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SIAE: raggiunto l’accordo con Netflix per la tutela dei propri repertori on line

Al termine di un lungo negoziato, la Società italiana degli autori ed editori ha concluso un accordo di licenza con Netflix, la piattaforma di streaming on line più famosa al mondo giunta in Italia ormai un anno fa, ai fini dell’utilizzazione di opere musicali, audiovisive e cinematografiche tutelate dalla sezione musica e cinema della SIAE. Il raggiungimento di una tale intesa sancisce ufficialmente il riconoscimento del lavoro creativo e il rispetto dei diritti degli autori ed editori anche da parte di distributori digitali in continua evoluzione come Netflix. Viene in tal modo garantito il pagamento dell’equo compenso a favore degli autori delle opere cinematografiche e la remunerazione degli autori ed editori delle colonne sonore, in linea – secondo quanto dichiarato dalla stessa SIAE – con i modelli contrattuali comuni a tutti gli operatori del settore.

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SIAE osservata speciale dell’Antitrust

L'Antritrust italiana ha inviato un parere al Parlamento e al Governo sulla gestione collettiva dei diritti d’autore nel mercato interno, con riferimento al recepimento della direttiva europea cd. Barnier (2014/26/UE), incentrata sulla libertà di scelta dei titolari dei diritti in ordine all’organismo di gestione collettiva. In un contesto economico di grandi cambiamenti tecnologici – si chiede l’Antitrust –, la norma italiana che riserva in via esclusiva alla SIAE l’intermediazione dei diritti potrebbe contrastare con tale libertà e andrebbe rivista all’interno di una riforma complessiva delle modalità di intermediazione dei diritti. Immediata la risposta SIAE, che evidenzia come l’esclusiva non sia di ostacolo alla crescita del mercato del diritto d’autore e anzi ne presidia lo sviluppo.

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Liberalizzazione della materia relativa alla gestione dei diritti connessi al diritto d’autore

Si segnala la recente approvazione della legge di conversione del Decreto Legge liberalizzazioni, nella quale all’art. 39, comma 2 e 3, al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori, è stata, appunto, liberalizzata l’attività di amministrazione ed intermediazione dei diritti connessi.

 

Attraverso detta norma, quindi, potranno essere costituiti nuovi organismi, in concorrenza con l’attuale “Nuova IMAIE”, che possano svolgere tale attività.
Decreto Legge 24 gennaio 2012, n.1.pdf

 

Coordinatori:
Avv. Lorenzo Attolico
Avv. Francesca Florio

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Diffusione di musica all’interno di un albergo e di uno studio dentistico

autore:

Francesca Florio

La Corte di giustizia dell’Unione Europea, con due recentissime sentenze, pubblicate il 15 marzo 2012, ha stabilito, da una parte, che il gestore di un albergo, il quale mette a disposizione nelle camere dei clienti apparecchi televisivi e/o radio, cui invia un segnale di trasmissione, è tenuto al versamento di un’equa remunerazione in forza dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 2006/115, per la riproduzione del fonogramma, in aggiunta a quella versata dall’emittente radiofonica.
La Corte ha infatti affermato il principio secondo il quale il predetto soggetto albergatore debba considerarsi un «utente» che effettua un atto di «comunicazione al pubblico» di un fonogramma radiodiffuso, ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 2006/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale. 

Dall'altra parte, la Corte ha invece stabilito che la diffusione gratuita di fonogrammi effettuata all’interno di uno studio odontoiatrico privato non dà diritto alla percezione di un compenso in favore dei produttori fonografici.Secondo la Corte, invero, la nozione di «comunicazione al pubblico», ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 92/100, deve essere interpretata nel senso che essa non comprende la diffusione gratuita di fonogrammi effettuata all’interno di uno studio odontoiatrico privato, come quello di cui alla controversia principale, esercente attività economica di tipo libero-professionale, a beneficio della relativa clientela e da questa fruita indipendentemente da un proprio atto di volontà. Siffatta diffusione non dà pertanto diritto alla percezione di un compenso in favore dei produttori fonografici.
Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-162/10
Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-135/10
 

 

Commento
La sentenza in commento ha il pregio, al di là delle singole fattispecie esaminate, di offrire la nozione di “comunicazione al pubblico”, ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 92/100, precisando che rientra in tale ambito esclusivamente l’uso propriamente pubblico, con esclusione dei luoghi in cui si svolge un’attività tecnico-professionale.
Esprimiamo qualche perplessità sulla soluzione offerta perché la stessa sembra essere troppo legata all’individuazione del luogo di trasmissione e dell’attività svolta all’interno dello stesso, individuazione che appare non sempre riconducibile a criteri oggettivi. (F.F.)

 

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Bollettini SIAE

autore:

Roberta Avarello

Il Tribunale di Bologna, con sentenza emessa in data 28 febbraio 2012, ha stabilito che i bollettini SIAE, qualora rechino la sottoscrizione dell’autore e dell’editore, siano idonei ad integrare la prova scritta richiesta dall’art. 110 legge 22 aprile 1941 n. 633 dell’avvenuta trasmissione dei soli diritti di sfruttamento fonomeccanico e pubblica esecuzione dell’opera musicale dichiarata oggetto del mandato conferito alla SIAE, implicando essi indefettibilmente l’esistenza di un contratto di edizione.
Tribunale Bologna 28 febbraio 2012.pdf

Commento
Con la sentenza in oggetto, il Tribunale di Bologna ha affrontato un tema molto discusso in giurisprudenza ovvero la legittimità del bollettino di dichiarazione SIAE ad essere considerato quale prova della cessione dei diritti di utilizzazione economica dell’opera musicale oggetto di mandato. Ciò che rende degna di nota la predetta sentenza è l’aver specificato che il bollettino SIAE integra la prova scritta ex art. 110 Legge 22 aprile 1941 n. 633 esclusivamente della cessione dei diritti di sfruttamento fonomeccanico e di pubblica esecuzione dell’opera musicale, diritti che, come è noto, sono gestiti dalla SIAE stessa. Ne consegue che la cessione tutti gli altri diritti di utilizzazione economica (sincronizzazione e stampa) deve essere provata attraverso un atto scritto diverso dal bollettino in questione. (R.A.)

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Disciplina contrassegno supporti SIAE

autore:

Francesca Florio

Il Consiglio di Stato, con sentenza del 2 febbraio 2012, ha deciso sull’impugnazione proposta dalla società Edizioni Master S.p.A. contro la sentenza del TAR Lazio n. 11590/2009, con la quale quest’ultimo aveva respinto il ricorso presentato dalla predetta società avverso il DPCM n. 31 del 23  febbraio 2009, che aveva disposto la reintroduzione dell’obbligo di apposizione del “bollino” SIAE, dichiarato illegittimo dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea con la sentenza dell’8 novembre 2007. In particolare, il Consiglio di Stato, sebbene confermando la validità del predetto DPCM nel suo complesso, ha dichiarato illegittimo l’art. 6, comma 8, del decreto stesso, secondo il quale “sono fatti salvi in ogni caso gli atti e i rapporti intervenuti tra la Siae ed i soggetti indicati dall’art. 181bis della legge 22 aprile 1941 n. 633, a seguito dell’entrata in vigore della legge 18 agosto 2000”. A tal proposito, il Consiglio di Stato si è limitato a rilevare che i provvedimenti amministrativi (tra cui rientra anche il DPCM) non possono avere carattere retroattivo e, conseguentemente, disciplinare i rapporti patrimoniali pregressi, la cui definizione spetta al Giudice.
Consiglio di Stato 2 febbraio 2012.pdf

Commento
La sentenza in oggetto stabilisce l’illegittimità dei contrassegni SIAE acquistati ed apposti su supporti nel periodo anteriore al mese di febbraio 2009. Il testo alquanto essenziale della predetta sentenza comporta, però, due dubbi interpretativi. Il primo riguarda la tipologia di supporti interessati: potrebbe, infatti, essere sostenuto che la disposizione del DPCM dichiarata illegittima è, invero, inserita in un articolo avente ad oggetto la disciplina della cd. “dichiarazione identificativa sostitutiva del contrassegno”, di cui godono esclusivamente i programmi per elaboratore (software). Sulla base, appunto, della collocazione della norma in questione, potrebbe sembrare, prima facie, che l’illegittimità del contrassegno SIAE riguardi soltanto quei “bollini” apposti, nel periodo antecedente al mese di febbraio del 2009, sui programmi per elaboratore e non quelli utilizzati per tutte le altre tipologie di supporti previsti dall’art. 181-bis della legge 633/1941.
Secondo, invece, un’interpretazione più estensiva e, a nostro avviso, più corretta, si può verosimilmente sostenere che la predetta illegittimità coinvolga tutti i tipi di supporti, col conseguente diritto di chiedere il rimborso di tutte le somme pagate per l’acquisto dei “bollini” per il periodo temporale anteriore al mese di febbraio del 2009.
 Altra possibile questione nasce dal fatto che, secondo la SIAE le annualità potenzialmente oggetto di rimborso sono solo quelle relative al periodo temporale compreso tra l’anno 2007 ed il mese di febbraio 2009.
Secondo una diversa interpretazione, invece, ciò che si potrebbe sostenere al riguardo è la durata decennale del termine prescrizionale, durata questa prevista per l’azione di ripetizione di indebito.
Adottando tale interpretazione, si potrebbe, pertanto, richiedere la restituzione delle somme spese per l’acquisto dei contrassegni SIAE dall’anno 2002 al mese di febbraio 2009. (F.F.)

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SIAE assolta da accuse di pratiche anti-concorrenziali

Con sentenza emessa lo scorso 12 aprile 2013, il Tribunale dell’Unione europea ha deciso in ordine ad un ricorso presentato dalla Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) per l’annullamento di una decisione presa dalla Commissione europea, nel 2008, nei confronti della medesima SIAE e di altre società di gestione collettiva europee facenti parte della Confederazione internazionale delle società di autori e compositori (CISAC), un’organizzazione non governativa senza scopo di lucro che rappresenta, in un centinaio di paesi, le società di gestione collettiva dei diritti d’autore relativi, segnatamente, alle opere musicali.

Il Tribunale dell’Unione europea ha accolto, parzialmente, detto ricorso, annullando la decisione impugnata nella parte in cui veniva accertata l’esistenza di una pratica concordata con cui ognuna delle predette società di gestione collettiva avrebbe limitato, negli accordi di rappresentanza reciproca, il diritto di concessione di licenze relative al proprio repertorio sul territorio dell’altra società di gestione collettiva contraente.
Tribunale UE.pdf

Commento
Con la sentenza in commento, il Tribunale dell'Unione Europea ha escluso, dunque, che la SIAE e le altre società di gestione collettiva europee abbiamo attuato pratiche anti-concorrenziali sfavorevoli agli operatori del settore musicale.
Nel motivare la propria decisione, invero, il Tribunale dell’Unione europea ha osservato come la Commissione, da un lato, non disponeva di documenti che comprovassero l’esistenza di una concertazione tra le società di gestione collettiva per quanto riguarda la portata territoriale dei mandati che dette società si conferivano, e, dall’altro, non ha confutato la plausibilità della tesi della ricorrente secondo cui il comportamento parallelo delle società medesime non era frutto di concertazione, essendo invece dovuto alla necessità di lottare efficacemente contro le utilizzazioni non autorizzate delle opere musicali.
Si chiude così, pertanto, quello che può essere considerato l'ultimo capitolo di una querelle legale iniziata diversi anni or sono, laddove, nel 2000, RTL denunciò una società aderente alla CISAC  per aver rifiutato la concessione di una licenza europea per l'attività di radiodiffusione musicale.

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