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Maria Grazia Passerini

Maria Grazia Passerini

Si occupa prevalentemente di diritto civile, in particolare, di diritto di famiglia e recupero crediti.

Website URL: http://www.replegal.it/it/professionisti/tutti-i-collaboratori/207-maria-grazia-passerini.html

Condanna penale per l’amministratore di sostegno che omette il rendiconto

Secondo la Corte di Cassazione, il figlio, nominato amministratore di sostegno del padre, è responsabile del reato di indebito rifiuto di un atto del suo ufficio, ex art. 328, comma I, c.p., ove ometta di depositare il rendiconto finale dell’amministrazione di sostegno. Nel giudizio di merito, oltre al dato documentale, a fondamento della colpevolezza erano poste anche le dichiarazioni rese dai fratelli sull’andamento dell’amministrazione di sostegno, alla quale residuava il pagamento della retta di degenza del padre, poi deceduto. Il figlio nominato amministratore aveva ricevuto più inviti dal Giudice Tutelare a depositare il rendiconto finale di gestione, sino a ricevere un’ingiunzione di deposito entro 45 giorni, alla quale non aveva adempiuto, persistendo ingiutificatamente nel proprio contegno omissivo.

Mano del testatore guidata da un terzo: testamento nullo

Secondo la Corte di Cassazione è nullo il testamento olografo redatto da mano del testatore guidata da un terzo per difetto del requisito essenziale dell’autografia. Nel caso affrontato, il testamento era stato redatto con l’aiuto di un amico di vecchia data che, presa la mano del de cuius affetta da grave tremolio, l’aveva materialmente guidata, essendo il testatore incapace di scrivere da solo. Le sorelle del de cuius impugnavano, quindi, il testamento con cui il fratello aveva lasciato alla moglie importanti proprietà immobiliari. Secondo l’orientamento giurisprudenziale maggioritario, condiviso dalla Corte con la sentenza n. 5505 depositata il 6.3.2017: “deve ritenersi che , in presenza di aiuto e di guida della mano del testatore da parte di una terza persona, per la redazione di un testamento olografo, tale intervento del terzo, di per sé, escluda il requisito dell’autografia di tale testamento, indispensabile per la validità del testamento olografo, a nulla rilevando l’eventuale corrispondenza del contenuto della scheda alla volontà del testatore».

Amministratore di società per azioni: stipendio pignorabile senza limiti

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state chiamate ad inquadrare il rapporto tra la società per azioni ed il suo amministratore al fine di stabilire se ai compensi o agli emolumenti percepiti dall’amministratore debba applicarsi il limite di pignorabilità previsto dall’art. 545, comma IV, c.p.c..

Secondo la Suprema Corte “L’amministratore unico o il consigliere d’amministrazione di una società per azioni sono legati da un rapporto di tipo societario che, in considerazione dell’immedesimazione organica che si verifica tra persona fisica ed ente e dell’assenza del requisito della coordinazione, non è compreso in quelli previsti dal n. 3 dell’art. 409 c.p.c. Ne deriva che i compensi spettanti ai predetti soggetti per le funzioni svolte in ambito societario sono pignorabili senza i limiti previsti dal quarto comma dell’art. 545 c.p.c.”.

La statuizione della Corte, di cui alla sentenza n. 1545/2017,  rende, quindi, possibile per i creditori pignorare l’intero anziché solamente la quota di 1/5 degli emolumenti e compensi percepiti dagli amministratori.

I contatti via skype o via cellulare non sono idonei a surrogare le visite del genitore assente

Secondo la Suprema Corte, la distanza fisica tra la madre (trasferitasi in Thailandia) e il figlio minore (residente a Udine col padre) unita all’assenza della madre in Italia persino ai tre incontri minimi previsti dal consulente tecnico, sono ragioni idonee a disporre l’affidamento esclusivo del figlio al padre. La generale regola dell’affidamento condiviso, infatti, è derogabile ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore: ciò è esattamente quanto si verifica nel caso di esercizio discontinuo del diritto di visita oppure laddove le modalità di comunicazione tra genitore e figlio non possano considerarsi idonee a sostituire le visite del genitore, come nel caso di chiamate via skype o via cellulare. La sentenza è occasione anche per ricordare il principio secondo il quale l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, tale da determinare l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e da giustificare l’addebito della separazione.

Automatica attribuzione al figlio del cognome paterno: le motivazioni dell’illegittimità costituzionale

Secondo la Corte Costituzionale è illegittima l’automatica attribuzione del cognome paterno in presenza di concorde richiesta dei genitori, al momento della nascita del figlio, di attribuzione anche del cognome materno. Le ragioni dell’illegittimità sono contenute nella sentenza depositata il 21.12.2016. Precludere l’aggiunta del cognome materno, pregiudica il diritto all’identità personale del minore; secondo la Corte: “Il valore dell’identità della persona, nella pienezza e complessità delle sue espressioni, e la consapevolezza della valenza, pubblicistica e privatistica, del diritto al nome, quale punto di emersione dell’appartenenza del singolo ad un gruppo familiare, portano ad individuare nei criteri di attribuzione del cognome del minore profili determinanti della sua identità personale, che si proietta nella sua personalità sociale, ai sensi dell’art. 2 Cost.” Inoltre, una siffatta preclusione costituisce un’irragionevole disparità di trattamento tra i coniugi, una violazione del principio di uguaglianza “morale e giuridica”, realizzata attraverso la mortificazione del diritto della madre a che il figlio acquisti anche il suo cognome, che non può trovare alcuna giustificazione neppure nella finalità di salvaguardia dell’unità familiare, di cui all’art. 29 Cost.

Le spese della madre per una nuova abitazione vanno considerate nella determinazione del contributo al mantenimento

Se la madre, che ha lasciato la casa familiare, sostiene spese di affitto per una nuova abitazione, il giudice deve tenerne conto nello stabilire l’ammontare del contributo al mantenimento per il figlio minore a carico del padre. Questo è quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24821, pubblicata il 5 dicembre 2016. La doglianza del padre ricorrente, secondo il quale il contributo al mantenimento del minore non può essere integrato con una quota delle spese che la madre deve sostenere per la propria abitazione, non ha trovato accoglimento. Secondo la Corte, il debito gravante sulla madre va tenuto nella debita considerazione in conformità a quanto previsto dall’art. 337 ter, comma IV, c.c.: ciascun genitore deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, tenuto conto, tra l’altro, delle risorse economiche di entrambi i genitori.

In caso di rapporto simbiotico con la madre, il figlio viene collocato presso il padre

Anche se il minore, figlio di genitori separati, ha espresso il desiderio di stare con la madre, la Corte di Cassazione, con la sentenza 23324/2016, ha ritenuto corretto il suo collocamento prevalente presso il padre. Il rapporto “quasi simbiotico e di eccessiva dipendenza” dalla madre rischia di danneggiare l’equilibrato sviluppo del minore. Per tale ragione, è fondamentale il rafforzamento del rapporto con il padre e non è di ostacolo neppure il trasferimento del padre in altra città.

ISTAT divorzi in aumento: +57% nel 2015

194.377 è il numero dei matrimoni celebrati in Italia e ben 82.469 sono stati i divorzi. Questi i dati rilevati dall’ISTAT per l’anno 2015. L’aumento dei divorzi è particolarmente sensibile se si considera che nel 2014 erano stati 52.355. La notevole variazione trova due spiegazioni: l’introduzione di procedure semplificate, più rapide e meno onerose rispetto all’iter giudiziario (negoziazione assistita da avvocati; procedura presso gli Uffici di Stato Civile), ma, soprattutto, l’introduzione della legge sul c.d. ‘divorzio breve’.

La storica attesa di tre anni tra separazione e divorzio è stata, infatti, modificata dalla L. 55/2015, che ha ridotto i tempi di attesa tra separazione e divorzio da tre anni a dodici mesi, in caso di separazione giudiziale, e a sei mesi, in caso di consensuale. Ciò ha comportato un’anticipazione di molti divorzi per i quali non erano ancora decorsi i tre anni.

Asta giudiziaria: è onere dell’interessato all’acquisto dell’immobile esaminare la perizia

Con la sentenza n. 21480/2016, la Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una vendita all’asta ove non era stata indicata - nell’ordinanza di vendita emessa dal Giudice dell’esecuzione e neppure nella relativa pubblicità - l’esistenza di una sentenza di condanna del debitore a demolire parte dell’immobile subastato. L’aggiudicatario dell’immobile chiedeva, quindi, la restituzione della cauzione versata e ometteva il versamento del saldo. Secondo la Corte, la posizione dell’aggiudicatario non può essere condivisa in quanto “non tutte le circostanze rilevanti ai fini della precisa individuazione delle caratteristiche del bene offerto in vendita (…) devono essere dettagliatamente esposte nell’ordinanza di vendita e indicate nella relativa pubblicità, purchè esse siano comunque ricavabili dall’esame della relazione di stima  e del fascicolo processuale, che è onere (e diritto) degli interessati all’acquisto consultare prima di avanzare offerte”.

Dichiarata incostituzionale l’attribuzione automatica del cognome del padre

La Corte Costituzionale ha accolto, con una decisione storica, la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d’Appello di Genova sul cognome del figlio, dichiarando “l’illegittimità della norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori”. Questo è quanto si legge nel comunicato stampa con cui la Corte ha reso nota ufficialmente la propria decisione, in attesa del deposito delle motivazioni a fondamento della pronuncia.

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