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Gli obblighi degli amministratori e la salvaguardia della continuità operativa delle imprese. La circolare di Assonime n. 16 del 28 luglio 2020

La finalità principale di molte delle misure attuate dal Governo italiano durante la crisi legata alla pandemia del Covid-19 è stata quella di tentare di evitare l’interruzione dell’attività delle imprese (ad esempio le norme in materia concorsuale che prevedono l’improcedibilità delle dichiarazioni di fallimento e la rimodulazione dei termini delle procedure pendenti), considerando anche le difficoltà che la maggior parte delle imprese sta affrontando in questa fase.

Tra i provvedimenti più rilevanti per l’operatività delle imprese, si devono menzionare a) la temporanea sospensione, dal 9 aprile fino al 31 dicembre 2020, degli obblighi di riduzione del capitale e di scioglimento della società per perdite significative; b) la presunzione della sussistenza della continuità aziendale nella valutazione delle voci del bilancio, relativa ai bilanci relativi ad esercizi in corso al 31 dicembre 2020 e a quelli chiusi entro il 23 febbraio 2020 e non ancora approvati; c) la sospensione fino al 31 dicembre 2020 della regola di postergazione dei finanziamenti effettuati dai soci a favore di società a responsabilità limitata oppure da chi esercita attività di direzione e coordinamento o dalle società a essa sottoposte, in presenza di una situazione di sottocapitalizzazione.

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Come gestire una società in perdita al tempo del Covid-19? Quali scelte possono compiere gli amministratori senza incorrere in responsabilità?

Nel contesto dell’emergenza Covid-19 ed a causa del prolungato blocco dell’attività della maggior parte delle aziende, il Governo italiano ha affrontato il fatto che molte società abbiano patito o patiranno perdite ingenti a causa della crisi in corso; perdite tali causare da una riduzione o la perdita del capitale sociale.

In particolare, il Decreto Legge dell’8 aprile 2020, n. 23 (noto come “Decreto liquidità”) prevede alcune misure urgenti per garantire la continuità delle imprese colpite dall’emergenza Covid-19 e in vigore fino al 31 dicembre 2020.

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La responsabilità degli amministratori di S.p.A. privi di deleghe

I membri del Consiglio di Amministrazione di una società di capitali devono costantemente verificare e monitorare l’attività di gestione e sviluppo del business svolta dall’amministratore delegato. Se non svolgono tale verifica in modo adeguato, in particolare in presenza di operazioni che comportano l’impiego di ingenti risorse, violano il proprio dovere di diligenza e possono essere chiamati a rimborsare i danni subiti dalla società e dai creditori per la gestione non corretta da parte dell’amministratore delegato.

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Anche il padre deve essere risarcito per la nascita indesiderata di un figlio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2675 del 5.2.2018, ha stabilito, in tema di responsabilità del medico per erronea diagnosi concernente il feto e la conseguente nascita indesiderata, che il risarcimento dei danni che costituiscono effetto immediato e diretto dell’inadempimento della struttura sanitaria all’obbligazione contrattuale spetta non solo alla madre ma anche al padre, atteso il complesso di diritti e doveri che si incentrano sulla procreazione cosciente e responsabile. Agli effetti negativi della condotta del medico e alla responsabilità della struttura in cui egli opera, non può ritenersi estraneo il padre, il quale deve essere considerato tra i “soggetti protetti”, con il correlato diritto al ristoro dei danni, tra i quali il pregiudizio patrimoniale per il dovere di mantenimento dei figli.

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Il Tribunale di Milano sulla natura della responsabilità da abuso di dipendenza economica

La sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano, con sentenza del 6 dicembre 2017, delinea un confronto tra la responsabilità da abuso di posizione dominante e quella da abuso di dipendenza economica.

Nella lettura offerta dal Tribunale, peraltro in linea con la più recente giurisprudenza di legittimità, il primo titolo di responsabilità attiene alle “disposizioni dirette a tutelare il processo concorrenziale in relazione all’assetto di mercato”, mentre il secondo è regola sussumibile all’interno della “disciplina dei rapporti contrattuali tra le parti, con finalità che possono prescindere dalla loro incidenza sui meccanismi concorrenziali”.

Come sottolineato da molti Commentatori, tale qualificazione della natura della responsabilità da abuso di dipendenza economica comporta una “estensione” della responsabilità contrattuale, con particolare riferimento ai casi in cui la dipendenza derivi da eventi estranei alla sfera di controllo del soggetto responsabile.

La sentenza ribadisce, poi, che il divieto di abuso di dipendenza economica si applica alla generalità delle tipologie contrattuali, nonostante la sedes materiae prescelta dal Legislatore (Legge 18 giugno 1998, n. 192, disciplina della subfornitura).

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Responsabilità dell’amministratore di fatto solo in caso di attività sistematica e continuativa

Per far valere la responsabilità del c.d. amministratore “di fatto” - ovvero di un soggetto che non sia stato formalmente investito di funzioni gestorie o liquidatorie di una società – che abbia, in realtà ed in via di fatto, gestito la società o espletato l’attività liquidatoria, occorre dare prova specifica delle condotte di sistematica e non occasionale ingerenza di tale soggetto nella gestione sociale e, dunque, dell’esercizio, da parte dello stesso, di funzioni, prerogative e poteri tipicamente connessi alla titolarità della carica di amministratore o liquidatore. In particolare, il riconoscimento, in capo ad un soggetto, della posizione di liquidatore o amministratore di fatto passa necessariamente attraverso la prospettazione specifica - e la correlata prova - della riferibilità allo stesso di condotte sistematiche e significative; in altre parole, di una gestione continuativa e significativa. Il principio è stato recentemente ribadito da una sentenza del Tribunale di Roma che valutato come un mero scambio di corrispondenza commerciale non sia sufficiente ha provare tale tipologia di attività.

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Le errate indicazioni del commercialista non escludono la responsabilità dell’amministratore della S.r.l.

L’amministratore che ha sottoscritto un contratto di locazione per un canone che la società rappresentata non era chiaramente in grado di sostenere, convincendo il locatore del contrario, è tenuto al risarcimento del danno a favore di quest’ultimo. Il danno è determinato in un importo pari agli interi canoni di locazione concordati e rimasti impagati sino alla liberazione dell’immobile. 

Lo ha stabilito il Tribunale di Milano, precisano che tale responsabilità non si può escludere semplicemente invocando - a propria discolpa - asserite rassicurazioni ricevute dal commercialista in merito alle risorse finanziarie della società

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Il regime di responsabilità del socio unico di s.r.l. e l’efficacia della pubblicità ai sensi degli artt. 2462 e 2470 c.c.

In tema di responsabilità del socio unico di s.r.l., il Tribunale di Nocera Inferiore ha stabilito la perdurante applicabilità del beneficio della responsabilità limitata anche nel caso in cui l’adempimento pubblicitario, previsto dagli artt. 2462 e 2470 Cod.Civ. con efficacia costitutiva del beneficio, non sia stato espletato, purché l’omissione non renda materialmente impossibile per i terzi acclarare l’identità dell’unico socio. (Tribunale di Nocera Inferiore, Sez. II, 29 marzo 2016, n. 500 - G.U. Dott.ssa E. Musi - Comune di Pagani c. GES.CO. Ambiente soc. cons. a r.l.).

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La responsabilità dell’intermediario finanziario

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2535, del 9 febbraio 2016, ha  ribadito due importanti principi in tema di responsabilità dell’intermediario finanziario:

- la banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l'obbligo di fornire all'investitore "un'informazione adeguata in concreto" e può dare corso ad un'operazione ad alto rischio solo previo ordine scritto dell'investitore, in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute;

- nel giudizio di risarcimento del danno proposto da un risparmiatore, è l’intermediario che deve dimostrare di aver agito con diligenza e di aver adempiuto agli obblighi informativi previsti per legge.

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