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Piero Magri

Piero Magri

Avvocato esperto in diritto penale dell’impresa, con esperienza nell’ambito dei reati aziendali, reati societari e fallimentari, reati contro la Pubblica Amministrazione nonché a tutela della reputazione.

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Infortunio sul lavoro: obblighi di vigilanza del datore di lavoro e comportamento colposo del lavoratore

La Suprema Corte, nella sentenza del 10 febbraio 2016 le cui motivazioni sono state depositate pochi giorni fa, è tornata ad affermare un fondamentale ed innovativo principio introdotto con una pronuncia del 5 maggio 2015 (sentenza n. 41486): in caso di infortunio sul lavoro, il datore di lavoro non può essere condannato sulla base di un generico principio di omessa vigilanza, ma, una volta che abbia fornito tutti i mezzi idonei alla prevenzione, egli non risponderà dell’evento derivante da una condotta imprevedibilmente colposa del lavoratore. In sostanza da un modello iperprotettivo si sta sempre più passando ad un modello collaborativo in cui gli obblighi di prevenzione sono ripartiti tra più soggetti, compresi i lavoratori.

Il nuovo reato di omicidio colposo stradale

Non senza polemiche per l’eccessivo rigore del legislatore, sta per essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la nuova legge sull’omicidio colposo stradale approvata il 2 marzo 2016. E’ stata introdotta una norma autonoma all’art. 589 bis c.p., che prevede la reclusione da 2 a 7 anni per chiunque cagiona la morte di una persona con violazione delle norme sulla circolazione stradale. Se però si è alla guida di un auto, la pena è stata alzata da 5 a 10 anni in caso di particolari circostanze. Oltre una certa soglia di ebrezza o in caso di assunzione di sostanze stupefacenti, la pena arriva fino a 12 anni. La normativa prevede poi una serie di aggravanti (che possono portare ad una pena fino a 18 anni) e una importante attenuante in caso di concorso di colpa. Aumentate anche le pene per le lesioni gravi o gravissime.

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False valutazioni e rilevanza penale del bilancio falso

Dopo la sentenza del 30 luglio 2015, n. 33774 che aveva stabilito che non sono più penalmente rilevanti i fatti di false comunicazioni sociali derivanti da valutazioni estimative, la Suprema Corte nella sentenza del 12.11.2015 n. 47197, sulla scia della articolate critiche della dottrina più autorevole, aveva adottato una soluzione opposta, evidenziando come la nozione di falso sia predicabile anche rispetto a enunciati estimativi o valutativi contenuti nel bilancio.

La Cassazione, nella sentenza del 22.2.2016 n. 6916 è tornata ad una interpretazione letterale del dettato normativo, statuendo che il falso valutativo non è più previsto dalla legge come reato di false comunicazioni sociali. Ciò in quanto nella tipizzazione della condotta non viene fatto alcun richiamo esplicito alle “valutazioni” o più genericamente alle “informazioni”, ma solo ai “fatti materiali”.

Sanzioni pecuniarie più elevate per le violazioni in materia di antiriciclaggio

Il dlgs 231/2007 prevedeva che l’omessa identificazione del cliente e l’omessa registrazione nell’archivio unico a cui sono obbligati intermediari finanziari e professionisti (tra i quali commercialisti, avvocati e notai), nelle ipotesi specificate dalla normativa, fossero illeciti puniti con una sanzione penale (multa da € 2600 ad € 13.000). Ora, con la depenalizzazione in vigore dal 6 febbraio 2016, le violazioni non saranno più di natura penale, ma punite con una sanzione amministrativa più elevata da € 5.000 ad € 30.000 per ogni singola condotta. La competenza ad irrogare le sanzioni sarà dell’Autorità amministrativa con l’applicazione delle regole e dei termini stabiliti dalla legge 689/1981 in particolare in materia di termini per le notifiche ed opposizione. Entro 60 giorni dalla notifica della violazione l’interessato è ammesso al pagamento in misura ridotta, pari alla metà della sanzione.

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Antiriciclaggio e responsabilità del funzionario

La Suprema Corte è tornata a pronunciarsi in tema di responsabilità penale del professionista e del funzionario sul tema della mancata identificazione del cliente, stabilendo, nella sentenza del 23 novembre 2015, che il reato previsto dagli art. 18 e 55 D.lgs. 231/2007 è punito a titolo di dolo generico.

In realtà la Corte di Appello aveva assolto gli imputati per la mancanza di dolo di fronte ad un quadro probatorio connotato dalla incertezza circa la volontà delle condotte: la Cassazione invece ha statuito che il fatto che gli imputati si siano fidati della conoscenza e della credibilità del professionista terzo che li ha indotti ad omettere di verificare personalmente l’identità dei clienti (che avevano chiesto un prestito), non esclude la sussistenza del dolo generico e quindi del reato.

Infortunio sul lavoro, assenza di DUVRI e nesso di causa

Il Tribunale di Milano nella sentenza del 14 ottobre 2015 depositata il 12 novembre 2015 ha stabilito che, nonostante l'assenza del DUVRI ritenuto necessario per eventuali interferenze nel lavoro dell'appaltatore nello stabilimento del committente, non sussista alcuna responsabilità in capo al datore di lavoro della società committente.

Il rapporto di causalità tra la colpa specifica e l'evento lesivo non può essere desunto solo dall'assenza del DUVRI, dovendo tale nesso essere accertato in concreto rapportando gli effetti dello omissione all'evento che si è concretizzato (si veda in tal senso Cass. IV sez, CED 246498).

Responsabilità 231 dell’ente per infortunio sul lavoro ed assenza di modello organizzativo

Con la sentenza allegata il Tribunale di Milano ha stabilito che una società deve essere ritenuta responsabile ai sensi dell’art. 25 septies comma 2 Dlvo 231/2001 nel caso di un infortunio sul lavoro della durata di giorni 53, qualora la stessa non abbia adottato alcun modello organizzativo, non siano stati ottemperati gli obblighi del datore di lavoro come impresa affidataria dei lavori all’interno di un capannone di altra società sussistendo tra appaltatore e committente un difetto di coordinamento che abbia causato le lesioni patite dall’infortunato.

Il Giudice ha stabilito altresì che occorre verificare in concreto se la condotta di violazione di norme cautelari sia idonea a costituire un vantaggio per l’ente sotto il profilo del risparmio di spese e di generico contenimento dei costi di gestione nonché di accelerazione del ciclo produttivo.

Il Tribunale ha condannato l’ente, a seguito di giudizio abbreviato, alla sanzione di € 21.500 non ritenendo applicabile la circostanza attenuante della riparazione prevista dall’art. 12 lett.a), sia per l’assenza del Modello anche al momento del giudizio, sia per la mancata riconducibilità del risarcimento del danno all’ente stesso (il risarcimento era stato effettuato dal committente dei lavori).

Tribunale di Milano, sez IX, 15/10/2015 (dep. 28/10/2015)

Mobbing e colpa

Possibile configurare il mobbing come reato colposo? Il Tribunale di Busto Arsizio, in una recente ordinanza con la quale ha disposto la nullità del decreto di citazione a giudizio, ha stabilito che il reato di lesioni colpose per essere contestabile deve contenere l’indicazione di specifiche violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e non può essere contestato se l’imputazione descriva comportamenti asseritamente dolosi di violenza psicologica e di attacco alla persona, alla sua funzione e al suo ruolo lavorativo. Il mero richiamo dell’art. 2087 c.c. nulla rileva a tal fine.

 

Dal 22 ottobre cambiano i reati tributari

Il 22 ottobre entrerà in vigore il d.lgs. 24 settembre 2015, n. 158 con cui il governo ha riformato la disciplina dei reati tributari.

Molte le novità degne di approfondimento, sia con riferimento all’innalzamento delle soglie di punibilità, all’inasprimento delle pene per le condotte maggiormente fraudolente, alla revisione del regime di dichiarazione infedele ed alla previsione del nuovo reato di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta.

Di fondamentale importanza pratica anche la nuova norma relativa alla non punibilità di alcuni reati in caso di intervenuto pagamento delle imposte.

Gazzetta Ufficiale

 

Cambiano i reati tributari

Martedì 22 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo in tema di regime penale tributario che entrerà in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (ad oggi non ancora avvenuta).

Rinviando ad una successiva e più approfondita analisi delle modifiche legislative, occorre però subito segnalare l’innalzamento della soglia di punibilità per i reati di omesso versamento di IVA (da 50 mila a 250 mila – art. 10ter) e di ritenute (da 50 mila a 150 mila euro – art. 10bis), nonché per il reato di infedele dichiarazione (la soglia di imposta evasa viene innalzata da 50 mila a 150 mila euro e l’imponibile da milioni a 3 milioni di euro - art. 4). Ciò provocherà sentenze di proscioglimento per tutti i processi in corso relativi a somme inferiori.  

Anche la dichiarazione fraudolenta è state modificata, in quanto il reato di dichiarazione mediante uso di fatture per operazioni inesistenti viene esteso a tutte le dichiarazioni rilevanti ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA e non più solo quelle annuali.

E’ stato inoltre previsto un inasprimento delle sanzioni per il delitto di omessa presentazione della dichiarazione (da un anno e sei mesi a quattro anni di reclusione – art- 5) con un innalzamento della soglia di punibilità da 30 mila a 50 mila euro ed inserito il nuovo reato di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta (770 – art. 5 c.1bis).

Di fondamentale importanza pratica anche la nuova disciplina sulla non punibilità in caso di pagamento delle imposte, ma solo per i delitti di omesso versamento e per le indebite compensazioni. Il debito deve essere pagato prima del dibattimento ma anche attraverso gli istituti deflattivi. Se è in corso una rateizzazione iniziata prima del dibattimento, verrà dato un termine non superiore a tre mesi per il pagamento del debito residuo.

Con riferimento al reato di dichiarazione infedele od omessa, la non punibilità viene prevista solo se la regolarizzazione sia avvenuta prima della scadenza della dichiarazione dell’anno successivo e il ravvedimento sia stato eseguito prima dell’avvio di accessi o verifiche fiscali.

Piero Magri

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