10 milioni di euro;

La riforma dei reati tributari è legge

Nel corso della seduta del 17 dicembre 2019, il Senato ha approvato in via definitiva la Legge di conversione del D.L. 124/2019 che, all’art. 39, ridisegna la disciplina dei reati tributari. Tale riforma è improntata ad un significativo e generalizzato inasprimento delle sanzioni detentive applicabili nei confronti delle persone fisiche e all’ampliamento degli strumenti investigativi (intercettazioni) e coercitivi messi a disposizione del Pubblico Ministero nella lotta all’evasione.

Punibilità esclusa per i delitti di dichiarazione fraudolenta, ma solo nel caso di regolarizzazione “spontanea”

Le ultime modifiche apportate all’art. 39 D.L. 124/2019 (c.d. Decreto Fiscale) con la Legge di Conversione in discussione al Senato in questi giorni, estendono la causa di non punibilità già prevista per i delitti di omessa e infedele dichiarazione dall’art. 13 co. 2, D.Lgs. 74/2000 anche ai reati di dichiarazione fraudolenta meditante utilizzo di fatture false oppure mediante altri artifici (artt. 2 e 3). Per tutti i reati citati, tuttavia, tale causa di non punibilità è circoscritta alle regolarizzazioni “spontanee”, cioè realizzate prima della conoscenza, in capo all’autore del reato, di accessi o verifiche o accertamenti amministrativi ovvero di procedimenti penali.

Reati tributari e responsabilità dell’ente: via libera all’emendamento che amplia il novero degli illeciti amministrativi

Già con il c.d. Decreto Fiscale (D.L. 124/2019), pubblicato in Gazzetta il 26 ottobre scorso, era stata fatta breccia nella apparente impermeabilità della responsabilità degli enti ex d.lgs. 231/2001 agli illeciti tributari, con una prima apertura all’introduzione del reato di dichiarazione fraudolenta meditante utilizzo di fatture false (art. 2 d.lgs. 74/2000) tra i reati presupposto, e la previsione di una sanzione amministrativa fino a 500 quote.

Omessa dichiarazione: l’estinzione del debito tributario è (oppure non è) condizione per il patteggiamento?

Con due sentenze depositate a cinque giorni di distanza l’una dall’altra, la terza sezione della Cassazione si è pronunciata sulla eventuale illegalità della pena applicata con patteggiamento per il reato di omessa dichiarazione (art. 5 D.Lgs. 74/2000) in assenza di estinzione del debito tributario.

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