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Roberto Testa

Roberto Testa

Si occupa esclusivamente di diritto del lavoro. Ha maturato una vasta esperienza nel campo del contenzioso e dell’assistenza stragiudiziale e contrattuale con particolare attenzione ai contratti di appalto, di agenzia e di organizzazione della rete vendita. La sua attività spazia in diversi ambiti della materia. Presta assistenza alle imprese in occasione di trasferimento di azienda e/o dei suoi rami, di piani di ristrutturazione, processi di riorganizzazione nell’ambito di procedure di gestione della crisi di impresa, anche in sede concorsuale, con riferimento alle problematiche connesse alle risorse umane. È patrocinante in Cassazione.

Profilo: http://www.replegal.it/it/professionisti/cerca-i-professionisti/146-roberto-testa

Decreto Rilancio e procedure di trasferimento d’azienda: sempre più strategico il raggiungimento di un accordo con i Sindacati

di Roberto Testa e Mario Enrico Gatti

Il 18 luglio 2020 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge n. 77 di conversione, con modificazioni, del c.d. Decreto Rilancio (D.L. 34/2020) recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Fra queste è stato inserito il comma 1bis all’art. 80, norma che a propria volta contiene modifiche all'articolo 46 del D.L. 18/2020, convertito con Legge n.27/2020, che prevede un vero e proprio “divieto” di licenziamento nelle ipotesi di giustificato motivo oggettivo e di sospensione delle procedure di licenziamento collettivo.

Il predetto comma 1-bis interviene sulla procedura di cui all’art 47 co. 2 Legge 428/1990, che disciplina le ipotesi di trasferimento d’azienda o di un suo ramo, ai sensi dell’art. 2112 c.c.

Il grave impatto dell’emergenza epidemiologica nel mondo del calcio: la difficile rinegoziazione degli ingaggi degli atleti professionisti

di Roberto Testa e Mario Enrico Gatti 

Le problematiche connesse all’emergenza Covid 19 non hanno risparmiato neppure il mondo dello sport, impattando in maniera rilevante sulle competizioni agonistiche, sulle prestazioni degli atleti (professionisti e non) e sui relativi aspetti economici.

Nel corso del mese di marzo, le diverse Leghe sportive (basket, ciclismo e rugby per citarne alcune) hanno progressivamente disposto la sospensione di ogni evento/manifestazione sportiva ed ovviamente dei relativi campionati nazionali.

In questo scenario – seppur a seguito di numerose polemiche e “temporeggiamenti” degli addetti ai lavori – anche la Lega Calcio ha infine deciso di sospendere il campionato nazionale.

Indennità di maternità: ne ha diritto anche l’amministratore di società (iscritta alla gestione separata INPS) che percepisce l’emolumento durante il congedo

Con Sentenza n. 7089 dello scorso 12 marzo 2020, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione (confermando la decisione della Corte d’Appello di Milano) ha stabilito che non osta alla percezione della indennità di maternità l’avvenuta percezione nel periodo di astensione obbligatoria del compenso per la carica di amministratore.

L’INPS sosteneva che in virtù dell'applicazione agli iscritti alla gestione separata della tutela della malattia e maternità prevista per il lavoro dipendente, esisterebbe incumulabilità tra la percezione della relativa indennità e la percezione di un reddito lavorativo.

Tale tesi è stata ritenuta infondata.

Coronavirus: obblighi del datore per tutelare i lavoratori a contatto con il pubblico

Il Ministero della salute, fornendo una serie di indicazioni per affrontare la nuova epidemia da coronavirus, precisa che il datore deve adottare le misure di tutela dei lavoratori a contatto con il pubblico.

Fonte: Ministero della Salute- Circolare 3 febbraio 2020, n. 3190

L’importante Circolare 3 febbraio 2020, n.3190 del Ministero della Salute, fornisce una serie d’indicazioni e di precauzioni per i datori di lavoro e i lavoratori.

Il Ministero: “circa i comportamenti da tenersi da parte degli operatori che, per ragioni lavorative, vengono a contatto con il pubblico”, ha emanato una serie d’indirizzi riguardanti, per il vero, non solo i comportamenti degli operatori ma polarizzando il suo intervento verso le responsabilità gravanti sui datori di lavoro,   specificando gli oneri per  la valutazione del rischio da coronavirus, e  le misure di prevenzione da mettere in atto.

 

Sfera di applicazione

Un primo profilo da evidenziare è che il provvedimento in commento, indirizzato anche al Ministero del Lavoro, è finalizzato alla tutela degli “operatori dei servizi/esercizi a contatto con il pubblico”.

Come si può osservate i termini usati in tale espressione sono molto generali, in quanto si fa riferimento non solo ai lavoratori ma anche a tutti coloro che, comunque, svolgono un’attività per conto di un’organizzazione (si pensi, ad esempio, ai volontari) che li pone a contatto con il pubblico.

La prima osservazione è che la platea dei destinatari riguarda i lavoratori del settore dei pubblici esercizi (es. ristoranti, bar, alberghi, sale cinematografiche)

L’espressione “a contatto con il pubblico”,  tuttavia, è rivolta  anche a tutti coloro che, comunque, sono coinvolti in una prestazione rivolta ad un’utenza indefinita.

Il campo di applicazione è molto più ampio di quanto possa sembrare e appare certamente da estendere ad altri settori (es. scuola; palestre; centri termali etc.).

Il rischio biologico

Il Ministero ha precisato nella circolare che “Con riguardo, specificatamente, agli operatori di cui all’oggetto si rappresenta preliminarmente che, ai sensi della normativa vigente (d. lgs. 81/2008), la responsabilità di tutelarli dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro, con la collaborazione del medico competente”.

Il Ministero sembra onerare di ogni responsabilità il datore di lavoro richiamandosi al regime del D.Lgs. n.81/2008.

Nel D.Lgs. n.81/2008, è accolta una nozione molto ampia di “salute”, intesa come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità” (art. 2, c.1, lett.o), e che l’art.28, c.1, dello stesso decreto stabilisce che il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare “…deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari”.

Il D.Lgs. n.81/2008, detta una disciplina particolare in materia di agenti biologici.

In particolare, il datore di lavoro deve classificare gli agenti biologici in uno dei quattro gruppi previsti dall’art. 268, e valutare il rischio tenendo conto “di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative” (art. 271).

A ciò si accompagna, poi, l’obbligo d’integrazione del documento di valutazione dei rischi (DVR) con una serie d’informazioni previste dall’art. 271, c. 5, come, ad esempio:

-  le fasi del procedimento lavorativo che comportano il rischio di esposizione ad agenti biologici;

-  il numero dei lavoratori addetti alle fasi a rischio;

-  i metodi e le procedure lavorative adottate, nonché le misure preventive e protettive applicate.

Tornando al tema attuale, è oltremodo difficile, oggi, poter compiere tale valutazione, sia per le attuali incertezze regnanti a livello scientifico, sia perché non si tratta di un rischio specifico connesso alla mansione – come quelle di lavoratori operanti in ambito sanitario – ma ad un ischio biologico di tipo generico e prima ignoto.

 

Misure generali di prevenzione e aggiornamento del DVR.

Il Ministero ha peraltro precisato che “ad esclusione degli operatori sanitari, si ritiene sufficiente adottare le comuni misure preventive della diffusione delle malattie trasmesse per via respiratoria” come, ad esempio, il lavaggio frequente delle mani, porre attenzione all’igiene delle superfici, etc.

Al tempo stesso, però, nella circolare è prevista anche l’adozione di “ogni ulteriore misura di prevenzione dettata dal datore di lavoro”.

Per altro, come si è visto, le stesse vanno anche riportate nel DVR, che quindi dovrà costituire oggetto di aggiornamento in collaborazione con il medico competente.

Sarà , pertanto, necessario, secondo quanto prevede la circolare in commento,  rivedere anche il piano di primo soccorso in presenza casi sospetti registrati in ambito lavorativo.

Sotto tale profilo va sottolineato che la mancata indicazione di tali misure così come la mancata valutazione del rischio comporta l’applicazione, in capo al datore di lavoro, delle  sanzioni  di cui all’art. 282, c.1, nonché, ricorrendone gli altri presupposti,  di quelle previste dagli artt. 589 – 590 c.p..

Informativa ai lavoratori

Nella circolare è contenuto l’espresso invito ai datori di lavoro di diffondere i contenuti della circolare stessa presso il proprio personale.

Le modalità di diffusione sono ovviamente rimesse al singolo contesto lavorativo e professionale. 

LE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA SALUTE IN SINTESI (CIRCOLARE N. 3190/2020)

Campo di applicazione

Operatori che, per ragioni lavorative, vengono a contatto con il pubblico

Tutela del D.Lgs. n. 81/2008 in materia di rischio biologico

La responsabilità di tutelare gli operatori dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro, secondo quanto prevede il D.Lgs. n.81/2008, in collaborazione con il medico competente

Misure preventive
della diffusione
delle malattie
trasmesse
per via respiratoria

Ad esclusione degli operatori sanitari si ritiene sufficiente adottare le comuni misure preventive della diffusione delle malattie trasmesse per via respiratoria, e in particolare:

- lavarsi frequentemente le mani;

- porre attenzione all’igiene delle superfici;

- evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali.;

- adottare ogni ulteriore misura di prevenzione dettata dal datore di lavoro.

Casi sospetti nel corso dell’attività lavorativa

Ove, nel corso dell’attività lavorativa, si venga a contatto con un soggetto che risponde alla definizione di caso sospetto di cui all’all. 1 della Circolare Ministero Salute 27 gennaio 2020 (che aggiorna quella precedente del 22 gennaio 2020), si dovrà provvedere – direttamente o nel rispetto di indicazioni fornite dall’azienda – a contattare i servizi sanitari segnalando che si tratta di caso sospetto

Il Ministero della salute stabilisce anche alcune precauzioni da osservare nell’attesa dell’arrivo dei sanitari

Informativa ai lavoratori

I datori di lavoro sono invitati a diffondere le informazioni riportate nella circolare a tutto il personale dipendente

Un caso recente di denuncia di mobbing nell’attività sportiva professionistica: dinamiche dei rapporti tra calciatori e club. Il perimetro normativo ed i profili di responsabilità sollevati

Come in tutti i contesti lavorativi, anche nel mondo calcio - proprio per gli elevati interessi in gioco, soprattutto di natura economica – si registrano, sempre più di frequente, situazioni e casi in cui gli atleti professionisti, anche di grande fama e livello internazionale denunciano di essere stati vittime di condotte riconducibili a categorie ricorrenti nel mondo del lavoro e riconducibili a fattispecie sinteticamente definite come mobbing e/o demansionamenti.

La riforma del lavoro nell’ordinamento sportivo

di Roberto Testa e Mario Gatti

Con la Legge n. 96 del 2019, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 191 del 16.08.2019 ed in vigore a partire dal 31 agosto 2019 è stata attribuita ampia delega al Governo, affinché provveda alla riforma dell’ordinamento sportivo e delle professioni sportive.

Il Governo è delegato ad adottare - entro 12 mesi dall’entrata in vigore della Legge - uno o più decreti legislativi di riordino e di riforma delle disposizioni che riguardano sia gli atleti professionisti che non professionisti e soprattutto una regolamentazione organica del rapporto di lavoro sportivo, riconoscendone specificità e identità propria

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