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Quando il figlio maggiorenne si considera economicamente autosufficiente?

Secondo la Corte d’appello di Firenze, la capacità di mantenersi del figlio maggiorenne deve ritenersi presunta oltre i trent’anni.

Ad avviso della Corte territoriale, infatti, a questa età ‘una persona normale deve presumersi autosufficiente da ogni punto di vista, anche economico, salvi comprovati deficit, come avviene in tutte le parti del mondo, ma meno in Italia; né la mancanza congiunturale del lavoro, in dati momenti storici, equivale ad incapacità di mantenersi, potendo essa riguardare anche persone più avanti con l’età (..), senza che ciò faccia sopravvivere l’obbligo parentale di mantenimento, il quale altrimenti si trasformerebbe in una copertura assicurativa.’

Il caso riguarda il figlio di 33 anni che ha da tempo concluso gli studi e lavora come insegnante supplente di musica, con redditi modesti e un posto di lavoro precario.

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Letti e vacanze separate: è davvero esclusa la riconciliazione tra coniugi?

Due coniugi si separano nel 2003, ma il Tribunale di primo grado non pronuncia il divorzio accogliendo la tesi dell’avvenuta riconciliazione tra i coniugi.

La Corte d'appello di Milano si pronuncia in maniera analoga al Tribunale e il caso arriva al vaglio della Cassazione.

Il Tribunale aveva rilevato che, affinché vi sia riconciliazione tra i coniugi a seguito della pronuncia di separazione, deve sussistere ‘la ricomposizione della comunione coniugale di vita, ossia la ripresa di relazione reciproche, oggettivamente rilevanti, che si siano concretizzate in un comportamento inequivoco, incompatibile con lo stato di separazione’.

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Abbandono del tetto coniugale: nessun addebito se la convivenza era già intollerabile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12241/2020, si è nuovamente pronunciata in merito all’addebito della separazione, in particolare nel caso di abbandono della casa coniugale da parte di un coniuge.

Se l’abbandono della casa familiare avviene in un momento in cui la prosecuzione della convivenza è già divenuta intollerabile a causa del comportamento di entrambi i coniugi, l’allontanamento di uno dei due non può essere considerato motivo di addebito.

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Coronavirus e coppie in crisi: quando ci si potrà separare?

Il Consiglio Nazionale Forense, lo scorso 24.4.2020, ha comunicato ai Presidenti dei consigli dell’Ordine degli avvocati e delle Unioni regionali forensi le linee giuda per lo svolgimento dei procedimenti in materia di diritto di famiglia nella fase di emergenza Covid-19.

Nei prossimi mesi di maggio e giugno sarà ancora necessario evitare assembramenti e contatti ravvicinati tra le persone, ciò anche negli Uffici Giudiziari.

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Se i figli sono diventati indipendenti, al padre va restituito l’assegno versato per il mantenimento

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3659/2020, ha precisato che il padre ha diritto a vedersi restituite le somme indebitamente corrisposte all’ex moglie a titolo di contributo al mantenimento per le figlie divenute indipendenti economicamente.

Nel caso in esame, era stato posto a carico del padre l’obbligo di versare il mantenimento per le figlie che però, nel corso degli anni, avevano raggiunto l’indipendenza economica e si erano sposate. Secondo la Cassazione, tali circostanze sono decisive e giustificano il venir meno dell'obbligo del padre di provvedere al loro mantenimento.

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Non sussiste il reato di violazione degli obblighi di assistenza famigliare in caso di accordo tra gli ex coniugi sulla riduzione dell’assegno di mantenimento dei figli

La Corte d’appello di L'Aquila confermava la pronuncia del Tribunale di primo grado con la quale il padre di tre figli era stato condannato per il reato di cui all’art. 570 bis c.p. ‘Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio’, per essersi sottratto agli obblighi di assistenza, facendo mancare i mezzi di sussistenza ai figli.

L’uomo aveva omesso di versare integralmente l'importo di euro 1.111,77, quale assegno di mantenimento stabilito con la sentenza di divorzio, a seguito di un accordo stragiudiziale sottoscritto con l’ex moglie, con il quale l’importo fissato dal giudice civile veniva consensualmente ridotto ad euro 800,00, alla luce delle precarie condizioni lavorative in cui si era trovato l’obbligato al versamento dell’assegno.

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Delibazione della sentenza di annullamento del matrimonio: non rileva la vita da ‘separati in casa’

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30900/2019, ha rigettato il ricorso di un marito che ha richiesto la delibazione della sentenza ecclesiastica di annullamento del matrimonio.

Già la Corte d’Appello di Perugia, richiamando i principi espressi dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 16379/2014, aveva respinto la domanda dell’uomo sul presupposto della stabile convivenza tra i coniugi, protrattasi per oltre tre anni dalla data del matrimonio, precisamente dal 17.9.2011.

Il marito aveva ritenuto con condivisibile la posizione della Corte d’Appello, tenuto conto che già a partire dal 2012 aveva intrapreso una relazione extraconiugale e che già dal mese di dicembre 2011 aveva instaurato una relazione con la moglie da ‘separati in casa’.

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Omesso mantenimento dei figli: condannato il padre anche se il tenore di vita è peggiorato

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 48567/2019, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre, condannato dalla Corte d’Appello di Catanzaro alla pena di mesi due di reclusione ed euro duecento di multa per il reato di cui all’art. 570 c.p. ‘Violazione degli obblighi di assistenza familiare’.

L’uomo aveva fatto mancare alla figlia minore i mezzi di sussistenza, omettendo di versare, a partire dall’anno 2011, il contributo al mantenimento stabilito in euro 500,00 mensili. Secondo quanto dedotto dal padre, tale circostanza era stata causata da una flessione degli introiti economici, tenuto conto che nel 1996 rivestiva il ruolo di curatore fallimentare presso il Tribunale di Roma, ma che nel 2012 aveva subito una sensibile riduzione del lavoro, circostanza che lo aveva costretto ad un tenore di vita nettamente inferiore a quello originario. Anche la successiva occupazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico sarebbe stata scarsamente retribuita e, infine, nel 2013 era stato vittima di un incidente stradale.

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La figlia minore va collocata presso il padre se la madre è più permissiva e distante emotivamente

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 30191/2019, rigetta il ricorso della madre contro la decisione che affida ai servizi sociali del Comune la figlia, collocandola presso il padre.

Secondo la Suprema Corte, il Giudice deve sempre valutare il best interest del minore, che nel corso della crisi coniugale è già gravemente minato dalla conflittualità tra i genitori. 

Pertanto, è corretto privilegiare il collocamento presso il padre se è in grado di dare maggiori garanzie di stabilità alla figlia.

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