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Piero Magri

Piero Magri

Avvocato esperto in diritto penale dell’impresa, con esperienza nell’ambito dei reati aziendali, reati societari e fallimentari, reati contro la Pubblica Amministrazione nonché a tutela della reputazione.

Profilo: http://www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/138-piero-magri.html

Rischi penali in caso di violazioni dei DPCM in materia prevenzione del coronavirus

Come noto, in base al DPCM 8.3.2020 l’allontanamento dalla propria abitazione è previsto solo per comprovati esigenze lavorative, di salute e di necessità.

La violazione del divieto come di altri eventualmente previsti in prossimi provvedimenti in materia di prevenzione del contagio comporta la configurabilità del reato previsto dall’art. 650 c.p. (Inosservanza di provvedimenti dell’Autorità). 

Il reato non sussiste automaticamente se non si porta con se il modulo di  autocertificazione ma è certamente opportuno averlo preparato proprio per evitare controlli più lunghi o contestazioni arbitrarie.

Coronavirus: responsabilità penale del datore di lavoro e della società in caso di contagio da covid-19

In caso di contagio da COVID-19 (“Coronavirus”) di un dipendente di una società vi è una astratta possibilità per il datore di lavoro della società di incorrere nella responsabilità penale per i reati di lesioni personali gravi/gravissime (art. 590 c.p.) o di omicidio colposo (589 c.p.) - aggravati dalla violazione delle norme antinfortunistiche - qualora non siano state adottate le misure necessarie a prevenire il rischio di contagio dei lavoratori, cagionando la malattia o la morte del lavoratore.

In queste ipotesi dovrebbe essere dimostrato in ogni caso che il contagio sia avvenuto (i) nell’ambiente di lavoro - e non, ad esempio, presso il proprio domicilio o, ancora, nell’ambito della propria vita privata o sociale - e (ii) a causa della mancata adozione delle misure di prevenzione da parte del datore di lavoro.

Aggiornamento dei Modelli Organizzativi alla luce dell’introduzione dei reati tributari nel catalogo dei reati presupposto del D. Lgs. 231/2001

Di Avv. Piero Magri e Avv. Letizia Catalano

 

1. Premessa

La Legge 19 dicembre 2019, n. 157, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre 2019, ha convertito con modificazioni il decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124 “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili” introducendo importanti novità in materia di reati tributari e responsabilità amministrativa degli enti.

Il provvedimento, infatti, ha apportato modifiche sia al D. Lgs. n. 74/2000 che al D. Lgs. 231/2001 secondo le seguenti direttive:

  • innalzamento delle cornici edittali delle principali fattispecie tributarie;
  • previsioni di alcune circostanze attenuanti;
  • abbassamento delle soglie di rilevanza penale;
  • estensione della confisca allargata prevista dall’art. 240 bis c.p.;
  • inserimento di alcuni reati tributari nel catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti.

L’obiettivo perseguito dal legislatore, pertanto, è stato quello di inasprire la risposta penale agli illeciti tributari - in controtendenza rispetto alla precedente riforma del 2015 – e di punire i reati tributari anche quali reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ex D. Lgs. 231/2001.

Si tratta di un intervento di forte impatto per le società se si considera che i nuovi reati presupposto possono essere applicati in astratto a tutte le società, a prescindere dalle dimensioni e dal settore di operatività.

La novità legislativa avrà pertanto impatto immediato sulle società già dotate di un Modello Organizzativo che dovranno necessariamente valutare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo e procedurale a prevenire le nuove fattispecie di reato e procedere con l’aggiornamento del proprio Modello Organizzativo, ma richiederà un intervento anche per le società ancora prive di un Modello Organizzativo e, come tali, esposte al rischio di applicazione di sanzioni pecuniarie e interdittive non irrilevanti.

Bancarotta esclusa se il passivo del fallimento è solo verso l’Erario e gli Istituti di credito 

La Corte di Cassazione, in una sentenza depositata il 23 gennaio 2020, ha ritenuto che il semplice mancato pagamento di debiti erariali e verso le Banche non costituisce una condotta distrattiva fraudolenta.
Per la sussistenza del reato di bancarotta infatti, è necessario un ulteriore profilo fraudolento e pertanto non può essere rilevante penalmente, solo un mancato pagamento di circa 100.000 euro di tributi e di circa 70.000 di anticipazioni bancarie. 
Si trattava peraltro di un caso in cui il Tribunale di Napoli aveva assolto l’amministratore, mentre la Corte di Appello aveva ribaltato la decisione senza una motivazione rafforzata che confutasse specificatamente i più rilevanti argomenti della motivazione assolutoria della prima sentenza, e ciò in violazione dei principi stabiliti dalle Sezioni Unite del 17 luglio 2005.

Infortuni sul lavoro: non basta la colpa generica in difetto di querela

Il Tribunale di Milano, con sentenza depositata il 14 novembre 2019, in un procedimento per infortunio sul lavoro a carico del preposto di una società, ha ritenuto che la contestazione della colpa specifica (violazione del’art. 20 dlgs 81/2008 per non aver utilizzato correttamente le attrezzature di lavoro) fosse infondata in quanto l’effettivo utilizzo del carroponte non era ancora iniziato.

Spiare le mail del proprio capo integra il reato di accesso abusivo

In una recente sentenza, il Tribunale di Milano ha stabilito che, nonostante il rapporto privilegiato tra dipendente e amministratore delegato e la consegna della password di accesso al servizio mail, la condotta dell’operatore che, pur essendo abilitato, acceda o si mantenga all’interno del sistema per ragioni estranee rispetto a quelle per le quali la facoltà di accesso gli è attribuita, integra il reato di accesso abusivo ad un sistema telematico previsto dall’art. 615ter c.p.

Sicurezza sul lavoro e responsabilità dell’ente committente ex dlgs 231 per omesso controllo

La Corte di Cassazione in una sentenza depositata il 9 aprile 2019 ha ritenuto la responsabilità ex dlgs 231/01 in carico ad una società committente per aver commesso una serie di inadempimenti che avrebbero impedito alla società esecutrice di esercitare la posizione di garanzia nei confronti del lavoratore deceduto. In particolare mancavano il Piano di Sicurezza e coordinamento, i POS, le riunioni di coordinamento e la notifica preliminare era incompleta, anche perché il lavoratore deceduto, che era stato coinvolto dall’impresa esecutrice subappaltatrice, non era regolarmente assunto.

Pene accessorie nella Bancarotta: possono essere inferiori alla pena principale

Con sentenza del 28 febbraio le Sezioni Unite hanno statuito che le pene accessorie previste per la bancarotta (come la sospensione dalle cariche direttive delle persone giuridiche) non solo non devono essere più automaticamente di durata decennale, alla luce della recente sentenza n. 222 del 5 dicembre 2018 della Corte Costituzionale, ma possono essere determinate in concreto dal giudice in base ai criteri della discrezionalità di cui all’art. 133 c.p.

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