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Daniele Merighetti

Daniele Merighetti

Svolge prevalentemente attività di assistenza stragiudiziale e giudiziale nell’ambito delle materie di diritto civile, con particolare riferimento alla responsabilità contrattuale, alle locazioni ed alla tutela del consumatore.

Website URL: http://www.replegal.it/it/professionisti/cerca-i-professionisti/206-daniele-merighetti.html

Il Professionista risponde del danno cagionato all’azienda che non ha potuto incassare un finanziamento europeo per un suo errore

La III Sezione Civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 14266 del 8 giugno 2017, ha stabilito che il professionista è tenuto a risarcire l’azienda sua cliente che, a causa di una comunicazione inoltrata con ritardo da parte del professionista medesimo, ha perso il diritto di incassare un finanziamento comunitario.

Secondo la Suprema Corte, avendo il professionista presentato, ancorché tardivamente, la domanda di ampliamento, egli era senz’altro consapevole dell’esistenza dei requisiti di legge per ottenere il beneficio.

Non può liquidarsi il danno da fermo tecnico del veicolo se non vi è prova del danno emergente o del lucro cessante

Con sentenza n. 13718 del 31 maggio 2017, la III sezione della Corte di Cassazione, con un repentino cambio del precedente orientamento, ha stabilito che il danno derivante dall’indisponibilità di un veicolo durante il tempo necessario per la riparazione, deve essere dimostrato da chi ne invoca il risarcimento, il quale deve provare la perdita subita dal suo patrimonio in conseguenza della spesa sostenuta per ottenere un mezzo sostitutivo (danno emergente) oppure il mancato guadagno derivante dalla rinuncia forzata ai proventi che avrebbe conseguito con l’uso del veicolo (lucro cessante).

La nozione di danno in re ipsa, precedentemente applicabile al danno da fermo tecnico secondo l’orientamento più risalente, deve considerarsi estranea al nostro ordinamento.

Il criterio di liquidazione equitativa del danno biologico previsto dal codice delle assicurazioni non si applica ai risarcimenti derivanti da aggressioni fisiche

Con ordinanza n. 12787 del 22.5.2017, la Corte di Cassazione ha stabilito che i criteri di liquidazione del danno biologico previsti dall’art. 139 del codice delle assicurazioni, per il caso di danni derivanti da sinistro stradale, costituiscono oggetto di una previsione eccezionale, e come tale del tutto insuscettibile di applicazione analogica nel caso di danni non derivanti da sinistri stradali.

Pertanto, non si potrà far riferimento al criterio di liquidazione equitativa, previsto appunto nel codice delle assicurazioni, per il risarcimento dei danni derivanti ad un soggetto che ha subito un’aggressione fisica. Bisognerà, in tale caso, procedere a una “personalizzazione” di tutti i profili del danno non patrimoniale subito.

Il Notaio risarcisce il cliente se non lo avverte della scadenza triennale della trascrizione del contratto preliminare

Con sentenza n. 12484 del 18.5.2017, la Corte di Cassazione ha stabilito che il Notaio, incaricato della redazione ed autenticazione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare, non può limitarsi a procedere al mero accertamento della volontà delle parti e a sovrintendere alla compilazione dell’atto.

Egli deve occuparsi anche dell’attività necessaria ad assicurare la serietà e la certezza degli effetti tipici dell’atto e del risultato perseguito dalle parti.

Nel caso di specie, avendo le parti pattuito un termine particolarmente lungo tra la stipula del contratto preliminare e quella dell’atto definitivo, il Notaio aveva il dovere di avvertire che gli effetti della trascrizione del preliminare cessano qualora entro tre anni non sia eseguita la trascrizione del contratto definitivo.

Il curatore della s.p.a. fallita non ha diritto ad agire per il risarcimento dei danni da parte della banca che ha abusivamente concesso il credito

Con sentenza n. 11798 del 12.5.2017, la III sezione civile della Corte di Cassazione ribalta la pronuncia n. 9983/2017 della I sezione di poche settimane orsono, creando un contrasto di giudicati.

Secondo i Giudici della III sezione, infatti, il curatore fallimentare non è legittimato a proporre, nei confronti della banca, l’azione da illecito aquiliano per il risarcimento dei danni causati ai creditori dall’abusiva concessione del credito, diretta a mantenere artificiosamente in vita un’impresa decotta, suscitando così la falsa impressione che si tratti di impresa economicamente valida.

Ciò in quanto la legittimazione del curatore ad agire in rappresentanza dei creditori è limitata alle azioni di massa finalizzate alla ricostituzione del patrimonio del debitore nella sua funzione di garanzia generica.

Il conduttore che recede anticipatamente è comunque tenuto al pagamento dei canoni di locazione semestrali, al di là di quando rilascia effettivamente l’immobile

Con sentenza n. 11778 del 12 maggio 2017, la sezione III della Corte di Cassazione ha stabilito che nel caso di recesso del conduttore ex art. 27, ultimo comma, della Legge n. 392/1978, l’effetto risolutivo della locazione si produce al momento del compimento del periodo di preavviso, cosicché i canoni devono essere corrisposti sino alla scadenza del termine semestrale, indipendentemente dal momento di materiale rilascio dell’immobile.

Il conduttore potrà evitare il pagamento delle sei mensilità solo nel caso in cui risulti che il locatore abbia accettato la restituzione anticipata dell’immobile con rinuncia al preavviso minimo e ai relativi canoni di locazione.

Nulla la clausola “claim’s made” che prevede la copertura assicurativa al paziente solo se la richiesta di risarcimento giunge prima della scadenza della polizza

Con sentenza n. 10506 del 28.4.2017, la sezione III della Corte di Cassazione ha stabilito che è da ritenersi nulla la cosiddetta clausola “claim’s made”, inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile stipulato da un’azienda ospedaliera, per effetto della quale la copertura è prestata solo se, tanto il danno causato dall’assicurato, quanto la richiesta di risarcimento formulata dal terzo, avvengano nel periodo di durata dell’assicurazione. Ciò poiché, secondo la Suprema Corte, tale clausola costituisce un patto atipico non meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322, comma II, c.c. Esso, infatti, realizzerebbe un ingiusto e sproporzionato vantaggio dell’assicuratore, poiché alcune patologie postume sono silenti ed evidenti solo a distanza di tempo.

In caso di abusiva erogazione del credito, la banca risponde della mala gestio della srl fallita in solido con l’amministratore

Con sentenza n. 9983 del 20.4.2017, la Corte di Cassazione ha stabilito che il Curatore di una srl, dichiarata fallita, è legittimato a proporre l’azione di responsabilità per il risarcimento dei danni contro l’amministratore della società medesima, ma anche nei confronti della banca, se quest’ultima ha abusivamente erogato un credito.

Secondo la Suprema Corte, se il ricorso abusivo al credito va oltre i confini dell’accorta gestione imprenditoriale quanto all’amministratore della società finanziata, la stessa erogazione del credito, ove sia stata accertata la perdita del capitale della società, integra un concorrente illecito della banca, la quale deve seguire i principi di sana e prudente gestione, valutando il credito in base a informazioni adeguate.

 

Il proprietario/venditore risponde dei vizi dell’edificio condominiale anche se viene citato dall’amministratore senza la delibera dei condomini e se ha appaltato i lavori a una ditta terza

Con ordinanza n. 9911 del 19.4.2017, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’amministratore è legittimato a citare in giudizio il costruttore ai sensi dell’art. 1669 c.c. per ottenere l’eliminazione dei difetti di costruzione, che possano mettere in pericolo la sicurezza dell’edificio, anche senza una preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea. Inoltre, a rispondere nei confronti del condominio è l’originario proprietario del terreno, nonché venditore delle unità immobiliari, ancorché egli avesse materialmente appaltato ad un terzo i lavori edilizi. Ciò poiché l’azione di responsabilità ex art. 1669 c.c. può essere esercitata non solo dal committente contro l’appaltatore ma anche dall’acquirente contro il venditore.

Il conduttore che recede senza rispetto del termine di preavviso è tenuto a corrispondente al locatore il canone sino al subentro di un nuovo inquilino o, comunque, per tutto il periodo di preavviso

Con ordinanza n. 9271 del 11 aprile 2017, la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha stabilito che, nel caso di recesso (ancorché per gravi motivi) da parte del conduttore dal contratto di locazione, senza il rispetto del termine di preavviso (nel caso di specie, sei mesi), l’accettazione del locatore all’anticipata riconsegna dell’immobile locato, con la riserva di ottenere il pagamento dei canoni non ancora scaduti fino al termine del contratto, non fa venire meno per il conduttore l’obbligo di pagare il canone per tutto il periodo di preavviso ovvero fino al momento in cui l’immobile medesimo venga locato a terzi.

L’accettazione della riconsegna dell’immobile non può essere interpretata come una manifestazione tacita della volontà di sciogliere consensualmente il rapporto di locazione.

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