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Daniele Merighetti

Daniele Merighetti

Svolge prevalentemente attività di assistenza stragiudiziale e giudiziale nell’ambito delle materie di diritto civile, con particolare riferimento alla responsabilità contrattuale, alle locazioni ed alla tutela del consumatore.

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In caso di sinistro stradale, lo stato di coma che precede il decesso è idoneo a far sorgere il diritto al risarcimento del danno biologico in favore degli eredi

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 15395 del 26 luglio 2016, ha stabilito che, se la vittima di un sinistro stradale è sopravvissuta qualche giorno all’incidente, ancorché in stato di coma, va liquidato il danno biologico da inabilità temporanea in favore degli eredi.

Ciò al di là del fatto che la vittima abbia avuto coscienza della gravità delle lesioni e della ineluttabilità del loro esito nell’intervallo di tempo tra il sinistro e il decesso.

Secondo la Suprema Corte, infatti, è sempre configurabile un danno biologico-terminale che è presente a prescindere dallo stato di coscienza del leso e che va liquidato quantomeno negli importi previsti dalle tabelle relative all’invalidità temporanea assoluta, salvo il riconoscimento di un maggior risarcimento in caso di sofferenza psichica.

Il gestore dell’autostrada risarcisce il proprietario dell’immobile adiacente che ha subito inquinamento acustico Responsabilità civile e risarcimento danni

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 14180 del 12 luglio 2016, ha stabilito che il gestore dell’autostrada, qualora non abbia provveduto alla realizzazione dell’apposita barriera anti-rumore, deve risarcire i proprietari degli immobili adiacenti alla corsia che hanno subito un inquinamento acustico protratto per anni e divenuto intollerabile.

Secondo la Suprema Corte, in una simile condizione di accertato superamento dei limiti della tollerabilità, sono irrilevanti le esigenze di produzione avanzate dal gestore della rete autostradale, le quali sono senz’altro garantite, purché tuttavia non venga leso il “fondamentale diritto alla salute … da considerarsi sempre prevalente in funzione del soddisfacimento del diritto ad una normale qualità della vita”.

La società custode del cassonetto dei rifiuti incendiato non risponde dei danni

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 13005 del 23 giugno 2016, ha stabilito che la società custode di un cassonetto della spazzatura non è responsabile dei danni prodotti dall’incendio appiccato dolosamente da un terzo.

Secondo la Suprema Corte, infatti, non può applicarsi l’art. 2051 c.c. in tema di danno cagionato da cosa in custodia.

Ciò in quanto le circostanze idonee ad escludere la responsabilità del custode possono rinvenirsi anche nella condotta di un terzo, quando essa, rivelandosi come autonoma, eccezionale, imprevedibile ed inevitabile, risulti dotata di efficacia causale esclusiva nella produzione dell’evento dannoso.

Nel caso di specie, solo una vigilanza ininterrotta avrebbe evitato l’evento, in sé non usuale all’utilizzo del cassonetto.

Condominio e ditta non sono tenuti a risarcire l’utente caduto mentre esce dall’ascensore a causa del dislivello del piano

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 12895 del 22 giugno 2016, ha stabilito che non è risarcibile né dal condominio né dalla ditta costruttrice  il danno dell’utente caduto mentre usciva dall’ascensore a causa del dislivello rispetto al piano di uscita.

Secondo la Suprema Corte, si tratta di una colpa interamente attribuibile alla condotta imprudente dell’utilizzatore dell’ascensore.

Nel caso di specie, infatti, il dislivello poteva anche essere intrinsecamente pericoloso, ma, date le regolari condizioni di illuminazione e la presenza della doppia porta, il pericolo avrebbe potuto essere agevolmente superato se il danneggiato avesse tenuto un comportamento ordinariamente cauto.

Deve, dunque, escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento.

L’appaltatore non ha diritto al risarcimento se la sua riserva non è iscritta dopo il blocco dei lavori

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 11647 del 7 giugno 2016, ha stabilito che, in tema di appalto di opera pubblica,  l’appaltatore non ha diritto ad ottenere alcun risarcimento se non ha formulato la sua riserva contro la sospensione dei lavori appena si è reso contro che tale sospensione avrebbe potuto danneggiarlo.

Quando i lavori sono bloccati per una ragione che l’impresa ritiene insussistente, in quanto non prevista né dalla legge né dall’accordo contrattuale, l’appaltatore non può provvedere solo alla ripresa dei lavori ma deve eccepirlo immediatamente, inserendo la sua riserva nel verbale di sospensione e iscrivendo regolare domanda nel registro di contabilità, altrimenti finisce per aggravare il compenso complessivo a carico della stazione appaltante.

Il gestore della rete autostradale è responsabile per il sinistro causato da un oggetto presente sulla carreggiata

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 10893 del 26.5.2016, ha stabilito che il gestore della rete autostradale è responsabile del sinistro causato da un oggetto (nel caso di specie, una carcassa di uno pneumatico) presente sulla carreggiata.

Secondo la Suprema Corte, a carico dei proprietari o dei concessionari delle autostrade, per loro natura destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, è configurabile la responsabilità ex art. 2051 c.c. per cose in custodia, essendo ravvisabile un’effettiva possibilità di controllo sulla situazione della circolazione.

Per sottrarsi a tale responsabilità, il gestore è tenuto a dimostrare il caso fortuito, che si configura solo allorquando l’evento si sia verificato prima della possibilità di rimuovere l’imprevedibile situazione di pericolo creatasi.

Niente risarcimento danni all’utente per i reiterati sms promozionali nel caso in cui la compagnia telefonica sia in grado di documentare l’assenso, ancorché verbale, al trattamento dati personali

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 9982 del 16.5.2016, ha stabilito che alla compagnia telefonica è sufficiente il consenso prestato a voce dall’utente per potergli inviare sms pubblicitari sul cellulare, sempre che il gestore sia comunque in grado di fornire prova scritta dell’assenso del consumatore, ad esempio producendo gli estratti del proprio sistema informatico.

Secondo la Suprema Corte, in tema di telefonia mobile e di sms pubblicitari, la regola dell’art. 23, comma III, del D.Lgs 196/2003, secondo cui il consenso al trattamento dei dati personali c.d. comuni è valido se documentato per iscritto, attiene non alla forma della manifestazione del consenso, prevista invece per il trattamento dei dati sensibili, ma al contenuto dell’onere probatorio gravante sul titolare dei dati personali.

Non va ricalcolata la liquidazione del danno qualora tra la decisione del Tribunale e la sua pubblicazione vengano modificate le tabelle milanesi

Le Corte di Cassazione, con sentenza n. 9367, pubblicata il 10 maggio 2016, ha stabilito che le cosiddette tabelle milanesi di liquidazione del danno non sono equiparabili a norme di diritto.

Dette tabelle vanno qualificate come “fonti” in base alle quali è possibile, di regola, considerare correttamente esercitato il potere di liquidazione equitativa del danno.

Tale constatazione implica la seguente conclusione: allorquando il Giudice di merito deliberi una sentenza nella quale venga dato rilievo alle predette tabelle esistenti in quel momento e, successivamente, si verifichi la sopravvenienza di un aggiornamento delle stesse, ancorché prima della pubblicazione della sentenza, il Giudice non è obbligato a procedere ex novo alla liquidazione del danno in base ai nuovi parametri.

Il mancato o ritardato indennizzo del veicolo danneggiato da parte dell’assicurazione determina il lucro cessante in favore dell’impresa

Le Corte di Cassazione, con sentenza n. 8056 del 21.4.2016, ha stabilito che il mancato tempestivo indennizzo da parte della compagnia assicurativa fa scattare il lucro cessante in favore dell’impresa proprietaria del mezzo danneggiato, qualora l’omesso risarcimento ha impedito all’imprenditore di acquistare un nuovo mezzo di lavoro, bloccando l’attività commerciale.

Il danno da lucro cessante può essere liquidato anche in via equitativa, ove risulti provata la qualità di imprenditore commerciale.

L’ospedale risarcisce il paziente anche se i medici sono dipendenti di un’altra struttura

Le Corte di Cassazione, con sentenza n. 7768 del 20.4.2016, ha stabilito che è l’ospedale a dover risarcire il paziente, ancorché l’intervento dall’esito infausto debba essere ascrivibile a medici che sono dipendenti di un’altra amministrazione.

Ciò che rileva ai fini del risarcimento, secondo la Suprema Corte, è la gestione diretta della struttura ospedaliera, che costituisce l’elemento idoneo ad individuare il soggetto titolare del rapporto instaurato con il paziente e, pertanto, a fondare la responsabilità per eventuali danni cagionati.

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